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Livio, Ab urbe condita: Libro 23; 41-49

Livio, Ab urbe condita: Libro 23; 41-49

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 23; 41-49

(41) Ante omnia claram et memorabilem pugnam fecit Hasdrubal imperator captus et Hanno et Mago, nobiles Carthaginienses, Mago ex gente Barcina, propinqua cognatione Hannibali iunctus, Hanno auctor rebellionis Sardis bellique eius haud dubie concitor

Nec Sardorum duces minus nobilem eam pugnam cladibus suis fecerunt; nam et filius Hampsicorae Hostus in acie cecidit, et Hampsicora cum paucis equitibus fugiens, ut super adflictas res necem quoque filii audiuit, nocte, ne cuius interuentus coepta impediret, mortem sibi consciuit

Ceteris urbs Cornus eadem quae ante fugae receptaculum fuit; quam Manlius uictore exercitu adgressus intra dies paucos recepit
41Più di ogni altra cosa fecero illustre e memoranda quella battaglia la cattura del comandante in capo Asdrubale, quella di Annone e di Magone nobili cartaginesi; di Magone che apparteneva alla stirpe dei Barca ed era legato da parentela con Annibale; di Annone che era stato sobillatore della ribellione dei Sardi e senza dubbio alcuno aveva suscitato quella guerra

Non meno famosa, inoltre, fecero quella battaglia anche le sconfitte dei comandanti sardi; infatti cadde sul campo anche Osto, figlio di Ampsicora; costui, allora, fuggendo con pochi cavalieri, quando ebbe notizia del crollo della patria e della morte del figlio, si uccise senza che l'intervento di qualcuno glielo potesse impedire

La medesima città di Corno fu, come prima, di rifugio agli altri; il vincitore Manlio, avendola assalita con l'esercito, in pochi giorni se ne impadronì
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Deinde aliae quoque ciuitates quae ad Hampsicoram Poenosque defecerant obsidibus datis dediderunt sese; quibus stipendio frumentoque imperato pro cuiusque aut uiribus aut delicto Carales exercitum reduxit

Ibi nauibus longis deductis impositoque quem secum aduexerat milite Romam nauigat Sardiniamque perdomitam nuntiat patribus; et stipendium quaestoribus, frumentum aedilibus, captiuos Q Fuluio praetori tradit

Per idem tempus T Otacilius praetor ab Lilybaeo classi in Africam transuectus depopulatusque agrum Carthaginiensem, cum Sardiniam inde peteret, quo fama erat Hasdrubalem a Baliaribus nuper traiecisse, classi Africam repetenti occurrit, leuique certamine in alto commisso septem inde naues cum sociis naualibus cepit

Ceteras metus haud secus quam tempestas passim disiecit
In seguito anche altre città, che erano passate ad Ampsicora e ai Cartaginesi, si arresero, dopo aver dato ostaggi; Manlio, dopo aver imposto a loro un tributo in denaro ed in grano, in proporzione alle possibilità di ciascuna ed alla responsabilità del crimine, ricondusse l'esercito a Carali

Qui, tirate in secco le navi da guerra e fatti imbarcare quei soldati che aveva condotto con sé, navigò alla volta di Roma per annunciare al senato che la Sardegna era stata sottomessa; consegnò ai questori il denaro, agli edili il grano, al pretore Q Fulvio i prigionieri

Nello stesso tempo il pretore T Otacilio, partito dal Lilibeo con la flotta e passato in Africa, dopo aver devastato il territorio di Cartagine, mentre si dirigeva verso la Sardegna, dove si diceva che Asdrubale si era appena trasferito dalle Baleari, si imbatté con la flotta che tornava in Africa; dopo un breve scontro in alto mare, si impadronì infine di sette navi con tutti gli equipaggi

mentre le navi rimanenti sorprese dallo spavento non meno che dalla tempesta si dispersero qua e là sul mare
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Per eosdem forte dies et Bomilcar cum militibus ad supplementum Carthagine missis elephantisque et commeatu Locros accessit

Quem ut incautum opprimeret Ap Claudius, per simulationem prouinciae circumeundae Messanam raptim exercitu ducto (uento) aestuque suo Locros traiecit

Iam inde Bomilcar ad Hannonem in Bruttios profectus erat et Locrenses portas Romanis clauserunt; Appius magno conatu nulla re gesta Messanam repetit

Eadem aestate Marcellus ab Nola quam praesidio obtinebat crebras excursiones in agrum Hirpinum et Samnites Caudinos fecit adeoque omnia ferro atque igni uastauit ut antiquarum cladium Samnio memoriam renouaret

(42) Itaque extemplo legati ad Hannibalem missi simul ex utraque gente ita Poenum adlocuti sunt
Preessapoco negli stessi giorni, anche Bomilcare coi soldati mandati da Cartagine per rinforzo, con elefanti e rifornimenti si avvicinò a Locri

Per sorprenderlo alla sprovvista Appio Claudio, fingendo di voler visitare la provincia di Sicilia, condusse allimprovviso lesercito Messina e di qui favorito dal vento e dalla marea, passò a Locri

Già Bomilcare era partito per il Bruzio per andare da Annone, quando i Locresi chiusero le porte ai Romani; Appio, nonostante i grandi sforzi, non concluse nulla, perciò se ne ritornò a Messina

In quella medesima estate, Marcello, da Noia che occupava con una guarnigione, fece frequenti incursioni nel territorio irpino ed in quello dei Sanniti Caudine, mettendo tutto a ferro e a fuoco per rinnovare il ricordo delle antiche sconfitte subite dai Romani nel Sannio

42 Dagli Irpini e dai Sanniti contemporaneamente furono subito inviati ad Annibale dei messi che così parlarono al Cartaginese
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Hostes populi Romani, Hannibal, fuimus primum per nos ipsi quoad nostra arma, nostrae uires nos tutari poterant

Postquam his parum fidebamus, Pyrrho regi nos adiunximus; a quo relicti pacem necessariam accepimus fuimusque in ea per annos prope quinquaginta ad id tempus quo tu in Italiam uenisti

Tua nos non magis uirtus fortunaque quam unica comitas ac benignitas erga ciues nostros quos captos nobis remisisti ita conciliauit tibi ut te saluo atque incolumi amico non modo populum Romanum sed ne deos quidem iratos, si fas est dici, timeremus
Noi, o Annibale, fummo da soli fin dal Principio nemici del popolo romano finché le nostre armi e le nostre forze ci potevano difendere

Quando la fiducia in esse cominciò a venir meno, ci unimmo al re Pirro; abbandonati da lui fummo costretti ad accettare dai Romani una pace inevitabile, che conservammo per quali cinquant'anni fino al momento in cui tu sei venuto in Italia

Non solo il tuo valore e la tua buona fortuna, ma ancor più la tua singolare gentilezza e generosità verso i nostri concittadini, che, prigionieri, tu ci hai restituiti liberi, ci conciliarono talmente con te, da non farci aver Paura finché tu ci fossi amico salvo ed incolume, non solo del popolo romano, ma, se così ci è permesso di dire, neppure dell'ira degli dei
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At hercule non solum incolumi et uictore sed praesente te, cum ploratum prope coniugum ac liberorum nostrorum exaudire et flagrantia tecta posses conspicere, ita sumus aliquotiens hac aestate deuastati ut M Marcellus, non Hannibal, uicisse ad Cannas uideatur glorienturque Romani te, ad unum modo ictum uigentem, uelut aculeo emisso torpere

Per annos centum cum populo Romano bellum gessimus, nullo externo adiuti nec duce nec exercitu nisi quod per biennium Pyrrhus nostro magis milite suas auxit uires quam suis uiribus nos defendit

Non ego secundis rebus nostris gloriabor duos consules ac duos consulares exercitus ab nobis sub iugum missos et si qua alia aut laeta aut gloriosa nobis euenerunt

Quae aspera aduersaque tunc acciderunt, minore indignatione referre possumus quam quae hodie eueniunt
Invece, per Ercole, non solo mentre tu eri incolume e vincitore, ma perfino presentetanto da poter quasi udire il pianto delle nostre mogli e dei nostri figli e scorgere le case incendiate, le nostre terre questa estate furono saccheggiate e devastate al che ci è sembrato che non Annibale sia stato il vincitore di Canne, ma Marcello; così i Romani possono vantarsi che tu, nel pieno vigore, per aver vibrato un sol colpo sei poi rimasto irrigidito e stordito come fanno le api quando espellono l'aculeo

Noi abbiamo fatto guerra popolo romano per cento anni senza alcun aiuto o né di comandanti né di soldati; solo per la durata di anni si alleò con noi Pirro, che più che difendere noi sue forze, accrebbe le sue forze con i nostri soldati

Non saremo noi a gloriarci dei nostri successi per aver mandato sotto il giogo due consoli e due eserciti consolari e per aver compiuto tutte le altre imprese o fortunate o gloriose

Quanto ci accadde allora o di doloroso o di avverso, noi possiamo ricordare con minor sdegno di quanto ci avvenga oggi
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Magni dictatores cum magistris equitum, bini consules cum binis consularibus exercitibus ingrediebantur fines nostros; ante explorato et subsidiis positis et sub signis ad populandum ducebant; nunc propraetoris unius et parui ad tuendam Nolam praesidii praeda sumus; iam ne manipulatim quidem sed latronum modo percursant totis finibus nostris neglegentius quam si in Romano uagarentur agro

Causa autem haec est quod neque tu defendis et nostra iuuentus, quae si domi esset tutaretur, omnis sub signis militat tuis

Nec te nec exercitum tuum norim nisi, a quo tot acies Romanas fusas stratasque esse sciam, ei facile esse dicam opprimere populatores nostros uagos sine signis palatos quo quemque trahit quamuis uana praedae spes
Grandi dittatori coi maestri della cavalleria, due consoli per volta con due eserciti consolari entrarono nelle nostre terre; dopo aver perlustrato ed aver collocato le riserve e raccolto i soldati sotto le insegne, li guidavano al saccheggio; ora, invece, noi siamo preda di un solo propretore e di una piccola guarnigione in difesa di Nola; ormai essi fanno scorribande per le nostre terre neppure più in schiere ordinate, ma come banditi, più spensieratamente che se vagabondassero per l'agro Romano

La ragione di tutto ciò sta nel fatto che tu non ci difendi, mentre i nostri giovani che ci potrebbero proteggere, se fossero a casa, militano tutti sotto le tueinsegne

Non riconosceremmo più te e l'esercito tuo, se non sapessimo che a colui, dal quale furono sbaragliate e Se prostrate tante schiere romane, sarebbe facile sopraffare coloro che saccheggiano i nostri campi, vagando dispersi senza insegne qua e là dove ciascuno è attirato da una speranza, anche se vana di bottino
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Numidarum paucorum illi quidem praeda erunt, praesidiumque miseris simul nobis et Nolae ademeris, si modo, quos ut socios haberes dignos duxisti, haud indignos iudicas quos in fidem receptos tuearis

(43) Ad ea Hannibal respondit omnia simul facere Hirpinos Samnitesque et indicare clades suas et petere praesidium et queri indefensos se neglectosque

indicandum autem primum fuisse, dein petendum praesidium, postremo ni impetraretur, tum denique querendum frustra opem imploratam

Exercitum sese non in agrum Hirpinum Samnitemue, ne et ipse oneri esset, sed in proxima loca sociorum populi Romani adducturum

Iis populandis et militem suum repleturum se et metu procul ab his summoturum hostes
Costoro, in verità, potranno a loro volta essere preda di pochi Numidi quando tu avrai spato via dalle nostre terre e da Nola questo presidio romano, solo che tu giudichi amici non indegni i protezione coloro che tu hai già stimato degni di essere poi alleati

43 A queste parole Annibale rispose che gli Irpini e i Sanniti facevano tutto in un medesimo tempo: denunciavano le loro calamità, chiedevano un presidio e si lamentavano di essere trascurati ed indifesi

Per prima cosa, dunque, avrebbero dovuto informarlo dei danni, poi chiedere protezione, infine, se non l'avessero ottenuta, allora avrebbero avuto il diritto di dolersi per aver chiesto invano un aiuto

Egli avrebbe condotto l'esercito, non nel territorio degli Irpini e dei Sanniti, per non essere anch'egli di peso con la sua presenza, ma in luoghi vicini alle erre degli alleati del popolo romano

Col saccheggio di queste terre avrebbe saziato i suoi soldati ed avrebbe allontanato da loro la paura che avevano dei Romani
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Quod ad bellum Romanum attineret, si Trasumenni quam Trebiae, si Cannarum quam Trasumenni pugna nobilior esset, Cannarum se quoque memoriam obscuram maiore et clariore uictoria facturum

Cum hoc responso muneribusque amplis legatos dimisit; ipse praesidio modico relicto in Tifatis profectus cetero exercitu ire Nolam pergit

Eodem Hanno ex Bruttiis cum supplemento Carthagine aduecto atque elephantis uenit

Castris haud procul positis longe alia omnia inquirenti comperta sunt quam quae a legatis sociorum audierat

Nihil enim Marcellus ita egerat ut aut fortunae aut temere hosti commissum dici posset
Per quanto riguardava la guerra contro Roma, se la battaglia lei Trasimeno fu più famosa di quella della Trebbia e quella di Canne fu più famosa di quella del Trasimeno, egli, con una più grande e più splendida vittoria, avrebbe oscurato anche il ricordo della battaglia di Canne

Con questa risposta congedò i legati degli Irpini e dei Sanniti, offrendo a loro grandi doni; Annibale a sua volta parti, avendo lasciato una piccola guarnigione sul monte Tifata

con l'altra parte dell'esercito si mise in marcia verso Nola, dove lo raggiunse Annone dal Bruzzio, con un rinforzo venuto da Cartagine e con gli elefanti

Annibale posti gli accampamenti non lontano dalla città di Nola, dopo aver assunto informazioni venne a conoscere cose affatto diverse da quelle che aveva udito dai messi degli alleati

Infatti Marcello non si era per nulla comportato in modo che sembrasse di aver lasciato imprudentemente qualche cosa in balia della fortuna o del nemico
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Explorato cum firmisque praesidiis tuto receptu praedatum ierat omniaque uelut aduersus praesentem Hannibalem cauta prouisaque fuerunt

Tum, ubi sensit hostem aduentare, copias intra moenia tenuit; per muros inambulare senatores Nolanos iussit et omnia circa explorare quae apud hostes fierent
dopo aver esplorato la zona, con la protezione di presidi egli era andato al saccheggio conservandosi la via aperta ad una sicura ritirata; ogni sua azione era sempre stata cauta e previdente come se avesse di fronte lo stesso Annibale

Allora Marcello, come seppe che ilnemico si avvicinava, tenne al riparo entro le mura i suoi soldati; ordinò ai senatori nolani di passeggiare sulle mura ed esplorare tutto intorno per vedere che cosa facevano i nemici
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Ex his Hanno, cum ad murum successisset, Herennium Bassum et Herium Pettium ad conloquium euocatos permissuque Marcelli egressos per interpretem adloquitur; Hannibalis uirtutem fortunamque extollit: populi Romani obterit senescentem cum uiribus maiestatem; quae si paria essent ut quondam fuissent, tamen expertis quam graue Romanum imperium sociis, quanta indulgentia Hannibalis etiam in captiuos omnes Italici nominis fuisset, Punicam Romanae societatem atque amicitiam praeoptandam esse

Si ambo consules cum suis exercitibus ad Nolam essent, tamen non magis pares Hannibali futuros quam ad Cannas fuissent, nedum praetor unus cum paucis et nouis militibus Nolam tutari possit
Due di questi senatori, Erennio Basso ed Erio Pezzio furono chiamati a colloquio da Annone che era avanzato fin sotto le mura; ai due senatori usciti dalla città col permesso di Marcello, Annone parlò per mezzo di un interprete, esaltando la fortuna ed il valore di Annibale e pronunciando parole di disprezzo contro lamaestà del popolo romano, che per vecchiezza andava perdendo ogni vigore; se pur Annibale e Roma avessero avuto come un tempo eguale efficienza, tuttavia essi, che avevano sperimentato quanto pesante fosse l'autorità di Roma sopra gli alleati e quanto grande, invece, l'indulgenza di Annibale anche verso i prigionieri di stirpe italica, avrebbero dovuto preferire all'alleanza romana, l'alleanza e l'amicizia cartaginese

Anche se ambedue i consoli fossero stati nelle vicinanze di Nola coi loro eserciti, non sarebbero stati pari di forze ad Annibale, più di quanto lo erano stati i due consoli a Canne; tanto menopoi poteva difendere Nola un solo pretore con poche reclute
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