Livio, Ab urbe condita: Libro 45; 01 - 22

Livio, Ab urbe condita: Libro 45; 01 - 22

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 45; 01 - 22

[1] Victoriae nuntii, Q Fabius et L Lentulus et Q Metellus, quanta potuit adhiberi festinatio, celeriter Romam cum venissent, praeceptam tamen eius rei laetitiam invenerunt

Quarto post die, quam cum rege est pugnatum, cum in circo ludi fierent, murmur repente populi tota spectacula pervasit pugnatum in Macedonia et devictum regem esse; dein fremitus increvit; postremo clamor plausus velut certo nuntio victoriae allato est exortus

Mirari magistratus et quaerere auctorem repentinae laetitiae; qui postquam nullus erat, evanuit quidem tamquam certae rei gaudium, omen tamen laetum insidebat animis

Quod postquam veris nuntiis Fabi Lentulique et Metelli adventu firmatum est, cum victoria ipsa, tum augurio animorum suorum laetabantur
[1] I messaggeri della vittoria, Q Fabio e L Lentulo e Q Metello, pur arrivando rapidamente a Roma, con tutta la velocità che poterono impiegare, vi trovarono già pre gustata la gioia di quell'evento

Quattro giorni dopo la battaglia con il re, durante i giuochi del circo, all'im provviso un brusio della folla si diffuse per tutte le tribune annunziando che era avvenuta una grande battaglia in Macedonia e il re vi era stato sconfitto; poi si sviluppò un mormorio più intenso; infine grida, applausi si levarono, come se fosse stato recato il sicuro annunzio della vittoria

I magistrati se ne maravigliarono e cercavano di cono scere chi avesse provocato quest'ondata di gioia improvvisa; ma poiché non si trovò nessuno, svanì la gioia per quel fatto quasi già ritenuto sicuro, eppure un lieto presagio si era impadronito degli animi

E quando fu confermato dalla vera notizia all'arrivo di Fabio, Lentulo e Metello, si allietavano sia della vittoria in se stessa, sia del pre sentimento del loro animo
Et altera traditur circensis turbae non minus similis veri laetitia

Ante diem quintum decimum kalendas Octobres, ludorum Romanorum secundo die, C Licinio consuli ad quadrigas mittendas escendenti tabellarius, qui se ex Macedonia venire diceret, laureatas litteras dicitur

Quadrigis missis consul currum conscendit et, cum per circum reveheretur ad foros publicos, laureatas tabellas populo ostendit

Quibus conspectis repente inmemor spectaculi populus in medium decurrit

Eo senatum consul vocavit recitatisque tabellis ex auctoritate patrum pro foris publicis denuntiavit populo L Aemilium collegam signis conlatis cum rege Perseo pugnasse; Macedonum exercitum caesum fusumque; regem cum paucis fugisse; civitates omnes Macedoniae in dicionem populi Romani venisse
C'è una seconda tradizione, non meno verosimile, della gioia del popolo raccolto nel circo

Quindici giorni avanti alle calende di Ottobre, nella seconda giornata dei giuochi Romani, mentre il console G Licinio saliva sul podio per dare il via alle quadrighe,si dice gli si presentasse un corriere, che affermava di venire dalla Macedonia, e gli una lettera ornata di alloro

Il console, dopo aver dato la partenza alle qua drighe, risalì sul cocchio e riportandosi attraverso il circo presso le tribune mostrò al popolo le tavolette ornate di alloro

Alla cui vista d'improvviso il popolo, dimentico della gara, si affollò nel mezzo della pista

Qui il console convocò il senato e dinanzi alle gradinate, letta ad alta voce, per ordine dei padri, la lettera, annunziò al popolo che il col lega L Emilio aveva combattuto in battaglia campale con il re Perseo, che l'esercito macedone era stato totalmente sconfitto; il re aveva cercato scampo con pochi uomini; tutte le città della Macedonia erano cadute nelle mani del popolo Romano
His auditis clamor cum ingenti plausu ortus; ludis relictis domos magna pars hominum ad coniuges liberos laetum nuntium portabant

Tertius decimus dies erat ab eo, quo in Macedonia pugnatum est

[2] Postero die senatus in curia habitus, supplicationesque decretae et senatus consultum factum est, ut consul, quos praeter milites sociosque navales coniuratos haberet, dimitteret: de militibus sociisque navalibus dimittendis referretur, cum legati ab L Aemilio consule, a quibus praemissus tabellarius esset,

Ante diem sextum kal Octobres hora fere secunda legati urbem ingressi sunt; ingentem secum occurrentium, quacumque ibant, prosequentiumque trahentes turbam in forum perrexerunt

Senatus forte in curia erat; eo legatos consul introduxit
A queste parole sorsero grida con scrosci di applausi; abbandonati i giuochi gran parte della gente faceva ritorno a casa recando alle spose ai figli la bella notizia

Erano trascorsi tredici giorni dalla battaglia in Macedonia

[2] Il giorno dopo fu convocato il senato nella curia, furono decise le supplicazioni e fatto un senatoconsulto, per il quale il console doveva disporre il congedo di tutte le truppe che avevano prestato giuramento in massa, ad eccezione dei soldati regolarmente arruolati e dei socii na vali: sul congedo di questi ultimi si proponesse la discussione in senato all'
Sei giorni prima delle calende di Ottobre, verso l'ora seconda, fecero il loro ingresso nella città i legati del console: tra scinandosi dietro gran folla di gente che andava loro incontro lungo tutto l'itinerario e si metteva al loro seguito, si diressero al foro

Per caso il senato era già raccolto nella curia: il console vi introdusse immediatamente i legati
Ibi tantum temporis retenti, dum exponerent, quantae regiae peditum equitumque fuissent, quot milia ex iis caesa, quot capta forent, quam paucorum militum iactura tanta hostium strages facta, quam praeceps rex fugisset; existimari Samothraciam petiturum; paratam classem ad persequendum esse, neque terra neque mari elabi posse

Eadem haec paulo post in contionem traducti exposuerunt; renovataque laetitia, cum consul edixisset, ut omnes aedes sacrae aperirentur, pro se quisque ex contione ad gratias agendas ire dis, ingentique turba non virorum modo sed etiam feminarum conpleri tota urbe deorum immortalium templa

Senatus revocatus in curiam supplicationes ob rem egregie gestam ab L Aemilio consule in quinque dies circa omnia pulvinaria decrevit hostiisque maioribus sacrificari iussit
Vi si trattennero il tempo necessario per esporre l'entità, in fanti e cavalieri, del re, le migliaia di uccisi e di prigionieri, le esigue perdite dei nostri soldati rispetto a così grande carneficina, la grande paura del re, datosi alla fuga, si pensava che si sarebbe rifugiato a Samotracia: la flotta era pronta ad inseguirlo ed egli non poteva sfuggir di mano né per terra né per mare

Queste stesse notizie espo sero poco dopo dinanzi all'assemblea del popolo, appena furono portati in presenza di essa: e rinnovatesi le mani festazioni di gioia, dopo che il console ebbe ordinato l'aper tura di tutti i templi, ognuno per proprio conto allonta nandosi dall'assemblea vi si recava a render grazie agli dei, e di gran folla non solo di uomini, ma anche di donne, si riempivano in tutta la città i templi degli dèi immortali

Il senato, riconvocato nella curia, indisse una supplicazione di cinque giorni in tutti i templi, in rin graziamento per il successo del console L Emilio, e un sacrificio di vittime maggiori
Naves, quae in Tiberi paratae instructaeque stabant, ut, si res posceret, in Macedoniam mitterentur, subduci et in navalibus conlocari, socios navalis dato annuo stipendio dimitti et cum iis omnes, qui in consulis verba iuraverant; et quod militum Corcyrae, Brundisi, ad mare superum aut in agro Larinati essetomnibus his locis dispositus exercitus fuerat, cum quo, si res posceret, C Licinius collegae ferret opem, hos omnes milites dimitti placuit

Supplicatio pro contione populo indicta est ex ante diem quintum idus Octobres cum eo die in quinque dies

[3] Ex Illyrico duo legati, C Licinius Nerva et P Decius, nuntiarunt exercitum Illyriorum caesum, Gentium regem captum, in dicione populi Romani [et] Illyricum esse
Quanto alle navi, che erano all'ancora sul fiume Tevere, pronte ed equipaggiate per essere inviate in Macedonia, nel caso che la situazione lo richiedesse, fu dato ordine che fossero tirate in secco e ricollocate negli arsenali, i socii navali dovevano essere congedati, previa assegnazione dello stipendio di un anno intero e insieme con essi tutti i contingenti di soldati, che avevan prestato giuramento di fedeltà al console; i reparti di regolari dislocati a Corcira, Brindisi, sulla costa adriatica o nel territorio di Larino - in tutte queste località erano stati distribuiti contingenti militari, perché, se ce ne fosse stato bisogno, G Licinio potesse portare aiuto al collega - fu deciso di congedarli tutti

Dinanzi al popolo adunato in assemblea la supplicazione fu indetta dal quinto giorno prima delle idi di Ottobre, incluso, per la durata di cinque giorni

[3] I due legati inviati dall'Illirico, G Licinio Nerva e P Decio, portarono la notizia che l'esercito illirico era stato distrutto, il re Genzio fatto prigioniero, l'Illirico si trovava nelle mani del popolo Romano
Ob eas res gestas ductu auspicioque L Anici praetoris senatus in triduum supplicationes decrevit

Indictae a consule sunt in ante quartum et tertium et pridie idus Novembres

Tradidere quidam legatos Rhodios nondum missos post victoriam nuntiatam velut ad ludibrium stolidae superbiae in senatum vocatos esse; ibi Agepolim, principem eorum, ita locutum: missos esse legatos ab Rhodiis ad pacem inter Romanos et Persea faciendam, quod id bellum grave atque incommodum Graeciae omni, sumptuosum ac damnosum ipsis Romanis esset

Fortunam populi Romani bene fecisse, quod finito aliter bello gratulandi sibi de victoria egregia Romanis opportunitatem dedisset

Haec ab Rhodio dicta
Per queste imprese compiute sotto la guida e con gli auspici del pre tore L Anicio il senato deliberò tre giorni di supplicazioni

Di nuovo furono indette dal console le ferie Latine per quarto, terzo e secondo prima delle idi di Novembre

Taluni hanno lasciato scritto che i legati Rodii, non ancora rinviati in patria, dopo l'annuncio della vittoria furono convocati in senato, in segno di scherno per la loro insensata tracotanza; lì il loro capo, Agepoli, avrebbe tenuto questo discorso: i legati erano stati inviati dai Rodii per concluder la pace fra i Romani e Perseo, giacché quella guerra secondo loro oltre ad esser dura c dannosa per la Grecia intera, era dispendiosa e nociva per gli stessi Romani

Bene aveva fatto la fortuna del popolo Romano che, risoltasi la guerra in modo diverso, aveva loro conces so la possibilità di congratularsi con i Romani per così grande vittoria

Queste furono le parole del rodio
Responsum ab senatu esse: Rhodios nec utilitatium Graeciae cura neque inpensarum populi Romani, sed pro Perseo legationem eam misisse

Nam si ea fuisset cura, quae simularetur, tum mittendos legatos fuisse, cum Perseus in Thessaliam exercitu inducto per biennium Graecas urbes alias obsideret, alias denuntiatione armorum terreret; tum nullam pacis ab Rhodiis mentionem factam

Postquam superatos saltus transgressosque in Macedoniam Romanos audissent et inclusum teneri Persea, tunc Rhodios legationem misisse, non ad ullam aliam rem quam ad Persea ex inminenti periculo eripiendum

Cum hoc responso legatos dimissos

[4] Per eosdem dies et M Marcellus, ex provincia Hispania decedens Marcolica nobili urbe capta, decem pondo auri et argenti ad summam sestertii deciens aerarium rettulit
Da parte del senato gli fu risposto: i Rodii avevano mandato quella legazione senza preoccuparsi né dell'interesse della Grecia né delle spese del popolo Romano, ma in favore di Perseo

Ché se la preoccupazione fosse stata quella che si voleva dare ad intendere, allora quella legazione doveva essere inviata, quando Perseo, fatto passare l'esercito in Tessaglia, per due anni non aveva smesso di assediare città greche ed altre atterrirne con la minaccia delle armi; ma allora i Rodii si erano astenuti dal fare qualsiasi menzione di pace

Dopo aver saputo invece che i Romani avevano superati i valichi e si erano portati in Macedonia e tenevano accerchiato Perseo, allora avevano spedito l'ambasceria per nessun'altra ragione se non quella di sottrarre Perseo all'incombente pericolo

Con questa risposta i legati furono congedati

[4] In quei medesimi giorni anche M Marcello, par tito dalla provincia di Spagna dopo conquistata la famosa città di Marcolica, versò 'erario dieci libbre d'oro e d'ar gento per la somma di un milione di sesterzi
Paulus Aemilius consul cum castra, ut supra dictum est, ad Siras terrae Odomanticae haberet, litterae ab rege Perseo per ignobiles tres legatos
Quos cum flentes ac sordidatos> cerneret, et ipse inlacrimasse dicitur sorti humanae, quod, qui paulo ante non contentus regno Macedoniae Dardanos Illyriosque oppugnasset, Bastarnarum civisset auxilia, is tum amisso exercitu, extorris regno, in parvam insulam conpulsus, supplex, fani religione, non viribus suis tutus esset

Sed postquam regem Persea consuli Paulo salutem legit, miserationem omnem stultitia ignorantis fortunam suam exemit

Itaque, quamquam in reliqua parte litterarum minime regiae preces erant, tamen sine responso ac sine litteris ea legatio dimissa est
Il con sole Paolo Emilio teneva, come si è detto, il campo presso Sire, della regione Odomantica, quando
Al vederli piangenti e in squallide vesti>, si dice che anche lui versò lacrime compiangendo la sorte umana, perché colui che poco prima, non pago del regno di Macedonia aveva assediato Dardani e Illiri, sollecitato l'aiuto dei Ba starni, ora perduto l'esercito, esule dal regno, ridottosi in un'isoletta, supplice, doveva la sua sicurezza non più alla sua potenza che alla protezione di un tempio

Ma quando lesse nell'intestazione che il re Perseo augurava salute al console Paolo, gli fece deporre ogni compassione l'orgogliosa stoltezza di un uomo che non riconosceva la sua condizione

E così, nonostante che nel resto della lettera ci fossero preghiere punto degne di un re, quel l'ambasceria fu rinviata senza una lettera di risposta
Sensit Perseus, cuius nominis obliviscendum victo esset; itaque alterae litterae cum privati nominis titulo missae et petiere et impetravere, ut aliqui ad eum mitterentur, cum quibus loqui de statu et condicione suae fortunae posset

Missi sunt tres legati, P Lentulus, A Postumius Albinus, A Antonius

Nihil ea legatione perfectum est, Perseo regium nomen omni vi amplectente, Paulo, ut se suaque omnia in fidem et clementiam populi Romani permitteret, tendente

[5] dum aguntur, classis Cn Octavi Samothracam est adpulsa

Is quoque praesenti admoto terrore modo minis, modo spe perlicere, ut se traderet, conaretur, adiuvit in hoc eum res seu casu contracta seu consilio
Si accorse Perseo di qual titolo un vinto debba dimenticarsi; epperò con altra lettera, mandata con il suo semplice nome nell'intestazione, richiese ed ottenne l'invio d'inter mediari, con i quali trattare della sua situazione e della condizione della sua sorte futura

Gli furono inviati tre legati, P Lentulo, A Postumio Albino, A Antonio

Ma per mezzo di quella ambasceria non si pervenne ad alcun risul tato, perché Perseo ad ogni costo si teneva stretto al suo tito lo di re, mentre Paolo faceva di tutto per indurlo a rimetter si completamente alla lealtà e clemenza del popolo Romano

[5] Intanto la flotta di Cn Ottavio approdò a Samotracia

Anche lui, sfruttando lo sgomento di quel momento, ora con le minacce, ora con la speranza tentava di indurlo ad arrendersi, e in questo proposito lo aiutò un fatto o presentatosi casualmente oppure predisposto deliberatamente
L Atilius, inlustris adulescens, cum in contione esse populum Samothracum animum advertisset, a magistratibus petit, ut sibi paucis adloquendi populi potestatem facerent

Permisso 'utrum nos, hospites Samothraces, vere accepimus an falso sacram hanc insulam et augusti totam atque inviolati soli esse

Cum creditae sanctitati adsentirentur omnes, 'cur igitur' inquit 'polluit eam homicida, sanguine regis Eumenis violavit, et, cum omnis praefatio rum eos, quibus non sint purae manus, sacris arceat, vos penetralia vestra contaminari cruento latronis corpore sinetis

Nobilis fama erat apud omnes Graeciae civitates Eumenis regis per Evandrum Delphis prope perpetrata caedes
L Atilio, giovane d'illustre casato, accortosi che il popolo di Samotraeia era raccolto in assemblea, chiese ai magistrati la facoltà di parlare bre vemente alla folla

Ottenutala o Samotraci che mi ospitate esclamò è vero o no quel che abbiamo sempre saputo, che cioè quest'isola è sacra e sacrosanto e invio labile è tutto il suo territorio

Poiché tutti erano d'accordo nell'ammetterne la santità, perché allora pro seguì l'ha contaminata la presenza di un omicida, pro fanandola col sangue del re Eumene, e per quanto ogni formula iniziale dei sacri riti prescriva che ne siano esclusi coloro che hanno impure le mani, voi permetterete che i penetrali del vostro tempio siano contaminati dalla presenza fisica di un brigante, dalle mani lorde di sangue

Era ben conosciuto di fama fra tutte le popolazioni della Grecia l'attentato, solo per poco fallito, al re Eumene in Delfi ad opera di Evandro

Now I feel...