- Morivano di febbre, tifo petecchiale, vaiolo, convulsioni, spasimi, vermi, morbi dovuti all'igiene approssimativa, all'assenza di antibiotici, di fognature, di insetticidi.
- Morivano anche per incidenti domestici, cadendo nel camino o in un rio, o in seguito a incidenti da strada: cadendo da una finestra mentre assistevano alla corsa dei tori di San Felice, oppure morsicati da un cane o da un porco
- Morivano anche soffocati e strangolati dalle loro madri, che li gettavano appena nati sotto i ponti, nei canali, nei pozzi e nella spazzatura. I genitori li piangevano, ma con uno stoicismo oggi quasi inconcepibile.
Forse Jacomo e Faustina persero anche altri bambini. In un matrimonio fecondo, e il loro lo fu, le giovani spose veneziane della borghesia e dell'aristocrazia - che davano ad allattare i bambini a balia e restavano perciò subito incinte - partorivano un figlio all'anno, almeno nei primi dieci anni di matrimonio. I primi due, Dominico e Marco, nacquero a quindici mesi l'uno dall'altro, ma gli altri figli sopravvissuti di Jacomo e Faustina - con l'eccezione di Zuan Battista e Ottavio, venuti al mondo in rapida successione - risultano nati a intervalli di tre anni.
Forse tra Gierolima e Zuan Battista e fra Ottavio e Lucrezia vi furono altri bambini che morirono al momento del parto o nei primi mesi di vita. Ma solo di Ottavio possiamo ricostruire la storia. Ottavio era nato nel 1568. Dunque era il quarto maschio di Tintoretto e, per quanto ne sappiamo, l'ultimo. Il cucciolo di casa, insomma. Si ammalò di febbre il 10 aprile. I Provveditori alla Sanità registrarono la sua morte nel libro dei Necrologi








