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Livio, Ab urbe condita: Libro 35; 31 - 35

Livio, Ab urbe condita: Libro 35; 31 - 35

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 35; 31 - 35

[31] Dum inter Achaeos et tyrannum bellum erat, legati Romanorum circuire sociorum urbes solliciti ne Aetoli partis alicuius animos ad Antiochum avertissent

Minimum operae in Achaeis adeundis consumpserunt, quos, quia Nabidi infesti erant, ad cetera quoque satis fidos censebant esse

Athenas primum, inde Chalcidem, inde in Thessaliam iere, adlocutique concilio frequenti Thessalos Demetriadem iter flexere

Eo Magnetum concilium indictum est

Accuratior ibi habenda oratio fuit, quod pars principum alienati Romanis totique Antiochi et Aetolorum erant, quia cum reddi obsidem filium Philippo allatum esset stipendiumque impositum remitti, inter cetera vana allatum erat Demetriadem quoque ei reddituros Romanos esse
[31] Mentre si combatteva tra gli Achei e il tiranno gli ambasciatori romani andavano per le città degli alleati, preoccupati che gli Etoli riuscissero ad attirarne una parte nel campo di Antioco

La fatica minore la spesero presso gli Achei dato che, essendo essi nemici di Nabide, li ritenevano sufficientemente sicuri anche per il resto

Si recarono dapprima ad Atene, poi a Calcide, quindi in Tessaglia, e dopo essersi rivolti ai Tessali in una affollata assem tu blea si diressero a Demetriade

Qui fu convocata unassemblea dei Magneti

In essa dovettero studiare maggiormente le proprie parole perché una parte dei capi era divenuta ostile ai Romani e interamente favorevole ad Antioco e agli Etoli,poichè quando si capì che si restituiva a Filippo il figlio avuto in ostaggio e gli si condonava il pagamento del tributo impostogli, tra le altre false voci si era diffusa quella che i Romani gli avrebbero restituito anche Demetriade
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Id ne fieret, Eurylochus princeps Magnetum factionisque eius quidam omnia novari Aetolorum Antiochique adventu malebant

Adversus eos ita disserendum erat ne timorem vanum iis demendo spes incisa Philippum abalienaret, in quo plus ad omnia momenti quam in Magnetibus esset

Illa tantum commemorata, cum totam Graeciam beneficio libertatis obnoxiam Romanis esse, tum eam civitatem praecipue; ibi enim non praesidium modo Macedonum fuisse sed regiam exaedificatam, ut praesens semper in oculis habendus esset dominus; ceterum nequiquam ea facta, si Aetoli Antiochum in Philippi regiam adducerent et novus et incognitus pro vetere et experto habendus rex esset
Per impedirlo il capo dei Magneti, Euiiloco, e alcuni del suo partito preferivano un sommovimento generale provocato dallarrivo degli Etoli e di Antioco

Nei loro confronti occorreva parlare in modo da non allenarsi Filippo, troncando le sue speranze, pur liberandoli da quel timore senza fondamento: Filippo aveva difatti, sotto tutti i riguardi, maggiore importanza dei Magneti

Si limitarono a ricordare che se tutta la Grecia era debitrice ai Romani della libertà, la loro città lo era in modo particolare;in essa infatti non cera soltanto un presidio di Macedoni, ma era stato costruito un palazzo reale, così che avessero sempre sotto gli occhi il padrone; del resto non se ne sarebbe fatto nulla se gli Etoli avessero portato Antioco nella reggia di Filippo ed essi, al posto del re antico e conosciuto, avessero dovuto averne uno nuovo e sconosciuto
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Magnetarchen summum magistratum vocant; is tum Eurylochus erat, ac potestate ea fretus negavit dissimulandum sibi et Magnetibus esse quae fama volgata de reddenda Demetriade Philippo foret: id ne fieret, omnia et conanda et audenda Magnetibus esse

Et inter dicendi contentionem inconsultius euectus proiecit tum quoque specie liberam Demetriadem esse, re vera omnia ad nutum Romanorum fieri

Sub hanc vocem fremitus variantis multitudinis fuit partim adsensum partim indignationem dicere id ausum eum; Quinctius quidem adeo exarsit ira ut manus ad caelum tendens deos testes ingrati ac perfidi Magnetum invocaret
Il loro supremo magistrato è chiamato magnetarca; allora questi era Euriloco; forte di tale autorità egli dichiarò che né lui né i Magneti dovevano nascondersi la voce che si era diffusa della restituzione di Demetriade a Filippo: perché ciò non accadesse i Magneti dovevano tutto tentare e tutto osare

E nella foga del discorso non riuscì a controllarsi e si spinse a dire che anche allora Demetriade era libera in apparenza ma in realtà tutto dipendeva dalla volontà dei Romani

A tali parole un fremito di diversa origine corse per la folla: alcuni approvavano, altri erano sdegnati di ciò che aveva osato dire; Quinzio si infiammò talmente dira che levando le braccia al cielo chiamò gli dèi a testimoni dellingratitudine e della perfidia dei Magneti
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Hac voce perterritis omnibus Zeno ex principibus unus, magnae cum ob eleganter actam vitam auctoritatis tum quod semper Romanorum haud dubie partis fuerat, ab Quinctio legatisque aliis flens petit ne unius amentiam civitati adsignarent: suo quemque periculo furere

Magnetas non libertatem modo sed omnia quae hominibus sancta caraque sint T Quinctio et populo Romano debere: nihil quemquam ab diis immortalibus precari posse quod non Magnetes ab illis haberent, et in corpora sua citius per furorem saevituros quam ut Romanam amicitiam violarent

[32] Huius orationem subsecutae multitudinis preces sunt; Eurylochus ex concilio itineribus occultis ad portam atque inde protinus in Aetoliam profugit
Spaventati tutti dalle sue parole, uno dei capi, Zenone, che godeva di grande prestigio sia per la sua vita integerrima che per essersi sempre chiaramente schierato dalla parte dei Romani, chiese piangendo a Quinzio e agli altri ambasciatori di non condannare la città per la pazzia di uno solo: ciascuno doveva essere responsabile delle sue follie

I Magneti dovevano a Tito Quinzio e al popolo romano non la libertà soltanto ma tutto ciò che di caro e di sacro vi può essere per gli uomini: nulla si poteva chiedere agli dèi immortali che i Magneti non avessero ottenuto dai Romani, ed essi avrebbero rivolto contro di sé il proprio furore piuttosto che violare lamicizia con Roma

[32] A queste parole fecero séguito le suppliche della moltitudine; Euriloco dallassemblea andò alla porta per strade fuori mano e di là fuggì sùbito in Etolia
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Iam enim et id magis in dies Aetoli defectionem nudabant, eoque ipso forte tempore Thoas princeps gentis, quem miserant ad Antiochum, redierat inde Menippumque secum adduxerat regis legatum

Qui, priusquam concilium iis daretur, impleverant omnium aures terrestres navalesque copias commemorando: ingentem uim peditum equitumque venire, ex India elephantos accitos, ante omnia, quo maxime credebant moveri multitudinis animos, tantum advehi auri ut ipsos emere Romanos posset

Apparebat quid ea oratio in concilio motura esset; nam et venisse eos et quae agerent omnia legatis Romanis deferebantur; et quamquam prope abscisa spes erat, tamen non ab re esse Quinctio visum est sociorum aliquos legatos interesse ei concilio, qui admonerent Romanae societatis Aetolos, qui vocem liberam mittere adversus regis legatum auderent
Ormai infatti ogni giorno di più gli Etoli palesavano chiaramente la loro defezione, e per caso proprio in quei giorni il loro capo Toante, che avevano mandato da Antioco, ne era ritornato e aveva portato con sé Menippo, inviato del re

Essi, prima di venire ascoltati dallassemblea, avevano riempito le orecchie di tutti enumerando le forze di terra e di mare:stava arrivando una massa enorme di fanti e di cavalieri, dallIndia si facevano venire gli elefanti e soprattutto (cosa che pensavano potesse fare specialmente presa sullanimo della folla) si portava tanto oro da poter comprare persino i Romani

Era chiaro quel che un tale discorso avrebbe provocato nellassemblea; difatti la loro venuta e il loro modo di agire venivano interamente riferiti agli ambasciatori romani, e benché non ci fossero quasi più speranze, tuttavia parve a Quinzio non inutile far partecipare a quellassemblea alcuni delegati alleati che ricordassero agli Etoli la loro alleanza con Roma, che osassero levare una libera voce contro linviato del re
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Athenienses maxime in eam rem idonei visi sunt et propter civitatis dignitatem et vetustam societatem cum Aetolis

Ab iis Quinctius petit ut legatos ad Panaetolicum concilium mitterent

Thoas primus in eo concilio renuntiavit legationem

Menippus post eum intromissus optimum fuisse omnibus qui Graeciam Asiamque incolerent ait integris rebus Philippi potuisse intervenire Antiochum: sua quemque habiturum fuisse neque omnia sub nutum dicionemque Romanam perventura

'Nunc quoque' inquit, 'si modo uos quae incohastis consilia constanter perducitis ad exitum, poterit diis iuvantibus et Aetolis sociis Antiochus quamvis inclinatas Graeciae res restituere in pristinam dignitatem

Ea autem in libertate posita est quae suis stat viribus, non ex alieno arbitrio pendet
Parvero particolarmente adatti a quel compito gli Ateniesi, per il prestigio della loro città e per lantica alleanza con gli Etoli

A loro Quinzio chiese di mandare dei delegati allassemblea panetolica

In quellassemblea per primo Toante riferì sulla sua ambasceria

Dopo di lui venne introdotto Menippo: disse che sarebbe stato meglio per tutti gli abitanti della Grecia e dellAsia che Antioco avesse potuto intervenire quando la situazione di Filippo non era ancora compromessa; ciascuno avrebbe avuto ciò che gli spettava e non sarebbe passato tutto quanto sotto la volontà e gli ordini di Roma

Anche ora disse se soltanto voi porterete a compimento con tenacia ciò che avete stabilito, Antioco potrà, col favore degli dèi e con laiuto degli Etoli, riportare la Grecia alla sua antica dignità pur essendo la sua situazione compromessa

Ma questa dignità si fonda sulla libertà, che si sostiene con le sue forze e non dipende dallaltrui arbitrio
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' Athenienses, quibus primis post regiam legationem dicendi quae vellent potestas facta est, mentione omni regis praetermissa Romanae societatis Aetolos meritorumque in universam Graeciam T Quincti admonuerunt: ne temere eam nimia celeritate consiliorum everterent; consilia calida et audacia prima specie laeta, tractatu dura, euentu tristia esse

Legatos Romanos, et in iis T Quinctium, haud procul inde abesse; dum integra omnia essent, verbis potius de iis quae ambigerentur disceptarent quam Asiam Europamque ad funestum armarent bellum

[33] Multitudo avida novandi res Antiochi tota erat, et ne admittendos quidem in concilium Romanos censebant; principum maxime seniores auctoritate obtinuerunt ut daretur iis concilium
Gli Ateniesi ai quali per primi, dopo la dele Lgazione del re, fu data facoltà di dire ciò che volessero, senza fare alcuna menzione del re ricordarono agli Etoli lalleanza con Roma e i meriti di Tito Quinzio nei confronti della Grecia intera:non la annullassero con decisioni troppo affrettate; le decisioni sconsiderate e temerarie sono belle a prima vista, ma difficili da attuare e dannose nei risultati

Gli ambasciatori romani, e fra essi Tito Quinzio, non erano molto lontani di lì; mentre nulla vi era di deciso, discutessero a parole sui punti controversi piuttosto che sollevare in armi lAsia e lEuropa per una guerra rovinosa

[33] La moltitudine bramosa di rivolgimenti era tutta per Antioco, e pensava non si dovessero neppure ammettere nellassemblea i Romani; ma i capi più anziani, soprattutto, ottennero con la loro autorità che lassemblea desse udienza a questi ultimi
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Hoc decretum Athenienses cum rettulissent, eundum in Aetoliam Quinctio visum est: aut enim moturum aliquid aut omnes homines testes fore penes Aetolos culpam belli esse, Romanos iusta ac prope necessaria sumpturos arma

Postquam ventum est eo, Quinctius in concilio orsus a principio societatis Aetolorum cum Romanis et quotiens ab iis fides mota foederis esset, pauca de iure civitatium de quibus ambigeretur disseruit: si quid tamen aequi se habere arbitrarentur, quanto esse satius Romam mittere legatos, seu disceptare seu rogare senatum mallent, quam populum Romanum cum Antiocho, lanistis Aetolis, non sine magno motu generis humani et pernicie Graeciae dimicare

Nec ullos prius cladem eius belli sensuros quam qui movissent

Haec nequiquam velut vaticinatus Romanus
Quando gli Ateniesi ebbero riferito tale decisione Quinzio ritenne opportuno andare in Etolia: o avrebbe fatto cambiare qualcosa o tutti gli uomini sarebbero stati testimoni che la colpa della guerra era degli Etoli e che per i Romani sarebbe stato giusto e quasi necessario prendere le armi

Giunti che furono Quinzio, davanti allassemblea, dopo aver cominciato dalle origini dell alleanza degli Etoli con i Romani e dalla frequenza con cui da parte loro il trattato era stato violato, parlò brevemente della situazione giuridica delle città di cui si discuteva: se comunque ritenevano di avere giusti motivi, non sarebbe stato molto meglio mandare ambasciatori a Roma, sia che volessero discutere, sia che volessero presentare istanze al senato, anziché far lottare tra loro il popolo romano e Antioco, quasi che gli Etoli fossero maestri di gladiatori, non senza grandi sconvolgimenti per il genere umano e rovina per la Grecia

Nessuno avrebbe subito i danni di quella guerra prima di coloro che lavessero provocata

Invano il Romano parlò in tal modo, in tono quasi profetico
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Thoas deinde ceterique factionis eiusdem cum adsensu omnium auditi pervicerunt ut ne dilato quidem concilio et absentibus Romanis decretum fieret, quo accerseretur Antiochus ad liberandam Graeciam disceptandumque inter Aetolos et Romanos

Huic tam superbo decreto addidit propriam contumeliam Damocritus praetor eorum; nam cum id ipsum decretum posceret eum Quinctius, non veritus maiestatem viri, aliud in praesentia quod magis instaret praeuertendum sibi esse dixit: decretum responsumque in Italia brevi castris super ripam Tiberis positis daturum

Tantus furor illo tempore gentem Aetolorum, tantus magistratus eorum cepit

[34] Quinctius legatique Corinthum redierunt; inde ut quaeque de Antiocho
Subito dopo Toante e gli altri del suo partito, ascoltati tra lapprovazione generale, ottennero che senza neppure aggiornare lassemblea e attendere la partenza dei Romanivenisse deciso di invitare Antioco a liberare la Grecia e a risolvere la controversia tra Etoli e Romani

Ad un decreto così arrogante il pretore degli Etoli Damocrito aggiunse unoffesa personale; infatti, poiché Quinzio gli chiedeva il testo di tale decreto, senza rispetto per la sua dignità disse che sul momento doveva occuparsi di cose più importanti: gli avrebbe consegnato ben presto il decreto e la risposta in Italia, dopo essersi accampato sulle sponde del Tevere

Tanto grande fu la follia che in quella cir costanz si impadronì del popolo etolo e dei suoi magistrati

[34]Quinzio e gli ambasciatori tornarono a Corinto: di qui ogni notizia relativa ad Antioco aspettavano che fosse portata
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Aetoli ne> nihil per se ipsi moti et sedentes expectare adventum viderentur regis, concilium quidem universae gentis post dimissos Romanos non habuerunt, per apocletos autemita vocant sanctius consilium: ex delectis constat virisid agitabant quonam modo in Graecia res novarentur

Inter omnes constabat in civitatibus principes et optimum quemque Romanae societatis esse et praesenti statu gaudere, multitudinem et quorum res non ex sententia ipsorum essent omnia novare velle

Aetoli consilium cum rei spei quoque non audacis modo sed etiam impudentis ceperunt Demetriadem Chalcidem Lacedaemonem occupandi

Singuli in singulas principes missi sunt Thoas Chalcidem, Alexamenus Lacedaemonem, Diocles Demetriadem

Hunc exul Eurylochus, de cuius fuga causaque fugae ante dictum est, quia reditus in patriam nulla alia erat spes, adiuvit
Agli Etoli sembrava che non facessero nulla e se ne rimanevano inerti ad aspettare larrivo del re, nè tennero, dopo la partenza dei Romani, lassemblea generale del loro popolo, però, per mezzo degli apocleti (così chiamano unassemblea particolarmente in e fluente, composta di uomini scelti) studiavano il modo di rinnovare ciò che provocava agitazione

Tutti sapevano che nelle città i capi e gli aristocratici erano per lalleanza con Roma ed erano lieti della situazione presente, mentre il popolo e coloro per i quali gli affari non andavano come volevano desideravano uno sconvolgimento generale

Gli Etoli presero una decisione audace, anzi insensata non solo da realizzare ma persino da immaginare: quella di occupare Demetriade, Calcide e Sparta

Fu inviato in ciascuna di esse uno dei loro capi, Toante a Calcide, Alessameno a Sparta, Diocle a Demetriade

Lesule Euriloco, del quale si è accennato prima alla fuga e al motivo della fuga, aiutò questultimo, poiché non vi era altra speranza di ritornare in patria
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