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Livio, Ab urbe condita: Libro 38; 26 - 30

Livio, Ab urbe condita: Libro 38; 26 - 30

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 38; 26 - 30

[26] Biduum natura montis per se ipsum exploranda, ne quid ignoti esset, absumpsit consul; tertio die, cum auspicio operam dedisset, deinde immolasset, in quattuor partes divisas copias educit, duas, ut medio monte duceret, duas ab lateribus, ut adversus cornua Gallorum erigeret

Hostium quod roboris erat, Tectosagi et Trocmi, mediam tenebant aciem, milia hominum quinquaginta; equitatum, quia equorum nullus erat inter inaequales rupes usus, ad pedes deductum, decem milia hominum, ab dextro locaverunt cornu; Ariarathis Cappadoces et Morzi auxiliares in laevo quattuor ferme milium numerum explebant

Consul, sicut in Olympo monte, prima in acie locata levi armatura, telorum omnis generis ut aeque magna vis ad manum esset, curavit
[26] Due giorni furono spesi dal console nell’esplorare personalmente, perché nulla restasse sconosciuto, la natura del monte; il terzo giorno, dopo essersi occupato degli auspici, e aver sacrificato, conduce in campo le forze divise in quattro parti, in modo da farne passare due attraverso il monte, e due ai lati, per poi farle salire in direzione delle due ali galliche

Quello che era il meglio delle forze nemiche, Tettosagi e Trogmi, occupavano il centro dello schieramento, in numero di cinquantamila; la cavalleria, di diecimila uomini, perché fra le rupi frastagliate non c’era modo di usare alcun cavallo, fu collocata all’ala destra; i Cappadoci di Ariarate e gli ausiliari di Morzio nell’ala sinistra formavano un contingente di circa quattromila

Il console, dopo aver disposto, come sull’Olimpo, l’arma leggera in prima linea, ebbe cura che avessero a disposizione un adeguato quantitativo di proiettili d’ogni genere
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Ubi appropinquarunt, omnia eadem utrimque, quae fuerant in priore proelio, erant praeter animos et victoribus ab re secunda auctos et hostibus , quia, etsi non ipsi victi erant, suae gentis hominum cladem pro sua ducebant

Itaque a paribus initiis coepta res eundem exitum habuit

Velut nubes levium telorum coniecta obruit aciem Gallorum

Nec aut procurrere quisquam ab ordinibus suis, ne nudarent undique corpus ad ictus, audebant, et stantes, quo densiores erant, hoc plura, velut destinatum petentibus, vulnera accipiebant

Consul iam per se turbatis si legionum signa ostendisset, versuros extemplo in fugam omnis ratus receptis inter ordines velitibus et alia turba auxiliorum aciem promovit
Quando si furono avvicinati, si ripetevano da ambo le parti le stesse condizioni della battaglia precedente, salvo l’ardire accresciuto nei vincitori dai resultati favorevoli, e abbassato nei nemici; perché, anche se non erano stati vinti loro direttamente, consideravano come una propria sconfitta quella subita da uomini della loro gente

Così l’impresa, mossa da eguali condizioni iniziali, ebbe lo stesso resultato

Un nembo di proiettili leggeri si riversò sulle schiere gauiche

Nessuno osava spingersi fuori delle proprie file, per non esporre la persona ai colpi da ogni lato, e d’altra parte, stando fermi, quanto più erano serrati tanto più colpi ricevevano, come bersaglio sicuro al tiro nemico

Il console pensando che se avesse mostrato loro, sgomenti già di per sé, le insegne delle legioni, subito tutti si sarebbero volti in fuga, fatti rientrare tra le file i veliti e l’altra massa delle riserve, spinse avanti l’esercito in ordine di battaglia
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[27] Galli et memoria Tolostobogiorum cladis territi et inhaerentia corporibus gerentes tela fessique et stando et vulneribus ne primum quidem impetum et clamorem Romanorum tulerunt

Fuga ad castra inclinavit; sed pauci intra munimenta sese recepere; pars maior dextra laevaque praelati, qua quemque impetus tulit, fugerunt

Victores usque ad castra secuti ceciderunt terga; deinde in castris cupiditate praedae haeserunt, nec sequebatur quisquam

In cornibus Galli diutius steterunt, quia serius ad eos perventum est; ceterum ne primum quidem coniectum telorum tulerunt

Consul quia ingressos in castra ab direptione abstrahere non poterat, eos, qui in cornibus fuerant, protinus ad sequendos hostis misit
[27] I Galli, spaventati al pensiero della rotta dei Tolostobogii, con le frecce ficcate nelle membra e anche spossati dal lungo stare in piedi e dalle ferite, non ressero neppure al primo assalto e alle prime grida dei Romani

La loro fuga piegò verso gli accampamenti, ma furono in pochi a rifugiarsì entro le linee di difesa; la maggioranza, spinti oltre da destra e da sinistra, fuggirono per dove ognuno era portato dalla rincorsa che aveva presa

I vincitori, inseguendoli fino all’accampamento, ne decimarono gli ultimi scaglioni, poi trattenuti negli alloggiamenti dalla voglia di preda, non se ne staccarono più e nessuno pensava all’inseguimento

Alle ali i Galli rimasero fermi per più tempo, perché furono raggiunti più tardi; del resto non resistettero neppure al primo tiro di frecce

Il console, poiché non riusciva a staccare dal saccheggio i soldati entrati nell’accampamento, mandò immediatamente a inseguire il nemico quelli che si eran trovati alle ali
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Per aliquantum spatium secuti non plus tamen octo milia hominum in fuga—nam pugna nulla fuit—ceciderunt; reliqui flumen Halyn traiecerunt

Romanorum pars magna ea nocte in castris hostium mansit; ceteros in sua castra consul reduxit

Postero die captivos praedamque recensuit, quae tanta fuit, quantam avidissima rapiendi gens, cum cis montem Taurum omnia armis per multos annos tenuisset, coacervare potuit

Galli ex dissipata passim fuga in unum locum congregati, magna pars saucii aut inermes, nudati omnibus rebus, oratores de pace ad consulem miserunt

Eos Manlius Ephesum venire iussit; ipse—iam enim medium autumni erat —locis gelidis propinquitate Tauri montis excedere properans victorem exercitum in hiberna maritimae orae reduxit
Sebbene li inseguissero per un buon tratto, pure uccisero durante quella fuga (un combattimento non c’era stato) non più di ottomila uomini, mentre gli altri riuscirono a passare l’Halys

Dei Romani buona parte rimase quella notte nell ‘accampamento nemico; gli altri furono ricondotti dal console negli alloggiamenti propri

Il giorno dopo fece una rassegna dei prigionieri e della preda; e questa fu quanta era riuscito ad accumulare un popolo tutto dedito alle rapine dopo aver occupato per molti anni militarmente tutta la regione al di qua del Tauro

I Galli, tornati a riunirsi dopo la loro fuga disordinata, in gran parte feriti o inermi, privi di mezzi qualsiasi, mandarono al console dei parlamentari di pace

Manlio fece venir questi a Efeso, mentre egli (era già la metà dell’autunno) affrettandosi a uscire da quei luoghi, resi gelidi dalla vicinanza del Tauro, ricondusse l’esercito vittorioso nelle basi invernali della zona costiera
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[28] Dum haec in Asia geruntur, in ceteris provinciis tranquillae res fuerunt

Censores Romae T Quinctius Flamininus et M Claudius Marcellus senatum legerunt; princeps in senatu tertium lectus P Scipio Africanus; quattuor soli praeteriti sunt, nemo curuli usus honore

Et in equitatu recensendo mitis admodum censura fuit

Substructionem super Aequimelium in Capitolio et viam silice sternendam a porta Capena ad Martis locaverunt

Campani, ubi censerentur, senatum consuluerunt; decretum, uti Romae censerentur

Aquae ingentes eo anno fuerunt; Tiberis duodeciens campum Martium planaque urbis inundavit
[28] Mentre in Asia sì svolgevano questi episodi , nelle altre province regnò la calma

A Roma i censori T Quinzio Flaminino e M Claudio Marcello rividero la lista dei senatori a capo lista nel senato fu scelto per la terza volta P Scipione Africano; quattro senatori soli furono lasciati fuori, nessuno dei quali aveva ricoperto una carica curule

Anche nel rivedere le liste dei cavalieri la censura fu quanto mai mite

Dettero in appalto i lavori di consolidamento sul Campidoglio al di sopra dell’Equimelio e quelli di selciatura della strada dalla porta Capena al tempio di Marte

I Campani interpellarono il senato, per sapere dove venivano censiti: fu deciso che fossero cerlsiti a Roma

In quell’anno vi furono grandi allaganienti; il Tevere per dodici volte inondò il campo Marzio e la parte piana della città
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Ab Cn Manlio consule bello in Asia cum Gallis perfecto, alter consul M Fulvius perdomitis Aetolis cum traiecisset in Cephallaniam, circa civitates insulae misit percontatum, utrum se dedere Romanis an belli fortunam experiri mallent

Metus ad omnes valuit, ne deditionem recusarent

Obsides inde imperatos pro viribus inopes populi * * vicenos autem Cranii et Palenses et Samaei dederunt

Insperata pax Cephallaniae adfulserat, cum repente una civitas, incertum quam ob causam, Samaei desciverunt

Quia opportuno loco urbs posita esset, timuisse se aiebant, ne demigrare cogerentur ab Romanis
Finita la guerra in Asia coi Galli per opera del console Cn Manlio, l’altro console M Fulvio, sottomessi definitivamente gli Etoli e passato a Cefallenia, mandò in giro fra le città dell’isola a domandare se preferivano arrendersi ai Romani o tentare la sorte delle armi

Il timore si fece sentire da tutti, e li indusse a non rifiutare la resa

Degli ostaggi imposti le popolazioni minori ne dettero in ragione della forza nuInerica rispettiva, i Cranii, i Palesi e i Samei venti per ciascuno

Era appena balenata ai Cefalleni questa prospettiva di una pace prima insperata, quando, improvvisamente, una città, quella dei Samei, non si sa per quali ragioni, insorse

Siccome la città era situata in una posizione strategica, dicevano di avere avuto paura che i Romani li costringessero a emigrare di là
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Ceterum ipsine sibi eum finxerint metum et timore vano quietum excitaverint malum, an iactata sermonibus res apud Romanos perlata ad eos sit, nihil comperti est, nisi quod datis iam obsidibus repente portas clauserunt et ne suorum quidem precibus—miserat enim sub muros consul ad temptandam misericordiam parentium populariumque—desistere ab incepto voluerunt

Oppugnari deinde, postquam nihil pacati respondebatur, coepta urbs est

Apparatum omnem tormentorum machinarumque travectum ab Ambraciae oppugnatione habebat, et opera quae facienda erant, inpigre milites perfecerunt

Duobus igitur locis admoti arietes quatiebant muros

[29] Nec ab Samaeis quicquam, quo aut opera aut hostis arceri posset, praetermissum est
Se poi si immaginassero da sé questo pericolo e solo per un timore infondato suscitassero quel vespaio, o se la cosa, ventilata nei discorsi fatti fra i Romani, fosse arrivata al loro orecchio, nulla si sa di certo; fatto sta che, quando già avevano consegnato gli ostaggi, improvvisamente chiusero le porte, e neppure alle preghiere dei loro concittadini (il console li aveva mandati sotto le mura a cercar di muovere la pietà dei genitori e del popolo) si risolsero a tornare sulla loro decisione

Allora, siccome non veniva una risposta conciliativa, si iniziò l’attacco alla città

Il console aveva con sé tutti gli apprestamenti di ordigni e di macchine trasportati qua dall’assedio di Ambracia, e i soldati condussero a termine, con una intensa attività, i lavori necessari

E così in due punti gli arieti spinti contro le mura le facevano tremare

[29] Neppure dalla parte dei Samei si trascurò nulla che potesse servire a tener lontane le opere d’assedio e il nemico
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Duabus tamen maxime resistebant rebus, una, interiorem semper iuxta validum pro diruto nouum obstruentes murum, altera, eruptionibus subitis nunc in opera hostium, nunc in stationes; et plerumque his proeliis superiores erant

Una ad coercendos inventa, haud magna memoratu, res est

Centum funditores ab Aegio et Patris et Dymis acciti

A pueris ii more quodam gentis saxis globosis, quibus ferme harenae immixtis strata litora sunt, funda mare apertum incessentes exercebantur

Itaque longius certiusque et validiore ictu quam Baliaris funditor eo telo usi sunt
Ma soprattutto resistevano grazie a due espedienti, uno, costruendo via via un muro nuovo più interno egualmente solido in luogo di quello diroccato, l’altro, con improvvise sortite ora contro le opere nemiche, ora contro i posti di guardia; e più volte in questi combattimenti avevano la meglio

Un solo mezzo si trovò per tenerli in rispetto, che merita qui di essere ricordato

Cento frombolieri furono chiamati da Egio, da Patre e da Dirne

Questi, secondo un’usanza locale, venivano esercitati fin da ragazzi a tirare in mare aperto con la fonda di quei ciottoli rotondi che generalmente mescolati alla rena cospargono le spiagge

E così impararono a usare quell’arma da una maggior distanza e con un tiro più preciso e più energico che un fromboliere delle Baleari
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Et est non simplicis habenae, ut Baliarica aliarumque gentium funda, sed triplex scutale, crebris suturis duratum, ne fluxa habena volutetur in iactu glans, sed librata cum sederit, velut nervo missa excutiatur

Coronas modici circuli magno ex intervallo loci adsueti traicere non capita solum hostium vulnerabant, sed quem locum destinassent oris

Hae fundae Samaeos cohibuerunt, ne tam crebro neve tam audacter erumperent, adeo ut precarentur ex muris Achaeos, ut parumper abscederent et se cum Romanis stationibus pugnantis quiete spectarent

Quattuor menses obsidionem Same sustinuit
E la loro fionda non è di una striscia scempia come la fonda balearica o quella di altre genti, ma il cuoio è triplo, rinforzato con fitte cuciture perché nel lancio la ghianda non giri in qua e in là con l’allentarsi della striscia; ma, trovato l’equilibrio, viene vibrata come se scoccasse dalla corda dell’arco

Abituati a attraversare da grande distanza degli anelli di piccola circonferenza, non solo ferivano il nemico alla testa, ma proprio nel punto del viso che avevano preso di mira

Queste fionde tennero in rispetto i Samei, impedendo loro di uscire tanto spesso o con tanta audacia, al punto che dalle mura essi pregavano gli Achei di ritirarsi per un poco e stare fermi a vederli combattere contro i posti di guardia romani

Per quattro mesi Same sostenne l’assedio
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Cum ex paucis cotidie aliqui eorum caderent aut vulnerarentur, et qui supererant fessi et corporibus et animis essent, Romani nocte per arcem, quam Cyneatidem vocant—nam urbs in mare devexa in occidentem vergit—, muro superato in forum pervenerunt

Samaei postquam captam partem urbis ab hostibus senserunt, cum coniugibus ac liberis in maiorem refugerunt arcem

Inde postero die dediti direpta urbe sub corona omnes venierunt

[30] Consul compositis rebus Cephallaniae, praesidio Samae imposito, in Peloponnesum iam diu accersentibus Aegiensibus maxime ac Lacedaemoniis traiecit

Aegium a principio Achaici concilii semper conventus gentis indicti sunt, seu dignitati urbis id seu loci opportunitati datum est
Poiché dei loro, che eraiì già pochi, ogni giorno cadeva o restava ferito qualcuno, e i superstiti erano disfatti fisicamente e moralmente i Romani di notte attraverso la rocca chiamata Cimatide (perché la città piega a ovest digradando verso il mare) di notte scavalcato il muro piombarono nel foro

I Samei, quando videro parte della città occupata dai nemici fuggirono con le mogli e i figli verso la rocca maggiore

E di là il giorno dopo, arresi, furono portati a vendere tutti come schiavi 6 mentre la città veniva abbandonata al saccheggio

[30] Il console, sistemata la questione di Cefallenia, e posto a Same un corpo di occupazione, passò nel Peloponneso, dove da tempo lo chiamavano specialmente gli Egiesi e gli Spartani

Fin dalle origini della lega achea si indicevano a Egio le assemblee federali, fosse quello un riconoscimento all’importanza della città o alla comodità della sua ubicazione
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