Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 02, Paragrafi 01-13

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia: Libro 02, Paragrafi 01-13

Cultura. Lunedi, 09 Ottobre 2017. visite: giorni 15 Classifica 4.7 %

Latino: dall'autore Plinio il Vecchio, opera Naturalis Historia parte Libro 02, Paragrafi 01-13

[1] Mundum et hoc quodcumque nomine alio caelum appellare libuit, cuius circumflexu degunt cuncta, numen esse credi par est, aeternum, inmensum, neque genitum neque interiturum umquam [1] Il mondo e tutto questo che con altro nome piacque chiamare cielo, nella cui curvatura si raccolgono tutte le cose, è giusto che risulti essere creduto un nume, eterno, immenso, né generato né mai che morirà
huius extera indagare nec interest hominum nec capit humane coniectura mentis Indagare le cose esterne di questo non è interesse degli uomini né la congettura della mente umana ci riesce
[2] sacer est, aeternus, immensus, totus in toto, immo vero ipse totum, infinitus ac finito similis, omnium rerum certus et similis incerto, extra intra cuncta conplexus in se, idemque rerum naturae opus et rerum ipsa natura [2] E' sacro, eterno, immenso, tutto nel tutto, anzi (è) lo stesso tutto, infinito e simile al finito, determinato di tutte le cose e simile all'indeterminato, che racchiude in sé tutte le cose dentro e fuori, e insieme opera delle realtà della natura e natura stessa delle cose
[3] furor est mensuram eius animo quosdam agitasse atque prodere ausos, alios rursus occasione hinc consumpta aut hic data innumerabiles tradidisse mundos, ut totidem rerum naturas credi oporteret aut, si una omnes incubaret, totidem tamen soles totidemque lunas et cetera etiam in uno et inmensa et innumerabilia sidera, quasi non eaedem quaestiones semper in termino cogitationi sint occursurae desiderio finis alicuius aut, si haec infinitas naturae omnium artifici possit adsignari, non idem illud in uno facilius sit intellegi, tanto praesertim opere [3] E' pazzia che alcuni abbiano immaginato la sua estensione e abbiano osato divulgare, che altri preso spunto di nuovo da qui o qui riferita abbiano tramandato innumerevoli mondi, affinchè fosse necessario che altrettante nature delle realtà fossero credute o, se una racchiudesse tutte, tuttavia altrettanti soli e altrettante lune e tutti gli altri astri immensi e innumerevoli anche in uno solo, come se gli stessi problemi non sempre stiano, in conclusione, per presentarsi alla riflessione per desiderio di qualche limite o, se questa infinità possa essere attribuita alla natura artefice di tutte le cose, non sia più facile che proprio quel (concetto) sia compreso in un singolo caso, soprattutto in tanta opera
[4] furor est profecto, furor egredi ex eo et, tamquam interna eius cuncta plane iam nota sint, ita scrutari extera, quasi vero mensuram ullius rei possit agere qui sui nesciat, aut mens hominis videre quae mundus ipse non capiat [4] Certo è pazzia, pazzia di uscire da esso e, quasi che tutte le sue cose all'interno siano già chiaramente note, così che siano scrutate le esterne, come se in verità chi è ignaro del suo, possa tracciare la misura di qualcosa, o la mente dell'uomo a vedere quelle cose che il mondo stesso non racchiude
[5] Formam eius in speciem orbis absoluti globatam esse nomen in primis et consensus in eo mortalium orbem appellantium, sed et argumenta rerum docent, non solum quia talis figura omnibus sui partibus vergit in sese ac sibi ipsa toleranda est seque includit et continet nullarum egens compagium nec finem aut initium ullis sui partibus sentiens, nec quia ad motum, quo subinde verti mox adparebit, talis aptissima est, sed oculorum quoque probatione, quod convexu mediusque quacumque cernatur, cum id accidere in alia non possit figura [5] Che la sua forma sia rotonda come di una sfera perfetta lo insegnano innanzitutto il nome e il consenso in ciò dei mortali che lo chiamano globo, ma anche gli indizi delle cose, non solo perché tale figura converge in se stessa in tutte le sue parti e deve sostenersi da sé e si racchiude e si compatta senza bisogno di nessuna impalcatura né avvertendo fine o inizio di alcuna delle sue parti, non perché tale figura è la più adatta al movimento, come pertanto presto sembrerà essere considerato, ma anche con la conferma degli occhi, poiché da qualsiasi parte si percepisce con una curvatura e al centro, non potendo ciò accadere in un'altra figura
[6] Hanc ergo formam eius aeterno et inrequieto ambitu, inenarrabili celeritate, viginti quattuor horarum spatio circumagi solis exortus et occasus haut dubium reliquere [6] Il sorgere e il tramonto del sole non lasciano dubbio dunque che questa sua forma giri su se stessa con giro eterno ed instancabile, con incredibile velocità, nello spazio di ventiquattro ore
an sit inmensus et ideo sensum aurium excedens tantae molis rotatae vertigine adsidua sonitus, non equidem facile dixerim, non, Hercule, magis quam circumactorum simul tinnitus siderum suosque volventium orbes an dulcis quidam et incredibili suavitate concentus Che sia immenso e perciò eccedente la sensibilità delle orecchie il suono di tanta mole ruotante con rotazione continua, non saprei dirlo certo facilmente, neppure, per Ercole, più che se il risuonare delle stelle che sono trasportate insieme e che descrivono le loro orbite sia un'armonia dolce e d'incredibile soavità
nobis qui intus agimus iuxta diebus noctibusque tacitus labitur mundus Per noi che viviamo all'interno il mondo scorre silenzioso ugualmente di giorno e di notte
[7] esse innumeras ei effigies animalium rerumque cunctarum inpressas nec, ut in volucrum notamus ovis, levitate continua lubricum corpus, quod clarissimi auctores dixere, terrenorum argumentis indicatur, quoniam inde deciduis rerum omnium seminibus innumerae, in mari praecipue ac plerumque confusis monstrificae, gignantur effigies, praeterea visus probatione, alibi ursi, tauri alibi, alibi litterae figura, candidiore medio per verticem circulo [7] Che ci siano innumerevoli figure di animali e di ogni cosa incise su esso, né come vediamo nelle uova di uccello, un corpo scivoloso con una levigatura uniforme, cosa che famosissimi autori affermarono, è indicato dalle argomentazioni degli uomini, poiché infatti dai semi caduti di tutte le cose si sono generate innumerevoli forme, soprattutto nel mare e per lo più mostruose perché mescolatesi, inoltre con la conferma dell'osservazione, qui gli orsi, lì i tori, lì la forma di una lettera, con un cerchio più luminoso al centro attraverso il vertice

Adesso mi sento...