Livio, Ab urbe condita: Libro 08, Parte 04

Livio, Ab urbe condita: Libro 08, Parte 04

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 08, Parte 04

ita certe dictator id factum accepit, ut laetis aliis victoria parta prae se ferret iram tristitiamquemisso itaque repente senatu se ex curia proripuit, tum uero non Samnitium magis legiones quam maiestatem dictatoriam et disciplinam militarem a magistro equitum uictam et euersam dictitans, si illi impune spretum imperium fuisset

itaque plenus minarum iraeque profectus in castra, cum maximis itineribus isset, non tamen praevenire famam aduentus sui potuit; praecucurrerant enim ab urbe qui nuntiarent dictatorem auidum poenae venire, alternis paene verbis T Manli factum laudantem
E così, dopo aver frettolosamente congedato il senato, uscì di corsa dalla curia, continuando a dire che in quella battaglia, più delle legioni sannite, sarebbero state sconfitte dal maestro di cavalleria l'autorità del dittatore e la disciplina militare, se fosse rimasto impunito il suo disprezzo verso gli ordini ricevuti

E così, schiumando rabbia e minacce, partì alla volta dell'accampamentoTuttavia, pur avendo coperto la distanza il più veloce possibile, non riuscì a evitare che la notizia del suo arrivo lo precedesseInfatti erano in precedenza partiti da Roma dei corrieri per avvertire che stava arrivando il dittatore assetato di vendetta e con in bocca quasi a ogni parola un elogio per il comportamento di Tito Manlio
Fabius contione extemplo advocata obtestatus milites est ut, qua virtute rem publicam ab infestissimis hostibus defendissent, eadem se cuius ductu auspicioque uicissent ab impotenti crudelitate dictatoris tutarentur: venire amentem inuidia, iratum virtuti alienae felicitatique; furere quod se absente res publica egregie gesta esset; malle, si mutare fortunam posset, apud Samnites quam Romanos victoriam esse Convocata immediatamente l'adunata, Fabio implorò i soldati di difenderlo - sotto i suoi auspici, sotto il suo comando essi avevano conquistato la vittoria - dalla crudeltà implacabile del dittatore con quello stesso coraggio con il quale avevano difeso lo Stato dai peggiori nemiciIl dittatore arrivava pazzo di invidia ed esasperato per l'eroismo e il successo di un altroEra furente per il fatto che la repubblica avesse conquistato una vittoria memorabile in sua assenzaSe avesse potuto intervenire sulla sorte, avrebbe preferito che la vittoria fosse andata ai Sanniti piuttosto che ai Romani
imperium dictitare spretum, tamquam non eadem mente pugnari uetuerit qua pugnatum doleatet tunc inuidia impedire virtutem alienam uoluisse cupidissimisque arma ablaturum fuisse militibus, ne se absente moveri possent; et nunc id furere, id aegre pati, quod sine L Papirio non inermes, non manci milites fuerint, quod se Q Fabius magistrum equitum duxerit ac non accensum dictatoris

quid illum facturum fuisse, si, quod belli casus ferunt Marsque communis, aduersa pugna evenisset, qui sibi devictis hostibus, re publica bene gesta ita ut non ab illo unico duce melius geri potuerit, supplicium magistro equitum tunc victori minetur

neque illum magistro equitum infestiorem quam tribunis militum, quam centurionibus, quam militibus esse
Continuava a ripetere che la sua autorità era stata calpestata, come se non avesse vietato di combattere con quella stessa disposizione d'animo con la quale si rammaricava che si fosse combattuto: allora aveva voluto soffocare per invidia il valore altrui, e avrebbe strappato le armi ai soldati più impazienti di combattere, perché non si potessero muovere durante la sua assenza; adesso era furibondo e non riusciva a tollerare che anche senza Lucio Papirio agli uomini non fossero mancate né le armi né le capacità, e che Quinto Fabio si fosse comportato da maestro di cavalleria e non da appendice del dittatore

Che cosa avrebbe fatto se i casi della guerra e le sorti comuni della battaglia avessero dato un esito sfavorevole, lui che minacciava di punire il maestro di cavalleria uscito vincitore, non ostante questi avesse sbaragliato i nemici e condotto le operazioni in maniera che mai avrebbero potuto avere esito migliore, nemmeno se guidate da quel-l'unico condottiero

Quell'uomo odiava il maestro di cavalleria non meno di quanto odiasse i tribuni militari, i centurioni e i soldati
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si posset, in omnes saeuiturum fuisse: quia id nequeat, in unum saeuire

etenim inuidiam tamquam ignem summa petere; in caput consilii, in ducem incurrere; si se simul cum gloria rei gestae exstinxisset, tunc victoremvelut in capto exercitu dominantem quidquid licuerit in magistro equitum in militibus ausurum

proinde adessent in sua causa omnium libertati

si consensum exercitus eundem qui in proelio fuerit in tuenda victoria videat et salutem unius omnibus curae esse, inclinaturum ad clementiorem sententiam animum

postremo se uitam fortunasque suas illorum fidei virtutique permittere

Clamor e tota contione ortus, uti bonum animum haberet: neminem illi uim allaturum saluis legionibus Romanis
Se avesse potuto, si sarebbe scatenato contro tutti: dato che non poteva farlo, si scatenava contro un unico soggetto

La verità è che l'invidia, come il fuoco, tende verso l'alto: si avventava contro il responsabile dell'iniziativa, contro il comandanteSe assieme a Fabio fosse riuscito ad annientare anche la gloria della sua vittoria, allora, come un vincitore nei confronti di un esercito fatto prigioniero, avrebbe osato contro i soldati qualsiasi atto di crudeltà gli fosse stato concesso infliggere al maestro di cavalleria

Che dunque difendessero la sua causa per difendere la libertà di tutti

Se il dittatore avesse visto che nel difendere la vittoria gli uomini mostravano lo stesso spirito di coesione messo in mostra in battaglia, e che a tutti stava a cuore la salvezza di uno solo di essi, si sarebbe rivolto a più miti consigli

In conclusione Fabio affidava la propria vita e la propria sorte alla loro lealtà e al loro coraggio

Dall'intera assemblea si levò allora un urlo: che stesse di buon animo, perché nessuno lo avrebbe toccato finché le legioni romane rimanevano in vita
haud multo post dictator advenit classicoque extemplo ad contionem advocauit

tum silentio facto praeco Q Fabium magistrum equitum citauit; qui simul ex inferiore loco ad tribunal accessit, tum dictator 'quaero' inquit 'de te, Q Fabi, cum summum imperium dictatoris sit pareantque ei consules, regia potestas, praetores, iisdem auspiciis quibus consules creati, aequum censeas necne magistrum equitum dicto audientem esse; itemque illud interrogo, cum me incertis auspiciis profectum ab domo scirem, utrum mihi turbatis religionibus res publica in discrimen committenda fuerit an auspicia repetenda ne quid dubiis dis agerem; simul illud, quae dictatori religio impedimento ad rem gerendam fuerit, num ea magister equitum solutus ac liber potuerit esse
Poco dopo arrivò il dittatore e sùbito fece convocare l'assemblea con uno squillo di tromba

Fu allora che un araldo, una volta fatto silenzio, chiamò il maestro di cavalleria Quinto FabioNon appena questi si fu avvicinato alla tribuna, il dittatore gridò: Chiedo a te, Quinto Fabio, in considerazione del fatto che l'autorità del dittatore è assoluta e ad essa ottemperano i consoli, dotati di poteri pari a quelli dei re, e i pretori che vengono eletti sotto gli stessi auspici dei consoli, chiedo a te se tu ritenga giusto o meno che il maestro di cavalleria obbedisca agli ordini del dittatoreE poi ti domando questo: dato che io sapevo di esser partito dalla patria con auspici incerti, avrei dovuto esporre il paese a un rischio gravissimo in un momento di cattivi rapporti con gli dèi, oppure avrei dovuto evitare di rinnovare gli auspici, onde evitare di prendere iniziative quando la volontà degli dèi era in dubbio Ugualmente ti chiedo: se un qualche scrupolo religioso impediva al dittatore di concludere la campagna, il maestro di cavalleria poteva forse considerarsi libero e sciolto da esso
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sed quid ego haec interrogo, cum, si ego tacitus abissem, tamen tibi ad uoluntatis interpretationem meae dirigenda tua sententia fuerit

quin tu respondes uetuerimne te quicquam rei me absente agere, uetuerimne signa cum hostibus conferre

quo tu imperio meo spreto, incertis auspiciis, turbatis religionibus, adversus morem militarem disciplinamque maiorum et numen deorum ausus es cum hoste confligere

ad haec quae interrogatus es responde; at extra ea caue vocem mittas

accede, lictor
Ma perché ti faccio queste domande Se anche io fossi partito senza lasciare ordini, tuttavia tu avresti dovuto rivolgere i tuoi pensieri a interpretare la mia volontà

Rispondimi, ora: non ti ho vietato di prendere qualunque iniziativa durante la mia assenza Non ti ho vietato di scontrarti coi nemici

Ma tu questi ordini li hai disprezzati: e non ostante gli auspici fossero incerti e la volontà degli dèi in dubbio, tu, contro ogni norma militare, contro la disciplina dei nostri padri e contro il volere delle divinità, hai osato scontrarti col nemico

Rispondi alle domande che ti sono state rivolteMa guàrdati dal fare parola d'altro

Vieni avanti, littore
' adversus quaesingula cum respondere haud facile esset, et nunc quereretur eundem accusatorem capitis sui ac iudicem esse, modo uitam sibi eripi citius quam gloriam rerum gestarum posse uociferaretur purgaretque se in uicem atque ultro accusaret, tunc Papirius redintegrata ira spoliari magistrum equitum ac uirgas et secures expediri iussit

Fabius fidem militum implorans lacerantibus uestem lictoribus ad triarios tumultum iam in contionemiscentes sese recepit

inde clamor in totam contionem est perlatus; alibi preces, alibi minae audiebantur
Dato che ribattere alle accuse una per una non era cosa semplice, Fabio ora si lamentava del fatto che ad accusarlo e a giudicarlo in una questione di vita e di morte fosse la stessa persona, ora gridava che gli avrebbero potuto portar via più facilmente la vita che non la gloria conquistata, ora difendeva se stesso e passava a sua volta ad accusare il dittatore, fino a quando Papirio, in un nuovo attacco di ira, ordinò di denudare il maestro di cavalleria e di preparare verghe e scuri

Fabio, implorando la protezione dei soldati, mentre i littori gli strappavano le vesti, andò a rifugiarsi in mezzo ai triarii che avevano incominciato a rumoreggiare in fondo all'assemblea]

L'urlo da lì si diffuse per tutta l'assemblea: da una parte si udivano suppliche, dall'altra minacce
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qui proximi forte tribunali steterant, quia subiecti oculis imperatoris noscitari poterant, orabant ut parceret magistro equitum neu cum eo exercitum damnaret; extrema contio et circa Fabium globus increpabant inclementem dictatorem nec procul seditione aberant

ne tribunal qvidem satis quietum erat; legati circumstantes sellam orabant ut rem in posterum diem differret et irae suae spatium et consilio tempus daret: satis castigatam adulescentiam Fabi esse, satis deformatam victoriam; ne ad extremum finem supplicii tenderet neu unico iuveni neu patri eius, clarissimo uiro, neu Fabiae genti eam iniungeret ignominiam
Quelli che per caso si trovavano vicino alla tribuna, potendo essere riconosciuti dal dittatore perché sotto i suoi occhi, lo supplicavano di risparmiare il maestro di cavalleria e di non condannare l'esercito insieme con luiQuelli che invece sedevano ai margini dell'assemblea e la massa di soldati intorno a Fabio urlavano contro la crudeltà del dittatore ed erano prossimi alla sommossa

Ma neppure sulla tribuna vi era calma: i luogotenenti, stando intorno alla sedia del dittatore, lo pregavano di rimandare la cosa al giorno successivo, in modo che la sua rabbia si placasse e il tempo gli portasse consiglioAveva già colpito quanto bastava la giovane età di Fabio, screditandone a sufficienza la vittoriaNon arrivasse al verdetto più crudele, non infliggesse quell'umiliazione a un giovane che non aveva eguali, a suo padre, personalità tra le più in vista, alla famiglia Fabia
cum parum precibus, parum causa proficerent, intueri saeuientem contionem iubebant: ita inritatis militum animis subdere ignem ac materiam seditioni non esse aetatis, non prudentiae eius; neminem id Q Fabio poenam deprecanti suam uitio uersurum sed dictatori, si occaecatus ira infestam multitudinem in se prauo certamine mouisset

postremo, ne id se gratiae dare Q Fabi crederet, se ius iurandum dare paratos esse non videri e re publica in Q Fabium eo tempore animaduerti
Quando si resero conto che a poco valevano le preghiere e le argomentazioni a difesa, i soldati invitarono il dittatore a osservare l'assemblea in fermento: visto che gli animi erano così surriscaldati, non si addiceva né alla sua età né alla sua esperienza alimentare il fuoco della rivoltaSe, accecato dall'ira, avesse scatenato contro di sé la massa in una folle lotta, nessuno ne avrebbe fatto carico a Quinto Fabio - che cercava di scampare alla punizione -, ma al dittatore

E infine, perché non pensasse che quei consigli miravano solo ad aiutare Quinto Fabio, si dichiararono pronti a giurare che era contrario al supremo interesse dello Stato punire Quinto Fabio in quel frangente
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His uocibus cum in se magis incitarent dictatorem quam magistro equitum placarent, iussi de tribunali descendere legati; et silentio nequiquam per praeconem temptato, prae strepitu ac tumultu cumnec ipsius dictatoris nec apparitorum eius uox audiretur, nox velut in proelio certamini finem fecit Ma con queste parole i luogotenenti riuscirono a incrementare l'insofferenza del dittatore nei loro stessi confronti, invece di placarne il risentimento verso il maestro di cavalleria, e ricevettero l'ordine di scendere dalla tribunaDopo aver invano cercato di ottenere il silenzio tramite l'araldo, poiché in quel vociare confuso non era possibile udire né la voce del dittatore né quella dei suoi attendenti, la notte - come accade nelle battaglie - pose fine allo scontro
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