Ode di Giuseppe Parini: La scoperta dell’uguaglianza

Ode di Giuseppe Parini: La scoperta dell’uguaglianza

Personaggi

Il brano è stato scritto intorno al 1757 ed è stato pubblicato postumo

quest’ultimo nel 1754 aveva pubblicato L’origine della disuguaglianza, probabilmente Parini ne avrà preso spunto. I protagonisti sono due morti, un nobile ed un poeta che per caso si trovano sepolti nella stessa tomba. Di fronte alle parole del nobile, il poeta prova sdegno e, con evidente sarcasmo e poi con una forte valenza pedagogica, porta il nobile a scoprire i valori autentici contro i pregiudizi della mentalità nobiliare. E infatti la mentalità del nobile si basa su pregiudizi e non su dati di fatto. Il poeta dice che la causa di questa mentalità non è dell’individuo in sé, del nobile, ma di tutta la società che lo circonda, lo osanna, lo adula: questo per un tornaconto.




Nelle prime battute del dialogo vi è un tono divertente, che ci fa sorridere, mentre dopo, a partire dalla 11^ battuta, il nobile ammette la propria sconfitta e ammette come false le proprie credenze. Il poeta celebra la verità. Nell’ultima parte vi è un monologo morale, dove vi è un linguaggio fatto da un lessico e uno stile più elevati.




In questo brano possiamo capire la tendenza di Parini: la sua, è una poesia etico-civile, perché è convinto che gli intellettuali debbano imparare ad essere dei buoni maestri. Nel dialogo tra il nobile ed il poeta, è quest’ultimo a condurre il gioco, nonostante l’iniziale arroganza del primo, che apostrofa il poeta con ogni sorta di offesa: mascalzone, miserabile, poltrone, meschinaccio… Il poeta, invece, si rivolge rispettosamente al nobile (Signore, Eccellenza, Vostra Eccellenza), con il suo ragionare sereno.