Livio, Ab urbe condita: Libro 35; 06 - 10, pag 4

Livio, Ab urbe condita: Libro 35; 06 - 10

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 35; 06 - 10

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Dari potuere tricena iugera in pedites, sexagena in equites: Apustio auctore tertia pars agri dempta est, quo postea, si vellent, novos colonos adscribere possent; vicena iugera pedites, quadragena equites acceperunt Si sarebbero potuti assegnare trenta iugeri ciascuno ai fanti e sessanta ai cavalieri: per suggerimento di Apustio si lasciò da parte un terzo del territorio, per potere in séguito, se si fosse voluto, iscrivere nuovi coloni; i fanti ebbero venti iugeri ciascuno, i cavalieri quaranta
[10] In exitu iam annus erat, et ambitio magis quam unquam alias exarserat consularibus comitiis [10] Lanno stava ormai per finire e la campagna per le elezioni dei consoli era più accesa che mai
Multi et potentes petebant patricii plebeique: P Cornelius Cn filius Scipio, qui ex Hispania provincia nuper decesserat magnis rebus gestis, et L Quinctius Flamininus, qui classi in Graecia praefuerat, et Cn Manlius Volso, hi patricii; plebei autem C Laelius Cn Domitius C Livius Salinator M Acilius Molti e potenti erano i candidati patrizi e plebei: Publio Cornelio Scipione figlio di Gneo, che era appena tornato dalla provincia di Spagna dopo aver compiuto grandi imprese, Lucio Quinzio Flaminino che aveva comandato la flotta in Grecia, e Gneo Manlio Vulsone, tutti patrizi;e poi i plebei Caio Lelio, Gneo Domizio, Caio Livio Salinatore e Manio Acilio
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Livio, Ab urbe condita: Libro 42; 32 - 49

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 42; 32 - 49

Sed omnium oculi in Quinctium Corneliumque coniecti; nam et in unum locum petebant patricii ambo et rei militaris gloria recens utrumque commendabat Ma gli sguardi di tutti erano rivolti a Quinzio e a Cornelio: difatti erano entrambi candidati per un solo posto, essendo entrambi patrizi , e si facevano entrambi raccomandare per la loro fresca gloria militare
Ceterum ante omnia certamen accendebant fratres candidatorum, duo clarissimi aetatis suae imperatores Ma erano soprattutto i fratelli dei candidati, i due più grandi generali del loro tempo, ad infiammare la contesa
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Livio, Ab urbe condita: Libro 24; 11-20

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 24; 11-20

Maior gloria Scipionis et quo maior eo propior invidiam, Quincti recentior ut qui eo anno triumphasset Più grande era la gloria di Scipione e per questo più esposta all invidia, più recente quella di Quinzio che proprio in quellanno aveva celebrato il trionfo
Accedebat quod alter decimum iam prope annum adsiduus in oculis hominum fuerat, quae res minus verendos magnos homines ipsa satietate facit: consul iterum post devictum Hannibalem censorque fuerat; in Quinctio nova et recentia omnia ad gratiam erant, nihil nec petierat a populo post triumphum nec adeptus erat Inoltre Scipione già da quasi dieci anni era sotto gli occhi del pubblico, la qual cosa diminuisce il rispetto per i grandi uomini à causa di un certo senso di sazietà: dopo la sconfitta di Annibale era stato console una seconda volta e censore;in Quinzio meriti tutti nuovi e recenti attiravano il favore: dopo il trionfo non aveva chiesto nulla al popolo e nulla aveva ottenuto
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Livio, Ab urbe condita: Libro 24; 01-10

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 24; 01-10

Pro fratre germano, non patrueli se petere aiebat, pro legato et participe administrandi belli: se terra, fratrem mari rem gessisse Diceva di chiedere per un fratello, non per un cugino, per un suo luogotenente e collaboratore nella direzione della guerra: lui aveva diretto le operazioni in terra, il fratello in mare
His obtinuit ut praeferretur candidato quem Africanus frater ducebat, quem Cornelia gens Cornelio consule comitia habente, quem tantum praeiudicium senatus, virum e civitate optimum iudicatum qui matrem Idaeam Pessinunte venientem in urbem acciperet Con queste argomentazioni ottenne che fosse preferito al candidato sostenuto dallAfricano, suo fratello, e dalla gens Cornelia, in una elezione presieduta da un Cornelio, console, candidato che godeva di un pregiudizio così favorevole da parte del senato, il quale lo aveva giudicato il cittadino più degno di accogliere la Madre dellida che giungeva in città da Pessinunte
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L Quinctius et Cn Domitius Ahenobarbus consules facti: adeo ne in plebeio quidem consule, cum pro C Laelio niteretur, Africanus valuit Furono eletti consoli Lucio Quinzio e Gaio Domizio Enobarbo: così servì lappoggio dellAfricano, che aveva sostenuto Lelio, anche per lelezione del console plebeo
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