Livio, Ab urbe condita: Libro 10, 01-15

Livio, Ab urbe condita: Libro 10, 01-15

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 10, 01-15

[1] L Genucio Ser Cornelio consulibus ab externis ferme bellis otium fuit

Soram atque Albam coloniae deductae

Albam in Aequos sex milia colonorum scripta: Sora agri Volsci fuerat sed possederant Samnites; eo quattuor milia hominum missa

Eodem anno Arpinatibus Trebulanisque ciuitas data

Frusinates tertia parte agri damnati, quod Hernicos ab eis sollicitatos compertum, capitaque coniurationis eius quaestione ab consulibus ex senatus consulto habita uirgis caesi ac securi percussi

Tamen ne prorsus imbellem agerent annum, parua expeditio in Vmbria facta est, quod nuntiabatur ex spelunca quadam excursiones armatorum in agros fieri
[1] Durante il consolato di Lucio Genucio e di Servio Cornelio la tregua da guerre esterne fu quasi completa

Vennero fondate le colonie di Sora e di Alba

Ad Alba, che si trovava nel territorio degli Equi, furono inviati 6000 coloni; sora aveva fatto in passato parte del territorio dei Volsci, per poi essere occupata dai Sanniti; lì vennero inviati 4000 uomini

Nel corso degli stessi anni venne concessa la cittadinanza romana agli abitanti di Arpino e di Trebula

Gli abitanti di Frusino furono invece condannati alla perdita di un terzo del loro territorio, perché emerse che avevano spinto gli Ernici a ribellarsi: dopo un'inchiesta condotta dai consoli su incarico del senato, i capi del complotto furono frustati e decapitati

Ciò non ostante, a far sì che l'anno non trascorresse del tutto senza episodi militari, ci fu una modesta spedizione in Umbria; era infatti giunta notizia di una banda armata che, partendo da una caverna, compiva scorrerie per le campagne
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In eam speluncam penetratum cum signis est et ex ea, loco obscuro, multa uolnera accepta maximeque lapidum ictu, donec altero specus eius ore -- nam peruius erat -- inuento utraeque fauces congestis lignis accensae

Ita intus fumo ac uapore ad duo milia armatorum, ruentia nouissime in ipsas flammas, dum euadere tendunt, absumpta

M Liuio Dentre Aemilio consulibus redintegratum Aequicum bellum

Coloniam aegre patientes uelut arcem suis finibus impositam, summa ui expugnare adorti ab ipsis colonis pelluntur

Ceterum tantum Romae terrorem fecere, quia uix credibile erat tam adfectis rebus solos per se Aequos ad bellum coortos, ut tumultus eius causa dictator diceretur C Iunius Bubulcus
Truppe romane raggiunsero la caverna, ma per l'oscurità sulle prime subirono molte ferite, fino a quando non scoprirono un altro accesso percorribile in entrambe le direzioni, e appiccarono il fuoco a cataste di legna alle due imboccature

E così i 2000 uomini circa che si trovavano all'interno della grotta, costretti a gettarsi attraverso le fiamme, alla fine morirono soffocati dal fumo e dal calore nel tentativo di uscire

Durante il consolato di Marco Livio Dentre e di Marco Emilio riprese la guerra contro gli Equi

Poiché non accettavano la colonia romana, quasi una roccaforte di Roma all'interno del loro territorio, gli Equi tentarono con ogni mezzo di espugnarla, venendo però respinti dai coloni stessi

Ma a Roma la cosa creò una tale apprensione - sembrava impossibile che gli Equi, nel loro misero stato, avessero affrontato la guerra basandosi soltanto sulle proprie forze -, che per far fronte a quell'insurrezione venne nominato dittatore Gaio Giunio Bubulco
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Cum M Titinio magistro equitum profectus primo congressu Aequos subegit ac die octauo triumphans in urbem cum redisset aedem Salutis, quam consul uouerat censor locauerat, dictator dedicauit

[2] Eodem anno classis Graecorum Cleonymo duce Lacedaemonio ad Italiae litora adpulsa Thurias urbem in Sallentinis cepit

Aduersus hunc hostem consul Aemilius missus proelio uno fugatum compulit in naues; Thuriae redditae ueteri cultori Sallentinoque agro pax parta

- Iunium Bubulcum dictatorem missum in Sallentinos in quibusdam annalibus inuenio et Cleonymum, priusquam confligendum esset cum Romanis, Italia excessisse -
Questi, partito col maestro di cavalleria Marco Titinio, al primo scontro ebbe la meglio sugli Equi e, rientrato a Roma in trionfo dopo otto giorni, inaugurò come dittatore il tempio alla Salute che aveva promesso in voto quand'era console e la cui costruzione aveva dato in appalto al tempo della sua censura

[2] Nello stesso anno una flotta greca agli ordini dello spartano Cleonimo approdò sulle coste italiche, andando a occupare la città di Turie nel territorio dei Sallentini

Fu inviato ad affrontarlo il console Emilio, che mise in fuga Cleonimo con un'unica battaglia, costringendolo a trovare riparo sulle navi; turie venne così restituita ai suoi cittadini, e nel territorio sallentino ritornò la pace

In alcuni annali ho trovato che a essere inviato tra i Sallentini fu il dittatore Giunio Bubulco, e che Cleonimo lasciò l'Italia prima ancora che lo scontro coi Romani diventasse inevitabile
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Circumuectus inde Brundisii promunturium medioque sinu Hadriatico uentis latus, cum laeua importuosa Italiae litora, dextra Illyrii Liburnique et Histri, gentes ferae et magna ex parte latrociniis maritimis infames, terrerent, penitus ad litora Venetorum peruenit

Expositis paucis qui loca explorarent, cum audisset tenue praetentum litus esse, quod transgressis stagna ab tergo sint inrigua aestibus maritimis, agros haud procul [proximos] campestres cerni, ulteriora colles uideri; esse ostium fluminis praealti quo circumagi naues in stationem tutam [uidisse], - Meduacus amnis erat - , eo inuectam classem subire flumine aduerso iussit
Dopo aver doppiato il capo di Brindisi ed esser stati spinti dai venti in mezzo all'Adriatico, temendo sulla sinistra le coste italiche prive di porti e sulla destra la presenza di Illiri, Liburni e Istri (popoli bellicosi e di pessima fama perché dediti alla pirateria), avanzarono fino alle coste abitate dai Veneti

Lì Cleonimo, dopo aver sbarcato alcuni uomini col cómpito di esplorare la zona, ricevette queste informazioni: che c'era una sottile striscia di terra oltre la quale si aprivano lagune alimentate dall'acqua del mare; che si vedevano lì vicino campagne pianeggianti e, poco oltre, colline; che inoltre avevano individuato la foce di un fiume molto profondo dov'era possibile ormeggiare le navi in maniera sicura (il fiume era il Brenta); Allora Cleonimo ordinò di trasferire la flotta in quella zona risalendo la corrente
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Grauissimas nauium non pertulit alueus fluminis; in leuiora nauigia transgressa multitudo armatorum ad frequentes agros tribus maritimis Patauinorum uicis colentibus eam oram peruenit

Ibi egressi praesidio leui nauibus relicto uicos expugnant, inflammant tecta, hominum pecudumque praedas agunt, et dulcedine praedandi longius usque a nauibus procedunt

Haec ubi Patauium sunt nuntiata - semper autem eos in armis accolae Galli habebant - in duas partes iuuentutem diuidunt

Altera in regionem qua effusa populatio nuntiabatur, altera, ne cui praedonum obuia fieret, altero itinere ad stationem nauium -- milia autem quattuordecim ab oppido aberat -- ducta

In naues ignaris custodibus interemptis impetus factus territique nautae coguntur naues in alteram ripam amnis traicere
Poiché il letto del fiume non permetteva il passaggio delle navi più pesanti, la massa degli uomini armati si trasferì sulle imbarcazioni più leggere e arrivò in una zona molto abitata, dov'erano stanziate tre tribù marittime di Patavini

Sbarcati in quel punto, dopo aver lasciato una piccola guarnigione di presidio alle navi, espugnarono i villaggi, incendiarono le abitazioni, portarono via uomini e animali, allontanandosi sempre più dalle navi nella prospettiva di ulteriore bottino

Quando a Padova arrivò la notizia di ciò che stava succedendo, gli abitanti, costretti a un perenne allarme dalla minaccia dei Galli, divisero le proprie forze in due contingenti

Il primo si portò nella zona in cui erano stati segnalate le incursioni nemiche, l'altro, seguendo un percorso diverso per non incontrare gli avversari, si diresse invece verso il punto in cui erano ancorate le navi, a quattordici miglia dalla città

Eliminati gli uomini di guardia con un attacco di sorpresa, si riversarono sulle navi, costringendo i marinai a spostarle sulla sponda opposta del fiume
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Et in terra prosperum aeque in palatos praedatores proelium fuerat refugientibusque ad stationem Graecis Veneti obsistunt; ita in medio circumuenti hostes caesique: pars capti classem indicant regemque Cleonymum tria milia abesse

Inde captiuis proximo uico in custodiam datis pars fluuiatiles naues, ad superanda uada stagnorum apte planis alueis fabricatas, pars captiua nauigia armatis complent profectique ad classem immobiles naues et loca ignota plus quam hostem timentes circumuadunt; fugientesque in altum acrius quam repugnantes usque ad ostium amnis persecuti captis quibusdam incensisque nauibus hostium, quas trepidatio in uada intulerat, uictores reuertuntur
Anche lo scontro sulla terraferma contro gli autori dei saccheggi ebbe esito positivo; e mentre i Greci cercavano scampo in direzione delle navi, vennero affrontati dall'altro contingente di Veneti, che li accerchiò e massacrò; alcuni prigionieri rivelarono che la flotta col re Cleonimo si trovava a tre miglia di distanza

Così, dopo aver lasciato i prigionieri in un villaggio dei dintorni perché fossero sorvegliati, i Patavini, imbarcandosi parte su battelli da fiume costruiti apposta col fondo piatto per affrontare i bassi fondali delle lagune, e parte invece sulle imbarcazioni sottratte ai Greci, raggiunsero la flotta nemica, circondandone le navi rimaste immobili per paura del fondale sconosciuto più che del nemico; e mentre i Greci fuggivano verso il largo senza nemmeno cercare di opporre resistenza, i Patavini li inseguirono fino alla foce del fiume, e dopo aver strappato loro e incendiato alcune delle navi finite, nella grande confusione, sui banchi di sabbia, rientrarono vincitori
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Cleonymus uix quinta parte nauium incolumi, nulla regione maris Hadriatici prospere adita discessit

Rostra nauium spoliaque Laconum, in aede Iunonis ueteri fixa, multi supersunt qui uiderunt Pataui

Monumentum naualis pugnae eo die quo pugnatum est quotannis sollemni certamine nauium in oppidi medio exercetur

[3] Eodem anno Romae cum Vestinis petentibus amicitiam ictum est foedus

Multiplex deinde exortus terror

Etruriam rebellare ab Arretinorum seditionibus motu orto nuntiabatur, ubi Cilnium genus praepotens diuitiarum inuidia pelli armis coeptum; simul Marsos agrum ui tueri, in quem colonia est Carseoli deducta [erat] quattuor milibus hominum scriptis
Cleonimo se ne partì con soltanto un quinto della flotta intatto, senza aver raccolto alcun risultato in nessuna parte dell'Adriatico

A Padova ci sono ancora oggi molte persone che hanno visto i rostri delle navi e le spoglie spartane appese nel vecchio santuario di Giunone

A ricordo di quella battaglia fluviale, nel giorno in cui essa fu combattuta si tengono oggi solenni gare di navi lungo il fiume che scorre attraverso la città

[3] Nello stesso anno a Roma venne stipulato un trattato con gli abitanti di Vesta giunti con una richiesta di amicizia

Ci furono poi numerose ragioni di allarme

Arrivò la notizia che l'Etruria si stava ribellando a séguito di un'insurrezione scoppiata ad Arezzo, dove l'influente famiglia dei Cilni, odiata dagli Aretini per le ricchezze che possedeva, stava per essere scacciata con la forza dalla città; nel contempo fu annunciato che i Marsi stavano difendendo con vigore la terra sulla quale era stata fondata la colonia di Carseoli, costituita da 4000 uomini
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Itaque propter eos tumultus dictus M Valerius Maximus dictator magistrum equitum sibi legit M Aemilium Paulum

- id magis credo quam Q Fabium ea aetate atque eis honoribus Valerio subiectum; ceterum ex Maximi cognomine ortum errorem haud abnuerim

- profectus dictator cum exercitu proelio uno Marsos fundit

Compulsis deinde in urbes munitas, Milioniam, Plestinam, Fresiliam intra dies paucos cepit et parte agri multatis Marsis foedus restituit

Tum in Etruscos uersum bellum; et, cum dictator auspiciorum repetendorum causa profectus Romam esset, magister equitum pabulatum egressus ex insidiis circumuenitur signisque aliquot amissis foeda militum caede ac fuga in castra est compulsus
Per far fronte a questi disordini, venne nominato dittatore Marco Valerio Massimo, che scelse come maestro di cavalleria Marco Emilio Paolo

Personalmente preferisco questa versione dei fatti a quella secondo la quale Quinto Fabio, non ostante l'età e le molte cariche ricoperte, sarebbe stato subordinato a Valerio; d'altra parte sarei portato a credere che l'errore sia dovuto alla confusione creata dal soprannome Massimo

Uscito da Roma alla guida dell'esercito, il dittatore sbaragliò i Marsi con un'unica battaglia

Dopo averli costretti a barricarsi all'interno delle loro città fortificate, nel giro di pochi giorni conquistò Milionia, Plestina e Fresilia; condannò poi i Marsi alla perdita di parte del territorio, rinnovando però il trattato di alleanza con loro

Teatro delle operazioni fu in séguito l'Etruria; mentre il dittatore si era recato a Roma per il rinnovo degli auspici, il maestro di cavalleria cadde in un'imboscata mentre usciva allo scoperto per cercare rifornimenti: perse alcune insegne, venne risospinto nell'accampamento, dopo un orribile massacro e la fuga vergognosa dei suoi uomini
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- qui terror non eo tantum a Fabio abhorret quod, si qua alia arte cognomen suum aequauit, tum maxime bellicis laudibus, sed etiam quod memor Papirianae saeuitiae nunquam ut dictatoris iniussu dimicaret adduci potuisset

[4] Nuntiata ea clades Romam maiorem quam res erat terrorem exciuit; nam ut exercitu deleto ita iustitium indictum, custodiae in portis, uigiliae uicatim exactae, arma, tela in muros congesta
Questa reazione terrorizzata non può essere attribuita a Fabio, e non solo perché se qualche altra dote più di altre gli valse il soprannome di Massimo questa fu certo la perizia strategica in guerra, ma anche perché non si sarebbe mai lasciato trascinare allo scontro senza un preciso ordine del dittatore, memore com'era della severità di Papirio

[4] Quando la sconfitta venne annunciata a Roma, la reazione fu un panico sproporzionato alla realtà dei fatti; come se l'esercito fosse stato fatto a pezzi, venne proclamata la sospensione delle attività giudiziarie, vennero piazzate sentinelle alle porte e fissati turni di vigilanza nei vari quartieri, mentre lungo il perimetro delle mura furono accumulati armi e proiettili
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Omnibus iunioribus sacramento adactis dictator ad exercitum missus omnia spe tranquilliora et composita magistri equitum cura, castra in tutiorem locum redacta, cohortes quae signa amiserant extra uallum sine tentoriis destitutas inuenit, exercitum auidum pugnae, quo maturius ignominia aboleretur

Itaque confestim castra inde in agrum Rusellanum promouit

Eo et hostes secuti, quamquam ex bene gesta re summam et in aperto certamine virium spem habebant, tamen insidiis quoque, quas feliciter experti erant, hostem temptant

Tecta semiruta uici per uastationem agrorum deusti haud procul castris Romanorum aberant

Ibi abditis armatis pecus in conspectu praesidii Romani, cui praeerat Cn Fuluius legatus, propulsum
Dopo aver costretto tutti i giovani a prestare giuramento militare, il dittatore raggiunse l'esercito e trovò che la situazione era meno preoccupante di quanto non si aspettasse, e che il maestro di cavalleria aveva curato di rimettere tutto a posto: il campo era stato trasferito in un punto più sicuro, le coorti che avevano perduto le insegne erano state collocate al di là della trincea e non avevano tende, mentre l'esercito era impaziente di gettarsi nella mischia per riscattare quanto prima l'onta subita

Il dittatore fece pertanto spostare il campo più avanti, nel territorio di Ruselle

I nemici lo seguirono e, pur nutrendo dopo la vittoria grosse speranze di avere la meglio anche in un confronto in campo aperto, ciò non ostante ricorsero di nuovo alla tecnica dell'imboscata, di cui già si erano avvalsi con successo

Non lontano dall'accampamento romano c'erano le case diroccate di un villaggio messo a ferro e fuoco nel corso dei saccheggi alle campagne

I soldati nemici vi si andarono a nascondere, spingendo del bestiame di fronte a un presidio romano comandato dal luogotenente Gneo Fulvio