Livio, Ab urbe condita: Libro 27; 25 - 26

Livio, Ab urbe condita: Libro 27; 25 - 26

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 27; 25 - 26

(25) De Tarentinis inde magna contentione in senatu actum coram Fabio, defendente ipso quos ceperat armis, aliis infensis et plerisque aequantibus eos Campanorum noxae poenaeque (25) In seguito si ebbe in senato alla presenza di Fabio un fiero dibattito sulla questione dei Tarentini; mentre lo stesso Fabio prendeva le difese di coloro che aveva vinto con le armi, altri, invece, si opponevano e parecchi poi proponevano di eguagliare i Tarentini ai Campani nella colpa e nel castigo
Senatus consultum in sententiam M Acilii factum est ut oppidum praesidio custodiretur Tarentinique omnes intra moenia continerentur, res integra postea referretur cum tranquillior status Italiae esset et de M Livio praefecto arcis Tarentinae haud minore certamine actum est, aliis senatus consulto notantibus praefectum quod eius socordia Tarentum proditum hosti esset, aliis praemia decernentibus quod per quinquennium arcem tutatus esset maximeque unius eius opera receptum Tarentum foret, mediis ad censores non ad senatum notionem de eo pertinere dicentibus, cuius sententiae et Fabius fuit Il senato deliberò, conforme alla proposta di M Acilio, che la città fosse presidiata da una guarnigione e che tutti i Tarentini fossero chiusi nelle mura, ogni decisione in proposito doveva poi essere prorogata quando la situazione in Italia fosse più stabile, con non minore asprezza si discusse, inoltre, del comportamento del comandante della rocca di Taranto; alcuni proponevano di fare, per decreto del senato, una pubblica dichiarazione di biasimo contro di lui, perché per la sua viltà Taranto era stata consegnata al nemico; altri, invece, ritenevano di dovergli assegnare dei premi, perché aveva difeso la fortezza per cinque anni e massimamente perché soltanto per merito suo Taranto era stata ripresa cinque anni e massimamente perché soltanto per merito suo Taranto era stata ripresa, alcuni esprimevano un'opinione intermedia, affermando che il giudizio sull'azione di Livio era di competenza dei censori, non del senato
Adiecit tamen, fateri se opera Livi Tarentum receptum quod amici eius volgo in senatu iactassent; neque enim recipiundum fuisse nisi amissum foret Anche Fabio condivise quest'opinione: Confesso, tuttavia disse che in realtà Taranto è stata ripresa per merito di Livio, come, vantandone l'impresa, hanno ripetutamente dichiarato in senato i suoi amici; infatti, se Livio non avesse perduto Taranto, noi non avremmo avuto la possibilità di riconquistarla
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Livio, Ab urbe condita: Libro 04, 43-47

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 04, 43-47

Consulum alter T Quinctius Crispinus ad exercitum quem Q Fuluius Flaccus habuerat cum supplemento in Lucanos est profectus L'altro console T Quinzio Crispino con milizie supplementari partì per la Lucania alla volta dell'esercito che era stato comandato da Q Fulvio Flacco
Marcellum aliae atque aliae obiectae animo religiones tenebant, in quibus quod cum bello Gallico ad Clastidium aedem Honori et Virtuti uouisset dedicatio eius a pontificibus impediebatur, quod negabant unam cellam amplius quam uni deo recte dedicari, quia si de caelo tacta aut prodigii aliquid in ea factum esset difficilis procuratio foret, quod utri deo res diuina fieret sciri non posset; neque enim duobus nisi certis deis rite una hostia fieri Sempre nuovi scrupoli religiosi turbavano l'animo di Marcello; tra gli altri il fatto che avendo egli durante la guerra gallica presso Clastidio promesso in voto un tempio all'Onore e al Valore, tale consacrazione era ostacolata dai pontefici, che affermavano che un solo sacrario secondo le regole non poteva essere dedicato contemporaneamente a due dei; se, infatti, su di esso fosse caduto un fulmine, o fosse avvenuto qualche altro prodigio, sarebbe stato difficile il rito espiatorio, poiché non si sarebbe potuto sapere a quale dei due dei si dovesse offrire il sacrificio; non si poteva, pertanto, immolare una sola vittima a due divinità nello stesso tempo, se non in casi ben determinati
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Livio, Ab urbe condita: Libro 06, 16-20

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 06, 16-20

Ita addita Virtutis aedes adproperato opere; neque tamen ab ipso aedes eae dedicatae sunt Così accanto al tempio dell'Onore se ne costruì in gran fretta un altro al Valore; tuttavia, quei due templi non poterono essere consacrati da Marcello
Tum demum ad exercitum quem priore anno Venusiae reliquerat cum supplemento proficiscitur Alla fine questi partì con le truppe supplementari alla volta di quell'esercito, che nel precedente anno aveva comandato a Venosa
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Livio, Ab urbe condita: Libro 21; 51-63

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 21; 51-63

Locros in Bruttiis Crispinus oppugnare conatus quia magnam famam attulisse Fabio Tarentum rebatur, omne genus tormentorum machinarumque ex Sicilia arcessierat; et naues indidem accitae erant quae uergentem ad mare partem urbis oppugnarent Crispino, volendo tentare l'assalto di Locri, nel Bruzzio, poiché pensava che la riconquista di Taranto aveva arrecato grande gloria a Fabio, aveva fatto venire dalla Sicilia ogni specie di macchine da lancio e di strumenti di guerra; di là aveva richiamato anche delle navi che dovevano attaccare la città in quella parte che si affaccia al mare
Ea omissa oppugnatio est quia Lacinium Hannibal admouerat copias, et collegam eduxisse iam a Venusia exercitum fama erat, cui coniungi uolebat Ma, l'assalto a Locri fu abbandonato perché Annibale aveva mosso il suo esercito verso il capo Lacinio ed era corsa voce che Marcello, al quale Crispino voleva unirsi, aveva già fatto uscire da Venosa i suoi soldati
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Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 43; 01 - 23

Itaque in Apuliam ex Bruttiis reditum, et inter Venusiam Bantiamque minus trium milium passuum interuallo consules binis castris consederant Crispino allora ritornò dal Bruzzio verso l'Apulia, dove, tra Venosa e Banzia, ad una distanza di meno di tremila
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