Lucrezio, De rerum natura: Libro 05 Parte 04

Lucrezio, De rerum natura: Libro 05 Parte 04

Latino: dall'autore Lucrezio, opera De rerum natura parte Libro 05 Parte 04

Luna potest solis radiis percussa nitere inque dies magis [id] lumen convertere nobis ad speciem, quantum solis secedit ab orbi, donique eum contra pleno bene lumine fulsit atque oriens obitus eius super edita vidit

inde minutatim retro quasi condere lumen debet item, quanto propius iam solis ad ignem labitur ex alia signorum parte per orbem; ut faciunt, lunam qui fingunt esse pilai consimilem cursusque viam sub sole tenere

est etiam quare proprio cum lumine possit volvier et varias splendoris reddere formas

corpus enim licet esse aliud, quod fertur et una labitur omnimodis occursans officiensque, nec potis est cerni, quia cassum lumine fertur
Può darsi che la luna splenda perché percossa dai raggi del sole, e che di giorno in giorno maggiormente volga quella luce verso il nostro sguardo, quanto più s'allontana dal disco del sole, finché di contro ad esso rifulge di pienissima luce e sorgendo, alta sopra l'orizzonte, ne vede il tramonto

poi, a poco a poco, essa deve parimenti ritrarsi e nascondere, per così dire, la luce, quanto più vicino al fuoco del sole ormai scivola dall'altra parte per il cerchio delle costellazioni; tale è la teoria di coloro i quali immaginano che la luna sia simile a una sfera e percorra la sua orbita al disotto del sole

dato anche supporre ch'essa possa ruotare con propria luce e pur presentare differenti aspetti del suo splendore

Può esserci infatti un altro corpo, che si muove e scivola insieme con essa, in tutti i modi opponendosi ed eclissandola, senza che sia possibile discernerlo, perché privo di luce si muove
versarique potest, globus ut, si forte, pilai dimidia ex parti candenti lumine tinctus, versandoque globum variantis edere formas, donique eam partem, quae cumque est ignibus aucta, ad speciem vertit nobis oculosque patentis

inde minutatim retro contorquet et aufert luciferam partem glomeraminis atque pilai; ut Babylonica Chaldaeum doctrina refutans astrologorum artem contra convincere tendit, proinde quasi id fieri nequeat quod pugnat uterque aut minus hoc illo sit cur amplectier ausis

denique cur nequeat semper nova luna creari ordine formarum certo certisque figuris inque dies privos aborisci quaeque creata atque alia illius reparari in parte locoque, difficilest ratione docere et vincere verbis, ordine cum [videas] tam certo multa creari
Ed essa può girare su sé stessa, come farebbe la sfera d'una palla cosparsa per metà di candida luce e, facendo girare la sua sfera, produrre varie fasi, finché volge al nostro sguardo e agli occhi aperti quella parte, qualunque sia, che è cinta di fuoco

poi a poco a poco torce indietro e sottrae ai nostri occhi la parte luminosa della sua massa sferica: questo è ciò che la babilonica dottrina dei Caldei, confutando la scienza degli astronomi, cerca di provare contro costoro, quasiché non possa avverarsi ciò per cui lottano gli uni e gli altri o ci sia un motivo per cui osi abbracciare meno questa che quella

Infine, perché non possa ogni giorno una nuova luna crearsi con ordine fisso di fasi e con forme fisse, e ciascun giorno sparire quella che si era creata e un'altra sostituirsi ad essa nella sua regione e posizione, è difficile mostrare col ragionamento e provare con le parole, quando vedi che tante cose si creano con ordine fisso
it Ver et Venus et Veneris praenuntius ante pennatus graditur, Zephyri vestigia propter Flora quibus mater praespargens ante viai cuncta coloribus egregiis et odoribus opplet

inde loci sequitur Calor aridus et comes una pulverulenta Ceres [et] etesia flabra aquilonum

inde Autumnus adit, graditur simul Euhius Euan

inde aliae tempestates ventique secuntur, altitonans Volturnus et Auster fulmine pollens

tandem Bruma nives adfert pigrumque rigorem reddit

Hiemps sequitur crepitans hanc dentibus algu quo minus est mirum, si certo tempore luna gignitur et certo deletur tempore rusus, cum fieri possint tam certo tempore multa

Solis item quoque defectus lunaeque latebras pluribus e causis fieri tibi posse putandumst
Viene primavera e Venere, e l'alato nunzio di Venere innanzi cammina, e sulle orme di Zefiro la madre Flora davanti a loro tutta la via cosparge di squisiti colori e odori

Poi segue il calore arido e insieme la sua compagna, la polverosa Cerere, e gli etesii soffi degli aquiloni

Poi giunge l'autunno, e con esso cammina l'Evio Bacco

Poi altre stagioni e i loro venti seguono, l'altitonante Volturno e l'Austro possente col fulmine

Infine la bruma porta le nevi e rinnova il pigro gelo; la segue l'inverno che batte i denti per il freddo

Perciò non c'è da meravigliarsi se a tempo fisso la luna nasce e di nuovo a tempo fisso si dissolve, quando tante cose possono a tempo fisso avvenire

Parimenti devi credere che anche le eclissi del sole e il celarsi della luna possano avvenire per diverse cause
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Lucrezio, De rerum natura: Libro 05 Parte 06

Latino: dall'autore Lucrezio, opera De rerum natura parte Libro 05 Parte 06

nam cur luna queat terram secludere solis lumine et a terris altum caput obstruere ei, obiciens caecum radiis ardentibus orbem, tempore eodem aliut facere id non posse putetur corpus, quod cassum labatur lumine semper

solque suos etiam dimittere languidus ignis tempore cur certo nequeat recreareque lumen, cum loca praeteriit flammis infesta per auras, quae faciunt ignis interstingui atque perire

et cur terra queat lunam spoliare vicissim lumine et oppressum solem super ipsa tenere, menstrua dum rigidas coni perlabitur umbras, tempore eodem aliud nequeat succurrere lunae corpus vel supra solis perlabier orbem, quod radios inter rumpat lumenque profusum

et tamen ipsa suo si fulget luna nitore, cur nequeat certa mundi languescere parte, dum loca luminibus propriis inimica per exit
Infatti, perché la luna potrebbe escludere la terra dalla luce del sole e a questo opporre il proprio capo alto dalla terra, ponendo l'opaco disco davanti ai raggi ardenti, e nello stesso tempo si dovrebbe credere che non possa far ciò un altro corpo che scivoli sempre privo di luce

E il sole stesso perché non potrebbe illanguidito perdere i suoi fuochi a tempo fisso e poi rinnovare la luce, quando, traversando l'aria, è passato per luoghi ostili alle fiamme, i quali producono l'estinguersi e il perire dei fuochi

E perché la terra potrebbe a sua volta spogliar di luce la luna e tener nascosto il sole standogli sopra essa stessa, mentre la luna nel suo mensile viaggio scivola per le rigide ombre del cono, e nello stesso tempo non potrebbe un altro corpo passar sotto la luna o scivolare sopra il disco del sole, così da interromperne i raggi e la luce che esso spande

E d'altronde, se la stessa luna rifulge di proprio splendore, perché non potrebbe illanguidirsi in una determinata parte del mondo, mentre attraversa luoghi nemici alla sua luce
[menstrua dum rigidas coni perlabitur umbras] Quod superest, quoniam magni per caerula mundi qua fieri quicquid posset ratione resolvi, solis uti varios cursus lunaeque meatus noscere possemus quae vis et causa cieret, quove modo [possent] offecto lumine obire et neque opinantis tenebris obducere terras, cum quasi conivent et aperto lumine rursum omnia convisunt clara loca candida luce, nunc redeo ad mundi novitatem et mollia terrae arva, novo fetu quid primum in luminis oras tollere et incertis crerint committere ventis

Principio genus herbarum viridemque nitorem terra dedit circum collis camposque per omnis, florida fulserunt viridanti prata colore, arboribusque datumst variis exinde per auras crescendi magnum inmissis certamen habenis
Quanto al resto, poiché ho spiegato come ogni cosa possa avvenire per i ceruli spazi del vasto mondo, sì che potessimo conoscere quale forza e causa produca i vari corsi del sole e i movimenti della luna, e in che modo quegli astri, oscurata la luce, possano eclissarsi e coprire di tenebre la terra che non le aspettava, quando pare che chiudano gli occhi e poi, apertili di nuovo, frugano ogni luogo che si imbianca di chiara luce, ora torno alla giovinezza del mondo e ai molli campi della terra, e dirò che cosa dapprima essi s'indussero a levare, con nuova procreazione, alle plaghe della luce e affidare ai volubili venti

Da principio la terra produsse la famiglia delle erbe e il verde splendore intorno ai colli e per tutti i piani, i floridi prati rifulsero di verdeggiante colore, e ai vari alberi in séguito fu dato di gareggiare grandemente nel crescere per l'aria a briglie sciolte
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ut pluma atque pili primum saetaeque creantur quadripedum membris et corpore pennipotentum, sic nova tum tellus herbas virgultaque primum sustulit, inde loci mortalia saecla creavit multa modis multis varia ratione coorta

nam neque de caelo cecidisse animalia possunt, nec terrestria de salsis exisse lacunis

linquitur ut merito maternum nomen adepta terra sit, e terra quoniam sunt cuncta creata

multaque nunc etiam existunt animalia terris imbribus et calido solis concreta vapore; quo minus est mirum, si tum sunt plura coorta et maiora, nova tellure atque aethere adulta

principio genus alituum variaeque volucres ova relinquebant exclusae tempore verno, folliculos ut nunc teretis aestate cicadae lincunt sponte sua victum vitamque petentes

tum tibi terra dedit primum mortalia saecla
Come sulle membra dei quadrupedi e sul corpo dei pennuti spuntano dapprima piume e peli e setole, così allora la giovane terra generò dapprima erbe e virgulti, in séguito creò le stirpi mortali, che nacquero in gran numero, in molti modi, con varie forme

Infatti non possono esser caduti dal cielo gli animali, né le specie terrestri essere uscite dai salati abissi

Resta che a ragione la terra ha ricevuto il nome di madre poiché dalla terra traggono origine tutte le creature

Ed anche ora molti animali sorgono dalla terra, generati dalle piogge e dall'ardente calore del sole; perciò non c'è da stupire se più numerosi ne nacquero allora, e più grandi, essendo cresciuti quando terra e cielo eran giovani

Da principio la specie degli alati e i vari uccelli lasciavano le uova, uscendo dai gusci in primavera, come ora d'estate le cicale spontaneamente abbandonano i tondeggianti involucri per cercare il cibo e la vita

Allora, vedi, la terra cominciò a produrre le stirpi mortali
multus enim calor atque umor superabat in arvis

hoc ubi quaeque loci regio opportuna dabatur, crescebant uteri terram radicibus apti; quos ubi tempore maturo pate fecerat aetas infantum, fugiens umorem aurasque petessens, convertebat ibi natura foramina terrae et sucum venis cogebat fundere apertis consimilem lactis, sicut nunc femina quaeque cum peperit, dulci repletur lacte, quod omnis impetus in mammas convertitur ille alimenti

terra cibum pueris, vestem vapor, herba cubile praebebat multa et molli lanugine abundans

at novitas mundi nec frigora dura ciebat nec nimios aestus nec magnis viribus auras

omnia enim pariter crescunt et robora sumunt
Molto calore, infatti, e umidità sovrabbondavano nei campi

Perciò, ovunque si offriva idonea disposizione di luogo, crescevano uteri attaccati alla terra con radici; e quando, maturato il tempo, li aveva aperti l'età degli infanti, fuggendo l'umidità e cercando l'aria, lì la natura rivolgeva i canali della terra e li costringeva a versare dalle vene aperte un succo simile al latte, come ora ogni femmina, quando ha partorito, s'empie di dolce latte, perché tutto alle mammelle converge l'impeto del suo alimento

La terra offriva ai bimbi il cibo, il calore una veste, l'erba un giaciglio riboccante di molta e morbida lanugine

Ma la giovinezza del mondo non produceva rigidi freddi, né eccessivi calori, né venti di forze possenti

Tutte le cose infatti di pari passo crescono e prendono vigore
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Quare etiam atque etiam maternum nomen adepta terra tenet merito, quoniam genus ipsa creavit humanum atque animal prope certo tempore fudit omne quod in magnis bacchatur montibus passim, aëriasque simul volucres variantibus formis

sed quia finem aliquam pariendi debet habere, destitit, ut mulier spatio defessa vetusto

mutat enim mundi naturam totius aetas ex alioque alius status excipere omnia debet nec manet ulla sui similis res: omnia migrant, omnia commutat natura et vertere cogit

namque aliud putrescit et aevo debile languet, porro aliud [suc]crescit et [e] contemptibus exit

sic igitur mundi naturam totius aetas mutat, et ex alio terram status excipit alter, quod potuit nequeat, possit quod non tulit ante
Perciò, ancora e ancora, la terra a ragione ha ricevuto e conserva il nome di madre, poiché da sé essa creò il genere umano e, quasi a un momento stabilito, partorì ogni animale che sui grandi monti scorrazza selvaggio e insieme gli uccelli dell'aria nelle varie forme

Ma, poiché il suo partorire deve avere un termine, essa cessò, come donna fiaccata da vecchiezza

Il tempo infatti muta la natura di tutto il mondo, e in tutte le cose a uno stato deve subentrarne un altro, né alcunché resta simile a sé stesso: tutte le cose passano, tutte la natura le trasmuta e le costringe a trasformarsi

Giacché una imputridisce e fiaccata dal tempo langue, poi un'altra cresce ed esce dalle condizioni di disprezzo

Così dunque il tempo muta la natura di tutto il mondo, e nella terra a uno stato ne subentra un altro, sicché non può produrre ciò che poté, ma può ciò che non poté in passato
Multaque tum tellus etiam portenta creare conatast mira facie membrisque coorta, androgynem, interutras necutrumque utrimque remotum, orba pedum partim, manuum viduata vicissim, muta sine ore etiam, sine voltu caeca reperta, vinctaque membrorum per totum corpus adhaesu, nec facere ut possent quicquam nec cedere quoquam nec vitare malum nec sumere quod volet usus

cetera de genere hoc monstra ac portenta creabat, ne quiquam, quoniam natura absterruit auctum nec potuere cupitum aetatis tangere florem nec reperire cibum nec iungi per Veneris res
E anche molti portenti allora la terra tentò di creare, nati con facce e membra strane: l'androgino, che sta tra i due sessi, e non è né l'uno, né l'altro, ma è lontano da ambedue; alcune creature prive di piedi, altre mancanti, a loro volta, di mani, o anche mute senza la bocca, o ch'erano cieche senza gli occhi, o avviluppate in tutto il corpo per l'aderire delle membra, sì che non potevano fare alcunché, né muoversi verso alcun luogo, né evitare un danno, né prendere ciò che era necessario

Ogni altro mostro e portento di questa specie essa creava, ma invano, perché la natura ne impedì la crescita, né poterono attingere il bramato fiore dell'età, né trovare cibo, né congiungersi con gli atti di Venere
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multa videmus enim rebus concurrere debere, ut propagando possint procudere saecla; pabula primum ut sint, genitalia deinde per artus semina qua possint membris manare remissis, feminaque ut maribus coniungi possit, habere, mutua qui mutent inter se gaudia uterque

Multaque tum interiisse animantum saecla necessest nec potuisse propagando procudere prolem

nam quae cumque vides vesci vitalibus auris, aut dolus aut virtus aut denique mobilitas est ex ineunte aevo genus id tuta reservans

multaque sunt, nobis ex utilitate sua quae commendata manent, tutelae tradita nostrae

principio genus acre leonum saevaque saecla tutatast virtus, volpes dolus et fuga cervos
Molte cose vediamo infatti che devono concorrere negli esseri perché possano generare e propagare le stirpi; bisogna anzitutto che abbiano di che nutrirsi, poi passaggi per cui i semi genitali possano scorrere attraverso i corpi ed emanare dalle membra rilassate; e, affinché la femmina possa congiungersi col maschio, devono avere ambedue ciò che occorre per scambiarsi vicendevoli piaceri

E molte stirpi di esseri viventi dovettero allora soccombere e non poterono generare e propagare la prole

Giacché tutte quelle che vedi respirare le aure vitali, o l'astuzia o la forza o almeno la velocità le protesse dal principio dell'esistenza e ne conservò le generazioni

E molte ce ne sono che, raccomandate a noi dalla loro utilità, furono affidate alla nostra tutela

In primo luogo alla fiera progenie dei leoni e alle stirpi selvagge fornì difesa la forza, alle volpi l'astuzia e ai cervi la fuga
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