Livio, Ab urbe condita: Libro 34; 40 - 44

Livio, Ab urbe condita: Libro 34; 40 - 44

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 34; 40 - 44

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[40] Quinctius plus ex timore hostium quam ex re ipsa spei nactus per triduum insequens territavit eos nunc proeliis lacessendo, nunc operibus, intersaepiendoque quaedam ne exitus ad fugam esset [40] Quinzio, pieno di speranza per il timore dei nemici più ancora che per gli sviluppi della situazione, nei tre giorni seguenti aumentò il loro timore ora provocandoli a battaglia, ora sbarrando con opere dassedio alcuni passaggi perché non vi fossero vie per la fuga
His comminationibus compulsus tyrannus Pythagoran rursus oratorem misit; quem Quinctius primo aspernatus excedere castris iussit, dein suppliciter orantem advolutumque genibus tandem audivit Spinto da queste minacce il tiranno mandò nuovamente Pitagora a parlamentare; Quinzio dapprima lo trattò sprezzantemente ordinandogli di lasciare il campo, poi, quando lo pregò supplicando e gli si gettò ai piedi, gli diede finalmente ascolto
Prima oratio fuit omnia permittentis arbitrio Romanorum; dein cum ea velut vana et sine effectu nihil proficeret, eo deducta est res ut iis condicionibus quae ex scripto paucis ante diebus editae erant indutiae fierent, pecuniaque et obsides accepti Le sue prime parole furono che rimetteva tutto allarbitrio dei Romani; poi, siccome tali affermazioni, ritenute vane e prive di valore, non ottenevano nulla, si giunse infine a concludere una tregua alle condizioni messe qualche giorno avanti per iscritto, e si accettarono il denaro e gli ostaggi

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Livio, Ab urbe condita: Libro 43; 01 - 23
Livio, Ab urbe condita: Libro 43; 01 - 23

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 43; 01 - 23

Dum oppugnatur tyrannus, Argivi nuntiis aliis [prope] super alios adferentibus tantum non iam captam Lacedaemonem esse erecti et ipsi, simul eo quod Pythagoras cum parte validissima praesidii excesserat, contempta paucitate eorum qui in arce erant, duce Archippo quodam praesidium expulerunt; Timocratem Pellenensem, quia clementer praefuerat, vivum fide data emiserunt Mentre si attaccava il tiranno gli Argivi, incoraggiati essi pure dai messaggeri che si susseguivano ad annunziare che Sparta era quasi presa [6] e anche dal fatto che Pitagora se nera andato con la parte più valida della guarnigione, disprezzando lesiguo numero di coloro che erano rimasti nella rocca guidati da un certo Archippo scacciarono il presidi;Timocrate di Pellene lo lasciarono partire vivo sulla parola, perché aveva esercitato il comando con clemenza
Huic laetitiae Quinctius supervenit pace data tyranno dimissisque ab Lacedaemone Eumene et Rhodiis et L Quinctio fratre ad classem Quinzio arrivò in mezzo a questa gioia dopo aver concesso la pace al tiranno e dopo aver congedato da Sparta per la loro flotta Eumene, i Rodiesi e suo fratello Lucio Quinzio

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Livio, Ab urbe condita: Libro 03; 13 - 24
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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 03; 13 - 24

[41] Laeta civitas celeberrimum festorum dierum ac nobile ludicrum Nemeorum, die stata propter belli mala praetermissum, in adventum Romani exercitus ducisque indixerunt praefeceruntque ludis ipsum imperatorem [41] La popolazione, piena di gioia, fissò linizio della più famosa e frequentata delle sue feste, quella dei ludi nemei , rinviata a suo tempo per i mali della guerra, per il giorno dellarrivo dellesercito romano e del suo comandante e ne affidò proprio a lui la presidenza
Multa erant quae gaudium cumularent: reducti ciues ab Lacedaemone erant quos nuper Pythagoras quosque ante Nabis abduxerat; redierant qui post compertam a Pythagora coniurationem et caede iam coepta effugerant; libertatem ex longo interuallo libertatisque auctores Romanos, quibus causa bellandi cum tyranno ipsi fuissent, cernebant Molti erano i motivi che accrescevano la gioia: erano stati ricondotti daSparta i cittadini che Pitagora di recente, e prima Nabide, avevano portato via; erano tornati quanti fuggirono dopo che era stata scoperta da Pitagora la congiura, quando già era cominciata la strage; rivedevano dopo lungo tempo la libertà e quei Romani che ne erano gli autori, per i quali proprio loro erano stati il motivo della guerra contro il tiranno

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Livio, Ab urbe condita: Libro 45; 23 - 44
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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 45; 23 - 44

Testata quoque ipso Nemeorum die voce praeconis libertas est Argiuorum Inoltre proprio nel giorno dei ludi Nemei proclamata dalla voce dellaraldo la libertà degli Argivi
Achaeis quantum restituti Argi in commune Achaiae concilium laetitiae adferebant, tantum serva Lacedaemon relicta et lateri adhaerens tyrannus non sincerum gaudium praebebant Per gli Achei se la restituzione di Argo alla lega achea era motivo di gioia la schiavitù in cui restava Sparta e la presenza del tiranno, come di una spina nel loro fianco, impedivano che la gioia fosse completa

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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 27; 41 - 43

Aetoli vero eam rem omnibus conciliis lacerare: cum Philippo non ante desitum bellari quam omnibus excederet Graeciae urbibus, tyranno relictam Lacedaemonem; regem autem legitimum, qui in Romanis fuerit castris, ceterosque nobilissimos cives in exilio victuros; Nabidis dominationis satellitem factum populum Romanum Gli Etoli poi in tutte le assemblee si scagliavano contro quella situazione: con Filippo non si era posto fine alla guerra prima che egli si fosse ritirato da tutte le città della Grecia, mentre Sparta era stata lasciata al tiranno; e il sovrano legittimo che si trovava nel campo romano, con altri cittadini dei più nobili avrebbe dovuto vivere in esilio; il popolo romano era divenuto un satellite della dominazione di Nabide

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