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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 11, Paragrafi 90 - 109

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 11, Paragrafi 90 - 109

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 11, Paragrafi 90 - 109

[90] in Scythia interemunt etiam sues, alioqui vivaciores contra venena talia, nigras quidem celerius, si in aquam se inmerserint

homini icto putatur esse remedio ipsorum cinis potus in vino

magnam adversitatem oleo mersis et stellionibus putant esse, innocuis dumtaxat iis qui et ipsi carent sanguine, lacertarum figura; aeque scorpiones in totum nullis nocere quibus non sit sanguis

[91] quidam et ab ipsis fetum devorari arbitrantur; unum modo relinqui sollertissimum et qui se ipsius matris clunibus inponendo tutus et a cauda et a morsu loco fiat; hunc esse reliquorum ultorem, qui postremo genitores superne conficiat

pariuntur autem undeni

Chamaeleonum stelliones hi quodam modo naturam habent, rore tantum viventes praeterque araneis
[90] In Scizia uccidono anche i maiali, in genere più vitali contro tali veleni, inoltre più velocemente (muoiono) i neri, se si sono immersi in acqua

Per un uomo colpito si pensa essere di rimedio la bevanda della loro stessa cenere nel vino

Ritengono che ci sia un grande antidoto con le tarantole immerse nell'olio, innocue almeno a quelli che sono loro stessi privi di sangue, dalla forma di lucertola; ugualmente che gli scorpioni non nocciono affatto a nessuno che non abbia sangue

[91] Alcuni pensano che dagli stessi siano divorati i figli; che sia lasciato solo uno il più sveglio e che col mettersi sicuro sui fianchi della stessa madre lo sia opportunamente sia dalla coda sia dal morso, che sia vendicatore degli altri questo, che alla fine uccida i genitori da sopra

Vengono generati anche undici

Queste tarantole hanno in un certo senso la natura dei camaleonti, vivendo solo di rugiada e inoltre di ragni
[92] Similis cicadis vita, quarum duo genera: minores quae primae proveniunt et novissimae pereunt; sunt autem mutae

sequens est volatura earum quae canunt; vocantur achetae et, quae minores ex his sunt, tettigonia

sed illae magis canorae

mares canunt in utroque genere, feminae silent

gentes vescuntur iis ad orientem, etiam Parthi opibus abundantibus

ante coitum mares praeferunt, a coitu feminas,ovis earum corrupti, quae sunt candida

[93] coitus supinis

asperitas praeacuta in dorso, qua excavant feturae locum in terra

fit primo vermiculus, deinde ex eo quae vocatur tettigometra, cuius cortice rupto circa solstitia evolant, noctu semper, primo nigrae atque durae

unum hoc ex iis, quae vivunt, et sine ore est; pro eo quiddam aculeatorum linguis simile, et hoc in pectore, quo rorem lambunt

pectus ipsum fistulosum
[92] Simile la vita per le cicale, di cui due tipi: più piccole quelle che nascono prima e muoiono per ultime; sono anche mute

La seguente è l'ondata di quelle che cantano; sono dette achete e, quelle che sono minori fra queste, tettigonie

Ma quelle più canore

I maschi cantano in tutti e due i tipi, le femmine tacciono

Le popolazioni ad oriente si nutrono di queste, anche i Parti con abbondanti ricchezze

Preferiscono i maschi prima dell'accoppiamento, le femmine dopo l'accoppiamento, attirati dalle loro uova, che sono bianche

[93]L'accoppiamento da supine

Sul dorso un'asperità aguzza, con cui mentre stanno per partorire scavano un posto a terra

Dapprima si forma un vermetto, poi da esso quella che è detta tettigometra, dal cui guscio rotto verso il solstizio volano, sempre di notte, dapprima nere e dure

Questo solo fra coloro che vivono,è anche senza bocca; al suo posto qualcosa simile alle lingue degli aculeati, e questo sul petto, con questo lambiscono la rugiada

Il petto stesso a forma di canna
hoc canunt achetae, ut dicemus

[94] de cetero in ventre nihil est

excitatae cum subvolant, umorem reddunt, quod solum argumentum est rore eas ali

isdem solis nullum ad excrementa corporis foramen

oculis tam hebetes, ut, si quis digitum contrahens ac remittens adpropinquet iis, transeant velut folio ludente

quidam duo alia genera faciunt earum: surculariam, quae sit grandior; frumentariam, quam alii avenariam vocant, apparet enim simul cum frumentis arescentibus

[95] cicadae non nascuntur in raritate arborum idcirco non sunt Cyrenis nisi circa oppidum nec in campis nec in frigidis aut umbrosis nemoribus

est quaedam et his locorum differentia

in Milesia regione paucis sunt locis, sed in Cephallania amnis quidam paenuriam earum et copiam dirimit

at in Regino agro silent omnes, ultra flumen in Locrensi canunt
Con questo cantano le achete, come diremo

[94] Per il resto nel ventre non c'è nulla

Quando, stuzzicate, volano, emettono un umore, che è la sola prova che esse si nutrono di rugiada

Per queste sole nessun orifizio per gli escrementi del corpo

Tanto deboli di occhi, che, se qualcuno avvicina a loro un dito piegandolo e distendendolo, oltrepassano come con una foglia che ondeggia

Alcuni distinguono due altri tipi di esse: la surcularia, che sarebbe più grande; la frumentaria, che altri chiamano avenaria, infatti appare insieme con i frumenti che seccano

[95] Le cicale non nascono fra la mancanza di alberi-quindi non ci sono a Cirene se non intorno alla città- né nei campi freddi o nei boschi ombrosi

Anche per loro c'è una certa diversità di luoghi

Nella regione di Mileto sono in pochi luoghi, ma a Cefalonia un certo fiume delimita la loro mancanza o abbondanza

Ma nel territorio di Reggio tutte tacciono, cantano oltre il fiume nella zona di Locri
pinnarum illis natura quae apibus, sed pro corpore amplior

[96] Insectorum autem quaedam binas gerunt pinnas, ut muscae, quaedam quaternas, ut apes

membranis et cicadae volant

quaternas habent quae aculeis in alvo armantur

nullum, cui telum in ore, pluribus quam binis advolat pinnis

illis enim ultionis causa datum est, his aviditatis

nullis eorum pinnae revivescunt avulsae

nullum, cui aculeus in alvo, bipinne est

[97] Quibusdam pinnarum tutelae crusta supervenit, ut scarabaeis, quorum tenuior fragiliorque pinna

his negatus aculeus, sed in quodam genere eorum grandi cornua praelonga, bisulca dentatis forcipibus in cacumine, cum libuit, ad morsum coeuntibus, infantium etiam remediis ex cervice suspenduntur; lucavos vocat hos Nigidius
Per quelle la natura delle ali che (c'è) per le api, ma più grandi rispetto al corpo

[96] Alcuni degli insetti poi hanno due ali, come le mosche, alcuni quattro, come le api

Le cicale volano anche per le membrane

Ne hanno quattro quelli che sono armati di pungiglioni sul ventre

Nessuno, a cui (c'è) un'arma sulla bocca, vola con più di due ali

Infatti a quelli fu dato a scopo di vendetta, a questi di avidità

A nessuno di loro rispuntano le ali tolte

Nessuno a cui (c'è) l'aculeo sul ventre, ha due ali

[97] Ad alcuni si aggiunge un guscio di protezione delle ali, come agli scarabei, la cui ala (è) più sottile e fragile

A questi negato l'aculeo, ma in una certa specie grande di questi corna molto lunghe, biforcate con pinze dentate sulla punta, che si serrano, quando vuole, per il morso, sono appese anche al collo dei bambini come rimedi; Nigidio li chiama lucavi
[98] aliud rursus eorum genus, qui e fimo ingentes pilas aversi pedibus volutant parvosque in iis contra rigorem hiemis vermiculos fetus sui nidulantur

Volitant alii magno cum murmure aut mugitu, alii focos et prata crebris foraminibus excavant, nocturno stridore vocales

lucent ignium modo noctu laterum et clunium colore lampyrides, nunc pinnarum hiatu refulgentes, nunc vero conpressu obumbratae, non ante matura pabula aut post desecta conspicuae

[99] e contrario tenebrarum alumna blattis vita, lucemque fugiunt in balinearum maxime umido vapore prognatae

fodiunt ex eodem genere rutili atque praegrandes scarabaei tellurem aridam favosque parvae et fistulosae modo spongiae medicato melle fingunt

in Thraecia iuxta Olynthum locus est parvus, in quo unum hoc animal exanimatur, ob hoc Cantharolethrus appellatus

[100] pinnae insectis omnibus sine scissura
[98] Ancora un altro tipo di questi, che girati rivoltano con le zampe grosse palle dal fango e in esse come in un nido mettono i piccoli vermi della loro prole contro il freddo dell'inverno

Altri volano con forte ronzio o mormorio, altri forano focolari e prati con fitti buchi, rumorosi con stridore notturno

Le lucciole brillano di notte al modo dei fuochi e per il colore dei fianchi e delle parti posteriori, ora splendendo per l'apertura delle ali, ora invece offuscate per il chiudersi, viste non prima della messe matura o dopo falciata

[99] Al contrario figlia delle tenebre la vita per le blatte, e fuggono la luce nate soprattutto nell'umido vapore dei bagni

Scavano allo stesso modo la terra arida gli scarabei lucidi e molto grandi e costruiscono favi al modo di una spugna piccola e porosa con miele velenoso

In Tracia vicino ad Olinto c'è un piccolo luogo, in cui quest'unico animale non vive, chiamato per questo Cantaroletro

[100] Per tutti gli insetti ali senza spaccature
nulli cauda nisi scorspioni hic eorum solus et bracchia habet et in cauda spiculum; reliquorum quibusdam aculeus in ore, ut asilo, sive tabanum dici placet, item culici et quibusdam muscis, omnibus autem his in ore et pro lingua

sunt hi aculei quibusdam hebetes neque ad punctum, sed ad suctum, ut muscarum generi, in quo lingua evidens fistula est

nec sunt talibus dentes

aliis cornicula ante oculos praetenduntur ignava, ut papilionibus

quaedam insecta carent pinnis, ut scolopendra

[101] Insectorum pedes quibus sunt, in obliquum moventur

quorundam extremi longiores foris curvantur, ut locustis

Hae pariunt, in terram demissio spinae caule, ova condensa autumni tempore

ea durant hieme; e terra subsequenti anno exitu veris emittunt parvas, nigrantes et sine cruribus pinnisque reptantes
Per nessuno la coda se non per lo scorpione questo solo di loro ha sia le zampe sia una punta sulla coda; per qualcuni degli altri un pungiglione sulla bocca, come all'assillo, o come piace essere chiamato tafano, ugualmente per la zanzara e alcune mosche, per tutti questi quindi sulla bocca e al posto della lingua

Per alcuni questi pungiglioni sono spuntati e non per pungere, ma per succhiare, come per il genere delle mosche, in cui la lingua è evidente un canaletto

Per questi non ci sono denti

Per alcuni davanti agli occhi si protendono piccole corna innocue, come per le farfalle

Alcuni insetti sono privi di ali, come la scolopendra

[101] Per questi ci sono le zampe degli insetti, si muovono obliquamente

Le parti estreme di questi più lunghe sono curvate in fuori, come per le locuste

Queste, messa la punta della spina dorsale nella terra, generano nel periodo dell'autunno uova raggruppate

Esse s'induriscono in inverno; l'anno seguente alla fine della primavera dalla terra emettono i piccoli, neri e senza zampe e che strisciano con le ali
itaque vernis aquis intereunt ova, sicco vere maior proventus

[102] alii duplicem earum fetum geminumque exitium tradunt: vergiliarum exortu parere, deinde ad canis ortum obire et alias renasci; quidam arcturi occasu renasci

mori matres, cum pepererint, certum est, vermiculo statim circa fauces innascente qui eas strangulat

eodem tempore mares obeunt

et tam frivola ratione morientes serpentem, cum libuit, necant singulae, faucibus eius adprehensis mordicus

non nascuntur nisi rimosis locis

[103] in India ternum pedum longitudinis esse traduntur, cruribus et feminibus serrarum usum praebere, cum inaruerint

est et alius earum obitus: gregatim sublatae vento in maria aut stagna decidunt

forte hoc casuque evenit, non, ut prisci existimavere, madefactis nocturno umore alis
Poi le uova muoiono con le acque della primavera, il maggior rendimento con la primavera secca

[102] Altri riportano una doppia nascita e una duplice morte di queste: il generare al sorgere delle Pleiadi, poi morire allo spuntare della canicola e rinascere altre; alcuni (dicono) rinascere al tramonto di Arturo

E' sicuro che le madri muoiono, quando hanno partorito, poiché nasce all'improvviso un verme intorno alla gola che le strangola

Nello stesso tempo muoiono i maschi

E pur morendo per una causa tanto piccola, quando piace, uccidono un serpente da soli, col mordere le sue fauci afferrate

Non nascono se non nei luoghi con fessure

[103] Sono descritte essere della lunghezza di tre piedi in India, e servirsi di zampe e femori ad uso di seghe, quando si sono inaridite

C'è anche un'altra morte di queste: sollevate a schiera dal vento cadono nei mari o negli stagni

Questo avviene fortuitamente per caso, non, come pensarono gli antichi, per le ali bagnate per l'umidità notturna
iidem quippe nec volare eas noctibus propter frigora tradiderunt, ignari etiam longinqua maria ab iis transiri, continuata plurium dierum quod maxime miremur fame quoque, quam propter externa pabula petere sciunt

[104] deorum irae pestis ea intellegitur

namque et grandiores cernuntur et tanto volant pinnarum stridore, ut [aliae] alites credantur, solemque obumbrant sollicitis suspectantibus populis, ne suas operiant terras

sufficiunt quippe vires et, tamquam parum sit maria transisse, inmensos tractus permeant diraque messibus nube contegunt, multa contactu adurentes, omnia vero morsu erodentes et fores quoque tectorum

[105] Italiam ex Africa maxime coortae infestant, saepe populo Romano ad Sibyllina coacto remedia confugere inopiae metu
Certamente gli stessi tramandarono che queste non volano di notte a causa dei freddi, ignari anche che da queste vengono attraversati vasti mari, anche con una fame continua di più giorni-cosa che soprattutto guardiamo con stupore-, per cui sanno cercare pascoli esterni

[104] Questa è considerata un flagello dell'ira degli dei

Infatti si vedono anche più grandi e volano con tanto rumore di ali, che sono credute [altri] uccelli, e oscurano il sole mentre le genti guardano preoccupate, affinché non coprano le loro terre

Sicuramente le forze si rinnovano e, quasi significhi poco aver passato i mari, percorrono immensi tratti e li coprono con una nube dannosa per le messi, bruciando al contatto molte cose, ma corrodendole tutte col morso ed anche le porte delle case

[105] Levatesi soprattutto dall'Africa infestano l'Italia, avendo spesso costretto il popolo Romano a ricorrere ai rimedi della Sibilla per paura della carestia
in Cyrenaica regione lex etiam est ter anno debellandi eas, primo ova obterendo, dein fetum, postremo adultas, desertoris poena in eum qui cessaverit

[106] et in Lemno insula certa mensura praefinitia est, quam singuli enecatarum ad magistratus referant

graculos quoque ob id colunt adverso volatu occurrentes earum exitio

necare et in Syria militari imperio coguntur

tot orbis partibus vagatur id malum

Parthis et hae in cibo gratae

[107] Vox earum proficisci ab occipitio videtur

eo loco in commissura scapularum habere quasi dentes existimantur eosque inter se terendo stridorem edere, circa duo maxime aequinoctia, sicut cicadae circa solstitium
Nella regione cirenaica c'è anche la legge di debellarle tre volte l'anno, dapprima con lo schiacciare le uova, poi la prole, in ultimo gli adulti, con la punizione del disertore contro colui che avrà mancato

[106] E nell'isola di Lemno è stabilita una quantità definita di quelle uccise, che i singoli portano ai magistrati

Per questo allevano anche cornacchie che contrastano con un volo frontale per la loro morte

Anche in Siria sono costretti ad uccidere per ordine militare

Per così tanti luoghi del mondo si aggira questo malanno

Ma queste gradite come cibo per i Parti

[107] La loro voce sembra provenire dall'occipite

In quel punto nella congiunzione delle scapole sono ritenute avere quasi dei denti e con lo sfregarli fra loro produrre uno stridore, soprattutto verso i due equinozi, come le cicale verso i solstizi
coitus locustarum qui et insectorum omnium quae coeunt, marem portante femina, in eum feminarum ultimo caudae reflexo tardoque digressu

minores autem in omni hoc genere feminis mares; [108] Plurima insectorum vermiculum gignunt, nam et formicae similem ovis vere,



et hae communicantes laborem ut apes, sed illae faciunt cibos, hae condunt

ac si quis conparet onera corporibus earum, fateatur nullis portione vires esse maiores; gerunt ea morsu; maiora aversae postremis pedibus moliuntur umeris obnixae

et his rei publicae ratio, memoria, cura

[109] semina adrosa condunt, ne rursus in frugem exeant e terra, maiora ad introitum dividunt, madefacta imbre proferunt atque siccant

operantur et noctu plena luna, eadem interlunio cessant

iam in opere qui labor, quae sedulitas
L'accoppiamento delle locuste è quello anche di tutti gli insetti che si accoppiano, con la femmina che porta il maschio, con l'estremità della coda delle femmine piegata verso di lui e con un lento distacco; in tutta questa specie poi i maschi più piccoli delle femmine

[108] La maggior parte degli insetti generano un vermetto, infatti anche le formiche simile alle uova in primavera,

e queste che eseguono insieme il lavoro come le api, ma quelle producono i cibi, queste ammassano

E se qualcuno paragona i pesi ai loro corpi, ammetterebbe che in proporzione per nessuno ci sono forze maggiori

Li trasportano col morso; spostano i maggiori dirette all'indietro con le zampe posteriori dopo aver fatto forza sulle spalle

Anche per queste un sistema di governo, la memoria, la premura

[109] Conservano i semi rosicchiati, affinché non germoglino di nuovo dalla terra, dividono all'ingresso quelli troppo grandi, tolgono quelli bagnati dalla pioggia e li seccano

Lavorano anche di notte con la luna piena, smettono con la stessa luna nuova

Già nell'attività che lavoro, che assiduità
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