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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 18, Paragrafi 152-223

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 18, Paragrafi 152-223

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 18, Paragrafi 152-223

[152] gignuntur et in grano, cum spica e pluviis calore infervescit

est et cantharis dictus scarabaeus parvus, frumenta erodens

omnia ea animalia cum cibo deficiunt

oleum, pix, adips contraria seminibus, cavendumque ne contacta eis serantur

imber in herba utilis a partu, florentibus autem frumento et hordeo nocet, leguminibus innocuus praeterquam ciceri

maturescentia frumenta imbre laeduntur et hordeum magis

[153] nascitur et herba alba, panico similis, occupans arva, pecori quoque mortifera

nam lolium et tribulos et carduos lappasque non magis quam rubos inter frugum morbos potius quam inter ipsius terrae pestes numeraverim

[154] caeleste frugum vinearumque malum nullo minus noxium est robigo

frequentissima haec in roscido tractu convallibusque ac perflatum non habentibus; e diverso carent ea ventosa et excelsa
[152] Sono generati anche nel grano, quando la spiga si riscalda per il calore dopo le piogge

Esiste anche un piccolo scarabeo detto cantaride, che rode i frumenti

Tutti questi animali vengono meno insieme al cibo

L'olio, la pece, il grasso nocivi per i semi, e bisogna stare attenti che non siano seminati quelli uniti a questi

La pioggia utile fra l'erba alla nascita, poi nuoce al frumento e all'orzo quando fioriscono, innocua per le leguminose eccetto per il cece

I cereali che maturano sono danneggiati dalla pioggia e maggiormente l'orzo

[153] Cresce ancher un'erba bianca, simile al panico, che invade i campi, mortale anche per il bestiame

Infatti non inserirei tra le malattie delle biade il loglio e i triboli e i cardi e le lappole più che i rovi ma piuttosto fra i mali del terreno stesso

[154] La ruggine è un male climatico delle biade e delle vigne per nulla meno nocivo

Assai frequente questa in un territorio rugiadoso e nelle convalli e che non hanno aereazione; al contrario ne sono privi i luoghi ventosi ed alti
inter vitia segetum et luxuria est, cum oneratae fertilitate procumbunt

commune autem omnium satorum vitium uricae, etiam ciceris, cum salsilaginem eius abluendo imber dulcius id facit

[155] Est herba, quae cicer enecat et ervum circumligando se; vocatur orobanche

tritico simili modo aera, hordeo festuca, quae vocatur aegilops, lenti herba securiclata, quam Graeci a similitudine pelecinum vocant; et hae conplexu necant

circa Philippos ateramum nominant in pingui solo herbam, qua faba necatur, teramum, qua in macro, cum udam quidam ventus adflavit

[156] aerae granum minimum est in cortice aculeato

cum est in pane, celerrime vertigines facit, aiuntque in Asia et Graecia balneatores, cum velint turbam pellere, carbonibus id semen inicere
Tra i difetti delle biade c'è anche il rigoglio, quando si piegano per la pesante fertilità

I bruchi poi un malanno comune di tutti i seminativi, anche del cece, quando la pioggia col togliere la sua salsedine lo rende più dolce

[155] Esiste un'erba, che uccide il cece e l'ervo con l'avvinghiarsi; è detta orobanche

Nello stesso modo per il grano duro con il loglio, per l'orzo con uno stelo, che è chiamato egilops, per la lenticchia con un'erba a forma di scure, che i Greci chiamano coronilla per la somiglianza; anche queste uccidono con l'intrecciarsi

Intorno a Filippi chiamano ateramo l'erba nel suolo grasso, teramo, quella nel suolo magro, da cui è uccisa la fava, quando un certo vento la colpisce bagnata

[156] Il chicco del loglio è piccolissimo con la corteccia appuntita

Quando si trova nel pane, provoca molto velocemente le vertigini, e dicono che in Asia e in Grecia i bagnini, quando vogliono allontanare la folla, gettano questo seme sui carboni
nascitur et phalangion in ervo, bestiola aranei generis, si hiems aquosa sit

limaces nascuntur in vicia et aliquando e terra, cocleae minutae, mirum in modum erodentes eam

et morbi quidem fere hi sunt

[157] Remedia eorum, quaecumque pertinent ad herbas, in sarculo et, cum semen iactatur, cinere

quae vero in semine et circa radicem consistunt, praecedente cura caventur

vino ante semina perfusa minus aegrotare existimant

Vergilius nitro et amurca perfundi iubet fabam; sic etiam grandescere promittit

[158] quidam vero, si triduo ante satum urina et aqua maceretur, praecipue adolescere putant; ter quidem saritam modium fractae e modio solidae reddere

reliqua semina, cupressi foliis tusis si misceantur, non esse vermiculis obnoxia, nec si interlunio serantur
Fra l'ervo nasce anche il phalangion, un insetto del genere del ragno, se l'inverno è umido

Nascono anche le lumache fra le vecce e talvolta dal terreno, chiocciole minute, che lo rodono in modo straordinario

E quindi questi sono i mali per lo più

[157] I loro rimedi, qualsiasi riguardino le erbe, nel sarchiello e, quando è gettato il seme, nella cenere

Quelli che invece si trovano nel seme e intorno alla radice, sono disposti con una cura precedente

Ritengono che i semi bagnati prima col vino si ammalino meno

Virgilio consiglia che la fava sia bagnata con nitro e morchia; così promette anche d'ingrandirsi

[158] Alcuni poi, credono che se è macerata per tre giorni prima della semina con acqua e urina, cresca particolarmente; che certo sarchiata tre volte rende un moggio di quella macinata da un moggio di quella intera

Che le altre sementi, se sono mescolate con foglie di cipresso pestate, non sono danneggiare dai vermetti, e se sono seminate quando cambia la luna
multi ad mili remedia rubetam noctu arvo circumferri iubent, priusquam sariatur, defodique in medio inclusam fictili

ita nec passerem nec vermes nocere, sed eruendam, priusquam metatur; alioquin amarum fieri

[159] quin et armo talpae contacta semina uberiora esse

Democritus suco herbae, quae appellatur aizoum, in tegulis nascens, et ab aliis aesum, Latine vero sedum aut digitillum, medicata seri iubet omnia semina

vulgo vero, si dulcedo noceat et vermes radicibus inhaereant, remedium est amurca pura ac sine sale spargere, dein sarire, si in articulum seges ire coeperit, runcare, ne herbae vincant

[160] pestem a milio atque panico, sturnorum passerumve agmina, scio abigi herba, cuius nomen ignotum est, in quattuor angulis segetis defossa, mirum dictu, ut omnino nulla avis intret
Molti consigliano come rimedi del miglio che sia portata in giro per il campo di notte una raganella, prima che si sarchi, e che sia sotterrata nel mezzo chiusa in un vaso

Che così non nuoce né il passero né i vermi, ma bisogna toglierla, prime che si mieti; che diversamente (il raccolto) diventa amaro

[159] (Dicono) anche che i semi toccati con la spalla di una talpa siano più fertili

Democrito consiglia che tutti i semi siano seminati dopo essere stati trattati col succo dell'erba, che è detta sempreverde, che nasce sulle tegole, e da altri aesum, in latino invece sedo o digitillo

Comunemente poi, se la dolcezza nuoce e i vermi si attaccano alle radici, il rimedio è spargere la morchia pura e senza sale, poi sarchiare, se la messe comincerà ad andare verso la nodosità, sradicare, affinchè le erbe non vincano

[160] So che è allontanato un danno dal miglio e dal panico, le schiere degli stormi e dei passeri, con un'erba, il cui nome è ignoto, sotterrata ai quattro angoli del campo, strano a dirsi, nessun uccello vi entra affatto
mures abiguntur cinere mustelae vel felis diluto et semine sparso vel decoctarum aqua

sed redolet virus animalium eorum etiam in pane

ob id felle bubulo semina attingi utilius putant

[161] rubigo quidem, maxima segetum pestis, lauri ramis in arvo defixis transit in ea folia ex arvis

luxuria segetum castigatur dente pecoris in herba dumtaxat, et depastae quidem vel saepius nullam in spica iniuriam sentiunt

retonsarum etiam semel omnino certum est granum longius fieri et inane cassumque ac satum non nasci

Babylone tamen bis secant, tertium depascunt; alioquin folia tantum fierent

[162] sic quoque cum quinquagesimo fenore messes reddit eximia fertilitas soli, diligentioribus vel cum centesimo

neque est cura difficilis quam diutissime aqua rigandi, ut praepinguis et densa ubertas diluatur
I topi sono cacciati con la cenere di donnola o di gatto diluita e col seme sparso o con l'acqua dei decotti

Ma il fetore di questi animali si sente anche nel pane

Per questo ritengono più conveniente che i semi siano cosparsi col fiele bovino

[161] La ruggine poi, massimo danno delle biade, con rami d'alloro piantati nel campo passa dai campi in quelle foglie

L'abbondanza delle biade è mitigata dal dente del bestiame finchè in erba, e anche brucate più volte non avvertono alcun danno nella spiga

E' assolutamente certo che il chicco di quelle falciate anche una sola volta diventa più lungo ma senza forza e vuoto e che seminato non nasce

Tuittavia a Babilonia falciano due volte, la terza volta fanno pascolare; diversamente ci sarebbero solo foglie

[162] Così la notevole fertilità del suolo produce messi anche con un cinquantesimo di guadagno, per i più diligenti anche con un cento per cento

Non è fatica difficile di irrigare con acqua quanto più a lungo, cosicché la fertilità molto grassa e densa sia diluita
limum autem non invehunt Euphrates Tigrisque sic ut in Aegypto Nilus, nec terra ipsa herbas gignit

ubertas tamen tanta est, ut sequente anno sponte restibilis fiat seges inpressis vestigio seminibus

quae tanta soli differentia admonet terrae genera in fruges discribere

[163] Igitur Catonis haec sententia est: in agro casso et laeto frumentum seri, si vero nebulosus sit idem, rapa, raphanos, milium, panicum
L'Eufrate e il Tigri poi non trasportano limo così come il Nilo in Egitto, né la terra stessa produce erbe

Tuttavia la fertilità è tanta, che nell'anno successivo nasce spontaneamente una messe ininterrotta con i semi interrati col piede

Questa così grande differenza del suolo spinge a descrivere i tipi di terreno fra le messi

[163] Dunque questo è il parere di Catone: che il frumento sia seminato in un campo vuoto e fertile, se invece lo stesso è nebbioso, la rapa, il rafano, il miglio, il panico
in frigido, aquoso prius serendum, postea in calido, in solo autem rubricoso vel pullo vel harenoso, si non sit aquosum, lupinum; in creta et rubrica et aquosiore agro adoreum; in sicco et non herboso nec umbroso triticum; [164] in solo valido fabam; viciam vero quam minime aquoso herbidoque; siliginem et triticum in loco aperto, edito, qui sole quam diutissime torreatur; lentem in rudecto et rubricoso, qui non sit herbidus; hordeum in novali et in arvo, quod restibile possit fieri; trimestre, ubi sementem maturam facere non possis et cuius crassitudo sit restibilis Bisogna seminare prima nel suolo freddo, umido, poi in quello caldo, quindi il lupino in quello rosso o giovane o sabbioso, se non è umido; il farro in zone cretose e rosse e in un campo piuttosto umido; il grano duro in quello arido e non erboso né ombroso; [164] la fava nel suolo denso; che invece la veccia in uno quanto minimamente umido ed erboso, la siligine e il grano duro in luogo aperto, elevato, che sia riscaldato dal sole quanto più a lungo; che la lenticchia in uno sassoso e rosso, che non sia erboso; l'orzo in un maggesee in un campo, che possa diventare continuativo; il grano trimestrale, dove non puoi fare la semina matura e la cui grassezza sia continuativa
[165] Subtilis et illa sententia: serenda ea in tenuiore terra, quae non multo indigent suco, ut cytisus et cicere excepto legumina quae velluntur e terra, non subsecantur, unde et legumina appellata, quia ita leguntur, in pingui autem quae cibi sunt maioris, ut olus, triticum, siligo, linum

sic ergo tenue solum hordeo dabitur, minus enim alimenti radix poscit, laetior terra densiorque tritico

[166] in loco umidiore far adoreum potius quam triticum seretur, temperato et triticum et hordeum

colles robustius, sed minus reddunt triticum

far, siligo et cretosum et uliginosum solum patiuntur

Ex frugibus ostentum semel, quod equidem invenerim, accidit P

Aelio Cn

Cornelio cos, quo anno superatus est Hannibal

in arboribus enim tum nota produntur frumenta
[165] Acuto anche quel parere: bisogna seminare nel terreno piuttosto leggero quelle che non richiedono molto succo, come il citiso e tranne il cece i legumi che sono tolti dal terreno, non sono recisi, perciò anche detti legumi, perché sono colti così, in uno grasso poi quelle che sono di maggiore alimento, come la verdura, il grano duro, il grano comune, il lino

Così dunque un terreno leggero sarà assegnato all'orzo, infatti la radice richiede meno nutrimento, un terreno più fertile e più denso al grano duro

[166] In un luogo più umido il farro si pianterà il farro di spelta più che il grano duro, in uno temperato sia il grano duro sia l'orzo

Le colline producono grano duro più resistente, ma in minor quantità

Il farro, il grano comune tollerano anche un terreno cretoso e acquoso

Fra le biade un prodigio avvenne una volta sola, per quanto abbia trovato, quando erano consoli P

Elio e Cn

Cornelio, nell'anno in cui Annibale fu sconfitto

Infatti allora si tramanda essere stati notati frumenti sugli alberi
[167] Et quoniam de frugum terraeque generibus abunde diximus, nunc de arandi ratione dicemus, ante omnia Aegypti facilitate conmemorata

Nilus ibi coloni vice fungens evagari incipit, ut diximus, a solstitio ac nova luna, primo lente, dein vehementius, quamdiu in leone sol est

mox pigrescit in virginem transgresso atque in libra residit

[168] si XII cubita non excessit, fames certa est, nec minus si XVI exsuperavit

tanto enim tardius decedit, quanto abundantius crevit, et sementem arcet

vulgo credebatur a decessu eius serere solitos, mox sues inpellere vestigiis semina deprimentes in madido solo, et credo antiquitus factitatum, [169] nunc quoque non multo graviore opera; sed tamen inarari certum est abiecta prius semina in limo degressi amnis
[167] E poiché abbiamo parlato abbondantemente dei tipi delle biade e del terreno, ora parleremo della tecnica dell'arare, prima di tutto della facilità menzionata dell'Egitto

Il Nilo qui fungendo da contadino comincia a fuoriuscire, cpme abbiamo detto, dal solstizio e con la luna nuova, dapprima lentamente, poi più fortemente, finchè il sole è nel leone

Poi passato nella vergine rallenta e nella bilancia si ritira

[168] Se non ha superato i 12 cubiti, la fame è certa, non di meno se ha superato i 16 cubiti

Infatti decresce tanto più tardi, quanto più abbondantemente aumentò, e impedisce la semina

Si credeva comunemente che fossero soliti seminare dopo il suo ritiro, poi portassero i maiali che comprimevano con i piedi i semi nel suolo bagnato, e credo fatto spesso anticamente, [169] anche ora con un lavoro non di molto più pesante; ma tuttavia è certo che sono coperti con l'arare i semi gettati prima nel limo del fiume che si è ritirato
hoc fit Novembri mense incipiente, postea pauci runcant, botanismon vocant, reliqua pars non nisi cum falce arva visit paulo ante kal Apriles

peragitur autem messis mense Maio, stipula numquam cubitali, quippe sabulum subest granumque limo tantum continetur

[170] excellentius Thebaidis regioni frumentum, quoniam palustris Aegyptus

similis ratio, sed felicitas maior Babyloniae Seleuciae, Euphrate atque Tigri restagnantibus, quoniam rigandi modus ibi manu temperatur

Syria quoque tenui sulco arat, cum multifariam in Italia octoni boves ad singulos vomeres anhelent

in omni quidem parte culturae, sed in hac maxime valet oraculum illud: quid quaeque regio patiatur
Questo avviene all'inizio del mese di Novembre, poi pochi sradicano, lo chiamano botanismo, la parte rimanente visita i campi poco prima delle calende di Aprile se non con la falce

La mietitura si completa poi nel mese di Maggio, con uno stelo mai di un cubito, poiché sotto c'è sabbia e il chicco è racchiuso solo nel limo

[170] Più notevole il frumento per la regione della Tebaide, perché l'Egitto (è) palustre

Una tecnica simile, ma maggiore fertilità per Seleucia di Babilonia, ristagnando l'Eufrate e il Tigri, poiché là il modo d'irrigare è regolato dalla mano (dell'uomo)

Anche la Siria ara con un solco leggero, mentre in molti luoghi in Italia otto buoi faticano con singoli vomeri

In ogni aspetto poi dell'agricoltura, ma soprattutto in questo serve quel parere: ogni regione conceda qualcosa
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