Luigi Pirandello: vita e opere sintesi

Luigi Pirandello: vita e opere sintesi

Pirandello scrive anche delle novelle infatti già dal 1901 inizia a scrivere dei romanzi però poi dal 1910 inizia a interessarsi al teatro

Pirandello conobbe il successo prima in Europa e poi in Italia. Alla base della visione del mondo di Pirandello vi è una concezione vitalistica, secondo la quale la realtà viene concepita come eterno movimento vitale, come eterno divenire, come trasformazione continua. Questa concezione è affine a quella di alcuni pensatori contemporanei, quali ad esempio Bergson. Pirandello afferma che tutta la realtà sia vita e che la vita è un fluire continuo, magmatico che scorre cambiando continuamente lo stato e la condizione istante dopo istante. Concependo la vita in questo modo, si crea una distinzione tra ciò che ‹‹fluisce›› e ciò che invece si cristallizza in delle ‹‹forme››. Queste forme rappresentano una interruzione del flusso vitale e quindi un avvicinamento alla morte.

Pirandello ritiene che la vita sia altrove.

Per Pirandello nel momento in cui siamo concepiti siamo morti perché ci siamo staccati dal flusso vitale. Pirandello dice che nel momento in cui l'individuo si stacca è FORMA  che è morte di quella vita ed è la MASCHERA. Man mano che l'individuo cresce, si dà una forma.

Pirandello dice che ciascuno uomo tenta di darsi una forma ma l'uomo viene visto da un altro con un'altra forma perciò l'uomo che crede di essere uno e che rappresenta centomila è in realtà nessuno.

L'uomo ha una naturale tendenza a fissarsi in forme, tendenza che viene fomentata dalla società, creando così un'immagine di se stesso che non corrisponde sempre con la vera essenza dell'individuo. Un gruppo di uomini che costituisce una società finisce quindi per comportarsi come la società vorrebbe. Nello stesso istante l'uomo si troverà ad essere ‹‹uno›› per se stesso e per gli altri, mentre in realtà rappresenta tanti individui diversi, a seconda di chi lo guarda. Tutte le forme che l'uomo assume vengono chiamate maschere, che sono imposte sia da se stesso che dalla società. Ma sotto quelle maschere in realtà non c'è nessuno, c'è solo il fluire indistinto della vita.

VITA E OPERE DI PIRANDELLO RIASSUNTO - Nel "Il treno ha fischiato" Pirandello dice che la follia è un'assecondare la voglia di vivere senza la maschera. Pirandello definisce le forme come delle trappole dalle quali l'uomo vuole liberarsi, delle catene che tengono incatenata la fantasia dell'uomo, mentre la società gli appare come una ‹‹enorme pupazzata››.

Se le maschere sono una condanna, una prigione, le vie d'uscita possibili sono il suicidio,la follia e il diventare filosofo del lontano o "forestiere della vita"

a) Il SUICIDIO è quello che troviamo nel "Il fu Mattia Pascal" ed è contemplazione

b) Il FOLLE è colui che asseconda il brulichio interiore e colui che mantiene la sua autenticità

c) Il FORESTIERE DELLA VITA  è Pirandello che guarda da lontano le dinamiche, accompagnandole da una risata  e colui che guarda la "pupazzata" e si sente da questa realtà infinitamente distante.

Se le persone sono personaggi maschere, privi d'identità, inautentici  e che vedono la vita a proprio modo allora viene a mancare la realtà oggettiva ma c'è il relativismo conoscitivo ovvero la verità soggettiva. Vita e opere di Luigi Pirandello: appunti