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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 15, Paragrafi 01-20

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 15, Paragrafi 01-20

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 15, Paragrafi 01-20

[1]Oleam Theophrastus e celeberrimis Graecorum auctoribus urbis Romae anno circiter CCCCXL negavit nisi intra XXXX milia passuum ab mari nasci, Fenestella vero omnino non fuisse in Italia Hispaniaque aut Africa Tarquinio Prisco regnante, ab annis populi Romani CLXXIII, quae nunc pervenit trans Alpis quoque et in Gallias Hispaniasque medias

[2]urbis quidem anno DV Appio Claudio Caeci nepote L

Iunio cos

olei librae duodenae denis assibus veniere, et mox anno DCLXXX M Seius L F aedilis curulis olei denas libras singulis assibus praestitit populo Romano per totum annum

[3]minus ea miretur qui sciat post annos XXII Cn Pompeio III cos

oleum provinciis Italiam misisse

Hesiodus quoque, in primis culturam agrorum docendam arbitratus vitam, negavit oleae satorem fructum ex ea percepisse quemquam: tam tarda tunc res erat
[1] Teofrasto fra i più celebri scrittori dei Greci intorno all'anno 440 della città di Roma disse che (l'olivo) non nasceva se non entro 40

000 passi dal mare, Fenestella invece che non c'era stato affatto in Italia e in Spagna o in Africa mentre regnava Tarquinio Prisco, dal 173 del popolo romano, quello che ora è giunto anche oltre le Alpi e nel centro delle Gallie e della Spagna; [2] Nell'anno 505 della città dunque sotto i consoli Appio Claudio nipote del Cieco e L

Giunio dodici libbre di olio si vendettero a dieci assi, e poi nell'anno 680 M

Seio edile curule figlio di Lucio assicurò per tutto l'anno al popolo romano dieci libbre di olio a un asse

[3] Si meraviglierà di meno di questa cosa chi sa che 22 anni dopo sotto il terzo consolato di Cn

Pompeo l'Italia aveva esportato olio per le province

Anche Esiodo, che aveva ritenuto che la vita fra le prime cose dovesse insegnare la coltivazione dei campi, affermò che il coltivatore dell'olivo non aveva mai ricavato il frutto da questo: tanto lenta era allora la faccenda
at nunc etiam in plantariis ferunt, translatarumque altero anno decerpuntur bacae

Fabianus negat provenire in frigidissimis oleam neque in calidissimis

[4]Genera earum tria dixit Vergilius, orchites et radios et posias, nec desiderare rastros aut falces ullamve curam

sine dubio et in iis solum maxime caelumque refert

verum tamen et tondentur, cum et vites, atque etiam interradi gaudent

[5]consequens earum vindemia est arsque vel maior olei musta temperandi

ex eadem quippe oliva differunt suci

primum omnium cruda dat atque nondum inchoatae maturitatis; hoc sapore praestantissimum

quin et ex eo prima unda preli lautissima ac deinde per deminutiones, sive in sportis prematur sive, ut nuper inventum est, exilibus regulis pede incluso

[6]quanto maturior baca, tanto pinguior sucus minusque gratus
Invece ora lo producono anche nei vivai, per trapiantarlo e le bacche sono raccolte l'anno seguente

Fabiano dice che l'oliva non nasce nelle zone molto fredde né molto calde

[4] Virgilio citò tre tipi di esse, orchiti e radie e posie, e che non richiedevano rastrelli o falci o alcune cura

Senza dubbio anche per queste conta soprattutto il suolo e il clima

Tuttavia in realtà vengono anche potati, quando (si potano) anche le viti, ed amano anche essere sfoltiti

[5] E' successiva la loro raccolta e l'arte anche maggiore di preparare i mosti dell'olio

Succhi diversi poi da una stessa oliva

Prima di tutte produce l'acerba e di una maturazione non ancora iniziata; molto apprezzabile per questo sapore

Anzi molto gradita anche la prima colata del torchio da questo e poi attraverso diminuzioni, sia che venga spremuto in ceste sia, come si è scoperto da poco, con sottili assi con la sansa inclusa

[6] Quanto più matura la bacca, tanto più grasso il succo e meno gradito
optima autem aetas ad decerpendum inter copiam bonitatemque incipiente baca nigrescere, cum vocant druppas, Graeci vero drypetidas

cetero distat tum, maturitas illa in torcularibus fiat an ramis, rigua fuerit arbor an suo tantum baca suco nihilque aliud quam rores caeli biberit

[7]Vetustas oleo taedium adfert, non item ut vino, plurimumque aetatis annuo est, provida, si libeat intellegere, natura, quippe temulentiae nascentibus vinis uti necesse non est, quin immo invitat ad servandum blanda inveterati caries: oleo noluit parci fecitque ea necessitate promiscuum et vulgo

[8]principatum in hoc quoque bono obtinuit Italia e toto orbe, maxime agro Venafrano eiusque parte quae Licinianum fundit oleum, unde et Liciniae gloria praecipua olivae; unguenta hanc palmam dedere accommodato ipsis odore, dedit et palatum delicatiore sententia; de cetero bacas Liciniae nulla avis adpetit
Ma ottimo periodo per la raccolta fra abbondanza e bontà quando la bacca comincia ad annerire, quando le chiamano drupe, invece i Greci dripetidi

Del resto differisce qualora, quella maturazione avvenga nei frantoi o sui rami, se l'albero sarà stato innaffiato o la bacca avrà bevuto solo dal suo succo e nient'altro che la rugiada del cielo

[7] L'invecchiamento reca danno all'olio, non come per il vino, e il massimo del tempo è in un anno, previdente la natura, se si vuol capire, poiché non è necessario usare vini appena fatti per l'ubriachezza, anzi la modesta scipitezza di quello stagionato invita a conservare: non volle risparmiare l'olio e con questa necessità lo rese comune anche al popolo

[8] Anche in questo prodotto l'Italia ottenne il primato in tutto il mondo, soprattutto per il territorio di Venafro e della sua parte che produce olio liciniano, da qui anche la fama particolare dell'oliva licinia
reliquum certamen inter Histriae terram et Baeticae par est

cetero fere vicina bonitas provinciis excepto Africae frugifero solo: Cereri id totum natura concessit, oleum ac vinum non invidit tantum satisque gloriae in messibus fecit

reliqua erroris plena, quem in nulla parte vitae numerosiorem esse docebimus

[9]Oliva constat nucleo, oleo, carne, amurca

sanies haec est eius amara; fit ex aquis, ideo siccitatibus minima, riguis copiosa

suus quidem olivae sucus oleum est, idque praecipue ex inmaturis intellegitur, sicut in omphacio docuimus

augetur oleum ab arcturi exortu in a d XVI kal Oct, postea nuclei increscunt et caro

tum si etiam copiosi imbres accessere, vitiatur oleum in amurcam
I profumi dettero questo primato per l'odore che si addice agli stessi, lo dette anche il palato con un giudizio più raffinato; inoltre nessun uccello cerca le bacche licinie

La rimanente gara fra la terra dell'Istria e della Betica è pari

Per il resto la bontà per le province quasi uguale eccetto per il suolo dell'Africa che produce messi: la natura l'ha concesso tutto a Cerere, soltanto non rifiutò l'olio e il vino e rese sufficiente gloria con le messi

[9] L'oliva è formata da nocciolo, olio, polpa, morchia

Questa è il suo succo amaro; si forma dalle acque, perciò minima nei periodi secchi, abbondante in quelli piovosi

Certo il succo proprio dell'oliva è l'olio, e questo si capisce particolarmente da quelle acerbe, come abbiamo insegnato per l'agresto

L'olio aumenta dal sorgere di Arturo fino a 16 giorni prima delle calende di ottobre, poi crescono i noccioli e la polpa

Allora se sono sopraggiunte anche piogge abbondanti, l'olio è alterato in morchia
huius color olivam cogit nigrescere, ideoque incipiente nigritia minimum amurcae, ante eam nihil est

[10]error hominum falsus existimantium maturitatis initium quod est vitii proximum, deinde quod oleum crescere olivae carne arbitrantur, cum sucus omnis in corpus abeat lignumque intus grandescat

ergo tum maxime rigantur; quod ubi cura multisve imbribus accidit, oleum absumitur nisi consecuta serenitate quae corpus extenuet

omnino enim, ut Theophrasto placet, et olei causa calor est, quare in torcularibus etiam ac cellis multo igni quaeritur

[11]tertia est culpa in parsimonia, quoniam propter inpendium decerpendi expectatur ut decidant olivae

qui medium temperamentum in hoc servant, perticis decutiunt cum iniuria arborum sequentisque anni damno
Il colore di questa costringe l'oliva ad annerire, perciò quando il nero comincia c'è il minimo di morchia, prima di questa non c'è nulla

[10] Infondato l'errore degli uomini che considerano inizio della maturazione quello che è simile a un difetto, poi il fatto che pensano che l'olio cresca con la polpa dell'oliva, poiché tutto il succo entra nel corpo e all'interno il nocciolo aumenti

Allora dunque soprattutto sono bagnate; quando avviene questo per la cura o per le molte piogge, l'olio viene assorbito a meno che non sia sopraggiunto il sereno, che riduce il corpo

Infatti certo, come aggrada a Teofrasto, il calore è l'origine dell'olio, perciò anche nei frantoi e nei depositi si ottiene con molto fuoco

[11] Un terzo errore è nella parsimonia, poiché a causa della spesa della raccolta si aspetta che le olive cadano

Quelli che conservano in questo un comportamento di mezzo, le battono con bastoni con rovina degli alberi e con danno dell'anno seguente
quippe olivantibus lex antiquissima fuit: oleam ne stringito neve verberato

[12]qui cautissime agunt, harundine levi ictu nec adversos percutiunt ramos

sic quoque alternare fructus cogitur decussis germinibus, nec minus si expectetur ut cadant; haerendo enim ultra suum tempus absumunt venientibus alimentum et detinent locum

argumentum est quod nisi ante favonium collectae novas vires resumunt et difficilius cadunt

[13]Primae ergo ab autumno colliguntur vitio operae, non naturae, posia cui plurimum carnis, mox orchites cui olei, post radius; has enim ocissime occupatas, quia sunt tenerrimae, amurca cogit decidere; differuntur vero etiam in Martium mensem callosae, contra umorem pugnaces ob idque minimae, Licinia, Cominia, Contia, Sergia, quam Sabini regiam vocant, non ante favonii adflatum nigrescentes, hoc est a

d
Quindi per gli olivicultori ci fu un'antichissima legge: non tagliare e non percuotere l'olivo

[12] Quelli che agiscono molto attentamente, battono i rami con una canna non frontalmente con un colpo leggero

Anche così è costretto a dare ad anni alterni i frutti per i germogli spezzati, non di meno se si aspetta che cadano; infatti col rimanere oltre il loro tempo tolgono nutrimento a quelle successive e occupano il posto

La prova è che se non raccolte prima del favonio prendono nuove forze e cadono più difficilmente

[13] Dunque dall'autunno per difetto di coltura, non di natura sono raccolte per prime la posia a cui (c'è) moltissima polpa, poi l'orchite a cui (c'è) l'olio, dopo la radia

Infatti la morchia costringe queste, poiché sono molto tenere, a cadere molto velocemente dopo che sono riempite
VI id

Feb [14]tunc arbitrantur eas maturescere, et quoniam probatissimum ex iis fiat oleum, accedere etiam ratio pravitati videtur feruntque frigore austeritatem fieri, sicut copiam maturitate, cum sit illa bonitas non temporis, sed generis tarde putrescentium in amurcam

similis error collectam servandi in tabulatis nec prius quam sudet premendi, cum omni mora oleum decrescat, amurca augeatur

itaque vulgo non amplius senas libras singulis modiis exprimi dicunt

amurcae mensuram nemo agit, quanto ea copiosior reperiatur in eodem genere diebus adiectis
Vengono differite poi anche fino al mese di marzo quelle dure, resistenti contro l'umidità e per questo molto piccole, la licinia, la cominia, la conzia, la sergia, che i Sabini chiamano regia, non annerendosi prima del soffio del favonio, cioè 6 giorni prima delle idi di febbraio

[14] Allora pensano che esse siano mature e poiché da queste si ricava un olio molto apprezzato, anche la ragione sembra adattarsi al difetto e dicono che l'asprezza si forma per il freddo, come l'abbondanza per la maturazione, essendo quella bontà non del periodo, ma della specie di quelle che si rovinano tardivamente in morchia

Errore simile di conservare la raccolta sui ripiani e di non spremere prima che trasudi, poiché per ogni indugio l'olio diminuisce, la morchia si accresce

Pertanto generalmente dicono che da un moggio non si ricavano più di sei libbre

Nessuno calcola la misura della morchia, quanto più essa si trova abbondante nella stessa specie con ]giorni aggiunti
[15]omnino invictus error et publicus tumore olivae crescere oleum existimandi, cum praesertim nec magnitudine copiam olei constare indicio sint quae regiae vocantur, ab aliis maiorinae, ab aliis babbiae, grandissimae alioqui, minimo suco

et in Aegypto carnosissimis olei exiguum, Decapoli vero Syriae perquam parvae, nec cappari maiores, carne tamen commendantur

[16]quam ob causam Italicis transmarinae praeferuntur in cibis, cum oleo vincantur, et in ipsa Italia ceteris Picenae et Sidicinae

sale illae privatim condiuntur et ut reliquae amurca sapave, nec non aliquae oleo suo et sine arcessita commendatione purae

muriae innatant colymbades

franguntur eaedem herbarumque viridium sapore condiuntur
[15] Certamente un invincibile errore e comune quello di credere che l'olio aumenti col gonfiore dell'oliva, poiché specialmente che l'abbondanza dell'olio con risulta dalla grandezza sono indizio quelle che sono dette regie, da altri maiorine, da altri babbie, in genere molto grandi, con pochissimo succo

Anche in Egitto poco olio per le più carnose, invece nella Decapoli della Siria le straordinariamente piccole, non più grandi dei capperi, sono tuttavia consigliate per la polpa

[16] Per questo motivo quelle d'oltremare sono preferite alle italiche nei cibi, benché siano superate per l'olio, e nella stessa Italia le picene e le sedicine alle rimanenti

Quelle sono condite di per sè col sale e come le altre con la morchia o la sapa, alcune anche nel loro olio e genuine senza un pregio ricercato

Le colymbades stanno a bagno della salamoia

Sono tritate e sono condite nel sapore con alcune delle erbe verdi
fiunt et praecoques ferventi aqua perfusae quamlibeat inmaturae; mirumque dulcem sucum olivas bibere et alieno sapore infici

[17]purpureae sunt et in iis, ut uvis, in nigrum colorem transeuntibus poiis

sunt et superbae praeter iam dicta genera

sunt et praedulces, per se tantum siccatae uvisque passis dulciores, admodum rarae in Africa et circa Emeritam Lusitaniae

[18]oleum ipsum sale vindicatur a pinguitudinis vitio

cortice oleae conciso odorem accipit

medicatio alia, ut vino, palati gratia nulla est nec tam numerosa differentia: tribus ut plurimum bonitatibus distat

odor in tenui argutior, et is tamen etiam in optimo brevis

[19]Oleo natura tepefacere corpus et contra algores munire, eidem fervores capitis refrigerare
Anche le primaticce diventano bagnate di acqua bollente sebbene non mature; e strano che le olive assorbano un succo dolce e s'imbevano di un altro sapore

[17] Anche fra queste ci sono le purpuree, come per le uve, con le posie che passano ad un colore nero

Ci sono anche le superbe oltre alle specie già dette

Ci sono anche le molto dolci, seccate solo spontaneamente e più dolci delle uve passe, piuttosto rare in Africa e vicino Emerita di Lusitania

[18] Con il sale è preservato l'olio stesso dal difetto del grasso

Incisa la corteccia dell'olivo prende un profumo

Nessun altro rimedio c'è per il gusto, come per il vino, né tante numerose varietà: al massimo si distingue per tre qualità

L'odore più acuto in quello leggero, e questo tuttavia di breve durata anche in quello ottimo

[19] Per l'olio la caratteristica di riscaldare i corpi e proteggere contro i freddi, per il medesimo raffreddare i calori della testa
usum eius ad luxuriam vertere Graeci, vitiorum omnium genitores, in gymnasiis publicando: notum est magistratus honoris eius octogenis sestertiis strigmenta olei vendidisse

oleae honorem Romana maiestas magnum perhibuit turmas equitum idibus Iuliis ea coronando, item minoribus triumphis ovantes

Athenae quoque victores olea coronant, Graecia oleastro Olympiae

[20]Nunc dicentur Catonis placita de olivis

in calido et pingui solo radium maiorem, Sallentinam, orchitem, posiam, Sergianam, Cominianam, albiceram seri iubet adicitque singulari prudentia: "quam earum in iis locis optimam esse dicent", in frigido autem et macro Liciniam

pingui enim aut ferventi vitiari eius oleum arboremque ipsa fertilitate consumi, musco praeterea et rubore infestari

I Greci, padri di tutti i vizi, volsero il suo uso verso il piacere rendendolo usuale nelle palestre: è noto che i funzionari di tale incarico hanno venduto raschiature di olio per ottanta sesterzi

La maestà romana attribuì grande onore all'olivo coronando con esso le schiere dei cavalieri alle idi di Luglio, anche quelli che inneggiavano con trionfi minori

Anche ad Atene incoronano i vincitori con l'olivo, la Grecia a Olimoia con l'oleastro

[20] Ora saranno enunciati i precetti di Catone sugli olivi

Consiglia che siano piantati in un terreno caldo e grasso radio maggiore, salentina, orchites, posia, sergiana, cominiana, oliva bianca e aggiunge con particolare prudenza: "diranno quale di esse in questi luoghi sia la migliore", la licinia invece in quello freddo e magro

(Dice) che infatti il suo olio è danneggiato in quello grasso e caldo e che l'albero viene consumato dalla stessa fertilità, inoltre è attaccato dal muschio e dalla ruggine

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