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Oligopolio e antitrust: tesina

Oligopolio e antitrust: tesina

Un ulteriore fattore che riduce la capacità di colludere delle imprese è il pericolo di finire nel mirino delle agenzie che tutelano la concorrenza (autorità antitrust)

Uno dei principali obiettivi dell’autorità antitrust è quello di impedire gli effetti negativi che possono derivare dal potere di mercato di imprese dominanti.    Vengono quindi perseguiti quei comportamenti che possono determinare una situazione di monopolio, quali prezzi predatori per favorire l’uscita ed impedire l’entrata, la discriminazione dei prezzi, pratiche monopolistiche.
In realtà ciò che dovrebbe essere proibito è l’azione volta ad ottenere una posizione di monopolio non il monopolio in sé che se è il risultato di una superiore efficienza è legittimo, anche se deve essere regolamentato. La difficoltà è proprio quella di distinguere situazioni in cui l’impresa è dominante grazie ad una superiore efficienza da quelle in cui questo risultato è stato ottenuto grazie a politiche anticoncorrenziali.
Una delle pratiche che ha dato luogo a maggior dibattito è quella dei prezzi predatori. Come per le imprese è complicato determinare dal prezzo di mercato se qualcuno sta tradendo l’accordo lo stesso vale per le autorità antitrust, in particolare si presenta difficile distinguere politiche di prezzi predatori (finalizzate ad eliminare la concorrenza e quindi a generare perdita di benessere per il consumatore) da politiche di prezzi derivanti da una superiore efficienza e, più in generale, prezzi di concorrenza (che invece implicano un aumento del benessere per il consumatore). Ad esempio un’impresa può sostenere di fissare prezzi bassi in quanto ritiene che otterrà un vantaggio strategico come semplice effetto dell’apprendimento, mentre la sua rivale potrà invece sostenere che essa sta attuando una politica predatoria. In realtà visto che i due effetti non sono distinguibili è difficile accusare un’impresa di prezzi predatori. Inoltre in presenza di una curva di apprendimento può risultare difficile per un’autorità antitrust non perfettamente informata distinguere fra prezzi competitivi e prezzi predatori.
Un altro caso in cui un prezzo inferiore al costo marginale non è un indice di comportamento predatorio è quello di un’impresa multiprodotto che può vendere in modo permanente un prodotto subendo una perdita, se facendo ciò può accrescere il rendimento su altri prodotti o può ridurre la variabilità del flusso dei profitti attesi, così da accrescere il valore dell’impresa.
Per individuare un comportamento predatorio è necessario, oltre all’analisi del rapporto prezzo-costo, esaminare altri elementi quali la documentazione di intenti anticompetitivi, la dinamica delle quantità e dei prezzi nel tempo, l’analisi della condotta delle altre imprese presenti sul mercato, l’analisi della domanda relativa ai mercati interessati, ecc.
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