Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 26, Paragrafi 03-78

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 26, Paragrafi 03-78

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 26, Paragrafi 03-78

[3] Non fuerat haec lues apud maiores patresque nostros et primum Ti Claudi Caesaris principatu medio inrepsit in Italiam quodam Perusino equite Romano, quaestorio scriba, cum in Asia adparuisset, inde contagionem eius inportante

nec sensere id malum feminae aut servitia plebesque humilis aut media, sed proceres veloci transitu osculi maxime, foediore multorum, qui perpeti medicinam toleraverant, cicatrice quam morbo

causticis namque curabatur, ni usque in ossa corpus exustum esset, rebellante taedio

[4] adveneruntque ex Aegypto, genetrice talium vitiorum, medici hanc solam operam adferentes magna sua praeda, siquidem certum est Manilium Cornutum e praetoriis legatum Aquitanicae provinciae HS CC elocasse in eo morbo curandum sese

accidit quoque saepius, ut nova contra genera morborum gregatim sentirentur
[3] Non c'era stato questo contagio presso gli antenati e i nostri padri e dapprima s'introdusse in Italia durante la metà del principato di Tiberio Claudio Cesare quando un certo cavaliere romano perugino, scriba del questore, avendolo contratto in Asia, aveva portato da qui il suo contagio

Non avvertirono questo male le donne o gli schiavi e la gente umile o i ceti medi, ma gli aristocratici con veloce contagio soprattutto del bacio, con una cicatrice più terribile della malattia di molti, che erano riusciti a sopportare la cura

Infatti si curava con sostanze caustiche, finchè il corpo non fosse stato bruciato fino alle ossa, poiché il fastidio resisteva

[4] E vennero dall'Egitto, origine di tali mali, medici che svolsero questa sola attività con grande loro guadagno, se è certo che Manilio Cornuto ex-pretore ambasciatore nella provincia dell'Aquitania aveva impegnato in questa malattia 200000 sesterzi per curarsi

Accadde anche più spesso, che nuovi generi di malattie si avvertissero a gruppi
quo mirabilius quid potest reperiri

aliqua gigni repente vitia terrarum in parte certa membrisque hominum certis vel aetatibus aut etiam fortunis, tamquam malo eligente, haec in pueris grassari, illa in adultis, haec proceres sentire, illa pauperes

[5] L

Paullo Q

Marcio censoribus primum in Italia carbunculum evenisse annalibus notatum est, peculiare Narbonensis provinciae malum, quo duo consulares obiere condentibus haec nobis eodem anno, Iulius Rufus atque Laecanius Bassus, ille medicorum inscitia sectus, hic vero pollici laevae manus evulso acu ab semet ipso tam parvo, ut vix cerni posset
Cosa può essere scoperto più strano di questo

Che alcuni mali sono prodotti improvvisamente in una certa parte delle terre e in certe membra degli uomini o periodi o anche casi, come se il male scegliesse, che questi mali siano immessi nei fanciulli, quelli negli adulti, che i nobili avvertano questi, i poveri quelli

[5] E' registrato negli annali che sotto i censori L

Paullo e Q

Marcio sia comparso per la prima volta in Italia il carbonchio, male tipico della provincia narbonese, per il quale morirono due consoli nello stesso anno quando ci erano riferite queste cose, Giulio Rufo e Lecanio Basso, quello operato con ignoranza dei medici, questo invece avendo tolto da se stesso al pollice della mano sinistra un ago tanto piccolo, che appena poteva essere visto
[6] nascitur in occultissimis corporum partibus et plerumque sub lingua duritia rubens vari modo, sed capite nigrescans, alias livida, in corpus intendens neque intumescens, sine dolore, sine pruritu, sine alio quam somni indicio, quo gravatos in triduo aufert, aliquando et horrorem adferens circaque pusulas parvas, rarius febrem, stomachum faucesque ut invasit, ocissime exanimans

[7] Diximus elephantiasim ante Pompei Magni aetatem non accidisse in Italia, et ipsam a facie saepius incipientem, in nare prima veluti lenticula, mox increscente per totum corpus, maculosa variis coloribus et inaequali cute, alibi crassa, alibi tenui, dura, alibi ceu scabie aspera, ad postremum vero nigrescente et ad ossa carnes adprimente, intumescentibus digitis in pedibus manibusque
[6] Nasce nelle parti più nascoste dei corpi e soprattutto sotto la lingua con un indurimento rossastro in modo vario, ma annerendosi sulla cima, altrimenti livido, che si estende sul corpo e non gonfiandosi, senza dolore, senza prurito, senza altro indizio che il sonno, uccide in tre giorni quelli colpiti da questo, provocando talvolta anche brivido e piccole pustole intorno, più raramente la febbre, uccidendo molto velocemente appena colpisce lo stomaco e la gola

[7] Abbiamo detto che l'elefantiasi prima del periodo di Pompeo Magno non era giunta in Italia, e che la stessa cominciava più spesso dal viso, prima come una lenticchia nella narice, che poi cresceva per tutto il corpo, con la pelle macchiata da vari colori e disuguale, in qualche parte grassa, in altre sottile, dura, in altre ruvida come scabbia, alla fine invece nerastra e che prende le carni fino alle ossa, con le dita che s'ingrossano nei piedi e nelle mani
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Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 34, Paragrafi 19-65

[8] Aegypti peculiare hoc malum et, cum in reges incidisset, populis funebre, quippe in balineis solia temporabantur humano sanguine ad medicinam eam

et hic quidem morbus celeriter in Italia restinctus est, sicut et ille, quem gemursam appellavere prisci inter digitos pedum nascentem, etiam nomine oblitterato

[9] Id ipsum mirabile, alios desinere in nobis, alios durare, sicuti colum

Ti Caesaris principatu inrepsit id malum, nec quisquam id prior imperatore ipso sensit, magna civitas ambage, cum in edicto eius excusantis valetudinem legeret nomen incognitum

quid hoc esse dicamus aut quas deorum iras

parum enim erant homini certa morborum genera, cum supra trecenta essent, nisi etiam nova timerentur

neque ipsi autem homines pauciora sibi opera sua negotia inportant
[8] Questa malattia tipica anche dell'Egitto, funesta per i popoli, quando fosse capitata ai re, infatti i troni erano cosparsi nei bagni con sangue umano per questa cura

Anche questa malattia fu poi subito stroncata in Italia, come anche quella, che gli antichi chiamarono gemursa che nasceva fra le dita dei piedi, anche il nome dimenticato

[9] Questa stessa cosa strana, che in noi alcuni mali finiscono, altri durano, come il colon

Durante il principato di Tiberio Cesare si diffuse questo male, né alcuno lo avvertì per primo che l'imperatore stesso, la cittadinanza con grande dolore, leggendo un nome sconosciuto nell'editto di costui che si scusava per lo stato di salute

Cosa diciamo che sia ciò o che ire degli dei

Infatti per l'uomo erano certi i generi di pochi mali, essendo oltre trecento, se non erano temuti anche i nuovi

Né gli stessi uomini poi si procurano meno molestie con la loro attività
[10] Haec apud priscos erant quae memoramus remedia, medicinam ipsa quodammodo rerum natura faciente, et diu fuere

Hippocratis certe, qui primus medendi praecepta clarissime condidit, referta herbarum mentione invenimus volumina, nec minus Diocli Carysti, qui secundus aetate famaque extitit, item Praxagorae et Chrysippi

[11] ac deinde Erasistrati Ceteri, Herophilo quidem, quamquam subtilioris sectae conditori, ante omnis celebratam rationem, iam paulatim, usu efficacissimo rerum omnium magistro, peculiariter utique medicinae, ad verba garrulitatemque descendentem

sedere namque in scholia auditioni operatos gratius erat quam ire per solitudines et quaerere herbas alias aliis diebus anni
[10] Questi che ricordiamo erano presso gli antichi i rimedi, poiché la natura stessa procurava in qualche modo la cura delle cose, e durarono a lungo

Abbiamo trovato libri certo di Ippocrate, che per primo molto intelligentemente fondò i precetti del curare, ricchi per la menzione delle erbe, e non meno di Diocle Caristio, che risultò secondo per età e fama, ugualmente di Prassagora e di Crisippo

[11] e infine di Erasistrato di Ceo, ad Erofilo poi, sebbene fondatore di una setta più raffinata, metodo privilegiato prima di tutti, di uso molto efficace nella pratica di tutte le cose, particolarmente anche per la medicina, che degenerò invece man mano verso le parole e la chiacchiera

Infatti era più piacevole che quelli intenti all'ascolto si sedessero nella scuola che andare attraverso luoghi deserti e cercare erbe diverse secondo i diversi giorni dell'anno
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[12] Durabat tamen antiquitas firma magnasque confessae rei vindicabat reliquias, donec Asclepiades aetate Magni Pompei orandi magister nec satis in arte ea quaestuosus, ut ad alia quam forum sagacis ingenii, huc se repente convertit atque, ut necesse erat homini qui nec id egisset nec remedia nosset oculis usuque percipienda, torrenti ac meditata cotidie oratione blandiens omnia abdicavit totamque medicinam ad causas revocando coniecturae fecit, [13] quinque res maxume communium auxiliorum professus, abstinentiam cibi, alias vini, fricationem corporis, ambulationem, gestationes, quae cum unusquisque semet ipsum sibi praestare posse intellegeret, faventibus cunctis, ut essent vera quae facillima erant, universum prope humanum genus circumegit in se non alio modo quam si caelo demissus advenisset [12] Tuttavia perdurava la tradizione antica e rivendicava i grandi ritrovati della scoperta, finchè nel periodo di Pompeo Magno, Asclepiade, maestro di retorica poiché non guadagnava abbastanza in quest'arte, ma d'ingegno pronto verso attività diverse da quelle del foro, si rivolse subito qui e, com'era inevitabile per un uomo che non aveva esercitato ciò e non conosceva i rimedi che bisogna apprendere con gli occhi e l'esperienza, convincendo con un discorso impetuoso e meditato quotidianamente lasciò tutto e col riportare tutta la medicina verso le cause la rivolse alla congettura, [13] dopo aver notato cinque cose soprattutto di usi comuni, l'astinenza del cibo, a volte del vino, il massaggio del corpo, la camminata, le passeggiate in carrozza, che ciascuno capiva poter concedersi da se stesso, essendo tutti fiduciosi, che fossero vere quelle cose che erano facilissime, attirò a sé quasi l'intero genere umano in modo non diverso che se fosse giunto inviato dal cielo
[14] Trahebat praeterea mentes artificio inani, alias vinum promittendo aegris dandoque tempestive, iam frigidam aquam et, quoniam causas morborum scrutari prius Herophilus instituerat, vini rationem inlustraverat Cleophantus apud priscos, ipse cognominari se frigida danda praeferens, ut auctor est M Varro

alia quoque blandimenta excogitabat, iam suspendendo lectulos, quorum iactatu aut morbos extenuaret aut somnos adicieret, iam balneas avidissima hominum cupidine instituendo et alia multa dictu grata atque iucunda, magna auctoritate nec minore fama, [15] cum occurrisset ignoto funeri, relato homine ab rogo atque servato, ne quis levibus momentis tantam conversionem factam existimet
[14] Attirava inoltre gli interessi con falso artificio, talora col promettere vino ai malati e col darlo immediatamente, anche acqua fredda poi, preferendo egli stesso essere citato per le bevande fresche da dare, poiché Erofilo aveva per primo stabilito che si osservano le cause dei mali, Cleofanto aveva mostrato presso gli antichi il metodo del vino, come è testimone Marco Varrone

Escogitava anche altri rimedi, anche col sospendere i letti, col cui movimento o attenuava i mali o conciliava i sonni, con l'introdurre i bagni con intensissimo piacere degli uomini e molte altre cose gradite e piacevoli a dirsi, con grande autorevolezza e non minore fama, [15] essendosi imbattuto in uno sconosciuto da seppellire, avendo tolto l'uomo dal rogo e salvato, affinché qualcuno non pensasse che tanta considerazione era stata ottenuta con lievi episodi
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id solum possumus indignari, unum hominem e levissima gente, sine opibus ullis orsum, vectigalis sui causa repente leges salutis humano generi dedisse, quas tamen postea abrogavere multi

[16] Asclepiaden adiuvere multa in antiquorum cura nimis anxia et rudia, ut obruendi aegros veste sudoresque omni modo ciendi, nunc corpora ad ignes torrendi solesve adsiduo quaerendi in urbe nimbosa, immo vero tota Italia imbricitrice, tum primum pensili balinearum usu ad infinitum blandiente

[17] praeterea in quibusdam morbis medendi cruciatus detraxit, ut in anginis, quas curabant in fauces organo demisso

damnavit merito et vomitiones tunc supra modum frequentes

arguit et medicamentorum potus stomacho inimicos, quod est magna ex parte verum

itaque nos in primis quae sunt stomacho utilia signamus
Possiamo indignarci solo di ciò, che un uomo solo di stirpe molto umile, nato senza alcuna ricchezza, a motivo del suo guadagno abbia dato improvvisamente al genere umano le leggi della salute, che tuttavia dopo molti rifiutarono

[16] Molte cose troppo penose e dure aiutarono Asclepiade nella cura degli antichi, come del coprire i malati con una copertura e di favorire i sudori in ogni modo, ora di scaldare i corpi al fuoco e col cercare continuamente i raggi nella città nebbiosa, anzi in tutta l'Italia piovosa, allora per la prima volta con l'impiego pensile dei bagni che risollevava infinitamente

[17] Inoltre in alcuni mali eliminò i dolori del medicare, come nelle angine, che curavano con uno strumento messo nelle gole

Condannò giustamente anche i vomiti allora frequenti oltre misura

Intuì anche le bevande dei medicamenti dannose per lo stomaco, il che è in gran parte vero

Pertanto indichiamo fra le prime cose quelle che sono utili per lo stomaco
[18] Super omnia adiuvere eum magicae vanitates in tantum evectae, ut abrogare herbis fidem cunctis possent: Aethiopide herba amnes ac stagna siccari; onothuridis tactu clausa omnia aperiri; Achaemenide coniecta in aciem hostium trepidare agmina ac terga verti; latacen dari solitam a Persarum rege legatis, ut, quocumque venissent, omnium rerum copia abundarent, ac multa similia

[19] ubinam istae fuere, cum Cimbri Teutonique terribili Marte ulularent aut cum Lucullus tot reges Magorum paucis legionibus sterneret

curve Romani duces primam semper in bellis commerciorum habuere curam

cur Caesaris miles ad Pharsaliam famem sensit, si abundantia omnis contingere unius herbae felicitate poterat

non satius fuit Aemilianum Scipionem Carthaginis porta herba patefacere quam machinis claustra per tot annos quatere
[18] Lo aiutarono sopra tutto le magiche fandonie diffusesi fino a tanto, che potevano togliere fiducia a tutte le erbe: che i fiumi e gli stagni sono prosciugati con l'erba etiopide; che tutti i luoghi nchiusi si aprono al tocco dell'onothuridis; che gettata l'achaemenide contro la schiera dei nemici le truppe tremano e voltano le spalle; che era solito essere dato agli ambasciatori il latace dal re dei Persiani, cosicché dovunque andassero, abbondavano nella quantità di tutte le cose, e molte cose simili

[19] Dove sono state queste erbe, quando i Cimbri e i Teutoni urlavano al terribile Marte o quando Lucullo sterminava tanti re dei maghi con poche legioni

E perché i comandanti romani ebbero sempre la prima preoccupazione dei rifornimenti nelle guerre

Perché il soldato di Cesare sentì la fame a Farsalo, se l'abbondanza di tutto poteva capitare con la quantità di una sola erba

Non sarebbe stato meglio che Scipione Emiliano aprisse le porte con un'erba che colpire con i macchinari per tanti anni i luoghi chiusi
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siccentur hodie Meroide Pomptinae paludes tantumque agri suburbanae reddatur Italiae

nam quae apud eundem Democritum invenitur compositio medicamenti, quo pulchri bonique et fortunati gignantur liberi, cui umquam Persarum regi tales dedit

[20] mirum esset profecto hucusque provectam credulitatem antiquorum saluberrimis ortam initiis, si in ulla re modum humana ingenia novissent atque non hanc ipsam medicinam ab Asclepiade repertam probaturi suo loco essemus evectam ultra Magos etiam

haec est omni in re animorum condicio, ut a necessariis orsa primo cuncta pervenerint ad nimium

igitur demonstratarum priore libro herbarum reliquos effectus reddemus, adicientes ut quasque ratio dictabit

[21] Sed in lichenis remediis atque tam foedo malo plura undique acervabimus, quamquam non paucis iam demonstratis
Oggi siano prosciugate con l'erba meroide le paludi pontine e sia reso tanto terreno all'Italia periferica

Infatti quel preparato del medicamento che si trova presso lo stesso Democrito, con cui si generano figli belli e buoni e fortunati, non li concesse mai tali a ciascun re dei Persiani

[20] Sarebbe strano certo che sia giunta fin qui la credulità degli antichi nata da principi molto salutari, se gli ingegni umani conoscessero la misura in qualcosa e staremmo per confermare a suo tempo che questa stessa cura scoperta da Asclepiade è stata portata portata anche oltre i maghi

Tale è in ogni cosa la natura degli animi, che le cose iniziate dapprima dalle necessità siano giunte tutte all'eccesso

Dunque spiegheremo i rimanenti effetti delle erbe esaminate nel libro precedente, aggiungendole come la ragione indicherà

[21] Ma verso i rimedi del lichene e per un male tanto brutto raccoglieremo più notizie da ogni parte, sebbene non poche siano già riferite
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