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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 20, Paragrafi 190-207

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 20, Paragrafi 190-207

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 20, Paragrafi 190-207

[190] prodest et capitis doloribus instillari sucum cum oleo decocti

non aliud utilius ventri et intestinis putant; ideo dysintericis et in tenesmo datur tostum

aliqui addunt et opium, pilulis in die ternis lupini magnitudine in vini cyatho dilutis

[191] Dieuches et ad lumborum dolores suco usus est, semen hydropicis et coeliacis dedit tritum cum menta, Euenor radicem et ad renes

Dalion herbarius parturientibus ex eo cataplasma inposuit cum apio, item vulvarum dolori deditque bibendum cum aneto parturientibus

phreneticis quoque inlinunt vel recens cum polenta; sic et infantibus comitiale vitium aut contractiones sentientibus
[190] Giova anche che il succo del decotto sia instillato con l'olio per i dolori di testa

Non altro ritengono più utile per il ventre e gli intestini; quindi è dato tostato ai dissenterici e nel tenesmo

Alcuni aggiungono anche l'oppio, in pillole con la grandezza del lupino in tre dosi al giorno diluite in un ciato di vino

[191] Dieuche usò il succo anche per i dolori dei lombi, dette il seme tritato con la menta agli idropici e ai celiaci, Evenore la radice anche per i reni

Dalione studioso di erbe applicò alle partorienti cataplasmi di questo con sedano, lo dette anche per il dolore degli organi femminili e da bere con l'aneto alle partorienti

Spalmano quello fresco con la polenta anche per i dementi a; così anche per i fanciulli che avvertono il male epilettico o gli spasmi
[192] Pythagoras quidem negat corripi vitio comitiali in manu habentes, ideo quam plurimum domi serendum; parere quoque facilius olfactantes, et statim a partu dandum potui polenta aspersa

Sosimenes contra omnes duritias ex aceto usus est eo et contra lassitudines in oleo decoquens addito nitro

semine eius poto lassitudinis auxilium viatoribus spopondit

[193] Heraclides ad inflationes stomachi semen tribus digitis cum castorei obolis duobus ex mulso dedit, similiter ad ventris aut intestinorum inflationes et orthopnoicis quod ternis digitis prenderet seminis, tantundem hyoscyami cum lacte asinino

multi vomituris acetabula eius et folia lauri decem trita in aqua bibenda inter cenam suadent
[192] Pitagora certo dice che quelli che l'hanno in mano non sono toccati dal male epilettico, perciò bisogna coltivarlo quanto più in casa; che quelle che l'annusano generano anche più facilmente, e subito dopo il parto bisogna darlo da bere con polenta disciolta

Sosimene l'usò con l'aceto contro tutti gli indurimenti e contro le debolezze cuocendolo in olio con nitro aggiunto

Col suo seme bevuto assicurò ai viandanti un rimedio della stanchezza

[193] Eraclide dette il seme con la dose di tre dita in vino mielato con due oboli di castoreo per i gonfiori di stomaco, ugualmente per i gonfiori degli intestini e lo indicherebbe per gli ortopnoici con tre dita di seme, altrettanto di giusquiamo con latte d'asina

Molti consigliano un acetabolo di esso a quelli che stanno per vomitare e dieci foglie d'alloro tritate in acqua da bere durante la cena
[194] strangulatus vulvae, si manducetur et linatur calidum vel si bibatur cum castoreo in aceto et melle, sedat; vertigines a partu cum semine cucumeris et lini pari mensura ternum digitorum, vini albi tribus cyathis discutit

Tlepolemus ad quartanas ternis digitis seminis anesi et feniculi usus est in aceto et mellis cyatho uno

[195] lenit articularios morbos cum amaris nucibus inlitum

sunt qui et aspidum venenis adversari naturam eius putent

urinam ciet, sitim cohibet, venerem stimulat, cum vino sudorem leniter praestat, vestes quoque a tineis defendit

efficacius semper recens et quo nigrius, stomacho tamen inutile est praeterquam inflato

[196] Anetum quoque ructus movet et tormina sedat, alvum sistit

epiphoris radices inlinuntur ex aqua vel vino

singultus cohibet semen fervens olfactu; sumptum ex aqua sedat cruditates
[194] Calma i crampi dell'organo femminile, se è masticato ed è spalmato caldo o se è bevuto col castoreo in aceto e miele; elimina le vertigini dopo il parto col seme di cocomero e di lino con pari dose di tre dita, con tre ciati di vino bianco

Tlepolemo usò tre dita del seme di anice e di finocchio per le febbri quartane nell'aceto e in un ciato di miele

[195] Lenisce le malattie articolari spalmato con noci amare

Ci sono quelli che pensano che la sua essenza contrasti i veleni delle serpi

Agevola l'urina, frena la sete, stimola la passione, col vino provoca leggermente sudore, difende anche le vesti dalle tigne

Quello fresco sempre più efficace anche quanto più scuro, tuttavia è inutile per lo stomaco tranne per quello gonfio

[196] Anche l'aneto smuove i rutti e calma le coliche, ferma l'intestino

Le radici sono spalmate per le lacrimazioni con acqua o vino

Il seme caldo con l'annusare ferma i singhiozzi; preso con l'acqua calma le indigestioni
cinis eius uvam in faucibus levat, oculos et genituram hebetat

[197] Sacopenium, quod apud nos gignitur, in totum transmarino alienatur

illud enim hammoniaci lacrimae simile sagapenon vocatur

prodest laterum et pectoris doloribus, convolsis, tussibus vetustis excreationibusque, praecordiorum tumoribus

sanat et vertigines, tremulos, opisthotonicos, lienes, lumbos, perfrictiones

datur olfactandum ex aceto in strangulatu vulvae; ceteris et potui datur et cum oleo infricatur

prodest et contra mala medicamenta

[198] Papaveris sativi tria diximus genera, et sponte nascentis alia promisimus

e sativis albi calix ipse teritur et e vino bibitur somni causa

semen elephantiasi medetur
La sua cenere alleggerisce l'ugola nella gola, indebolisce gli occhi e la procreazione

[197] Il sacopenio, che è prodotto presso di noi, si distingue completamente da quello transmarino

Infatti quello simile alla goccia dell'ammoniaca è detto sagapenon

Giova ai dolori dei fianchi e del petto, agli slogati, alle tossi croniche, e alle espettorazioni, ai gonfiori degli organi interni

Risana anche le vertigini, i tremori, gli opistotonici, le milze, i lombi, le escoriazioni

E' dato da annusare con l'aceto nello spasmo dell'organo femminile; è dato da bere anche per altri mali ed è frizionato con olio

Giova anche contro i cattivi rimedi

[198] Abbiamo citato tre tipi di papavero coltivato, e ne abbiamo promesso altri di quello che nasce spontaneamente

Lo stesso calice di quello bianco è tritato ed è bevuto col vino a motivo del sonno

Il seme cura l'elefantiasi
e nigro papavere sopor gignitur scapo inciso, ut Diagoras suadet, cum turgescit, ut Iollas, cum deflorescit, hora sereni diei tertia, hoc est cum ros in eo exaruerit

incidi iuvent sub capite et calice, nec in alio genere ipsum inciditur caput

[199] sucus et hic et herbae cuiuscumque lana excipitur aut, si exiguus sit, ungue pollicis, ut lactucis, et postero die magis, quod inaruit, papaveris vero largus densatus et in pastillos tritus in umbra siccatur, non vi soporifera modo, verum, si copiosior hauriatur, etiam mortifera per somnos

opium vocant

sic scimus interemptum P

Licini Caecinae praetorii viri patrem in Hispania Bavili, cum valetudo inpetibilis odium vitae fecisset; item plerosque alios

[200] qua de causa magna concertatio extitit
Il sopore è generato dal papavero nero col gambo inciso, come informa Diagora, quando si gonfia, secondo Iolla, quando sfiorisce, alla terza ora di un giorno sereno, cioè quando la rugiada sia seccata su esso

Consigliano essere inciso sotto la cima e il calice, e non in altra specie la stessa cima viene incisa

[199] Anche questo succo e (quello) di ciascuna erba è deposto nella lana o, se è piccolo, con l'unghia di un pollice, come per le lattughe, invece (quello) del papavero raccolto abbondante anche più il giorno dopo, poiché si asciuga, e tritato in pastiglie è seccato all'ombra, non solo con una forza soporifera, ma, se è preso troppo abbondante, anche mortale durante i sonni

Lo chiamano oppio

Sappiamo morto così il padre di P

Licinio Cecina pretore a Bavila in Spagna, avendo un'infermità intollerabile provocato odio per la vita; così molti altri

[200] Per questa ragione esiste una grande disputa
Diagoras, Erasistratus in totum damnavere ut mortiferum, infundi vetantes praeterea, quoniam visui noceret

addidit Andreas, ideo non protinus excaecari eo, quoniam adulteraretur Alexandriae

sed postea usus eius non inprobatus est medicamento nobili, quod δια κωδυων vocant

[201] semine quoque eius trito in pastillos e lacte utuntur ad somnum, item ad capitis dolores cum rosaceo; cum hoc et aurium dolori instillatur

podagris inlinitur cum lacte mulierum, sic et foliis ipsis utuntur, item ad ignes sacros et vulnera ex aceto

ego tamen damnaverim collyriis addi, multoque magis quas vocant ληξιπυρετους quasque pepticas et coeliacas

[202] nigrum tamen coeliacis in vino datur

sativum omne maius

rotunda ei capita, at silvestri longa ac pusilla, sed ad omnes effectus valentiora
Diagora, Erasistrato lo condannarono completamente come mortifero, vietando inoltre d'essere infuso, poiché nuoceva alla vista

Andrea ha aggiunto, non essere accecati però subito da esso, perché viene adulterato ad Alessandria

Ma poi il suo uso non è improbabile per un valido medicamento, che chiamano diaconion

[201] Usano anche il suo seme tritato in pastiglie col latte per il sonno, così per i dolori di testa con olio di rosa; è stillato con questo anche per il mal d'orecchi

E' spalmato per le gotte con il latte delle donne, usano così anche le foglie stesse, ugualmente con l'aceto per gli erpes e le ferite

Tuttavia eviterei che sia aggiunto ai colliri, e molto più quelli che chiamano lexipireti e quelli digestivi e celiaci

[202] Comunque quello nero è dato ai celiaci nel vino

Più grande ciascuno coltivato

Per questo cime rotonde, ma lunghe e strette per il selvatico, ma più validi per tutti gli effetti
decoquitur et bibitur contra vigilias, eademque aqua fovent ora

optimum in siccis et ubi raro pluat

cum capita ipsa et folia decocuntur, sucus meconium vocatur, multum opio ignavior

[203] experimentum opii est primum in odore, sincerum enim perpeti non est, mox in lucernis, ut pura luceat flamma et ut extinctum demum oleat, quae in fucato non eveniunt

accenditur quoque difficilius et crebro extinguitur

est sinceri experimentum et in aqua, quoniam ut nubecula innatat, fictum in pusulas coit

sed maxime mirum est aestivo sole deprehendi; sincerum enim sudat et se diluit, donec suco recenti simile fiat

Mnesides optime servari putat hyoscyami semine adiecto, alii in faba

[204] Inter sativa et silvestria medium genus, quoniam in arvis, sed sponte nasceretur, rhoeam vocavimus et erraticum
Viene cotto e viene bevuto contro le insonnie, e con la medesima acqua curano le bocche

Ottimo durante le siccità e dove piove raramente

Quando le cime stesse e le foglie sono bollite, il succo è detto meconio, di molto più leggero dell'oppio

[203] Il primo riconoscimento dell'oppio è nell'odore, infatti puro non si riesce a sopportare, poi nelle lucerne, purché la fiamma brilli pura e purché bruciato infine odori, cose che non avvengono in quello adulterato

E' acceso anche più difficilmente e si spegne spesso

Di quello puro c'è anche l'esperimento nell'acqua, perché galleggia con una nuvoletta, l'adulterato si raccoglie in bollicine

Ma è soprattutto mirabile essere riconosciuto col sole estivo; infatti il puro trasuda e si scioglie, finché diventa simile al succo fresco

Mneside pensa essere conservato ottimamente con seme di giusquiamo aggiunti, altri nella fava

[204] Fra i coltivati e i selvatici un tipo intermedio, poiché nasce nei campi, ma spontaneamente, l'abbiamo chiamato rosolaccio ed erratico
quidam id decerptum protinus cum toto calice mandunt

alvum exinanit

capita quinque decocta in vini tribus heminis pota et somnum faciunt

[205] Silvestrium unum genus ceratitim vocant, nigrum, cubitali altitudine, radice crassa et corticosa, calyculo inflexo ut corniculo

folia minora et tenuiora quam ceteris silvestribus

semen exile tempestivum est messibus; alvum purgat dimidio acetabulo in mulso

[206] folia trita cum oleo argema iumentorum sanant

radix acetabuli mensura cocta in duobus sextariis ad dimidias datur ad lumborum vitia et iocineris

carbunculis medentur ex melle folia

quidam hoc genus glaucion vocant, alii paralium

nascitur enim in adflatu maris aut nitroso loco
Alcuni lo mangiano con tutto il calice appena strappato

Libera il ventre

Cinque cime cotte in tre emine di vino bevute provocano anche il sonno

[205] Chiamano ceratiti un tipo selvatico, nero, con l'altezza di un cubito, con una radice grossa e molta corteccia, con un piccolo calice piegato come un cornetto

Le foglie più piccole e più leggere degli altri selvatici

Il seme sottile è utilizzabile durante le messi; purifica l'intestino con mezzo acetabolo in vino mielato

[206] Le foglie tritate con l'olio curano le ulcere degli occhi dei giumenti

La radice cotta con la dose di un acetabolo in due sestari fino alla metà viene data per i mali dei lombi e del fegato

Le foglie col miele curano i carbonchi

Alcuni chiamano glaucio questo tipo, altri paralio

Infatti nasce nel soffio del mare o in un luogo con nitro
[207] Alterum e silvestribus genus heraclium vocatur, ab aliis aphrodes, foliis, si procul intuearis, speciem passerum praebentibus, radice in summa terrae cute, semine spumeo

ex hoc lina splendorem trahunt

aestate tunditur in pila

comitialibus morbis acetabulo seminis in vino albo, vomitionem enim facit, item medicamento, quod δια κωδυων et arteriace vocatur, utilissimum

[207] Un altro tipo fra i selvatici, è detto eraclio, da altri afron, con foglie che presentano l'aspetto dei passeri, se guardi da lontano, con una radice a fior di terra, con un seme come spuma

Da questo traggono candore i lini

In estate è pestato nei mortai

Per le epilessie con un acetabolo di seme in vino bianco, infatti provoca il vomito, utilissimo anche per il medicamento, che è detto diacodion e arteriace

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