Livio, Ab urbe condita: Libro 36; 31 - 35

Livio, Ab urbe condita: Libro 36; 31 - 35

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 36; 31 - 35

[31] Eodem tempore et Messene in Peloponneso ab Achaeis, quod concilii eorum recusaret esse, oppugnari coepta est

Duae civitates, Messene et Elis, extra concilium Achaicum erant; cum Aetolis sentiebant

Elei tamen post fugatum ex Graecia Antiochum legatis Achaeorum lenius responderant: dimisso praesidio regio cogitaturos se, quid sibi faciendum esset: Messenii sine responso dimissis legatis moverant bellum, trepidique rerum suarum, cum iam ager effuso exercitu passim ureretur castraque prope urbem poni viderent, legatos Chalcidem ad T Quinctium, auctorem libertatis, miserunt, qui nuntiarent Messenios Romanis, non Achaeis et aperire portas et dedere urbem paratos esse
[31] Nello stesso periodo di tempo gli Achei cominciarono ad attaccare anche Mcssene nel Peloponneso perché aveva rifiutato di far parte della lega

Due erano le città al di fuori della lega achea: Messene e Elide, che avevano unintesa con gli Etoli

Tuttavia gli Elei dopo la fuga di Antioco dalla Grecia avevano risposto in tono misurato ai legati degli Achei col dire che quando avessero liquidato il presidio del re avrebbero pensato al da farsi;i Messenii invece, congedati i messi senza risposta, avevano scatenato la guerra, poi, trepidanti per le proprie sorti, quando ormai le loro campagne erano messe a fuoco dallesercito acheo che scorrazzava in lungo e in largo, e lo vedevano accamparsi vicino alla città, mandarono a Calcide legati a T Quinzio quale fondatore della loro libertà, per fargli sapere che i Messeni ai Romani erano pronti ad aprire le porte e consegnare la città, agli Achei no
Auditis legatis extemplo profectus Quinctius a Megalopoli ad Diophanen praetorem Achaeorum misit, qui extemplo reducere eum a Messene exercitum et venire ad se iuberet

Dicto paruit Diophanes et soluta obsidione expeditus ipse praegressus agmen circa Andaniam, parvum oppidum inter Megalopolim Messenenque positum, Quinctio occurrit; et cum causas oppugnationis exponeret, castigatum leniter, quod tantam rem sine auctoritate sua conatus esset, dimittere exercitum iussit nec pacem omnium bono partam turbare

Messeniis imperavit, ut exules reducerent et Achaeorum concilii essent; si qua haberent, de quibus aut recusare aut in posterum caveri sibi vellent, Corinthum ad se venirent; Diophanen concilium Achaeorum extemplo sibi praebere iussit
Quinzio, sentiti i legati e partito subito di là, mandò da Megalopoli a dire a Diofane, stratego degli Achei, che ritirasse immediatamente lesercito da Mcssene e venisse da lui

Diofane obbedì al messaggio e, lasciato andare lassedio e spintosi da solo speditamente innanzi alle sue colonne, sincontrò con Quinzio nei pressi di Andania, piccola città posta tra Megalopoli e Messene: mentre luno cercava di spiegare le ragioni che lo avevano determinato allassedio, laltro,rimproverandolo bonariamente per avere intrapreso senza la sua autorizzazione una azione di tanta importanza, gli ordinò di congedare lesercito e di non turbare la pace assicurata con vantaggio di tutti

Ai Messeni intimò di riammettere i fuorusciti e di far parte della lega Achea: se avevano delle ragioni per volersi rifiutare e magari ricevere garanzie per lavvenire, si presentassero dinanzi a lui a Corinto; a Diofane poi dette ordine di convocargli subito il concilio degli Achei
Ibi de Zacyntho intercepta per fraudem insula questus postulavit, ut restitueretur Romanis

Philippi Macedonum regis Zacynthus fuerat; eam mercedem Amynandro dederat, ut per Athamaniam ducere exercitum in superiorem partem Aetoliae liceret, qua expeditione fractis animis Aetolos compulit ad petendam pacem

Amynander Philippum Megalopolitanum insulae praefecit; postea per bellum, quo se Antiocho adversus Romanos coniunxit, Philippo ad munera belli revocato Hieroclen Agrigentinum successorem misit

[32] Is post fugam ab Thermopylis Antiochi Amynandrumque a Philippo Athamania pulsum missis ultro ad Diophanen praetorem Achaeorum nuntiis pecunia pactus insulam Achaeis tradidit
In quelloccasione, lagnandosi che gli fosse stata carpita con linganno lisola di Zacinto, chiese che fosse restituita ai Romani

Zacinto era stata Filippo re di Macedonia; questi laveva data come compenso a Aminandro per avere il permesso di passare con lesercito attraverso lAtamania fin nella parte superiore dellEtolia: la spedizione con cui abbatté il morale degli Etoli e li indusse a chiedere la pace

Aminandro pose al governo dellisola Filippo di Megalopoli; dopo durante la guerra in cui si unì ad Antioco contro i Romani, richiamato Filippo a compiti militari, mandò come successore Ierocle di Agrigento

[32] Costui, dopo la fuga di Antioco dalle Termopili e la cacciata di Aminandro dallAtamania ad opera di Filippo, mandò di sua iniziativa messaggeri a Diofane, stratego degli Achei, e consegnò a questi ultimi lisola pattuendo un prezzo in denaro
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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 31; 01 - 02

Id praemium belli suum esse aequum censebant Romani: non enim M Acilium consulem legionesque Romanas Diophani et Achaeis ad Thermopylas pugnasse

Diophanes adversus haec purgare interdum sese gentemque, interdum de iure facti disserere

Quidam Achaeorum et initio eam se rem aspernatos testabantur et tunc pertinaciam increpitabant praetoris; auctoribusque iis decretum est, ut T Quinctio ea res permitteretur

Erat Quinctius sicut adversantibus asper, ita, si cederes, idem placabilis
Questo i Romani lo consideravano come un compenso per la guerra dovuto a loro ; ché certo il console M Acilio e le legioni romane non avevano combattuto alle Termopili soltanto per fare un piacere a Diofane e agli Achei

Di fronte a queste proteste Diofane ora scusava sé e il suo popoio, ora ne faceva una questione di diritto

Alcuni degli Achei dichiaravano che, fin da principio, di quellacquisto essi non avevano saputo che farsene e ora criticavano lostinazione dello stratego; su loro proposta fu deliberato di rimettere la questione a T Quinzio

Quinzio, come era duro con chi gli si opponeva, sapeva anche essere misurato se uno si mostrava remissivo
Omissa contentione vocis vultusque 'si utilem' inquit, 'possessionem eius insulae censerem Achaeis esse, auctor essem senatui populoque Romano, ut eam vos habere sinerent; ceterum sicut testudinem, ubi collecta in suum tegumen est, tutam ad omnis ictus video esse, ubi exserit partis aliquas, quodcumque nudavit, obnoxium atque infirmum habere, haud dissimiliter vos, Achaei, clausos undique mari, quae intra Peloponnesi sunt terminos, ea et iungere vobis et iuncta tueri facile, simul aviditate plura amplectendi hinc excedatis, nuda vobis omnia, quae extra sint, et exposita ad omnes ictus esse

' Adsentienti omni concilio nec Diophane ultra tendere auso Zacynthus Romanis traditur
E, lasciando da parte la sostenutezza del tono e dellatteggiamento, disse: Se io credessi utile agli Achei il possesso dellisola, proporrei al senato e al popolo di Roma che ve la lasciassero tenere; ma come la testuggine , quando si rannicchia nel suo guscio, la vediamo sicura da tutti i colpi, e quando mette fuori qualche sua parte, lascia esposto e debole ciò che scopre, non diversamente mi pare che voi Achei, finché siete chiusi tuttattorno dal mare, potete facilmente stringere a voi e così stretto tenervi quanto è compreso entro i confini del Peloponneso, ma appena per bramosia di abbracciare di più doveste uscire di qua, tutto ciò che è al di fuori vi rimane scoperto e esposto a ogni colpo

Col consenso di tutta lassemblea e senza che Diofane osasse più fare resistenza, Zacinto passa ai Romani
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Livio, Ab urbe condita: Libro 05, 36-40

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 05, 36-40

[33] Per idem tempus Philippus rex proficiscentem consulem ad Naupactum percunctatus, si se interim, quae defecissent ab societate Romana, urbes recipere vellet, permittente eo ad Demetriadem copias admovit haud ignarus, quanta ibi tum turbatio esset

Destituti enim ab omni spe, cum desertos se ab Antiocho, spem nullam in Aetolis esse cernerent, dies noctesque aut Philippi hostis adventum aut infestiorem etiam, quo iustius irati erant, Romanorum expectabant

Turba erat ibi incondita regiorum, qui primo pauci in praesidio relicti, postea plures, plerique inermes, ex proelio adverso fuga delati, nec virium nec animi satis ad obsidionem tolerandam habebant; itaque praemissis a Philippo, qui spem impetrabilis veniae ostendebant, responderunt patere portas regi
[33] Nella stessa epoca il re Filippo cercò di sapere dal console, che partiva per Naupatto, se consentiva che egli nel frattempo riconquistasse le città ribellatesi allalleanza di Roma, e siccome quello lo lasciava fare diresse le sue forze verso Demetriade i ben sapendo quali gravi rivolgimenti fossero scoppiati laggiù

Perduta ogni speranza, vistisi abbandonati da Antioco, senza poter fare assegnamento sugli Etoli, erano giorno e notte ad aspettare larrivo di Filippo ormai diventato nemico, o quello dei Romani anche più minaccioso e tanto più quanto più giusti erano i loro motivi dira

Cera là una massa disordinata di soldati del re; in un primo tempo i pochi rimasti nel presidio, poi, più numerosi e i più senzarmi, quelli capitati là in fuga dalla battaglia perduta, senza forze nè spiriti bastanti per reggere a un assedio: fu così che alle staffette di Filippo che lasciavano sperare nella possibilità di ottenere il perdono, risposero che le porte erano aperte al re
Ad primum eius ingressum principum quidam urbe excesserunt, Eurylochus mortem sibi conscivit

Antiochi milites sic enim pacti erantper Macedoniam Thraeciamque prosequentibus Macedonibus, ne quis eos violaret, Lysimachiam deducti sunt

Erant et paucae naves Demetriade, quibus praeerat Isidorus; eae quoque cum praefecto suo dimissae sunt

Inde Dolopiam et Aperantiam et Perrhaebiae quasdam civitates recipit

[34] Dum haec a Philippo geruntur, T Quinctius recepta Zacyntho ab Achaico concilio Naupactum traiecit, quae iam per duos menseset iam prope excidium eratoppugnabatur, et si capta vi foret, omne nomen ibi Aetolorum ad internecionem videbatur venturum
Subito al suo ingresso alcuni dei capi uscirono dalla città e Euriloco si dette la morte

I soldati di Antioco (così era nei loro patti) furono trasportati a Lisimachia attraverso la Macedonia e la Tracia, con una scorta di Macedoni per salvacondotto

Cerano anche poche navi a Demetria che, comandate da Isidoro; anche queste furono lasciate libere col loro comandante

Di là Filippo passò a prcnder possesso della Dolopia dellAperanzia e di alcune città deia Perrebia

[34]Mentre Filippo era dietro a queste imprese T Quinzio, ottenuta Zacinto dalla dieta Achea, passò a Naupatto, che già da due mesi sosteneva lassedio (ed era ormai vicina la sua distruzione), e se fosse stata presa di forza si poteva dire che lì avrebbe trovato lo sterminio la stirpe degli Etoli
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Ceterum quamquam merito iratus erat Aetolis, quod solos obtrectasse gloriae suae, cum liberaret Graeciam, meminerat, et nihil auctoritate sua motos esse, cum, quae tum maxime accidebant, casura praemonens a furioso incepto eos deterreret, tamen sui maxime operis esse credens nullam gentem liberatae ab se Graeciae funditus everti, obambulare muris, ut facile nosceretur ab Aetolis, coepit

Confestim a primis stationibus cognitus est, vulgatumque per omnes ordines, Quinctium esse

Itaque concursu facto undique in muros manus pro se quisque tendentes consonante clamore nominatim Quinctium orare, ut opem ferret ac servaret
Ora egli era bensì irato a ragione contro gli Etoli, perché loro soli, bene lo ricordava, avevano contrastato la sua gloria quando egli era intento a liberare la Grecia, e non si erano lasciati smuovere dalla sua parola quando egli, preavvisandoli che le cose sarebbero finite proprio come allora stava verificandosi, aveva cercato di distoglierli dal loro folle proposito; pure, giudicando gesto degno di lui più che di ogni altro non sterminare genti di quella Grecia da lui liberata, si mise a passeggiare davanti alle mura in modo da farsi facilmente riconoscere dagli Etoli

E fu riconosciuto subito dalle sentinelle avanzate, e corse per tutti i reparti la notizia che cera Quinzio

Fu così che, accorsi da ogni parte sulle mura, ognuno con le mani tese gridando a una voce e chiamandolo per nome, pregavano Quinzio che portasse loro aiuto e li salvasse
Et tum quidem, quamquam moveretur his vocibus, manu tamen abnuit quicquam opis in se esse; ceterum postquam ad consulem venit, 'utrum fefellit' inquit 'te, M Acili, quid agatur, an, cum satis pervideas, nihil id magnopere ad summam rem pertinere censes

' Erexerat expectatione consulem; et 'quin expromis' inquit, 'quid rei sit

' Tum Quinctius 'ecquid vides te devicto Antiocho in duabus urbibus oppugnandis tempus terere, cum iam prope annus circumactus sit imperii tui, Philippum autem, qui non aciem, non signa hostium vidit, non solum urbes sed tot iam gentes, Athamaniam Perrhaebiam Aperantiam Dolopiam, sibi adiunxisse, et victoriae tuae praemium te militesque tuos nondum duas urbes, Philippum tot gentes Graeciae habere
E per allora, sebbene fosse sensibile a queste voci, fece un gesto negativo con la mano per far capire che un aiuto non dipendeva da lui ; ma, quando fu davanti al console: Hai perduto di vista, disse, o M Acilio, quello che è stato fatto, oppure, anche rendendotene conto esatto, non trovi per nulla che abbia importanza decisiva

Aveva fatto drizzare le orecchie al console incuriosito, e questi: Perché, disse, non spieghi che cosa intendi

E Quinzio allora: Non vedi che tu dopo aver vinto Antioco perdi il tempo nellattaccare due città quando è già quasi chiuso il tuo periodo annuale di comando mentre Filippo, senza aver mai visto un esercito, mai una insegna nemica, si è annesso non solo città, ma addirittura tante genti, lAtamania, la Perrebia, lAperauzia, la Dolopia; e così tu e i tuoi soldati non avete ancora in mano due città in premio della vostra vittoria, Filippo ha già tante genti della Grecia
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Atqui non tantum interest nostra Aetolorum opes ac vires minui, quantum non supra modum Philippum crescere

' [35] Adsentiebatur his consul; sed pudor, si irrito incepto abscederet obsidione, occurrebat

Tota inde Quinctio res permissa est

Is rursus ad eam partem muri, qua paulo ante vociferati Aetoli fuerant, rediit

Ibi cum impensius orarent, ut misereretur gentis Aetolorum, exire aliquos ad se iussit

Phaeneas ipse principesque alii extemplo egressi sunt

Quibus provolutis ad pedes 'fortuna' inquit 'vestra facit, ut et irae meae et orationi temperem

Evenerunt quae praedixi eventura, et ne hoc quidem reliqui vobis est, ut indignis accidisse ea videantur; ego tamen sorte quadam nutriendae Graeciae datus ne ingratis quidem benefacere absistam
Eppure a noi non interessa tanto il diminuire della potenza e delle forze etoliche quanto che Filippo non singrandisca oltre misura

[35] Il console dava ragione a queste parole; ma pensava alla cattiva figura se avesse ritirato lassedio lasciando fallire lazione

Allora la cosa fu rimessa completamente a Quinzio

Il quale tornò indietro verso quella parte delle mura da dove gli Etoli gli avevano poco prima gridato a gran voce

E là, poiché quelli lo pregavano con più insistenza di aver pietà della nazione etolica, chiese che alcuni uscissero e venissero da lui

Immediatamente uscirono Fenea e altri capi

Quando li vide ai suoi piedi: La vostra condizione, disse Quinzio, vuole che io moderi la mia ira e le parole

finita come vi avevo predetto che doveva finire, e non vi resta neppure il conforto di poter dire che questo è accaduto senza che voi labbiate meritato;eppure io, che ormai sono come destinato a proteggere la Grecia, non cesserò di farvi del bene neppure davanti alla vostra ingratitudine
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