Livio, Ab urbe condita: Libro 27; 32 - 34

Livio, Ab urbe condita: Libro 27; 32 - 34

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 27; 32 - 34

[32] Primum diem quo fines hostium ingressi sunt populando absumpserunt; postero die acie instructa ad urbem accesserunt praemissis equitibus qui obequitando portis promptum ad excursiones genus lacesserent Aetolorum [32] Il primo giorno in cui Filippo e Cicliada misero piede in territorio nemico, fu speso a saccheggiare; il giorno dopo, in ordine di combattimento, si appressarono alla città facendo avanzare la cavalleria, perché, andando a cavallo fin sotto le porte, invitasse al combattimento gli Etoli, che erano sempre decisi a fare degli assalti
Ignorabant Sulpicium cum quindecim nauibus ab Naupacto Cyllenen traiecisse et expositis in terram quattuor milibus armatorum silentio noctis ne conspici agmen posset intrasse Elim Filippo e Cicliada, nondimeno, non sapevano che Sulpicio con quindici navi era passato da Naupatto a Cillene e, sbarcati quattromila soldati nella quiete della notte, perché non potessero essere visti, era entrato in Elide
Itaque improvisa res ingentem iniecit terrorem postquam inter Aetolos Eleosque Romana signa atque arma cognovere Perciò, l'avere all'improvviso scoperto tra i soldati Etoli ed Elei le insegne e le armi romane, creò gran panico negli Achei e nello stesso Filippo
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Livio, Ab urbe condita: Libro 32; 21 - 40

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 32; 21 - 40

Et primo recipere suos voluerat rex; deinde contracto iam inter Aetolos et Tralles--Illyriorum id est genus--certamine cum urgeri uideret suos, et ipse rex cum equitatu in cohortem Romanam incurrit All'inizio il re avrebbe voluto ritirare i suoi soldati; indi, poiché ormai il conflitto fra gli Etoli e i Tralli, popolazione dell'Illiria, era impegnato ed egli vedeva i suoi inseguiti dal nemico, Filippo stesso si gettò con la cavalleria contro la coorte romana
Ibi equus pilo traiectus cum prolapsum super caput regem effudisset, atrox pugna utrimque accensa est, et ab Romanis impetu in regem facto et protegentibus regiis Qui, avendo il cavallo, trafitto da un giavellotto, gettato a terra il re, facendolo cadere al di sopra della sua testa, la battaglia da entrambe le parti si accese violenta fra i Romani che si lanciavano contro il re e i suoi che cercavano di ripararlo
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Livio, Ab urbe condita: Libro 29; 28 - 31

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 29; 28 - 31

Insignis et ipsius pugna fuit cum pedes inter equites coactus esset proelium inire; dein cum iam impar certamen esset caderentque circa eum multi et volnerarentur, raptus ab suis atque alteri equo iniectus fugit Anche Filippo combatté coraggiosamente, essendo stato costretto ad intraprendere la battaglia a piedi in mezzo ai cavalieri; in seguito, trovandosi egli a combattere in condizioni di sfavore, mentre intorno a lui molti erano uccisi e feriti, fu preso dai suoi e posto su di un altro cavallo perché fuggisse
Eo die castra quinque milia passuum ab urbe Eleorum posuit; postero die ad propinquum Eleorum castellum--Pyrgum uocant--copias omnes eduxit, quo agrestium multitudinem cum pecoribus metu populationum compulsam audierat In quel giorno pose il campo a cinque miglia dalla città degli Elei, il giorno seguente condusse fuori le sue truppe verso il vicino castello degli Elei che chiamano Pirgo, dove aveva saputo che spinta dalla paura del saccheggio si era rifugiata una gran quantità di contadini con le loro mandre
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Livio, Ab urbe condita: Libro 44; 21 - 33

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 44; 21 - 33

Eam inconditam inermemque multitudinem primo statim terrore adueniens cepit; compensaveratque ea praeda quod ignominiae ad Elim acceptum fuerat Al suo arrivo, spargendo il terrore, Filippo fece subito prigioniera quella moltitudine disorganizzata ed inerme; con quel bottino riscattò lo smacco vergognoso che aveva dovuto subire presso Elide
Dividenti praedam captiuosque--fuere autem quattuor milia hominum, pecorisque omnis generis ad viginti milia--nuntius ex Macedonia venit Aeropum quendam corrupto arcis praesidiique praefecto Lychnidum cepisse; tenere et Dassaretiorum quosdam uicos et Dardanos etiam concire Mentre stava distribuendo il bottino e i prigionieri, che erano in tutto quattromila uomini con circa ventimila capi di bestiame di ogni genere, ebbe notizia dalla Macedonia che un certo Aeropo, corrotto il comandante della difesa e della roccaforte, si era impadronito di Licnido ed occupava alcune contrade dei Dassarezi cercando di spingere a rivolta anche i Dardani
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Livio, Ab urbe condita: Libro 34; 23 - 26

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 34; 23 - 26

Omisso igitur Achaico atque Aetolico bello, relictis tamen duobus milibus et quingentis omnis generis armatorum cum Menippo et Polyphanta ducibus ad praesidium sociorum, profectus ab Dymis per Achaiam Boeotiamque et Euboeam decimis castris Demetriadem in Thessaliam pervenit Lasciata, perciò la guerra degli Achei e degli Etoli, lasciò, nondimeno, a protezione degli alleati duemila cinquecento soldati di ogni specie, al comando di Menippo e di Polifante, indi partì da Dime e attraverso Acaia, la Beozia e l'Eubea, dopo dieci giorni di marcia arrivò a Demetriade in Tessaglia
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