Manente degli Uberti, detto Farinata, di antica famiglia Fiorentina e a capo della sua consorteria di parte Ghibellina, svolse una parte di primo piano nella cacciata dei Guelfi nel 1248 e fu uno dei principali artefici della Vittoria di Montaperti nel 1260, opponendosi però alla distruzione di Firenze voluta dai Ghibellini.
Morì nel 1264, 2 anni prima della battaglia di Benevento, che segnò il definitivo rientro dei Guelfi a Firenze. Accusato di eresia, le sue ossa furono riesumate e i beni confiscati agli eredi, bandendo gli Uberti per la seconda volta. E' Farinata a pronunciare a Dante il tragico destino dell'esilio e l'impossibilità di tornare in patria. Fontana ne esegue un caratterizzato ritratto morale dall'intensa espressione, attingendo alla fierezza Michelangiolesca per rendere quel senso di nobile possanza Nel Busto drasticamente tornito, Fontana esprime i tumulti mai sopiti di Farinata, prendendo presumibilmente ispirazione per il tema di un suggerimento di Vittorio Alinari










