Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 16, Paragrafi 70-101

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 16, Paragrafi 70-101

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 16, Paragrafi 70-101

[70] In primis vero materies honorata buxo est raro crispanti nec nisi radice, de cetero levisque est materiae, silentio quodam et duritie ac pallore commendabilis, ipsa vero arbor et topiario opere

tria eius genera: Gallicum, quod in metas emittitur amplitudinemque proceriorem

oleastrum, in omni usu damnatum, gravem praefert odorem

tertium genus nostratis vocant, e silvestri, ut credo, mitigatum satu, diffusius et densitate parietum, virens semper ac tonsile

[71] buxus Pyrenaeis ac Cytoriis montibus plurima et Berecyntio tractu, crassissima in Corsica, flore non spernendo, quae causa amaritudinis mellis

semen cunctis animantibus invisum

nec in Olympo Macedoniae gracilior, sed brevis

amat frigida, aprica

in igni quoque duritia quae ferro, nec flamma nec carbone utili

[72] Inter has atque frugiferas materie vitiumque amicitia accipitur ulmus
[70] Per il bosso il legno è pregiato fra i primi con rara increspatura e solo nella radice, e per il resto è di legno delicato, raccomandabile per una certa tranquillità e durezza e colore smorto, la stessa pianta poi anche nel lavoro da giardino

Tre i suoi generi: gallico, che è prodotto a forma di cono e in altezza più elevata

L'oleastro, disprezzato per ogni uso, sparge un forte odore

Chiamano il terzo genere nostrano, dal selvatico, come penso, mitigato dal trapianto, più ampio e con la densità delle pareti, sempre verde e potabile

[71] Il bosso frequente sui monti Pirenei e Citorii e nella regione Berecinzia, molto grande in Corsica, con un fiore non disprezzabile, che (è) causa dell'amarezza del miele

Il seme sgradito a tutti gli animali

E più esile sull'Olimpo della Macedonia, ma basso

Ama i luoghi freddi, soleggiati

Resistenza anche al fuoco come al ferro, con una fiamma e un carbone non utile

[72] Fra queste e quelle da frutto è inserito l'olmo per il legno e la familiarità delle viti
Graeci duo genera eius novere: montanam quae sit amplior, campestrem quae fruticosa

Italia Atinias vocat excelsissimas et ex iis siccaneas praefert, quae non sint riguae, alterum genus Gallicas, tertium nostrates, densiore folio et ab eodem pediculo numerosiore, quartum silvestre

Atiniae non ferunt samaram, ita vocatur ulmi semen, omnesque radicum plantis proveniunt, reliquae semine

[73] Nunc celeberrimis arborum dictis quaedam in universum de cunctis indicanda sunt

montes amant cedrus, larix, taeda et ceterae, e quibus resina gignitur, item aquifolia, buxus, ilex, iuniperus, terebinthus, populus, ornus, carpinus

est in Appennino et frutex, qui vocatur cotinus, ad linamenta modo conchylii colore insignis

[74] montes et valles diligit abies, robur, castaneae, tilia, ilex, cornus
I Greci hanno annoverato due sue specie: la montana che è più grande, la campestre che (è) cespugliosa

L'Italia chiama atinia i più alti e fra questi preferisce i secchi, che non siano irrigati, l'altra specie i gallici, la terza la nostrana, con la foglia più fitta e più abbondante dallo stesso picciolo, la quarta la selvatica

Le atinie non producono la samara, così è detto il seme dell'olmo, e tutti provengono dai rami delle radici, le altre dal seme

[73] Ora citate le più famose delle piante bisogna indicare alcune cose in generale su tutte quante

Amano i monti i cedri, il larice, la teda e le rimanenti, da cui è prodotta la resina, parimenti l'agrifoglio, il busso, il leccio, il ginepro, il terebinto, il pioppo, l'orno, il carpino

Sull'Appennino c'è anche un arbusto, che è detto scotano, famoso per il colore sui lini al modo della porpora

[74] Predilige i monti e le valli l'abete, il rovere, il castagno, il tiglio, il leccio, il corniolo
aquosis montibus gaudent acer, fraxinus, sorbus, tilia, cerasus

non temere in montibus visae sunt prunus, punicae, oleastri, iuglans, mori, sabuci

descendunt et in plana cornus, corylus, quercus, ornus, acer, fraxinus, fagus, carpinus

subeunt et in montuosa ulmus, malus, pirus, laurus, myrtus, sanguinei frutices, ilex tinguendisque vestibus nascentes genistae

gaudet frigidis sorbus, sed magis etiam betulla

[75] Gallica haec arbor mirabili candore atque tenuitate, terribilis magistratuum virgis, eadem circulis flexilis, item corbium costis

bitumen ex ea Galliae excoquunt

in eosdem situs comitantur et spina, nuptiarum facibus auspicatissima, quoniam inde fecerint pastores qui rapuerunt Sabinas, ut auctor est Masurius

nunc facibus carpinus, corylus familiarissimae
Amano i monti con le acque l'acero, il frassino, il sorbo, il tiglio, il ciliegio

Non facilmente si sono visti sui monti il pruno, i melograni, gli oleastri, il noce, i mori, i sambuchi

Discendono anche in pianura il corniolo, il nocciolo, la quercia, l'orno, l'acero, il frassino, il faggio, il carpino

Salgono anche nelle zone montuose l'olmo, il melo, il pero, il lauro, il mirto, gli arbusti sanguigni, il leccio e le ginestre che nascono per le vesti da tingere

Il sorbo ama i freddi, ma la betulla anche più

[75] Questo albero della Gallia di notevole candore e snellezza, spaventoso per le verghe dei magistrati, il medesimo flessibile per i cerchi, parimenti per i fianchi delle ceste

Da esso le Gallie con la cottura ricavano il bitume

Sugli stessi terreni sono seguiti anche dalla pianta spinosa, molto ricercata per le fiaccole delle nozze, poiché di là le fecero i pastori che rapirono le Sabine, come testimonia Masurio

Ora molto comuni per le torce il carpino, il nocciolo
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[76] Aquas odere cupressi, iuglandes, castaneae, laburnum

Alpina et haec arbor, nec vulgo nota, dura ac candida materie, cuius florem cubitalem longitudine apes non adtingunt

odit et quae appellatur Iovis barba, in opere topiario tonsilis et in rotunditatem spissa, argenteo folio

[77] non nisi in aquosis proveniunt salices, alni, populi, siler, ligustra tesseris utilissima, item vaccinia Italiae in aucupiis sata, Galliae vero etiam purpurae tinguendae causa ad servitiorum vestes

quaecumque communia sunt montibus planisque, maiora fiunt et aspectu pulchriora quae in campestribus, meliora autem fructu, materie crispiora quae in montibus, exceptis malis pirisque

[78] Praeterea arborum aliis decidunt folia, aliae sempiterna coma virent, quam differentiam antecedat necesse est prior
[76] Odiano le acque i cipressi, i noci, i castagni, l'avornio

Anche questo un albero alpino, non noto al popolo, di legno duro e bianco, il cui fiore della lunghezza di un cubito le api non toccano

Odia (l'acqua) anche quella che è detta la barba di Giove, potata nel lavoro del giardino e folta in rotondità, con foglia argentea

[77] Se non in zone acquose attecchiscono i salici, gli ontani, i pioppi, il vetrice, i ligustri molto utili per gli intarsi, così i giaggioli piantati in Italia nelle terre da caccia, invece in Gallia anche per le vesti degli schiavi da tingere di porpora

Tutti quelli che sono comuni sui monti e nelle pianure, diventano più grandi e più belli nell'aspetto quelli nelle zone campestri, migliori anche nel frutto, con un legno più increspato quelli sui monti, eccetto meli e peri

[78] Inoltre al alcuni degli alberi cadono le foglie, altri verdeggiano con una fronda perenne, un'altra è necessaria preceda questa differenza
sunt enim arborum quaedam omnino silvestres, quaedam urbaniores, quoniam his placet nominibus distinguere ac mites, quae fructu aut aliqua dote umbrarumque officio humanius iuvant, non improbe dicantur urbanae

[79] Harum generis non decidunt oleae, lauro, palmae, myrto, cupressis, pinis, hederae, rhododendro et, quamvis herba dicatur, sabinae

rhododendron, ut nomine apparet, a Graecis venit

alii nerium vocarunt, alii rhododaphnen, sempiternum fronde, rosae similitudine, caulibus fruticosum

iumentis caprisque et ovibus venenum est, idem homini contra serpentium venena remedio

[80] Silvestrium generis folia non decidunt abieti, larici, pinastro, iunipero, cedro, terebintho, buxo, ilici, aquifolio, suberi, taxo, tamarici
Infatti ci sono alcuni degli alberi completamente selvatici, alcuni più coltivati, poiché piace distinguerli con questi nomi e clementi, che per il frutto o per altra qualità e il dono delle ombre giovano più umanamente, non ingiustamente siano detti coltivati

[79] Del genere di queste non cadono le foglie all'olivo, all'alloro, alla palma, al mirto, ai cipressi, ai pini, all'edera, al rododendro e, sebbene sia definita berba, alla sabina

Il rododendro, come appare dal nome, viene dai Greci

Alcuni lo chiamarono oleandro, altri rododafne, con fronda sempreverde, a somiglianza della rosa, cespuglioso nei gambi

E' veleno per i giumenti e le capre, e le pecore, lo stesso come rimedio per l'uomo contro i veleni dei serpenti

[80] Della specie dei selvatici non cadono le foglie all'abete, al larice, al pinastro, al ginepro, al cedro, al terebinto, al busso, al leccio, all'agrifoglio,al sughero, al tasso, al tamarisco
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 14, Paragrafi 61-72

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inter utraque genera sunt andrachle in Graecia et ubique unedo; reliqua enim folia decidunt iis praeterquam in cacuminibus

non decidunt autem et in fruticum genere cedro cuidam, rubo, calamo

[81] in Thurino agro, ubi Sybaris fuit, ex ipsa urbe prospiciebatur quercus una numquam folia demittens nec ante mediam aestatem germinans; idque mirum est, Graecis auctoribus proditum, apud nos postea sileri

nam locorum tanta vis est, ut circa Memphim Aegypti et in Elephantine Thebaidis nulli arborum decidant, ne vitibus quidem

[82] Ceterae omnes extra praedictas, etenim enumerare longum est, folia deperdunt, observatumque non arescere nisi tenuia et lata et mollia, quae vero non decidant, callo crassa et angusta esse

falsa definitio est non decidere iis, quarum pinguior sucus sit

quis enim potest in ilice intellegere
Fra entrambi i generi ci sono l'andrachle in Grecia e il corbezzolo dovunque; infatti le altre foglie cadono a questi tranne quelle in cima

Non cadono invece anche nel genere cespuglioso a qualche cedro, al rovo, alla canna

[81] Nel territorio di Turi, dove ci fu Sibari, dalla stessa città si vedeva una quercia solitaria che non perdeva mai le foglie e che non germogliava mai prima di metà estate; ed è strano che ciò, tramandato da scrittori greci, sia passato poi sotto silenzio presso di noi

Infatti l'influsso dei luoghi è tanto, che intorno a Menfi dell'Egitto e ad Elefantina della Tebaide a nessuno degli alberi cadono le foglie, nemmeno alle viti

[82] Eccetto quelli già citati tutti gli altri, certo è lungo enumerarli, perdono le foglie, e si è osservato non seccare se non le sottili e la larghe e le tenere, in realtà quelle che non cadono, essere spesse e strette nel gambo

E' una falsa definizione non cadere per queste, il cui umore è più denso

Chi infatti può riscontrarlo nel leccio
decidere Timaeus mathematicus sole scorpionem transeunte sideris vi et quodam veneno aëris putat

cur ergo non eadem causa adversum omnes polleat, iure miremur

[83] cadunt plurimis autumno, quaedam amittunt tardius atque in hiemes prorogant moras, neque interest maturius germinasse, utpote cum quaedam primae germinent et inter novissimas nudentur, ut amygdalae, fraxini, sabuci, morus autem novissima germinet, cum primis folia demittat

[84] magna et in hoc vis soli

prius decidunt in siccis macrisque, et vetustae prius arbori, multis etiam antequam maturescat fructus, ut serotinae fico et hibernae piro et malo, granatumque est pomum tantum aspici in matre

neque iis autem, quis semper retinent comas, eadem folia durant subnascentibus aliis; tum arescunt vetera, quod evenit circa solstitia maxime
Il matematico Timeo spiega il cadere col sole che attraversa lo scorpione per la forza della costellazione e per un certo veleno dell'aria

Giustamente ci meravigliamo perché dunque la stessa causa non sia efficace verso tutti

[83] Alla maggior parte cadono in autunno, alcuni le perdono più tardi e differiscono le attese fino all'inverno, né importa essere germogliati più completamente, poiché alcune germogliando per prime si spoglino anche fra le ultime, come i mandorli, i frassini, i sambuchi, il moro poi germoglia per ultima, perdendo le foglie fra le prime

[84] Importante anche in questo la forza del suolo

Cadono prima sui terreni secchi e magri, e prima all'albero vecchio, a molti anche prima che il frutto maturi, come al fico serotino e al pero e al melo dell'inverno, e il frutto melogranato può essere visto solo sull'albero d'origine

Né poi a quelli che conservano sempre le fronde, durano le stesse foglie mentre ne nascono altre; allora seccano le vecchie, il che accade soprattutto verso i solstizi
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[85] Foliorum unitas in suo cuique genere permanet, praeterquam populo, hederae, crotoni, quam et cici diximus vocari

populi tria genera: alba ac nigra et quae Libyca appellatur, minima folio ac nigerrima fungisque enascentibus laudatissima

[86] alba folio bicolor, superne candicans, inferiore parte viridi

huic nigraeque et crotoni in iuventa circinatae rotunditatis sunt, vetustiora in angulos exeunt

e contrario hederae angulosa rotundantur

populorum foliis grandissima lanugo evolat candida et radiata, folio numerosiore candicant ut villi

folia granatis et amygdalis rubentia

[87] Mirum in primis id quod ulmo tiliaeque et oleae et populo albae et salici evenit

circumaguntur enim folia earum post solstitium, nec alio argumento certius intellegitur sidus confectum
[85] La conformità delle foglie permane a ciascuna nel suo genere, eccetto per il pioppo, l'edera, il crotone, che abbiamo detto essere chiamato anche ricino

Tre i generi del pioppo: bianco e nero e quello che è detto libico, piccolo nella foglia e molto nero e molto apprezzato per i funghi che nascono

[86] Il bianco bicolore nella foglia, biancheggiante nella parte superiore, verde nella parte inferiore

Per questo nero e per il crotone da giovani ci sono le circolarità della rotondità, più vecchi si estendono in angoli

Al contrario quelle angolose dell'edera vengono arrotondate

Un'abbondantissima lanugine bianca e a raggi si alza con le foglie dei pioppi, biancheggiano con la foglia più fitta come i ciuffi

Le foglie rossastre per i melograni e i mandorli

[87] Particolare ciò che accade innanzitutto all'olmo e al tiglio e all'ulivo e al pioppo bianco e al salice

Infatti le loro foglie vengono rivoltate dopo il solstizio, né con altra prova si deduce più sicuramente che la costellazione si è conclusa
[88] est et publica omnium foliorum in ipsis differentia

namque pars inferior a terra herbido viret colore, ab eadem leviora nervos callumque et articulos in superiore habent parte, incisuras vero subter, ut manus humana

oleae superne candidiora et minus levia, item hederae

sed omnium folia cotidie ad solem oscitant, inferiores partes tepefieri volentia

superior pars omnium lanuginem quantulamcumque habet, quae in aliis gentium lana est

[89] In oriente funes validos e foliis palmae fieri dictum est, eosque in umore utiliores esse

et apud nos vero palmis a messe decerpuntur

ex his meliora quae sese non diviserint

siccantur sub tecto quaternis diebus, mox in sole expanduntur et noctibus relicta, donec candore inarescant, postea in opera finduntur
[88] C'è anche una differenza comune di tutte le foglie fra le stesse

Infatti la parte inferiore da terra verdeggia col colore dell'erba, dalla stessa parte più lisce ed hanno nella parte superiore nervature e durezza e articolazioni, sotto invece incisioni, come la mano umana

Quelle dell'ulivo più chiare nella parte superiore e meno lisce, ugualmente per l'edera

Ma le foglie di tutti ogni giorno si aprono al sole, con l'intenzione di riscaldare le parti inferiori

La parte superiore di tutti ha una lanugine per quanto poca, che fra altri popoli è lana

[89] Si è detto che in oriente si fanno funi robuste con le foglie della palma, e che esse sono più utili nell'acqua

Anche presso di noi però sono staccate dalle palme dopo la mietitura

Fra queste migliori quelle che non si divisero

Vengono seccate sotto una tettoia per quattro giorni, poi sono stese al sole e lasciate durante le notti, finché si seccano con bianchezza, poi sono tagliate per l'uso
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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 04, Paragrafi 75-80

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[90] Latissima fico, viti, platano, angusta myrto, punicae, oleae, capillata pino, cedro, aculeata aquifolio et ilicum generi (nam iuniperis spina pro folio est), carnosa cupresso, tamarici, crassissima alno, longa harundini, salici, palmae et duplicia, circinata piro, mucronata malo, angulosa hederae, divisa platano, insecta pectinum modo piceae, abieti, sinuosa toto ambitu robori, spinosa cute rubo

[91] mordacia sunt quibusdam, ut urticis, pungentia pino, piceae, abieti, larici, cedro, aquifoliis, pediculo brevi oleae, ilici, longo vitibus, tremulo populis, et iisdem solis inter se crepitantia

iam et in pomo ipso mali quodam in genere parva mediis emicant folia, interim et gemina, praeterea aliis circa ramos, aliis et in cacumine ramorum, robori et in caudice ipso
[90] Molto larghe per il fico, la vite, il platano, strette per il mirto, il melograno, l'ulivo, sottili come un capello per il pino, il cedro, aguzze per l'agrifoglio e per il genere dei lecci (infatti per i ginepri c'è una spina al posto della foglia), carnose per il cipresso, il tamarisco, molto spesse per l'ontano, lunghe per la canna, il salice, per la palma anche duplici, rotonde per il pero, appuntite per il melo, angolose per l'edera, divise per il platano, incise al modo dei pettini per la picea, l'abete, sinuose in tutto il lembo per il rovere, spinose in superficie per il rovo

[91] Per alcune (piante) sono irritanti, come per le ortiche, pungenti per il pino, la picea, l'abete, il larice, il cedro, l'agrifoglio, con il peduncolo corto per l'ulivo, il leccio, lungo per le viti, tremolante per i pioppi, e per questi soli quelle che rumoreggiano fra loro

Poi anche nel frutto stesso in una certa specie del melo spuntano in mezzo piccole foglie, talvolta anche due, inoltre ad altri intorno ai rami, ad altri anche sulla punta dei rami, al rovere anche sullo stesso tronco