Naturalismo e Verismo: differenze

Naturalismo e Verismo: differenze

Il termine - La parola “naturalismo” comparve per la prima volta in un saggio di Taine riguardo a Balzac (individuato come il maestro della narrativa moderna)

In questo saggio Taine formulò il romanzo naturalista, che era "lo studio dei comportamenti umani".

Taine riprese dal positivismo l'idea secondo cui gli individui sono determinati da tre fattori: le leggi di razza e l'ereditarietà, l'ambiente sociale e il momento storico.

I due precursori. I fratelli Goncourt - I fratelli Goncourt scrissero "Germinia Lacerteux", che definirono un "romanzo vero", ossia un romanzo scritto con scrupolo scientifico come se fosse un "caso clinico".

Germinia era la loro domestica, che durante il giorno viveva una vita irreprensibile.

Tuttavia, alla sua morte, i due fratelli scoprirono che durante la notte la sua vita era completamente diversa: con questo romanzo vogliono dimostrare che i 3 fattori non potevano non portare a questa conclusione, a questo "caso clinico".

La prefazione di quest'opera è molto importante, in quanto sottolinea che il romanzo ha un obiettivo alto, ossia quello di analizzare le classi sociali dalle più basse alle più alte (le classi più basse sono più semplici da indagare, in quanto sono persone più semplici ed i loro moventi sono più scoperti, non sono capaci di mascherare; al contrario è più difficile indagare gli uomini più colti). Questo concetto sarà poi ripreso da Verga.

Emile Zola. Si autoproclamò "scrittore naturalista" quando nel 1867 pubblicò "Teresa Raquin".

Si tratta della storia di una donna sposata, Teresa, che ha una relazione con un amico; con lui uccide il proprio marito Camillo e poi i due raccontano tutto alla madre di Camillo, tuttavia essa è muta e paralitica.

L'ambizione degli scrittori naturalisti (e poi dei veristi) fu quella di scrivere un ciclo di romanzi per osservare un fenomeno nel suo divenire.

In quest'ambito, un'opera importante è il "Ciclo dei Rougon Macquart" (20, i più importanti sono "Nana" e "L'ammazzatoio"), che segue le vicende di un'intera famiglia, studiando i tratti delle leggi della razza e dell'ereditarietà con scrupolo scientifico.

I naturalisti si riunivano a Medane (casa di Zola), dove scrissero 6 racconti "Sei documenti umani", che costituiscono la testimonianza di come funzionano le leggi della razza e dell'ereditarietà.

Zola pubblicò anche un saggio di letteratura dal titolo "Il romanzo sperimentale":

1.    Rifiuto della narrativa romantica.

2.    Rifiuto del ricorso alla fantasia creatrice, sostituita dall'analisi rigorosa del fatto (al genio creatore si sostituisce un medico che analizza l'uomo e coglie le leggi biologiche senza scrupoli spirituali - tare genetiche, delinquenza…).

3.    Affermazione del metodo dell'impersonalità: il narratore non interviene.

4.    Rifiuto del bello come paradigma assoluto (già nel romanticismo con scapigliature), in quanto nella realtà esiste anche il brutto: non si tratta solamente di "democrazia" estetica, ma anche di una dilatazione del principio di morale.

5.    Narrazione basata su osservazione e sperimentazione: il naturalista guarda alla realtà e vuole scoprire le leggi che sottostanno ad essa, il romanzo è un caso clinico.