Pure il Granduca di Toscana Leopoldo II ne rimane colpito, tanto da utilizzarlo nel 1851 come strumento di propaganda per favorire la bonifica proprio dei luoghi serviti da scenario per l'infelice sestino dell'eroina dantesca. In uno dei suoi tanti sopralluoghi in queste zone, il Granduca conduce con sé il pittore livornese Enrico Pollastrini al fine di ispirarlo nella realizzazione di una grande tela dedicata alla tragedia di Pia, che gli ha nel frattempo commissionato. Da questo viaggio l'artista decide di evocare la scena conclusiva del dramma, quando Nello venuto a conoscenza delle calunnie nei confronti della moglie, corre al suo castello maremmano dove l'ha isolata, nel tentativo di salvarla dalla morte che lui stesso ha concertato per lei.
Nello giunge però a dramma compiuto, e davanti al cadavere della donna, in un momento di disperazione tenta di gettarsi nell'avello, trattenuto con forza da un monaco e da un contadino.
Vinto dal dolore e dal rimorso, Nello cede dunque alla disperazione e si proietta in avanti nell'atto di toccare il corpo pietosamente composto della moglie defunta. A dominare la scena è il silenzio. I personaggi sono bloccati in atteggiamenti statuari, carichi di significati narrativi.








