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Lucrezio, De rerum natura: Libro 06 Parte 02

Lucrezio, De rerum natura: Libro 06 Parte 02

Latino: dall'autore Lucrezio, opera De rerum natura parte Libro 06 Parte 02

Denique saepe geli multus fragor atque ruina grandinis in magnis sonitum dat nubibus alte

ventus enim cum confercit, franguntur in artum concreti montes nimborum et grandine mixti

Fulgit item, nubes ignis cum semina multa excussere suo concursu, ceu lapidem si percutiat lapis aut ferrum; nam tum quoque lumen exilit et claras scintillas dissipat ignis

sed tonitrum fit uti post auribus accipiamus, fulgere quam cernant oculi, quia semper ad auris tardius adveniunt quam visum quae moveant res

id licet hinc etiam cognoscere: caedere si quem ancipiti videas ferro procul arboris auctum, ante fit ut cernas ictum quam plaga per auris det sonitum; sic fulgorem quoque cernimus ante quam tonitrum accipimus, pariter qui mittitur igni e simili causa, concursu natus eodem
Infine, spesso un ampio infrangersi di ghiaccio e un precipitare di grandine produce un rumore nelle grandi nuvole, lassù

Difatti, quando il vento le comprime, s'infrangono le montagne di nembi rapprese in spazio angusto e miste con grandine

Similmente lampeggia quando le nuvole, scontrandosi fra loro, hanno scosso via da sé molti semi di fuoco; come se pietra o ferro percuota una pietra; difatti anche allora una luce guizza, e il fuoco sparge qua e là risplendenti scintille

Ma il tuono, avviene che lo percepiamo con gli orecchi dopo che gli occhi vedono lampeggiare, perché sempre agli orecchi i suoni arrivano più lenti che alla vista ciò da cui è stimolata

Questo tu puoi conoscerlo anche di qui: se scorgi qualcuno lontano con una scure a due tagli tagliare un alto albero, avviene che tu veda il colpo prima che il suono dell'urto pervenga agli orecchi; così anche vediamo il lampo prima di udire il tuono, che prorompe con la fiamma, al tempo stesso, per simile causa, nato dallo stesso scontro
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Hoc etiam pacto volucri loca lumine tingunt nubes et tremulo tempestas impete fulgit

ventus ubi invasit nubem et versatus ibidem fecit ut ante cavam docui spissescere nubem, mobilitate sua fervescit; ut omnia motu percalefacta vides ardescere, plumbea vero glans etiam longo cursu volvenda liquescit

ergo fervidus hic nubem cum perscidit atram, dissipat ardoris quasi per vim expressa repente semina, quae faciunt nictantia fulgura flammae; inde sonus sequitur, qui tardius adlicit auris quam quae perveniunt oculorum ad lumina nostra

scilicet hoc densis fit nubibus et simul alte extructis aliis alias super impete miro ne tibi sit frudi quod nos inferne videmus quam sint lata magis quam sursum extructa quid extent
Anche in questo modo le nuvole cospargono i luoghi di luce che vola, e la tempesta lampeggia di tremuli guizzi

quando il vento è piombato in una nuvola e, roteando lì dentro, ha fatto che la nuvola incavata, come prima ho insegnato, s'ispessisse, esso si riscalda per il proprio rapido moto: così vedi ogni cosa per il moto scaldarsi molto e ardere; e una palla di piombo turbinando in lunga corsa persino si fonde

Così il vento infocato, quando ha squarciato la nuvola nera, d'un tratto scaccia, per così dire, a forza e sparge qua e là quei semi di fuoco che fanno i guizzanti lampi di fiamma; viene poi il suono, che colpisce gli orecchi più lento delle immagini che arrivano alla vista dei nostri occhi

Ciò avviene, s'intende, quando le nuvole son dense e, insieme, accumulate in alto le une sulle altre, con slancio meraviglioso; che non t'inganni il fatto che noi dal basso vediamo come sono ampie più che quanto si alzano accumulate in su
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contemplator enim, cum montibus adsimulata nubila portabunt venti transversa per auras, aut ubi per magnos montis cumulata videbis insuper esse aliis alia atque urguere superna in statione locata sepultis undique ventis

tum poteris magnas moles cognoscere eorum speluncasque vel ut saxis pendentibus structas cernere, quas venti cum tempestate coorta conplerunt, magno indignantur murmure clausi nubibus in caveisque ferarum more minantur

nunc hinc nunc illinc fremitus per nubila mittunt, quaerentesque viam circum versantur et ignis semina convolvunt [e] nubibus atque ita cogunt multa rotantque cavis flammam fornacibus intus, donec divolsa fulserunt nube corusci
Contempla, infatti, quando i venti porteranno di traverso per l'aria nuvole somiglianti a monti, o quando per grandi monti le vedrai starsene accumulate le une sopra le altre e premere di sopra, immote ai propri posti, essendo da ogni lato sepolti i venti

allora potrai riconoscere le loro grandi moli e discernervi grotte formate come da rupi sospese; quando, scoppiata la tempesta, i venti le hanno riempite, con grande rumore s'infuriano rinchiusi nelle nuvole, e minacciano in quelle gabbie al modo delle belve

ora di qui, ora di lì mandan ruggiti fra le nuvole, e in cerca di un'uscita girano tutt'intorno, e dalle nuvole trascinano semi di fuoco e così molti ne raccolgono, e ruotano la fiamma dentro le cave fornaci, finché, lacerata la nuvola, erompono in lampi corruschi
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Hac etiam fit uti de causa mobilis ille devolet in terram liquidi color aureus ignis, semina quod nubes ipsas permulta necessust ignis habere; etenim cum sunt umore sine ullo, flammeus [est] plerumque colos et splendidus ollis

quippe etenim solis de lumine multa necessest concipere, ut merito rubeant ignesque profundant

hasce igitur cum ventus agens contrusit in unum compressitque locum cogens, expressa profundunt semina, quae faciunt flammae fulgere colores

Fulgit item, cum rarescunt quoque nubila caeli

nam cum ventus eas leviter diducit euntis dissoluitque, cadant ingratius illa necessest semina quae faciunt fulgorem

tum sine taetro terrore atque sonis fulgit nulloque tumultu

Quod superest, [quali] natura praedita constent fulmina, declarant ictus et inusta vaporis signa notaeque gravis halantis sulpuris auras
Anche per questa causa avviene che voli giù in terra quel celere aureo colore di liquido fuoco, perché le nuvole stesse devono avere in sé moltissimi semi di fuoco; difatti, quando sono del tutto prive di umidità, è per lo più di fiamma il loro colore e splendente

E invero dalla luce del sole devono accogliere in grembo molti semi, sì che naturalmente rosseggiano e spargono fuochi

Quando, dunque, il vento che le spinge, le ha ammassate e compresse in un unico luogo addensandole, spremono fuori e spargono i semi che fanno lampeggiare i colori della fiamma

Del pari lampeggia anche quando si fan rade le nubi in cielo

Giacché, quando il vento le divide lievemente mentre vanno e le disgrega, è necessario che a forza cadano quei semi che fanno il lampo

Allora senza odioso terrore e rumore lampeggia, e senza alcun tumulto

Quanto al resto, di quale natura siano dotati i fulmini, lo svelano i colpi e gli impressi segni di bruciato e le impronte esalanti grevi odori di zolfo
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ignis enim sunt haec non venti signa neque imbris

praeterea saepe accendunt quoque tecta domorum et celeri flamma dominantur in aedibus ipsis

hunc tibi subtilem cum primis ignibus ignem constituit natura minutis mobilibusque corporibus, cui nil omnino obsistere possit

transit enim validum fulmen per saepta domorum clamor ut ac voces, transit per saxa, per aera et liquidum puncto facit aes in tempore et aurum curat item vasis integris vina repente diffugiant, quia ni mirum facile omnia circum conlaxat rareque facit lateramina vasis adveniens calor eius et insinuatus in ipsum mobiliter soluens differt primordia vini

quod solis vapor aetatem non posse videtur efficere usque adeo pollens fervore corusco tanto mobilior vis et dominantior haec est
Segni di fuoco infatti son questi, non di vento, né di pioggia

Inoltre, spesso incendiano anche i tetti delle case e con celere fiamma spadroneggiano anche dentro le dimore

Questo fuoco, vedi, più sottile che ogni altro fuoco sottile, la natura lo ha foggiato con corpi minuti e veloci, tale che nulla mai gli può resistere

Passa infatti il fulmine possente per i muri delle case, come il grido e le voci, passa per le rocce, per oggetti di bronzo, e in un momento fonde il bronzo e l'oro; similmente fa che dai vasi intatti il vino d'un tratto si dilegui, certo perché il suo calore, arrivando, facilmente dilata tutt'intorno e rarefà le pareti del vaso e, penetrato nel vaso stesso, celermente scioglie e disperde gli elementi del vino

Ma questo effetto si vede che neppure in molto tempo può produrlo il calore del sole, così possente d'ardore corrusco: tanto più celere e predominante è la forza del fulmine
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Nunc ea quo pacto gignantur et impete tanto fiant ut possint ictu discludere turris, disturbare domos, avellere tigna trabesque et monimenta virum commoliri atque ciere, exanimare homines, pecudes prosternere passim, cetera de genere hoc qua vi facere omnia possint, expediam neque [te] in promissis plura morabor

Fulmina gignier e crassis alteque putandumst nubibus extructis; nam caelo nulla sereno nec leviter densis mittuntur nubibus umquam

nam dubio procul hoc fieri manifesta docet res; quod tunc per totum concrescunt aeëra nubes, undique uti tenebras omnis Acherunta reamur liquisse et magnas caeli complesse cavernas, Æusque adeo tetra nimborum nocte coorta inpendent atrae formidinis ora superne, cum commoliri tempestas fulmina coeptat
Ora in che modo i fulmini nascano e diventino tanto impetuosi da potere con l'urto squarciare le torri, demolire le case, svellere pali e travi, e smuovere e travolgere i monumenti degli eroi, togliere la vita agli uomini, abbattere qua e là le greggi, per quale forza possano fare tutte le altre cose di questo genere, io spiegherò, e non ti tratterrò più oltre con le promesse

Si deve credere che i fulmini nascano da nuvole fitte e accumulate in alto: infatti non piombano mai dal cielo sereno, né da nuvole di tenue densità

Che senza dubbio ciò avvenga, lo insegna un fatto manifesto, giacché allora per tutta l'aria si addensano nuvole, sì che potremmo credere che da ogni parte le tenebre abbiano tutte lasciato l'Acheronte e abbiano empito le grandi caverne del cielo: a tal punto, sorta la tetra notte dei nembi, incombono dall'alto volti di cupa paura, quando la tempesta s'accinge a porre in movimento i fulmini
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praeterea persaepe niger quoque per mare nimbus, ut picis e caelo demissum flumen, in undas sic cadit effertus tenebris procul et trahit atram fulminibus gravidam tempestatem atque procellis, ignibus ac ventis cum primis ipse repletus, in terra quoque ut horrescant ac tecta requirant

sic igitur supera nostrum caput esse putandumst tempestatem altam

neque enim caligine tanta obruerent terras, nisi inaedificata superne multa forent multis exempto nubila sole; nec tanto possent venientes opprimere imbri, flumina abundare ut facerent camposque natare, si non extructis foret alte nubibus aether

hic igitur ventis atque ignibus omnia plena sunt; ideo passim fremitus et fulgura fiunt

quippe etenim supra docui permulta vaporis semina habere cavas nubes et multa necessest concipere ex solis radiis ardoreque eorum
Inoltre spessissimo anche un nero nembo incombente sul mare, come un fiume di pece calato dal cielo, cade pieno di tenebre sulle onde lontano e trascina una fosca tempesta gravida di fulmini e di bufere, essendo per primo esso stesso colmo di fuochi e di venti, sì che persino sulla terra si rabbrividisce e si corre ai ricoveri

Così, dunque, si deve credere che la tempesta si levi alta sul nostro capo

Né, infatti, le nuvole seppellirebbero la terra in tanta oscurità, se non fossero accumulate lassù, molte su molte, sì da nascondere il sole; né arrivando potrebbero sommergerla con tanta pioggia da far sì che i fiumi straripino e i campi siano inondati, se l'etere non fosse colmo di nuvole ammassate in alto

Qui, dunque, tutto è pieno di venti e di fuochi; per questo da ogni canto sorgono fremiti e lampi

Difatti, sopra ho insegnato che le cave nuvole contengono in sé moltissimi semi di calore, e molti è necessario che ne ricevano dai raggi del sole e dalla loro fiamma
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hoc ubi ventus eas idem qui cogit in unum forte locum quemvis, expressit multa vaporis semina seque simul cum eo commiscuit igni, insinuatus ibi vortex versatur in arto et calidis acuit fulmen fornacibus intus

nam duplici ratione accenditur: ipse sua cum mobilitate calescit et e contagibus ignis

inde ubi percaluit venti vis [et] gravis ignis impetus incessit, maturum tum quasi fulmen perscindit subito nubem ferturque coruscis omnia luminibus lustrans loca percitus ardor

quem gravis insequitur sonitus, displosa repente opprimere ut caeli videantur templa superne

inde tremor terras graviter pertemptat et altum murmura percurrunt caelum; nam tota fere tum tempestas concussa tremit fremitusque moventur
Perciò, quando lo stesso vento che le ammassa a caso in un luogo qualunque, ha spremuto fuori molti semi di calore e s'è mischiato al tempo stesso con quel fuoco, un vortice vi penetra e rotea in spazio angusto, e dentro le fornaci ardenti aguzza il fulmine

In due modi infatti si accende: perché per il suo stesso rapido moto si scalda e per il contatto col fuoco

Poi, quando il vento possente s'è molto scaldato e l'impeto forte del fuoco l'ha investito, allora, come maturo, il fulmine squarcia subitamente la nuvola, e una fiamma prorompe e vola illuminando ogni luogo con luci corrusche

La segue un violento fragore, sicché pare che la volta del cielo esploda d'un tratto e di sopra crollando ci schiacci

Poi un tremore violentemente investe la terra, e rumori percorrono l'alto cielo; ché allora quasi tutte le nuvole tempestose scrollate tremano e fremiti si spandono
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quo de concussu sequitur gravis imber et uber, omnis uti videatur in imbrem vertier aether atque ita praecipitans ad diluviem revocare; tantus discidio nubis ventique procella mittitur, ardenti sonitus cum provolat ictu

Est etiam cum vis extrinsecus incita venti incidit in validam maturo culmine nubem; quam cum perscidit, extemplo cadit igneus ille vertex, quem patrio vocitamus nomine fulmen

hoc fit idem in partis alias, quo cumque tulit vis

Fit quoque ut inter dum venti vis missa sine igni igniscat tamen in spatio longoque meatu, dum venit amittens in cursu corpora quaedam grandia, quae nequeunt pariter penetrare per auras, atque alia ex ipso conradens aeëre portat parvola, quae faciunt ignem commixta volando
A quella scrollata segue pioggia violenta e abbondante, sì che tutto l'etere sembra convertirsi in pioggia e così precipitando riportare sulla terra il diluvio: tanta, per il fendersi della nuvola e la procella di vento, se ne versa, quando col colpo ardente il tuono vola innanzi

Talora, inoltre, la forza impetuosa del vento piomba dall'esterno su una nuvola calda per fulmine maturo; e, quando l'ha squarciata, sull'istante cade quell'igneo vortice che col nome dato dai padri chiamiamo fulmine

Lo stesso avviene in altre direzioni, ovunque quella forza abbia spinto

Avviene anche talora che la forza del vento, lanciata senza fuoco, s'infuochi tuttavia nel lungo percorso attraverso lo spazio, mentre viene perdendo nella corsa certi corpi grandi, che non possono al pari degli altri penetrare nell'aria, ed altri dall'aria stessa raschiando via porta, piccoli, che, mischiandosi in volo, fanno il fuoco
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non alia longe ratione ac plumbea saepe fervida fit glans in cursu, cum multa rigoris corpora dimittens ignem concepit in auris

Fit quoque ut ipsius plagae vis excitet ignem, frigida cum venti pepulit vis missa sine igni, ni mirum quia, cum vehementi perculit ictu, confluere ex ipso possunt elementa vaporis et simul ex illa quae tum res excipit ictum

ut, lapidem ferro cum caedimus, evolat ignis, nec, quod frigida vis ferrist, hoc setius illi semina concurrunt calidi fulgoris ad ictum

sic igitur quoque res accendi fulmine debet, opportuna fuit si forte et idonea flammis

nec temere omnino plane vis frigida venti esse potest, ea quae tanta vi missa supernest, quin, prius in cursu si non accenditur igni, at tepefacta tamen veniat commixta calore
in modo non molto diverso spesso una palla di piombo si fa rovente nella corsa, quando, lasciando andare molti corpi di freddo, ha preso fuoco nell'aria

Avviene anche che la forza stessa dell'urto susciti il fuoco, quando fredda s'abbatte la forza del vento lanciata senza fuoco, certo perché, quando ha percosso con colpo veemente, dallo stesso vento possono confluire elementi di calore, e insieme da quella cosa che allora riceve il colpo

come, quando battiamo una pietra col ferro, sprizza il fuoco, né, perché la forza del ferro è fredda, per questo meno accorrono sotto il suo colpo semi di caldo fulgore

Così dunque una cosa dev'essere accesa anche dal fulmine, se per caso è adatta e si presta alle fiamme

Né facilmente la forza del vento può essere del tutto, appieno fredda, quando con tanta forza s'è lanciata dall'alto: se non prende fuoco prima, nella corsa, tuttavia arriva intiepidita e mista a calore
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