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Lo svolgimento del processo per formulas

Lo svolgimento del processo per formulas

... così come in quelli per legis actiones, occorreva anzitutto procedere alla in ius vocatio, in seguito alla quale lo svolgimento del processo si articolava in due fasi:

-    La prima fase in iure che si svolgeva alla presenza e sotto la direzione (e con l’attiva collaborazione) di un magistrato giusdicente.
-    La seconda fase era quella relativa al iudicium ed era affidata ad un iudex privatus o anche a dei recuperatores (di solito tre, qualche volta 5) alla cui nomina procedeva il magistrato, sulla base dell’intervenuto accordo delle parti.
Anche nell’agere per formulas, il processo non poteva né iniziare, né proseguire, né passare alla fase del iudiciu ed arrivare alla sentenza, senza la presenza di entrambe le parti (appariva infatti inconcepibile un procedimento in “contumacia”, cioè in assenza di una delle parti). Così come per l’inizio del procedimento fu sempre necessaria la in ius vocatio, così il passaggio dalla prima alla seconda fase continuò ad essere segnato dalla litis contestatio (che non va tradotta con “contestazione”), e la sententia continuò ad essere emanata non da un organo pubblico, bensì da privati.
Nonostante questi aspetti di continuità e di corrispondenze terminologiche, le cose andavano ora in maniera notevolmente diversa rispetto al passato. Per procedere alla in ius vocatio non occorreva più fare ricorso alla forza.
Se il vocatus non eseguiva immediatamente il vocans, il pretore (oltre a prevedere nell’editto una pena nei suoi confronti) concedeva una missio in possessionem che poteva anche essere limitata alla res controversa ma in genere (anche nelle ipotesi di actio in rem e sempre nelle actiones in personam), era una missio in bona, cui poteva conseguire la honorum venditio: in pratica si poteva passare all’esecuzione patrimoniale come se fosse intervenuta una sentenza di condanna.
Dal’altro canto, essendosi già in età repubblicana allungati i tempi di svolgimento della fase in iure ed essendo divenuto necessario assicurare la presenza del vocatus (non solo alla prima comparazione ma anche a tutte le udienze successive), si era diffuso l’istituto del vadimonium: il magistrato giusdicente imponeva al convenuto una cautio, facendogli promettere che si sarebbe ripresentato in iure al giorno fissato per la nuova udienza.
Accanto a questa vadimonium (imposto dal magistrato per assicurare la ricomparizione del convenuto alle udienze successive), successivamente venne introdotto un altro tipo di vadimonium: il vadimonium volontario, con cui attore e convenuto si accordavano stragiudizialmente, fissando la data e l’ora della prima comparizione davanti al magistrato. Questo sistema risultava più funzionale e conveniente sia per l’attore che per il convenuto che così evitava il pericolo di una missio in possessionem per la mancata comparizione immediata. La chiamata mediante il vadimonium volontario finì per sostituire l’antiquario sistema di attuazione della in ius vocatio.

 
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