Livio, traduzione Ab urbe condita

Livio, traduzione Ab urbe condita

Morte di Romolo - Ab Urbe Condita – capitolo XVI

Paragrafo 1° - Coraggio nelle riconquistare il regno sottratto da Amulio a Numitore, nel fondare la città e nel combattere i popoli confinanti. Campo fa riferimento al campo Marzio, come le paludi di Capra.
2° - Riferimento all'esercito romano, pubes perché giovani.
3° - Dimostrando notevole abilità nel ricreare il contesto in cui la vicenda si colloca, Livio unisce da un lato il riconoscimento dell'importanza del ruolo assunto da Romolo, dall'altro l'accorta gestione della situazione da parte dei più potenti.
4° - probabilmente nella fonte usata dallo storico non è esente un’alterazione del dato da parte della gens iulia che, ponendo in bocca ad un suo antenato l'incontro miracoloso, li affermava la propria antichità e importanza.
L'ablativo assoluto sollicita civitate sottolinea la tensione sociale presente tra la plebe e i patrizi, sospettati di omicidio; con le parole di Proculo la situazione si stempera a favore delle classi elevate.
6° - Dopo le parole del testimone, il disorientamento e il timore di essere stati abbandonati da Romolo si attutiscono nella certezza di un destino di immortalità per l'eroe e per lo stesso popolo romano. Nelle parole di Romolo scomparso, ormai Dio, è riassunto il messaggio ideologico dell'intera vita del fondatore.
Gli dei, nel mistero della loro volontà, nutrono per Roma grandi progetti, eppure non può sfuggire il carattere ambiguo di questa pagina. Innanzitutto non è chiara l'identità di Giulio Proculo (millantatore, esaltato, abile politico…), e più in generale non si sa la verità circa la morte di Romolo. Livio non prende posizione con chiarezza.
Traduzione - Compiute queste azioni imperiture, radunando un'assemblea nel campo vicino alla palude della Capra per passare in rassegna l'esercito, un uragano scoppiato all'improvviso con grande fragore di tuoni avvolse il re in una nuvola così densa che lo sottrasse alla vista dell'assemblea, ed allora Romolo non fu più sulla terra. L'esercito romano, sedata la confusione, tornata la luce serena e chiara dopo una giornata tanto burrascosa, come videro vuoto il seggio del re, sebbene credessero ai senatori che gli erano rimasti accanto (che asserivano) che Romolo era stato portato in alto dalla tempesta, tuttavia, come colpiti dal timore della privazione, stettero a lungo in triste silenzio. Quindi, per iniziativa di pochi, tutti insieme richiedono che si saluti Romolo, Dio nato da Dio, come re e padre della città di Roma. Invocano la pace con le preghiere perché benevolo e propizio renda felice la loro progenie. Credo che anche allora ci siano stati alcuni che ritenevano in cuor loro che il re fosse stato fatto a pezzi per mano dei senatori.

 

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