un ossimoro che diventa addirittura comico quando Eginardo precisa che, naturalmente, le quattro portate si intendono a prescindere dalla carne arrosto, che i cacciatori erano soliti infilzare nello spiedo, e che egli mangiava più volentieri di qualsiasi altro cibo. Insomma il computo esclude gli arrosti, presenza ovvia, scontata sulla tavola di un re "barbaro" (sia pure romano, sia pure cristiano). A quella tavola consumare selvaggina non è solo mangiare: è una forma di comunicazione politica e sociale, un rito di classe che celebra la forza del guerriero-cacciatore, capace di guadagnarsi il cibo attraverso la pratica violenta della caccia, e di fornire al suo corpo, attraverso quel cibo, tutta l'energia che nuovamente gli consentirà di praticare la caccia e di mostrarsi valoroso in guerra.
In un altro paragrafo della Vita Karoli apprendiamo che l'imperatore non rinunciò agli arrosti di selvaggina neppure negli ultimi anni di vita, quando, sofferente di gotta, zoppicava da un piede ed era colto da febbri improvvise. I medici di corte, pur consapevoli che la malattia del sovrano era legata al tipo di alimentazione che si praticava alla sua tavola, non si azzardavano a togliere la carne dalla sua dieta. Come soluzione di compromesso tentavano di suggerirgli la carne bollita anziché gli arrosti ai quali era abituato.
Il cibo è una forma di linguaggio che, al di là del suo valore nutrizionale, significa e veicola idee e messaggi di straordinaria forza espressiva, quale solo gli oggetti e le pratiche d'uso quotidiano possono avere. Idee e messaggi che cambiano nello spazio e nel tempo, come tutte le espressioni culturali che, pur caratterizzate da costanti e continuità sul piano storico e geografico, si declinano in modo diverso a seconda dei contesti.