La storia narra che Pia sia stata uccisa dal marito che la fece precipitare dal balcone del suo castello della Pietra, in Maremma. Altre fonti indicano invece come causa del decesso la malaria contratta durante il periodo di prigionia. La ragione di questo delitto è stata, secondo alcuni cronisti, la punizione per una infedeltà compiuta dalla donna, secondo altri, la volontà di Nello di passare a seconde nozze. Dante la include nel secondo balzo dell'antiPurgatorio, tra le anime di coloro che hanno subito una morte violenta e che si sono pentite poco prima del loro trapasso terreno.
La triste storia di Pia conosce una straordinaria fortuna nelle arti figurative dell'800, specie a partire dal 1822 con la pubblicazione a Firenze de "La Pia del patriota Pistoiese Bartolomeo Sestini", poemetto in ottave, dove il racconto dantesco è integrato con suggestioni tratte dall'Otello di Shakespeare. Sestini accoglie la versione della gelosia per il presunto tradimento di Pia, alimentato della calunnia di Ghino, amico fraterno di Lello, il quale essendo stato respinto dalla nobildonna, si vendica raccontando al marito gli incontri segreti con uno spasimante.
Proprio a questa interpretazione melodrammatica dell'episodio dantesco si è ispirato Pio Fedi nel comporre nel 1846 il modello del gruppo scultoreo in esame, la cui versione in marmo è commissionata nello stesso anno dal Granduca Leopoldo II








