Livio, Ab urbe condita: Libro 30; 16 - 45

Livio, Ab urbe condita: Libro 30; 16 - 45

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 30; 16 - 45

[31] Adversus haec imperator Romanus in hanc fere sententiam respondit: 'non me fallebat, Hannibal, adventus tui spe Carthaginienses et praesentem indutiarum fidem et spem pacis turbasse; neque tu id sane dissimulas qui de condicionibus superioribus pacis omnia subtrahas praeter ea quae iam pridem in nostra potestate sunt

Ceterum ut tibi curae est sentire cives tuos quanto per te onere leventur, sic mihi laborandum est ne quae tum pepigerunt hodie subtracta ex condicionibus pacis praemia perfidiae habeant

Indigni quibus eadem pateat condicio, etiam ut prosit vobis fraus petitis

Neque patres nostri priores de Sicilia neque nos de Hispania fecimus bellum; et tunc Mamertinorum sociorum periculum et nunc Sagunti excidium nobis pia ac iusta induerunt arma
[31]Alle argomentazioni di Annibale il generale romano rispose pressappoco con queste parole: Non ignoravo, o Annibale, che l'attesa del tuo arrivo aveva indotto i Cartaginesi a mancare agli impegni della tregua e a compromettere ogni speranza di pace; né tu certamente lo nascondi ora che dalle condizioni di pace che a richiesta dei Cartaginesi io già posi, tu togli tutto fuor che quello che è già in nostro possesso

D'altra parte, come a te preme che i tuoi concittadini sentano di quanto peso siano sollevati per merito tuo, così io mi devo preoccupare che essi non ottengano oggi a ricompensa della loro malafede patti meno gravosi di quelli che allora accettarono

Pur essendo immeritevoli che vi si conservino le stesse condizioni di pace che già avevate ottenuto, voi pretendete per di più i vantaggi della frode

Né i nostri padri hanno per primi provocato la guerra in Sicilia, né noi in Spagna; allora il pericolo che correvano i nostri alleati Mamertini ed ora la distruzione di Sagunto ci fecero impugnare le armi per difendere una causa di giustizia
Vos lacessisse et tu ipse fateris et di testes sunt qui et illius belli exitum secundum ius fasque dederunt et huius dant et dabunt

'Quod ad me attinet, et humanae infirmitatis memini et vim fortunae reputo et omnia quaecumque agimus subiecta esse mille casibus scio; ceterum quemadmodum superbe et violenter me faterer facere si priusquam in Africam traiecissem te tua voluntate cedentem Italia et imposito in naves exercitu ipsum venientem ad pacem petendam aspernarer, sic nunc cum prope manu conserta restitantem ac tergiversantem in Africam attraxerim nulla sum tibi verecundia obstrictus
Siete voi che avete provocato, tu stesso lo confessi e ne sono testimoni gli dei, i quali hanno concesso alla prima guerra un esito per noi felice secondo il diritto divino ed umano, gli dei che a questa guerra concedono e concederanno una soluzione altrettanto fortunata per noi

Per quanto mi riguarda, io non dimentico l'umana debolezza, misuro quanto grande sia il potere della sorte e so benissimo che qualunque nostra azione è soggetta ad un'infinità di circostanze accidentali; tuttavia, come io mi riconoscerei colpevole di orgogliosa avventatezza qualora, prima di passare in Africa, non mi fossi curato affatto di te disprezzandoti quando di tua iniziativa tu fossi uscito dall'Italia ed, avendo imbarcato l'esercito, fossi venuto a chiedermi la pace, così ora non sono impegnato ad avere alcun riguardo verso di te che, nonostante tu opponessi resistenza e cercassi di sfuggirmi, io sono riuscito a trascinare per forza in Africa prendendoti quasi per mano
Proinde si quid ad ea in quae tum pax conventura videbatur, quasi multa navium cum commeatu per indutias expugnatarum legatorumque violatorum, adicitur, est quod referam ad consilium: sin illa quoque gravia videntur, bellum parate quoniam pacem pati non potuistis

' Ita infecta pace ex conloquio ad suos cum se recepissent, frustra verba temptata renuntiant: armis decernendum esse habendamque eam fortunam quam di dedissent

[32] In castra ut est ventum, pronuntiant ambo arma expedirent milites animosque ad supremum certamen, non in unum diem sed in perpetuum, si felicitas adesset, victores
Perciò se, a quelle condizioni, alle quali allora sembrava che la pace si fosse potuta concludere, se ne aggiungesse qualche altra, per esempio un'ammenda per aver voi assalito durante la tregua le nostre navi che portavano vettovaglie e per aver oltraggiato i nostri ambasciatori, di tutto ciò dovrei riferire al consiglio di guerra: se poi anche le precedenti condizioni vi sembrano gravi, preparatevi alla guerra, dal momento che non foste in grado di sottostare agli impegni della pace

Così, senza aver fatto la pace, Annibale e Scipione ritornarono ai loro eserciti e riferirono che i discorsi fatti erano stati inutili; ormai solo alle armi spettava ogni decisione e la sorte sarebbe stata quella che gli dei avrebbero concesso

[32]Quando i due generali ritornarono nei loro accampamenti, ciascuno dei due ordinò ai propri soldati di tenere pronti gli animi e le armi al supremo cimento, poiché se la fortuna li avesse favoriti, sarebbero stati vincitori non per quel solo giorno, ma per sempre
Roma an Carthago iura gentibus daret ante crastinam noctem scituros; neque enim Africam aut Italiam sed orbem terrarum victoriae praemium fore; par periculum praemio quibus adversa pugnae fortuna fuisset

Nam neque Romanis effugium ullum patebat in aliena ignotaque terra, et Carthagini, supremo auxilio effuso, adesse videbatur praesens excidium

Ad hoc discrimen procedunt postero die duorum opulentissimorum populorum duo longe clarissimi duces, duo fortissimi exercitus, multa ante parta decora aut cumulaturi eo die aut eversuri
All'indomani, prima di notte, avrebbero saputo se toccasse a Roma o a Cartagine dettare leggi ai popoli; né l'Africa né l'Italia sarebbero state premio alla vittoria, ma tutto il mondo; per coloro che avessero perduto la battaglia, il pericolo sarebbe stato grande quanto il premio

Dinanzi ai Romani non si sarebbe, infatti, aperto alcun rifugio in una terra straniera ed ignota, mentre ai Cartaginesi, esaurite le ultime possibilità di aiuto, non si parava innanzi che la prospettiva dell'immediato sterminio

A questa prova si preparavano il giorno dopo quei due famosissimi comandanti di due potentissimi popoli e di due fortissimi eserciti, per accrescere il cumulo delle glorie già conquistate oppure per distruggerle tutte in un sol giorno
Anceps igitur spes et metus miscebant animos; contemplantibusque modo suam, modo hostium aciem, cum oculis magis quam ratione pensarent vires, simul laeta, simul tristia obversabantur: quae ipsis sua sponte non succurrebant, ea duces admonendo atque hortando subiciebant

Poenus sedecim annorum in terra Italia res gestas, tot duces Romanos, tot exercitus occidione occisos et sua cuique decora ubi ad insignem alicuius pugnae memoria militem venerat referebat: Scipio Hispanias et recentia in Africa proelia et confessionem hostium quod neque non petere pacem propter metum neque manere in ea prae insita animis perfidia potuissent

Ad hoc conloquium Hannibalis in secreto habitum ac liberum fingenti qua volt flectit
La speranza e la paura in duplice alternativa turbavano gli animi; coloro che esaminavano attentamente ora il proprio schieramento ora quello del nemico, valutandone le forze più con lo sguardo che col ragionamento, cercavano di presentire ora il successo ora la sconfitta: quelle considerazioni che non venivano spontanee alla mente dei soldati, i comandanti le richiamavano alla memoria con ammonimenti ed esortazioni

Il Punico ricordava ai suoi le imprese compiute per sedici anni sulla terra italiana, i molti comandanti romani uccisi coi loro eserciti sterminati e, quando incontrava qualche soldato famoso per qualche combattimento, rievocava gli atti di valore compiuti da ciascuno:Scipione, dal canto suo, ricordava la campagna di Spagna e le recenti battaglie d'Africa e la confessione stessa dei nemici che non avevano potuto per paura evitare di chiedere la pace e che, nello stesso tempo, dalla loro innata malafede erano stati spinti a violarne le condizioni

Oltre a ciò, interpretò come gli faceva comodo il colloquio avuto con Annibale, del quale, essendo stato segreto, egli poté dare una libera versione
Ominatur, quibus quondam auspiciis patres eorum ad Aegates pugnaverint insulas, ea illis exeuntibus in aciem portendisse deos

Adesse finem belli ac laboris; in manibus esse praedam Carthaginis, reditum domum in patriam ad parentes liberos coniuges penatesque deos

Celsus haec corpore voltuque ita laeto ut vicisse iam crederes dicebat

Instruit deinde primos hastatos, post eos principes; triariis postremam aciem clausit

[33] Non confertas autem cohortes ante sua quamque signa instruebat sed manipulos aliquantum inter se distantes ut esset spatium qua elephanti hostium acti nihil ordines turbarent
Confessò, inoltre, l'impressione che gli dei avessero mostrato ai soldati che uscivano in campo quegli stessi auspici con i quali un tempo si erano manifestati ai loro padri nella battaglia alle isole Egadi

Era giunto il momento in cui sarebbero cessate le fatiche e la guerra; nelle loro mani stavano Cartagine come preda e il loro ritorno in patria presso i padri, i figli, le mogli e gli dei penati

Eretto nella persona, con un'espressione lieta nel volto, parlava in modo che si sarebbe potuto credere ch'egli avesse già in mano la vittoria

Dispose poi in prima linea gli astati, dopo di questi i principi, chiuse in ultimo lo schieramento con i triari

[33] S schierò le coorti non in file serrate ciascuna dinanzi alle proprie insegne, ma fece mantenere una certa distanza tra i manipoli, perché vi fosse uno spazio attraverso il quale passassero gli elefanti dei nemici, senza che le file dei Romani fossero sconvolte
Laelium, cuius ante legati, eo anno quaestoris extra sortem ex senatus consulto opera utebatur, cum Italico equitatu ab sinistro cornu, Masinissam Numidasque ab dextro opposuit

Vias patentes inter manipulos antesignanorum velitibusea tunc levis armatura eratcomplevit, dato praecepto ut ad impetum elephantorum aut post directos refugerent ordines aut in dextram laevamque discursu applicantes se antesignanis viam qua inruerent in ancipitia tela belvis darent
All'ala sinistra con la cavalleria italica pose Lelio, della cui collaborazione si era servito prima come luogotenente; in quell'anno, invece, in virtù di un decreto del senato, Lelio aveva la funzione di questore senza procedure di sorteggio; all'ala destra Scipione pose Massinissa e i Numidi

Gli spazi che si aprivano tra i manipoli degli astati li riempì coi veliti - soldati di leggera armatura - e diede ad essi l'ordine che, all'assalto degli elefanti, o riparassero dietro le file dei manipoli, o, affiancandosi in ordine sparso a destra e a sinistra degli astati, lasciassero libera la via dinanzi alle belve, in modo che queste si trovassero sotto il tiro dei dardi scagliati da ambedue le direzioni
Hannibal ad terrorem primos elephantosoctoginta autem erant, quot nulla unquam in acie ante habuerat instruxit, deinde auxilia Ligurum Gallorumque, Baliaribus Maurisque admixtis: in secunda acie Carthaginienses Afrosque et Macedonum legionem: modico deinde intervallo relicto subsidiariam aciem Italicorum militumBruttii plerique erant, vi ac necessitate plures quam sua voluntate decedentem ex Italia secutiinstruxit

Equitatum et ipse circumdedit cornibus; dextrum Carthaginienses, sinistrum Numidae tenuerunt

Varia adhortatio erat in exercitu inter tot homines quibus non lingua, non mos, non lex, non arma, non vestitus habitusque, non causa militandi eadem esset
Annibale, dal canto suo, per spargere il terrore dispose in prima fila ottanta elefanti quanti mai si erano visti in una battaglia, dietro di essi pose gli ausiliari Liguri e Galli mescolati ai frombolieri delle Baleari ed ai Mauri: nella seconda fila schierò i Cartaginesi, gli Africani e la legione dei Macedoni; lasciato poi un breve spazio, pose lo schieramento di riserva composto da truppe italiche; parecchi erano Bruzzi, la maggior parte dei quali, trascinati dalla forza e dalla necessità più che da una libera volontà, aveva seguito Annibale che lasciava l'Italia

Anche egli pose alle ali la cavalleria; alla destra i Cartaginesi, alla sinistra i Numidi

Era per necessità diverso il discorso col quale il generale doveva rivolgersi a quella massa di truppe per esortarla, gente di così varia provenienza che non aveva eguali né lingua, né costumi, né leggi, né armi, né modo di vestire e che non aveva neppure in comune le ragioni stesse della guerra
Auxiliaribus et praesens et multiplicata ex praeda merces ostentatur: Galli proprio atque insito in Romanos odio accenduntur: Liguribus campi uberes Italiae deductis ex asperrimis montibus in spem victoriae ostentantur: Mauros Numidasque Masinissae impotenti futuro dominatu terret: aliis aliae spes ac metus iactantur

Carthaginiensibus moenia patriae, di penates, sepulcra maiorum, liberi cum parentibus coniugesque pavidae, aut excidium servitiumque aut imperium orbis terrarum, nihil aut in metum aut in spem medium, ostentatur
Agli ausiliari si doveva dimostrare che la paga presente sarebbe stata moltiplicata col bottino; i Galli dovevano essere eccitati con l'esasperare nel loro animo l'innato odio contro i Romani; ai Liguri, per accendere in essi la speranza della vittoria bisognava far apparire dinanzi agli occhi le feconde pianure dell'Italia al di là delle loro inaccessibili montagne; nei Mauri e nei Numidi si infondeva il terrore con la prospettiva del futuro dominio tirannico di Massinissa; negli uni e negli altri si alternava la speranza col terrore

Ai Cartaginesi poi stava dinanzi la visione delle mura della patria, degli dei penati, delle tombe degli antenati, lo spettacolo dei figli, dei padri, delle consorti spaventate, o strage e schiavitù, o l'impero della terra, nulla che stesse in mezzo fra terrore e speranza
Cum maxime haec imperator apud Carthaginienses, duces suarum gentium inter populares, pleraque per interpretes inter immixtos alienigenis agerent, tubae cornuaque ab Romanis cecinerunt, tantusque clamor ortus ut elephanti in suos, sinistrum maxime cornu, verterentur, Mauros ac Numidas

Addidit facile Masinissa perculsis terrorem nudavitque ab ea parte aciem equestri auxilio

Paucae tamen bestiarum intrepidae in hostem actae inter velitum ordines cum multis suis volneribus ingentem stragem edebant
Proprio mentre il comandante si rivolgeva così ai Cartaginesi e ciascuno dei comandanti ai suoi connazionali e, per mezzo di interpreti, agli uomini di altre razze mescolati a loro, venne da parte dei Romani suono di trombe e di corni; sorse un clamore così grande che gli elefanti si rivoltarono indietro contro le schiere dei loro, soprattutto dalla parte dell'ala sinistra dove stavano i Mauri e i Numidi

Facilmente Massinissa accrebbe il panico delle truppe già sconvolte e riuscì a sguarnire quella parte dello schieramento dalla difesa della cavalleria

Tuttavia, alcuni elefanti imperterriti si gettarono contro il nemico e sconvolsero le file dei veliti e, per quanto colpiti da molte ferite, ne fecero una grandissima strage

Now I feel...