Lucrezio, De rerum natura: Libro 03 Parte 01

Lucrezio, De rerum natura: Libro 03 Parte 01

Cultura

Latino: dall'autore Lucrezio, opera De rerum natura parte Libro 03 Parte 01

E tenebris tantis tam clarum extollere lumen qui primus potuisti inlustrans commoda vitae, te sequor, o Graiae gentis decus, inque tuis nunc ficta pedum pono pressis vestigia signis, non ita certandi cupidus quam propter amorem quod te imitari aveo; quid enim contendat hirundo cycnis, aut quid nam tremulis facere artubus haedi consimile in cursu possint et fortis equi vis O tu, che in mezzo a così grandi tenebre primo potesti levare una luce tanto chiara, illuminando le gioie della vita, io seguo te, o onore della gente greca, e nelle orme da te impresse pongo ora ferme le piante dei miei piedi, non tanto perché io voglia gareggiare con te, quanto perché anelo a imitarti per amore Come potrebbe infatti contendere la rondine coi cigni O come potrebbero mai i capretti dalle tremule membra emulare nella corsa l'impeto di un forte cavallo
tu, pater, es rerum inventor, tu patria nobis suppeditas praecepta, tuisque ex, inclute, chartis, floriferis ut apes in saltibus omnia libant, omnia nos itidem depascimur aurea dicta, aurea, perpetua semper dignissima vita Tu padre sei, scopritore del vero; tu paterni precetti ci prodighi, e, come le api nei pascoli fioriti suggono per ogni dove, così noi nei tuoi scritti, o glorioso, ci pasciamo di tutti gli aurei detti, aurei, sempre degnissimi di vita perpetua
nam simul ac ratio tua coepit vociferari naturam rerum divina mente coorta diffugiunt animi terrores, moenia mundi discedunt totum video per inane geri res Infatti, appena la tua dottrina comincia a svelare a gran voce la natura quale è sorta dalla tua mente divina, fuggon via i terrori dell'animo, le mura del mondo si disserrano, vedo le cose svolgersi attraverso tutto il vuoto
apparet divum numen sedesque quietae, quas neque concutiunt venti nec nubila nimbis aspergunt neque nix acri concreta pruina cana cadens violat semper[que] innubilus aether integit et large diffuso lumine ridet Appaiono la potenza degli dèi e le sedi quiete, che né venti scuotono, né nuvole cospargono di piogge, né neve vìola, condensata da gelo acuto, candida cadendo; ma un etere sempre senza nubi le ricopre, e ride di luce largamente diffusa
omnia suppeditat porro natura neque ulla res animi pacem delibat tempore in ullo E tutto fornisce la natura, né alcuna cosa in alcun tempo intacca la pace dell'animo
at contra nusquam apparent Acherusia templa, nec tellus obstat quin omnia dispiciantur, sub pedibus quae cumque infra per inane geruntur Ma per contro in nessun luogo appaiono le regioni acherontee, né la terra impedisce che si discerna tutto quanto si svolge sotto i miei piedi, laggiù, attraverso il vuoto
his ibi me rebus quaedam divina voluptas percipit atque horror, quod sic natura tua vi tam manifesta patens ex omni parte retecta est Per queste cose mi prende allora un certo divino piacere e un brivido, perché così per la potenza della tua mente la natura, tanto manifestamente dischiudendosi, in ogni parte è stata rivelata
Et quoniam docui, cunctarum exordia rerum qualia sint et quam variis distantia formis sponte sua volitent aeterno percita motu, quove modo possint res ex his quaeque creari, hasce secundum res animi natura videtur atque animae claranda meis iam versibus esse et metus ille foras praeceps Acheruntis agendus, funditus humanam qui vitam turbat ab imo omnia suffundens mortis nigrore neque ullam esse voluptatem liquidam puramque relinquit E poiché ho insegnato quali siano i principi di tutte le cose e quanto differenti per varietà di forme spontaneamente volteggino, stimolati da moto eterno, e in che modo da questi si possa produrre ogni cosa, dopo ciò mi sembra che nei miei versi debba essere ormai illustrata la natura dell'animo e dell'anima, e che si debba scacciar via a precipizio quel timore dell'Acheronte, che dal profondo sconvolge appieno la vita umana, tutto inondando del nero della morte, né lascia esistere alcun piacere limpido e puro
nam quod saepe homines morbos magis esse timendos infamemque ferunt vitam quam Tartara leti et se scire animi naturam sanguinis esse, aut etiam venti, si fert ita forte voluntas, nec prosum quicquam nostrae rationis egere, hinc licet advertas animum magis omnia laudis iactari causa quam quod res ipsa probetur Sì, spesso gli uomini dichiarano che malattie e vita infame sono più temibili che il Tartaro, dimora della morte; dicono di sapere che la natura dell'animo è fatta di sangue, o anche di vento, se a ciò per caso li spinge il capriccio, e di non avere affatto bisogno della nostra dottrina; ma di qui puoi intendere che tutto è ostentato per vanagloria piuttosto che espresso per convinzione della cosa stessa
extorres idem patria longeque fugati conspectu ex hominum, foedati crimine turpi, omnibus aerumnis adfecti denique vivunt, et quo cumque tamen miseri venere parentant et nigras mactant pecudes et manibus divis inferias mittunt multoque in rebus acerbis acrius advertunt animos ad religionem Questi medesimi, cacciati dalla patria ed esiliati lontano dal cospetto degli uomini, disonorati da un'accusa vergognosa, afflitti da tutte le pene, in fin dei conti vivono, e, dovunque sono giunti nella loro miseria, offrono tuttavia sacrifici ai loro morti, e immolano nere vittime, e agli dèi Mani consacrano funebri onori, e negli acerbi frangenti con ansia molto più acuta rivolgono gli animi alla religione