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Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 02, Paragrafi 96 - 112

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 02, Paragrafi 96 - 112

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 02, Paragrafi 96 - 112

[96] Emicant et faces, non nisi cum decidunt visae, qualis Germanico Caesare gladiatorum spectaculum edente praeter ora populi meridiano transcucurrit

duo genera earum

lampadas vocant plane faces, alterum bolidas, quale Mutinensibus malis visum est

distant quod faces vestigia longa faciunt priore ardente parte, bolis vero perpetua ardens longiorem trahit limitem

Emicant et trabes simili modo, quas dokoi vocant, qualis cum Lacedaemonii classe victi imperium Graeciae amisere

fit et caeli ipsius hiatus, quod vocant chasma, [97] fit et sanguinea species et, quo nihil terribilius mortalium timori est, incendium ad terras cadens inde, sicut Olympiadis CVII anno tertio, cum rex Philippus Graeciam quateret
[96] Brillano anche le fiaccole, non viste se non quando cadono, quale quella che passò davanti ai visi del popolo a mezzogiorno mentre Germanico Cesare allestiva degli spettacoli di gladiatori

Due i tipi di esse

Chiamano espressamente lampade le fiaccole, l'altro tipo i bolidi, quale fu visto nelle sciagure di Modena

Sono diverse poiché le fiaccole fanno lunghi tracciati nella parte anteriore ardente, il bolide invece che arde di continuo trascina un tratto più lungo

Brillano anche le travi simili nello stesso modo, che chiamano dokoì, come quando gli Spartani vinti per mare persero l'egemonia della Grecia

Si produce anche uno squarcio dello stesso cielo, che chiamano chasma,[97] si produce anche un aspetto sanguigno e, niente è più terribile di ciò per la paura degli uomini, un incendio che cade poi verso la terra, come nel terzo anno alla centosettesima Olimpiade, quando il re Filippo sconvolgeva la Grecia
atque ego haec statis temporibus naturae vi, ut cetera, arbitror existere, non, ut plerique, variis de causis, quas ingeniorum acumen excogitat, quippe ingentium malorum fuere praenuntia; sed ea accidisse non quia haec facta sunt arbitror, verum haec ideo facta quia incasura erant illa, raritate autem occultam eorum esse rationem ideoque non, sicut exortus supra dictos defectusque et multa alia, nosci

[98] Cernuntur et stellae cum sole totis diebus, plerumque et circa solis orbem ceu speiceae coronae et versicolores circuli, qualiter Augusto Caesare in prima iuventa urbem intrante post obitum patris ad nomen ingens capessendum; existunt eaedem coronae circa lunam et circa nobilia astra caeloque inhaerentia

circa solem arcus adparuit L

Opimio Q

Fabio cos

, orbis C

Porcio M'

Acilio, circulus rubri coloris L
Pertanto io penso che questi fenomeni accadono in tempi stabiliti per la forza della natura, come gli altri, non, come la maggior parte (pensa), per varie cause, che l'acume delle menti escogita, anzi furono anticipazioni di grandi disgrazie; ma penso che esse avvennero non perché erano accaduti tali fatti, ma tali fatti invece perché stavano per accadere quelli, per la loro rarità poi, (penso) che ci sia una ragione sconosciuta e che perciò non si conoscono il sorgere e le eclissi, come detto sopra, e molte altre cose

[98] Si vedono anche le stelle con il sole per interi giorni, e per lo più anche intorno all'orbita del sole come di una corona di spighe e di un cerchio variopinto, come quando Cesare Augusto ancora nella prima giovinezza entrava in città dopo la morte del padre per assumere il celebre nome

Le stesse corone si trovano intorno alla luna e ai pianeti nobili e che sono inerenti al cielo

Intorno al sole apparve un arco dell'orbe, sotto i consoli L

Opimio e Q

Fabio, C

Porcio e M

Acilio, un cerchio di colore rosso sotto i consoli L
Iulio P

Rutilio cos

Fiunt prodigiosi et longiores solis defectus, qualis occiso dictatore Caesare et Antoniano bello totius paene anni pallore continuo [99] et rursus soles plures simul cernuntur, nec supra ipsum nec infra, sed ex obliquo, numquam iuxta nec contra terram nec noctu, sed aut oriente aut occidente; semel et meridie conspecti in Bosporo produntur, qui ab matutino tempore duraverunt in occasum

trinos soles et antiqui saepius videre, sicut Sp

Postumio Q

Mucio et Q

Marcio M

Porcio et M

Antonio P

Dolabella et M

Lepido L

Planco cos

, et nostra aetas vidit Divo Claudio principe, consulatu eius Cornelio Orfito collega

plures quam tres simul visi ad hoc aevi numquam produntur

Lunae quoque trinae, ut Cn

Domitio C

Fannio consulibus, apparuere

[100] Quod plerisque appellaverunt soles nocturnos, lumen de caelo noctu visum est C
Giulio e P

Rutilio

Avvengono eclissi straordinarie anche più lunghe del sole, come quando fu ucciso il dittatore Cesare e durante la guerra Antoniana per il continuo chiarore di quasi tutto l'anno [99] e vengono visti insieme anche più soli, né sopra o sotto quello, ma in diagonale, mai vicino né di fronte alla terra né di notte, ma o ad oriente o ad occidente

Tramandano essere visti una volta sul Bosforo a mezzogiorno, questi durarono dal mattino al tramonto

Più spesso gli antichi videro tre soli, come sotto i consoli SP

Postumio e Q

Muzio, Q

Marcio e M

Porcio, e M

Antonio e P

Dolabella, M

Lepido e L

Planco, e il nostro tempo lo vide sotto il divino principe Claudio, durante il consolato col suo collega Cornelio Orfito

Non tramandano mai più di tre soli visti insieme fino a quest'epoca

Anche tre lune apparvero, come sotto i consoli Cn

Domizio e G

Fannio

[100] Ciò che per la maggior parte chiamarono soli notturni, fu vista una luce dal cielo di notte sotto i consoli C
Caecilio Cn

Papirio consulibus et saepe alias, ut diei species nocte luceret

Clipeus ardens ab occasu ad ortum scintillans transcucurrit solis occasu L

Valerio C

Mario consulibus

Scintillam visam e stella cadere et augeri terrae adpropinquantem ac, postquam lunae magnitudine facta sit, inluxisse ceu nubilo die, dein, cum in caelum se reciperet, lampadem factam semel umquam proditur Cn

Octavio C

Scribonio consulibus

vidit id Silanus proconsul cum comitatu suo

Fieri videntur et discursus stellarum numquam temere, ut non ex ea parte truces venti cooriantur

[101] Existunt stellae et in mari terrisque
Cecilio e Cn

Papirio e parecchie altre volte, come se una specie di giorno splendesse di notte

Uno scudo ardente passò scintillante da occidente ad oriente al tramonto del sole sotto i consoli L

Valerio e C

Mario

Fu vista cadere da una stella una scintilla e ingrandirsi avvicinandosi alla terra e, dopo che sia diventata della grandezza della luna, aver brillato come in un giorno nuvoloso, poi, ritirandosi verso il cielo, tramutata in una torcia e una volta sola è attestato sotto i consoli Cn

Ottavio e C

Scribonio

Lo vide il proconsole Silano col suo seguito

Si osservano avvenire anche spostamenti di stelle e mai a caso, cosicché da questa parte non soffino forti venti

[101] Spuntano stelle anche in mare e in terra
vidi nocturnis militum vigiliis inhaerere pilis pro vallo fulgorem effigie ea; et antennis navigantium aliisque navium partibus ceu vocali quodam sono insistunt, ut volucres sedem ex sede mutantes, graves, cum solitariae venere, mergentesque navigia et, si in carinae ima deciderint, exurentes, geminae autem salutares et prosperi cursus nuntiae, quarum adventu fugari diram illam ac minacem appellatamque Helenam ferunt et ob id Polluci ac Castori id numen adsignant eosque in mari invocant

hominum quoque capita vespertinis magno praesagio circumfulgent

omnia incerta ratione et in naturae maiestate abdita

[102] Hactenus de mundo ipso sideribusque: nunc reliqua caeli memorabilia

namque et hoc caelum appellavere maiores quod alio nomine aera, omne quod inani simile vitalem hunc spiritum fundit
Ho visto nelle veglie notturne dei soldati attaccarsi alle lance davanti al fossato un luccichio con questa forma; si posano anche sulle antenne dei naviganti e altre parti delle navi come su un certo suono di vocale, come uccelli che passano da sede a sede, minacciose, quando giunsero isolate, e che affondano le imbarcazioni e, che incendiano se saranno cadute nella profondità della carena, a coppie invece favorevoli e annunciatrici di una felice traversata, al cui arrivo dicono che sia messa in fuga quella (luce) crudele e minacciosa e chiamata Elena e per questo attribuiscono a Polluce e Castore tale potere e li invocano sul mare

Risplendono di sera anche intorno alle teste degli uomini con grande presagio

Tutti fenomeni di incerta spiegazione e riposti nel potere della natura

[102] Fino ad ora riguardo al mondo stesso e agli astri: adesso le restanti particolarità del cielo

Infatti gli antenati chiamarono anche questo cielo che con altro nome è aria, tutto quello che simile al vuoto diffonde questo spirito vitale
infra lunam haec sedes multoque inferior, ut animadverto propemodum constare, infinitum ex superiore natura aeris, infinitum terreni halitus miscens utraque sorte confunditur

hinc nubila, tonitrua et alia fulmina, hinc grandines, pruinae, imbres, procellae, turbines, hinc plurima mortalium mala et rerum naturae pugna secum

[103] terrena in caelum tendentia deprimit siderum vis eademque quae sponte non subeant ad se trahit

decidunt imbres, nebulae subeunt, siccantur amnes, ruunt grandines

torrent radii et terram in medium undique inpellunt, iidem infracti resiliunt et quae potuere auferunt secum

vapor ex alto cadit rursusque in altum redit

venti ingruunt inanes iidemque cum rapina remeant

tot animalium haustus spiritum e sublimi trahit, at ille contra nititur, tellusque ut inani caelo spiritum fundit
Questa zona sotto la luna e molto più bassa, come vedo generalmente risultare, mescolando un'infinità di aria dalla natura superiore e un'infinità di esalazioni terrestri è agitata dalla condizione di entrambe

Da qui le nuvole, i tuoni e altri fulmini, da qui grandini, brine, piogge, tempeste, turbini, da qui numerosi mali degli uomini e guerre delle realtà della natura con se stessa

[103] La forza delle stelle comprime le cose terrene che tendono verso il cielo e attira a sè quelle cose che non scendono spontaneamente

Cadono piogge, subentrano nebbie, i fiumi sono prosciugati, precipitano grandini

I raggi bruciano e da ogni parte premono la terra al centro, gli stessi spezzati rimbalzano e portano con sé ciò che poterono

Il caldo scende dall'alto e torna di nuovo in alto

I venti piombano vuoti e gli stessi tornano con preda

Il respiro di tanti esseri viventi attira dall'estrema altezza, ma quello si oppone al contrario, e la terra emette il respiro come a un cielo vuoto
[104] sic ultro citro commeante natura ut tormento aliquo mundi celeritate discordia accenditur

nec stare pugnae licet, sed adsidue rapta convolvitur et circa terram inmenso rerum causas globo ostendit, subinde per nubes caelum aliud obtexens

ventorum hoc regnum

itaque praecipua eorum natura ibi et ferme reliquas complexa eas causas, quoniam tonitruum et fulminum iactus horum violentiae plerique adsignant, quin et ideo lapidibus pluere interim, quia vento sint rapti, et multa similiter

quam ob rem simul plura dicenda sunt

[105] Tempestatum imbriumque quasdam statas esse causas, quasdam vero fortuitas aut adhuc rationis inconpertae, manifestum est

quis enim aestates et hiemes quaeque in temporibus annua vice intelleguntur siderum motu fieri dubitet
[104] Così mentre la natura si muove di qua e di là per la velocità del mondo come per un qualche marchingegno s'accende la discordia

Né è consentito il sostare della battaglia, ma continuamente trascinata è roteata e mostra intorno alla terra in un'immensa sfera le cause delle cose, tessendo subito dopo attraverso le nubi un altro cielo

Questo il regno dei venti

Perciò qui la loro principale natura e comprendente generalmente le rimanenti cause, poiché i più attribuiscono alla forza dei tuoni e dei fulmini i soffi di questi, anzi talora piovere anche pietre, poiché sono trascinate dal vento, e molte cose similmente

Perciò bisogna spiegare molte cose insieme

[105] Delle tempeste e delle piogge è chiaro che ci sono alcune cause stabilite, alcune invece fortuite o di spiegazione ancora oscura

Infatti chi dubita che le estati e gli inverni e ogni cosa annuale che si alterna nei periodi sono condizionati dal movimento delle stelle
ergo ut solis natura temperando intellegitur anno, sic reliquorum quoque siderum propria est cuiusque vis et ad suam cuique naturam fertilis

alia sunt in liquorem soluti umoris fecunda, alia concreti in pruinas aut coacti in nives aut glaciati in grandines, alia flatus, teporis alia aut vaporis, alia roris, alia rigoris

nec vero haec tanta debent existimari, quanta cernuntur, cum esse eorum nullum minus luna tam inmensae altitudinis ratio declaret

[106] igitur in suo quaeque motu naturam suam exercent, quod manifestum Saturni maxime transitus imbribus faciunt

nec meantium modo siderum haec vis est, sed multorum etiam adhaerentium caelo, quotiens errantium accessu inpulsa aut coneiectu radiorum exstimulata sunt, qualiter in suculis sentimus accidere, quas Graeci ob id pluvio nomine appellant
Dunque come è percepita la natura del sole nel regolare l'anno, così anche c'è una forza propria delle rimanenti stelle e di ciascuna ed efficace in base alla propria natura per ognuna

Alcune sono produttrici di umidità sciolta in acqua, altre condensata in brina o riunita in neve o ghiacciata in grandine, altre (produttrici) di brezza, altre di tepore o di vapore, altre di rugiada, altre di freddo

Né certo queste devono essere ritenute così grandi, quanto sono viste, poiché il calcolo di una tale immensa altezza dimostra che nessuna di loro è più piccola della luna

[106] Dunque ciascuna esercita la sua natura nel suo moto, il che soprattutto i passaggi di Saturno con le piogge rendono chiaro

Né questa forza è soltanto delle stelle mobili, ma anche di molte che sono fisse al cielo, ogni volte che sono spinte dall'arrivo di quelle erranti o incitate dall'afflusso di radiazioni, in che modo lo vediamo accadere nelle sucule, che i Greci per questo chiamano con un nome di pioggia
quin et sua sponte quaedam statisque temporibus, ut haedorum exortus

arcturi vero sidus non ferme sine procellosa grandine emergit

[107] Nam caniculae exortu accendi solis vapores quis ignorat

cuius sideris effectus amplissimi in terra sentiuntur: fervent maria exoriente eo, fluctuant in cellis vina, moventur stagna

orygem appellat Aegyptus feram, quam in exortu eius contra stare et contueri tradit ac velut adorare, cum sternuerit

canes quidem toto eo spatio maxime in rabiem agi non est dubium

[108] Quin partibus quoque signorum quorundam sua vis inest, ut autumnali aequinoctio brumaeque, cum tempestatibus confici sidus intellegimus, nec imbribus tantum tempestatibusque, sed multis et corporum et ruris experimentis

adflantur alii sidere, alii commoventur statis temporibus alvo, nervis, capite, mente
Anzi alcune spontaneamente e in tempi regolari, come il sorgere dei capretti

Inoltre la costellazione di Arturo non spunta quasi mai senza una tempesta di grandine

[107] Infatti chi ignora che al levarsi della canicola i vapori del sole vengono accesi

Gli effetti di questa stella sono sentiti molto forti sulla terra: i mari si gonfiano quando questo sorge, i vini ribollono nelle cantine, gli stagni si smuovono

L'Egitto chiama orige la bestia, che tramanda al suo sorgere si ferma di fronte e guarda quasi come ad adorare, dopo che avrà starnutito

Certamente non c'è dubbio che i cani in tutto questo periodo sono soprattutto portati alla rabbia

[108] Inoltre è presente una propria forza anche in parti di certe costellazioni, come nell'equinozio autunnale o dell'inverno, quando dalle tempeste comprendiamo che una costellazione è passato, né soltanto dalle piogge e dalle tempeste, ma dalle molte esperienze dei corpi e della campagna

Alcuni sono influenzati da un astro, altri in determinati periodi sono agitati nel ventre, nei nervi, nel capo, nella mente
olea et populus alba et salices solstitio folia circumagunt

floret ipso brumali die suspensi in tectis arentis herba pulei

[109] rumpuntur intentae spiritu membranae

miretur hoc qui non observet cotidiano experimento, herbam unam, quae vocatur heliotropium, abeuntem solem intueri semper omnibusque horis cum eo verti, vel nubilo obumbrante

iam quidem lunari potestate ostrearum conchyliorumque et concharum omnium corpora augeri ac rursus minui, quin et soricum fibras respondere numero lunae exquisivere diligentiores, minimumque animal, formicam, sentire vires sideris interlunio semper cessantem

[110] quo turpior homini inscitia est fatenti praecipue iumentorum quorundam in oculis morbos cum luna increscere ac minui
L'olivo e il pioppo bianco e il salice girano le foglie al sostizio

Nello stesso giorno d'inverno fiorisce l'erba del puleggio che secca sospesa al soffitto

[109] Vengono rotte le vesciche gonfie di aria

Si stupisce chi non osserva in questo quotodiano esperimento, che una pianta, che è chiamata girasole, guarda sempre il sole che procede e in tutte le ore si gira con lui, anche se fa ombra con le nubi

Inoltre già per il potere della luna i corpi delle ostriche e delle conchiglie e di tutti i molluschi aumentano e di nuovo diminuiscono, anzi quelli più diligenti notarono che i lobi del fegato dei topi corrispondono al numero (delle fasi) della luna, e che l'animale più piccolo, la formica, subisce le forze dell'astro e che resta sempre inattiva nel novilunio

[110] In questo più vergognosa è l'ignoranza per l'uomo che nega soprattutto che le malattie negli occhi di alcuni animali da tiro aumentano e si attenuano con la luna
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