Livio, Ab urbe condita: Libro 43; 01 - 23

Livio, Ab urbe condita: Libro 43; 01 - 23

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 43; 01 - 23

[1] Eadem aestate qua in Thessalia [haec gesta sunt], legatus in Illyricum a consule missus opulenta duo oppida oppugnavit

Ceremiam vi atque armis coegit in deditionem; omniaque iis sua concessit, ut opinione clementiae eos, qui Carnuntem, munitam urbem, incolebant, adliceret

Postquam nec, ut dederent se, conpellere neque capere obsidendo poterat, ne duabus oppugnationibus nequiquam fatigatus miles esset, quam prius intactam urbem reliquerat, diripuit

Alter consul C Cassius nec in Gallia, quam sortitus erat, memorabile quicquam gessit et per Illyricum ducere legiones in Macedoniam vano incepto est conatus
[1] Durante la medesima estate in cui [queste azioni ebbero corso] in Tessaglia, il legato inviato dal console nell'Illirico attaccò due ricche città

Ceremia costrinse alla resa con la forza delle armi; ma agli abitanti lasciò tutti i loro beni per allettare con la fama della sua clemenza gli abitanti di Carnunte, città ben difesa

Quando si rivelò l'impossibilità di spingerla alla resa o di conquistarla con l'assedio, per evitare che i soldati si fossero affaticati invano in quelle due azioni, mise a sacco la città che prima aveva conservato indenne

L'altro console G Cassio né compì nulla di notevole nella Gallia, che aveva ottenuto per sorteggio, e cercò senza frutto di condurre le legioni in Macedonia attraverso 1'Illirico
Ingressum hoc iter consulem senatus ex Aquileiensium legatis cognovit, qui querentes coloniam suam novam et infirmam necdum satis munitam inter infestas nationes Histrorum et Illyriorum esse, cum peterent, ut senatus curae haberet, quomodo ea colonia muniretur, interrogati, vellentne eam rem C Cassio consuli mandari, responderunt Cassium Aquileiam indicto exercitu profectum per Illyricum in Macedoniam esse

Ea res primo incredibilis visa, et pro se quisque credere Carnis forsitan aut Histris bellum inlatum

Tum Aquileienses: nihil se ultra scire nec audere adfirmare, quam triginta dierum frumentum militi datum et duces, qui ex Italia itinera in Macedoniam nossent, conquisitos abductosque
Che il console si fosse messo per questa via, il senato venne a saperlo dai legati di Aquileia, che lamentandosi della situazione della loro giovane colonia, ancor debole e non abbastanza munita in mezzo a popolazioni ostili come quelle degli Istri e degli Illirii, richiesero che il senato provvedesse al modo di fortificarla, interrogati se accettavano che ne fosse dato incarico al console G Cassio, risposero che Cassio, fatto convenire l'esercito ad Aquileia se ne era partito per la Macedonia attraverso 1'Illirico

Dapprima questa notizia apparve incredibile, e ognuno pensava in cuor suo che forse avesse portato guerra ai Carni o agli Istri

Allora i legati di Aquileia: dissero di non saper altro e di non ardire d'affermare se non che era stata distribuita ai soldati una razione di frumento per trenta giorni e che erano state requisite e portate via tutte le guide, che avessero notizia degli itinerari dall'Italia per la Macedonia
Enimvero senatus indignari tantum consulem ausum, ut suam provinciam relinqueret, in alienam transiret, exercitum novo periculoso[que] itinere inter exteras gentes duceret, viam tot nationibus in Italiam aperiret

Decernunt frequentes, ut C Sulpicius praetor tris ex senatu nominet legatos, qui eo die proficiscantur ex urbe et, quantum adcelerare possint, Cassium consulem, ubicumque sit, persequantur; nuntient, ne bellum cum ulla gente moveat, nisi cum qua senatus gerendum censuerit

Legati hi profecti M Cornelius Cethegus, M Fulvius, P Marcius Rex

Metus de consule atque exercitu distulit eo tempore muniendae Aquileiae curam

[2] Hispaniae deinde utriusque legati aliquot populorum in senatum introducti
Senza dubbio era indignato il senato che il console mostrasse tanta audacia da abbandonare la sua provincia, passare in quella altrui, guidare l'esercito per un itinerario sconosciuto [e] pieno di rischi fra genti straniere, aprir la via dell'Italia a tante popolazioni

Radunatisi in affollata seduta deliberano che il pretore G Sulpicio nomini una legazione di tre senatori, che in quel giorno stesso dovevano partire dalla città e con la maggior fretta possibile rintracciare il console Cassio, dovunque si trovasse; per avvertirlo di non muovere guerra a nessuno, se non a chi il senato avesse deliberato di muoverla

Partirono questi legati M Cornelio Cetego, M Fulvio, P Marcio Re

Il timore per il comportamento del console e per i pericoli dell'esercito differì in quel momento la preoccupazione di fortificare Aquileia

[2] Poi furono introdotte in senato delegazioni di alcuni popoli delle due province di Spagna
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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 22; 11-20

Ii de magistratuum Romanorum avaritia superbiaque conquesti, nixi genibus ab senatu petierunt, ne se socios foedius spoliari vexarique quam hostes patiantur

Cum et alia indigna quererentur, manifestum autem esset pecunias captas, L Canuleio praetori, qui Hispaniam sortitus erat, negotium datum est, ut in singulos, a quibus Hispani pecunias repeterent, quinos recuperatores ex ordine senatorio daret patronosque, quos vellent, sumendi potestatem faceret

Vocatis in curiam legatis recitatum est senatus consultum, iussique nominare patronos

Quattuor nominaverunt, M Porcium Catonem, P Cornelium Cn F Scipionem, L Aemilium L F Paulum, C Sulpicium Gallum Cum M Titinio primum, qui praetor A Manlio M Iunio consulibus in citeriore Hispania fuerat, recuperatores sumpserunt
Dopo aver espresso le loro gravi rimostranze per l'avidità ed alterigia dei magistrati romani, buttatisi a terra in ginocchio, scongiurarono il senato di non permettere che essi, loro alleati, fossero trattati più crudelmente dei nemici

Lamentando anche altre indegnità, ma essendo risultato trattarsi di estorsioni di denaro, fu dato incarico al pretore L Canuleio, che aveva avuto in sorte la Spagna, di assegnare cinque giudici della classe senatoria contro ciascuno di coloro, dai quali gli Spagnoli reclamavano la restituzione del denaro e di concedere ai provinciali la facoltà di prendersi i patroni che volessero

Convocati nella curia i delegati fu letta la deliberazione del senato ed essi, invitati a nominare i propri patroni

Quattro ne scelsero, M Porcio Catone, P Cornelio Cn F Scipione, L Emilio L F Paolo, G Sulpicio Gallo, presero i giudici ad essi assegnati per intentare il processo contro M Titinio prima di tutti, che era stato pretore nella Spagna citeriore sotto il consolato di A Manlio e M Giunio
Bis ampliatus, tertio absolutus est reus

Dissensio inter duarum provinciarum legatos est orta; citerioris Hispaniae populi M Catonem et [P] Scipionem, ulterioris L Paulum et Gallum Sulpicium patronos sumpserunt

Ad recuperatores adducti a citerioribus populis P Furius Philus, ab ulterioribus M Matienus; ille Sp Postumio Q Mucio consulibus triennio ante, hic biennio prius L Postumio M Popilio consulibus praetor fuerat

Gravissimis criminibus accusati ambo ampliatique; cum dicenda de integro causa esset, excusati exilii causa solum vertisse

Furius Praeneste, Matienus Tibur exulatum abierunt
Due volte rinviato il verdetto, la terza volta l'accusato fu assolto

Sorse un dissenso fra i delegati delle due province; le popolazioni della Spagna citeriore presero come loro patroni M Catone e [P] Scipione, quelle della ulteriore L Paolo e Gallo Sulpicio

Dalle popolazioni della citeriore furono condotti davanti ai giudici P Furio Filo, da quelle della ulteriore M Matieno; l'uno pretore tre anni prima, sotto il consolato di Sp Postumio e Q Mucio, l'altro due anni prima sotto i consoli L Postumio e M Popilio

Entrambi accusati di colpe gravissime e rinviati per supplemento d'indagini; e quando daccapo dovevano discolparsi, se ne dispensarono facendo sapere di aver mutato terra per recarsi in esilio

Furio andò in esilio a Preneste, Matieno a Tivoli
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Fama erat prohiberi a patronis nobiles ac potentes conpellare; auxitque eam suspicionem Canuleius praetor, quod omissa ea re dilectum habere instituit, dein repente in provinciam abiit, ne plures ab Hispanis vexarentur

Ita praeteritis silentio obliteratis in futurum tamen consultum ab senatu Hispanis, quod impetrarunt, ne frumenti aestimationem magistratus Romanus haberet neve cogeret vicensumas vendere Hispanos, quanti ipse vellet, et ne praefecti in oppida sua ad pecunias cogendas imponerentur

[3] Et alia novi generis hominum ex Hispania legatio venit

Ex militibus Romanis et ex Hispanis mulieribus, cum quibus conubium non esset, natos se memorantes, supra quattuor milia hominum, orabant, ut sibi oppidum, in quo habitarent, daretur
Era voce che dai patroni si impedisse di trarre in giudizio personalità influenti appartenenti alla nobiltà e accrebbe tale sospetto il fatto che il pretore Canuleio, disinteressandosi del suo incarico, cominciò a occuparsi delle operazioni di leva e poi improvvisamente partì per la provincia, ad evitare che altri ancora fossero perseguitati dagli Spagnoli

E così posto a tacere ogni ricordo del passato, si provvide però alla sorte della Spagna per l'avvenire, in quanto essa ottenne dal senato che i magistrati romani non facessero più la stima del frumento, né costringessero gli Spagnoli a vendere le vigesime al prezzo da loro stabilito, né fossero imposti alle loro città funzionari addetti alle esazioni del denaro

[3] Giunse dalla Spagna anche un'altra delegazione di uomini che si presentavano sotto un nuovo profilo giuridico

Nati da soldati romani, come essi ricordavano, e da donne spagnole, con cui non vigeva diritto di connubio, in numero di oltre quattromila, chiedevano che fosse concessa loro una città, dove abitare
Senatus decrevit, uti nomina sua apud L Canuleium profiterentur eorumque, si quos manumisissent; eos Carteiam ad Oceanum deduci placere; qui Carteiensium domi manere vellent, potestatem fieri, uti numero colonorum essent, agro adsignato

Latinam eam coloniam esse libertinorumque appellari

Eodem tempore ex Africa et Gulussa regulus, Masinissae filius, legatus patris, et Carthaginienses venerunt
Il senato dispose che dessero in nota a L Canuleio i propri nomi e di coloro, se ve ne erano, che avessero manomessi; tutti li destinava alla città di Carteia, sull'oceano; e a quanti degli abitanti di Carteia volessero rimanere a casa loro, dava la facoltà di essere considerati coloni, previa nuova assegnazione di terre

Quella colonia doveva godere i diritti di colonia latina e avere il nome ufficiale di colonia di libertini

Nello stesso giro di tempo giunsero dall'Africa e il principe Gulussa, figlio di Massinissa, in rappresentanza di suo padre, e i Cartaginesi
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Gulussa prior in senatum introductus et, quae missa erant ad bellum Macedonicum a patre suo, exposuit et, si qua praeterea vellent imperare, praestaturum merito populi Romani est pollicitus et monuit patres conscriptos, ut a fraude Carthaginiensium caverent: classis eos magnae parandae consilium cepisse, specie pro Romanis et adversus Macedonas; ubi ea parata instructaque esset, ipsorum fore potestatis, quem hostem aut socium habeant

[4] Tis tantum exinde pavorem ingressi castra, ostentantes capita fecerunt, ut, si admotus extemplo exercitus foret, capi castra potuerint

Tum quoque fuga ingens facta est; et erant, qui legatos mittendos ad pacem precibus petendam censerent; civitatesque conplures eo nuntio audito in deditionem venerunt
Gulussa fu introdotto per primo in senato, dove fece una relazione sugli aiuti dati da suo padre per la guerra contro i Macedoni e promise la fornitura di ogni altra cosa che essi avessero preteso in segno di gratitudine pei benefici del popolo romano, e ammoni i padri coscritti di star bene attenti agli inganni dei Cartaginesi: avevano presa la decisione di allestire una grande flotta, in apparenza per sostenere i Romani contro i Macedoni; ma una volta pronta ed armata, sarebbe stato di loro pertinenza decidere chi dovessero considerare nemico od alleato

[4] Produssero tale spavento, entrati che furon nel campo, mostrando le loro teste, che se subito vi si fosse diretto l'esercito, si sarebbe potuto conquistare l'accampamento

Ma anche così si verificò un grave scompiglio; e c'era chi riteneva dovessero mandarsi ambasciatori ad implorare la pace, e molte città a questa sola notizia si arresero
Quibus purgantibus sese culpamque in duorum amentiam conferentibus, qui se ultro ad poenam ipsi obtulissent, cum veniam dedisset praetor, profectus extemplo ad alias civitates omnibus imperata facientibus quieto exercitu pacatum agrum, qui paulo ante ingenti tumultu arserat, peragravit

Haec lenitas praetoris, qua sine sanguine ferocissimam gentem domuerat, eo gratior plebi patribusque fuit, quo crudelius avariusque in Graecia bellatum et ab consule Licinio et ab Lucretio praetore erat

Lucretium tribuni plebis absentem contionibus adsiduis lacerabant, cum rei publicae causa abesse excusaretur; sed tum adeo vicina etiam inexplorata erant, ut is eo tempore in agro suo Antiati esset aquamque ex manubiis Antium ex flumine Loracinae duceret
E mentre cercavano di discolparsi e di far ricadere la responsabilità sui due folli, che spontaneamente si erano offerti da sé al meritato castigo, il pretore, concesso il perdono, subito partì alla volta di altre città e poiché tutte eseguivano le sue imposizioni, percorse con 1'esercito, senza trascendere ad atti di guerra, quel pacifico paese che poco prima era divampato in minacciosa rivolta

Questa mitezza del pretore, che senza spargimento di sangue aveva ridotto all'obbedienza una popolazione così riottosa, apparve tanto più gradita al popolo e al senato, quanto più crudelmente e con maggiore avidità di preda eran state condotte le operazioni belliche in Grecia dal console Licinio e dal pretore Lucrezio

In continui discorsi al popolo i tribuni della plebe dilaniavano Lucrezio assente, per quanto la sua assenza fosse motivata dall'incarico che egli svolgeva a servizio dello stato; senonché allora si sapeva così poco di cose anche vicine, che in quel tempo egli si trovava nel suo fondo di Anzio e col denaro ricavato dalla vendita del bottino portava l'acqua ad Anzio derivandola dal ruscello Loracina
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Id opus centum triginta milibus aeris locasse dicitur; tabulis quoque pictis ex praeda fanum Aesculapi exornavit

Invidiam infamiamque ab Lucretio averterunt in Hortensium, successorem eius, Abderitae legati flentes ante curiam querentesque oppidum suum ab Hortensio expugnatum ac direptum esse; causam excidii fuisse urbi, quod, cum centum milia denarium et tritici quinquaginta milia modium imperaret, spatium petierint, quo de ea re et ad Hostilium consulem et Romam mitterent legatos

Vixdum ad consulem se pervenisse et audisse oppidum expugnatum, principes securi percussos, sub corona ceteros venisse

Indigna res senatui visa, decreveruntque eadem de Abderitis, quae de Coronaeis decreverant priore anno, eademque pro contione edicere Q Maenium praetorem iusserunt
Si dice che avesse dato in appalto quei lavori per la somma di centotrentamila assi; anche il tempio di Esculapio adornò con dipinti che facevano parte della sua preda

Ma da Lucrezio spostarono l'odiosità e il disonore sul suo successore Ortensio i legati di Abdera che tra le lacrime, sulla soglia della curia, si dolevano della espugnazione della loro città e del suo saccheggio ad opera di Ortensio; causa del massacro delle città era stato il semplice fatto che alla imposizione di centomila denari e cinquantamila moggi di frumento avevan risposto chiedendo il tempo necessario per informarne con un'ambasceria il console Ostilio e a Roma il senato

Avevano fatto appena in tempo ad arrivare dal console che avevan saputo che la città era stata conquistata con la forza, i principali cittadini decapitati, gli altri venduti all'incanto

Atroce [misfatto] sembrò questo al senato, che prese le stesse decisioni in favore degli Abderiti già deliberate l'anno precedente [a vantaggio dei] Coronei e dette ordine al pretore Q Menio di notificarle all'adunanza del popolo
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