È potente, enigmatica, immersa in un contesto carico di ambiguità. La scena che ci troviamo davanti, infatti, non rappresenta un momento narrativo preciso del poema, ma una visione simbolica che mescola suggestioni magiche e misteri esoterici.
Melissa è al centro della composizione, veste un turbante che le conferisce un aspetto esotico ed è coperta da un drappo sontuoso, dorato e rosso, che la identifica come donna sapiente, signora della natura e delle forze arcane. È seduta al centro di un cerchio su cui compaiono dei segni ambigui, sorta di formule magiche che ritornano sulla tavola che tiene in mano. È immersa nella natura, ma al contempo ne risulta separata, come se avesse costruito un ambiente protetto dall'esterno dove può ordire i suoi sortilegi. Sul ciglio di questo confine è accesa una fiamma, alla quale Melissa attinge con una torcia.
Un cane grigio si trova seduto vicino a lei. Il suo sguardo fisso, attento, quasi umano, lo rende qualcosa di più di un semplice animale da compagnia. La sua postura e la sua espressione suggeriscono che potrebbe essere il risultato della trasformazione di un uomo, a cui forse apparteneva l'armatura che vediamo poggiata a terra. Non sarebbe un'idea tanto strana in un quadro che racconta di metamorfosi e incantesimi. La letteratura antica e rinascimentale abbonda di storie di uomini mutati in animali da maghi e streghe. Melissa, dunque, potrebbe essere intenta in un rito non per nuocere, ma per liberare il cane dalla sua condizione restituendogli l'identità perduta.
E poi ci sono quei fantocci appesi ai rami dell'albero, nella parte sinistra del quadro. Sembrano pupazzi di stoffa o cera, ma hanno la forma di esseri umani. La loro presenza inquieta: non si capisce se siano strumenti magici, feticci usati per gli incantesimi o corpi imprigionati in uno stato sospeso, come se fossero in attesa di una trasformazione. Questi fantocci potrebbero simboleggiare le anime incatenate, gli uomini perduti che Melissa tenta di recuperare con i suoi poteri. Non sono oggetti decorativi, ma testimoni silenziosi di una pratica arcana, forse magica, forse rituale.
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Ludovico Ariosto nasce in Emilia l’8 settembre 1474, si dedica agli studi umanistici e dopo la morte del padre deve far fronte a mantenere la famiglia
Melissa è una maga buona e saggia, che aiuta i protagonisti nei momenti più critici: protegge Bradamante, le svela il suo destino d'amore con Ruggiero e la rassicura sul futuro glorioso dei loro discendenti, gli Este. In una visione profetica, le mostra infatti la stirpe nobile che nascerà dalla loro unione. Figura positiva e protettrice, Melissa è simbolo della magia benefica contrapposta agli inganni delle maghe malvagie.
La radiografia della Melissa ha rivelato la presenza di una figura maschile appoggiata all'albero intenta a conversare con la maga, ma poi coperta dal pittore. L'uomo potrebbe essere il duca d'Inghilterra, uno dei personaggi dell'Orlando furioso di Ariosto salvati dalla donna. Dosso Dossi si pentì della scelta di questo istante narrativo, eliminando tale personaggio e puntando sul rito misterioso di Melissa e sulla raffigurazione di cavalieri ancora prigionieri dell'incantesimo di Alcina, attraverso il quale erano stati trasformati in animali.












