Nepote, Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium: Parte 03

Nepote, Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium: Parte 03

Latino: dall'autore Nepote, opera Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium parte Parte 03

Postquam Corinthum pervenit Dion et eodem perfugit Heraclides ab eodem expulsus Dionysio, qui praefectus fuerat equitum, omni ratione bellum comparare coeperunt

Sed non multum proficiebant, quod multorum annorum tyrannis magnarum opum putabatur Quam ob causam pauci ad societatem periculi perducebantur

Sed Dion, fretus non tam suis copiis quam odio tyranni, maximo animo duabus onerariis navibus quinquaginta annorum imperium, munitum quingentis longis navibus, decem equitum centumque peditum milibus, profectus oppugnatum quod omnibus gentibus admirabile est visum, adeo facile perculit, ut post diem tertium, quam Siciliam attigerat, Syracusas introierit

Ex quo intellegi potest nullum esse imperium tutum nisi benevolentia munitum
Dopo che Dione fu giunto a Corinto e si fu rifugiato colà, parimenti cacciato da Dionigi, anche Eraclide che era stato prefetto della cavalleria, cominciarono a preparare la guerra con tutti i mezzi

Ma non facevano molti progressi, perché una tirannide di molti anni veniva ritenuta molto potente; per la qual cosa pochi si lasciavano convincere ad una alleanza pericolosa

Ma Dione, fidando non tanto nelle sue truppe quanto nell'odio contro il tiranno, con grande ardimento, partì con due navi da guerra all'attacco di un potere che durava da cinquant'anni, forte di cinquecento navi da guerra, diecimila cavalieri e centomila fanti e, impresa che a tutti i popoli parve strabiliante, lo abbatté con tanta facilità, che entrò in Siracusa appena tre giorni dopo che aveva toccato la Sicilia

Dal che si può capire che non vi può essere potere sicuro se non protetto dalla benevolenza
Eo tempore aberat Dionysius et in Italia classem opperiebatur adversariorum, ratus neminem sine magnis copiis ad se venturum

Quae res eum fefellit

Nam Dion iis ipsis, qui sub adversarii fuerant potestate, regios spiritus repressit totiusque eius partis Siciliae potitus est, quae sub Dionysii fuerat potestate, parique modo urbis Syracusarum praeter arcem et insulam adiunctam oppido, eoque rem perduxit, ut talibus pactionibus pacem tyrannus facere vellet: Siciliam Dion obtineret, Italiam Dionysius, Syracusas Apollocrates, cui maximam fidem uni habebat Dionysius

Has tam prosperas tamque inopinatas res consecuta est subita commutatio, quod fortuna sua mobilitate, quem paulo ante extulerat, demergere est adorta

Primum in filio, de quo commemoravi supra, suam vim exercuit
In quel tempo Dionigi era assente ed attendeva in Italia la flotta degli avversari, ritenendo che nessuno sarebbe andato contro di lui senza un grande esercito

nel che si sbagliò

Dione infatti, per mezzo di quegli stessi che erano stati sotto il potere dell'avversario, represse la baldanza del re e sì impadronì di tutta quella parte della Sicilia, che era stata sotto il potere di Dionigi e allo stesso modo della città di Siracusa, eccetto la rocca e l'isola congiunta alla città e condusse tanto avanti l'impresa che il tiranno accettò la pace a queste condizioni: che Dione si tenesse la Sicilia, Dionigi FItafia, Apollòcrate, il solo in cui Dionigi riponeva la massima fiducia, Siracusa

A questi avvenimenti tanto prosperi e tanto inaspettati segui un improvviso mutamento, perché la fortuna con la sua mutevolezza si accinse ad abbattere chi aveva poco prima innalzato

Prima esercitò il suo potere dispotico sul figlio, di cui ho parlato sopra
Nam cum uxorem reduxisset, quae alii fuerat tradita filiumque vellet revocare ad virtutem a perdita luxuria, accepit gravissimum parens vulnus morte filii

Deinde orta dissensio est inter eum et Heraclidem; qui, quod ei principatum non concedebat, factionem comparavit

Neque is minus valebat apud optimates, quorum consensu praeerat classi, cum Dion exercitum pedestrem teneret

Non tulit hoc animo aequo Dion et versum illum Homeri rettulit ex secunda rhapsodia, in quo haec sententia est: non posse bene geri rem publicam multorum imperiis

Quod dictum magna invidia consecuta est

Namque aperuisse videbatur omnia in sua potestate esse velle

Hanc ille non lenire obsequio, sed acerbitate opprimere studuit Heraclidemque, cum Syracusas venisset, interficiundum curavit
Infatti, avendo ripreso la moglie che era stata assegnata ad un altro e volendo richiamare il figlio alla virtù dalla sfrenata lussuria, ebbe come padre una ferita gravissima dalla morte del figlio

Poi scoppiò il dissenso tra lui ed Eraclide, il quale, perché non voleva riconoscere il primato a Dione, costituì un suo partito

Questi del resto godeva di un discreto prestigio presso gli ottimati, con l'appoggio dei quali aveva il comando della flotta, mentre Dione aveva ai suoi ordini l'esercito di terra

Non accolse di buon animo Dione questo atteggiamento e citò quel verso di Omero del secondo canto in cui si afferma che non può essere ben governato uno Stato quando è sotto il potere di molti

La citazione provocò un grande risentimento

aveva infatti indicato chiaramente che voleva che tutto il potere fosse nelle sue mani

Egli non cercò di attenuare tale sentimento con le buone maniere ma di reprimerlo con l'asprezza e una volta che Eraclide si recò a Siracusa lo fece uccidere
Quod factum omnibus maximum timorem iniecit: nemo enim illo interfecto se tutum putabat

Ille autem adversario remoto licentius eorum bona, quos sciebat adversus se sensisse, militibus dispertivit

Quibus divisis, cum cotidiani maximi fierent sumptus, celeriter pecunia deesse coepit; neque, quo manus porrigeret, suppetebat nisi in amicorum possessiones

Id eiusmodi erat, ut, cum milites reconciliasset, amitteret optimates

Quarum rerum cura frangebatur et insuetus male audiendi non animo aequo ferebat de se ab iis male existimari, quorum paulo ante in caelum fuerat elatus laudibus

Vulgus autem offensa in eum militum voluntate liberius loquebatur et tyrannum non ferendum dictitabat
Questo fatto suscitò in tutti un grandissimo timore: infatti nessuno si considerava al sicuro dopo che fu ucciso

Invece quello, eliminato l'avversario, distribuì arrogantemente tra i soldati i beni di coloro che sapeva essere a lui ostili

Distribuiti questi beni, giacchè le spese quotidiane divenivano ingentissime, cominciò rapidamente a scarseggiare di denaro; e non c'erano abbastanza ricchezze su cui mettere mano se non nelle proprietà degli amici

Questo modo di agire era tale da riconciliarlo con i soldati e fargli perdere il favore degli ottimati

Era abbattuto da queste preoccupazioni e, non avvezzo a sentir parlar male di sè, non sopportava di essere mal giudicato da quelli che con le loro lodi poco prima lo avevano portato al cielo

La plebe, irritata dall'atteggiamento ostile dei soldati nei suoi confronti, parlava piu' liberamente e ripeteva spesso che non si doveva sopportare il tiranno
Haec ille intuens cum, quemadmodum sedaret, nesciret et, quorsum evaderent, timeret, Callicrates quidam, civis Atheniensis, qui simul cum eo ex Peloponneso in Siciliam venerat, homo et callidus et ad fraudem acutus, sine ulla religione ac fide, adit ad Dionem et ait

eum magno in periculo esse propter offensionem populi et odium militum, quod nullo modo evitare posset, nisi alicui suorum negotium daret, qui se simularet illi inimicum Quem si invenisset idoneum, facile omnium animos cogniturum adversariosque sublaturum, quod inimici eius dissidenti suos sensus aperturi forent

Tali consilio probato excepit has partes ipse Callicrates et se armat imprudentia Dionis; ad eum interficiundum socios conquirit, adversarios eius convenit, coniuratione confirmat
Egli vedeva questo malcontento, ma non sapeva come porvi rimedio e aveva timore della piega che potevano prendere le cose Si presenta allora a Dione, un certo Callícrate, cittadino di Atene, che era venuto in Sicilia insieme con lui dal Peloponneso, uomo astuto e pronto alla frode, senza scrupoli e senza fede e gli dice

che lui era in grande pericolo e per il malcontento del popolo e per il risentimento contro i soldati e non poteva in alcun modo evitarlo se non dando a qualcuno dei suoi l'incarico di fingersi suo nemico personale; se avesse trovato la persona adatta, avrebbe facilmente conosciuto gli animi di tutti ed avrebbe tolto di mezzo gli avversari, dato che i suoi nemici si sarebbero confidati con un oppositore

Accolto un tale consiglio, assunse questo incarico lo stesso Callícrate e si fa forte della stoltezza di Dione; raccoglie alleati per ucciderlo, si abbocca con i suoi avversari e li vincola a sé con un giuramento
Res, multis consciis quae gereretur, elata defertur ad Aristomachen, sororem Dionis, uxoremque Areten

Illae timore perterritae conveniunt, cuius de periculo timebant

At ille negat a Callicrate fieri sibi insidias, sed illa, quae agerentur, fieri praecepto suo

Mulieres nihilo setius Callicratem in aedem Proserpinae deducunt ac iurare cogunt nihil ab illo periculi fore Dioni

Ille hac religione non modo non est deterritus, sed ad maturandum concitatus est, verens, ne prius consilium aperiretur suum quam conata perfecisset

Hac mente proximo die festo, cum a conventu se remotum Dion domi teneret atque in conclavi edito recubuisset, consciis facinoris loca munitiora oppidi tradit, domum custodiis saepit, a foribus qui non discedant, certos praeficit
La trama scoperta, dato che si tesseva con molti complici, scoperta viene riferita ad Aristomache, sorella di Dione, ed alla moglie Arete

Quelle terrorizzate, si recano da lui, timorose del pericolo che correva

Ma quello nega che si preparino insidie contro di sé da Callícrate: quanto si stava tramando era fatto per suo ordine

Le donne, ciononostante, trascinano Cafficrate nel tempio di Prosèrpina e gli fanno giurare che Dione non avrebbe corso alcun pericolo da parte sua

Quello non solo non si lasciò spaventare dal giuramento ma si senti spinto ad accelerare la cosa, temendo che il suo disegno venisse scoperto prima che avesse portato a termine l'operazione

Con questo piano, nel successivo giorno di festa, mentre Dione si teneva in casa lontano dalla folla ed era andato a dormire nella camera alta, egli affida ai congiurati i punti meglio difesi della città, circonda la casa di guardie, vi mette a capo persone fidate che non si allontanino dalle porte
navem triremem armatis ornat Philostratoque, fratri suo, tradit eamque in portu agitari iubet, ut si exercere remiges vellet, cogitans, si forte consiliis obstitisset fortuna, ut haberet, qua fugeret ad salutem

Suorum autem e numero Zacynthios adulescentes quosdam eligit, cum audacissimos tum viribus maximis, hisque dat negotium, ad Dionem eant inermes, sic ut conveniendi eius gratia viderentur venire

Hi propter notitiam sunt intromissi

At illi, ut limen eius intrarant, foribus obseratis in lecto cubantem invadunt, colligant: fit strepitus, adeo ut exaudiri possit foris

Hic autem, sicut ante saepe dictum est, quam invisa sit singularis potentia et miseranda vita, qui se metui quam amari malunt, cuivis facile intellecta fuit
arma una trireme di soldati e la affida al fratello Filostrato e ordina che faccia manovre nel porto, come se volesse esercitare i rematori, pensando, nel caso che la fortuna avesse ostacolato i suoi disegni, di che avere con cui cercare scampo

Dal numero dei suoi sceglie poi alcuni ragazzi di Zacinto, audacissimi e fortissimi e dà loro l'incarico di andare disarmati da Dione, in modo da sembrare che si recassero da lui per un abboccamento

Questi erano conosciuti e furono fatti entrare

Ma non appena ebbero varcato la soglia, sbarrate le porte, lo assalgono mentre dorme sul letto; lo legano; si fa uno schiamazzo così forte che si poteva sentire da fuori

Qui, come si è detto spesso prima, ognuno poté facilmente capire quanto sia malvisto il potere dì uno solo e quanto degna di compassione la vita di quelli che preferiscono essere temuti piuttosto che amati
Namque illi ipsi custodes, si prompta fuissent voluntate, foribus effractis servare eum potuissent, quod illi inermes telum foris flagitantes vivum tenebant

Cui cum succurreret nemo, Lyco quidam Syracusanus per fenestras gladium dedit, quo Dion interfectus est

Confecta caede, cum multitudo visendi gratia introisset, nonnulli ab insciis pro noxiis conciduntur

Nam celeri rumore dilato, Dioni vim allatam, multi concurrerant, quibus tale facinus displicebat Hi falsa suspicione ducti immerentes ut sceleratos occidunt

Huius de morte ut palam factum est, mirabiliter vulgi mutata est voluntas Nam qui vivum eum tyrannum vocitarant, eidem liberatorem patriae tyrannique expulsorem praedicabant
Quelle stesse guardie, se la loro volontà fosse stata ben disposta, forzando le porte avrebbero potuto salvarlo, poiché quelli che lo reggevano vivo erano disarmati e chiedevano insistentemente un'arma da fuori

Ma poiché nessuno gli veniva in soccorso, un certo Licone Siracusano fece passare attraverso le finestre una spada con la quale Dione fu ucciso

Compiuta l'uccisione, la folla entrò per vedere ed alcuni vennero uccisi, da chi era all'oscuro della congiura, come colpevoli

Infatti, sparsasi rapidamente la notizia che era stato fatto un attentato a Dione, erano accorsi molti ai quali tale delitto dispiaceva, e questi, spinti da falsi sospetti, uccidono degli innocenti come autori del misfatto

Quando fu resa pubblica la sua morte, mirabilmente cambiò all'improvviso l'atteggiamento del volgo: quegli stessi che vivo l'avevano chiamato tiranno, ora lo celebravano come colui che aveva liberato la patria e cacciato il tiranno
Sic subito misericordia odio successerat, ut eum suo sanguine ab Acherunte, si possent, cuperent redimere

Itaque in urbe celeberrimo loco, elatus publice, sepulcri monumento donatus est

Diem obiit circiter annos LV natus, quartum post annum, quam ex Peloponneso in Siciliam redierat

EPAMINONDAS, Polymnidis filius Thebanus

De hoc priusquam scribimus, haec praecipienda videntur lectoribus, ne alienos mores ad suos referant neve ea, quae ipsis leviora sunt, pari modo apud ceteros fuisse arbitrentur

Scimus enim musicen nostris moribus abesse a principis persona, saltare vero etiam in vitiis poni; quae omnia apud Graecos et grata et laude digna ducuntur

Cum autem exprimere imaginem consuetudinis atque vitae velimus Epaminondae, nihil videmur debere praetermittere, quod pertineat ad eam declarandam
Così repentinamente all'odio subentrò la compassione che, se avessero potuto, lo avrebbero riscattato col loro sangue dall'Acheronte

E così, gli fu celebrato un funerale a spese dello Stato ed ebbe un monumento nel punto più frequentato della Città

Morì a circa cinquantacinque anni di età, tre anni dopo che dal Peloponneso

Epaminonda, figlio di Polirmuide, Tebano

Prima che scriviamo di lui, sembra opportuno consigliare i lettori di non ricondurre gli altrui costumi ai propri e di non credere che quello che per loro è di poco valore allo stesso modo sia giudicato presso gli altri

Sappiamo infatti che la musica non si addice alla figura del principe secondo i nostri costumi e che la danza poi sia annoverata tra i vizi; tutte queste cose, invece, presso i Greci sono considerate gradevoli e degne di lode

E giacchè vogliamo descrivere le abitudini e la vita di Epaminonda, ci sembra di non dover omettere nulla che miri a descriverla
Quare dicemus primum de genere eius, deinde, quibus disciplinis et a quibus sit eruditus; tum de moribus ingeniique facultatibus, et si qua alia memoria digna erunt; postremo de rebus gestis, quae a plurimis animi anteponuntur virtutibus

Natus est igitur patre, quo diximus, genere honesto, pauper iam a maioribus relictus, eruditus autem sic ut nemo Thebanus magis

Nam et citharizare et cantare ad chordarum sonum doctus est a Dionysio, qui non minore fuit in musicis gloria quam Damon aut Lamprus, quorum pervulgata sunt nomina; cantare tibiis ab Olympiodoro, saltare a Calliphrone
Perciò parleremo in primo luogo della sua stirpe, poi in quali discipline e da chi sia stato istruito; quindi dei costumi e delle abilità dell'ingegno e delle altre qualità, se ce ne saranno altre degne di essere ricordate; infine delle imprese, che da molti sono anteposte al valore dell' animo

Nato dunque dal padre che abbiamo detto, di nobile stirpe, già dai suoi antenati fu lasciato povero, ma tanto istruito che nessun Tebano lo fu di più

Infatti gli insegnò a suonare la cetra e cantare al suono della lira Dionisio, che nella musica non fu meno illustre di Damone o di Lampro i cui nomi sono assai noti; a suonare il flauto, Olimpiodoro e a danzare, Callifrone