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Livio, Ab urbe condita: Libro 07, 27-30

Livio, Ab urbe condita: Libro 07, 27-30

Latino: dall'autore Livio, opera Ab urbe condita parte Libro 07, 27-30

Exercitibus dimissis, cum et foris pax et domi concordia ordinum otium esset, ne nimis laetae res essent, pestilentia ciuitatem adorta coegit senatum imperare decemuiris ut libros Sibyllinos inspicerent; eorumque monitu lectisternium fuit

Eodem anno Satricum ab Antiatibus colonia deducta restitutaque urbs quam Latini diruerant

Et cum Carthaginiensibus legatis Romae foedus ictum, cum amicitiam ac societatem petentes venissent

Idem otium domi forisque mansit T Manlio Torquato C Plautio consulibus

Semunciarium tantum ex unciario fenus factum et in pensiones aequas triennii, ita ut quarta praesens esset, solutio aeris alieni dispensata est; et sic quoque parte plebis adfecta fides tamen publica privatis difficultatibus potior ad curam senatui fuit
Una volta congedati gli eserciti, mentre all'esterno regnava la pace e in patria si viveva sereni per la concordia tra le classi, a impedire un'eccessiva felicità dei cittadini, una pestilenza colpì Roma costringendo il senato a ordinare ai decemviri di consultare i libri sibillini Su loro consiglio si tenne un lettisternio

Qvello stesso anno gli Anziati fondarono una colonia a Satrico, che fu così ricostruita dopo essere stata distrutta dai Latini

Venne inoltre stipulato un trattato con i Cartaginesi, i quali avevano inviato a Roma degli ambasciatori con la richiesta di stabilire legami di alleanza e di amicizia

Sotto il consolato di Tito Manlio Torquato e di Gaio Plauzio in patria e all'estero si mantennero le stesse condizioni di stabilità

Il tasso di interesse, che era all'uno per cento, venne dimezzato, mentre il pagamento dei debiti fu articolato in modo che se ne pagasse un quarto sùbito e il resto in rate triennali Anche così parte della plebe ne ebbe a soffrire, ma il senato non poté dedicare ai casi dei singoli l'attenzione richiesta dal credito pubblico
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Leuatae maxime res, quia tributo ac dilectu supersessum

Tertium anno post Satricum restitutum a Volscis M Valerius Coruus iterum consul cum C Poetelio factus, cum ex Latio nuntiatum esset legatos ab Antio circumire populos Latinorum ad concitandum bellum, prius quam plus hostium fieret Volscis arma inferre iussus, ad Satricum exercitu infesto pergit

Quo cum Antiates aliique Volsci praeparatis iam ante, si quid ab Roma moueretur, copiis occurrissent, nulla mora inter infensos diutino odio dimicandi facta est
Ciò che soprattutto permise alla gente di tirare il fiato fu la soppressione della tassa di guerra e della leva

Tre anni dopo che Satrico era stata ricostruita dai Volsci, Marco Valerio Corvo venne eletto console per la seconda volta insieme a Gaio Petelio Quando dal Lazio arrivò la notizia che ambasciatori di Anzio andavano tra le tribù latine con l'intento di scatenare una guerra, Valerio ricevette l'ordine di affrontare i Volsci prima che si sollevassero altri nemici e marciò alla volta di Satrico con un esercito in assetto di guerra

Là gli Anziati e altre genti dei Volsci gli andarono incontro con forze già predisposte per un'eventuale sortita romana: tra i due popoli vi era un odio antico, e la battaglia iniziò senza indugi
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Volsci, ferocior ad rebellandum quam ad bellandum gens, certamine victi fuga effusa Satrici moenia petunt; et ne in muris quidem satis firma spe, cum corona militum cincta iam scalis caperetur urbs, ad quattuor milia militum praeter multitudinem imbellem sese dedidere

Oppidum dirutum atque incensum: ab aede tantum Matris Matutae abstinuere ignem: praeda omnis militi data

Extra praedam quattuor milia deditorum habita; eos vinctos consul ante currum triumphans egit; uenditis deinde magnam pecuniam in aerarium redegit

Sunt qui hanc multitudinem captivam seruorum fuisse scribant, idque magis veri simile est quam deditos venisse

[28] Hos consules secuti sunt M Fabius Dorsuo Ser Sulpicius Camerinus
I Volsci, gente portata più a prendere le armi per rivoltarsi che a condurre una guerra vera e propria, furono sconfitti sul campo e si rintanarono dentro le mura di Satrico con una fuga disordinata Ma nemmeno le mura garantivano loro la sicurezza, e così, quando la città circondata dalle truppe nemiche era ormai sul punto di essere conquistata con le scale da assedio, si arrese un numero di uomini che, a prescindere dai civili, ammontava a circa quattro mila unità

La città venne rasa al suolo e data alle fiamme Il solo edificio a non essere incendiato fu il tempio della Madre Matuta Il bottino fu integralmente assegnato agli uomini

I quattro mila soldati che si erano arresi non vennero inclusi nel bottino: il console li fece camminare incatenati di fronte al proprio carro durante il trionfo Venduti in séguito all'asta, essi apportarono una grande quantità di denaro alle casse dello Stato

Alcuni storici sostengono che questa massa di prigionieri fosse costituita da schiavi, cosa ben più credibile di quanto non sia la notizia di uomini arresisi e poi venduti all'asta

28 A questi consoli successero Marco Fabio Dorsuone e Servio Sulpicio Camerino
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Auruncum inde bellum ab repentina populatione coeptum; metuque ne id factum populi unius consilium omnis nominis Latini esset, dictator -- velut adversus armatum iam Latium -- L Furius creatus magistrum equitum Cn Manlium Capitolinum dixit; et cum -- quod per magnos tumultus fieri solitum erat -- iustitio indicto dilectus sine uacationibus habitus esset, legiones quantum maturari potuit in Auruncos ductae Ibi praedonum magis quam hostium animi inuenti; prima itaque acie debellatum est Un'improvvisa incursione degli Aurunci diede origine a una guerra Temendo che qvel gesto fosse il frutto di un piano organizzato dall'intera nazione latina (anche se l'incursione era stata effettuata da un solo popolo), come se ormai si trattasse di fronteggiare il Lazio in armi, venne nominato dittatore Lucio Furio, il quale scelse come maestro di cavalleria Gneo Manlio Capitolino Dopo aver bandito una leva militare nella quale non furono ammesse eccezioni - come di solito succedeva nei casi di assoluta emergenza -, il dittatore proclamò la sospensione dell'attività giudiziaria e quindi si mise a capo delle legioni per raggiungere quanto prima il territorio degli Aurunci Lì comprese che qvella gente aveva indole di predoni più che di guerrieri: e così concluse la guerra al primo scontro
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Dictator tamen, quia et ultro bellum intulerant et sine detractatione se certamini offerebant, deorum quoque opes adhibendas ratus inter ipsam dimicationem aedem Iunoni Monetae uouit; cuius damnatus uoti cum victor Romam reuertisset, dictatura se abdicauit

Senatus duumuiros ad eam aedem pro amplitudine populi Romani faciendam creari iussit; locus in arce destinatus, quae area aedium M Manli Capitolini fuerat

Consules dictatoris exercitu ad bellum Volscum usi Soram ex hostibus, incautos adorti, ceperunt

Anno postquam uota erat aedes Monetae dedicatur C Marcio Rutulo tertium T Manlio Torquato iterum consulibus
Ma il dittatore, considerando che ad aggredire erano stati gli Aurunci, i quali si lanciavano nel combattimento senza esitazione, ritenne necessario invocare anche l'aiuto degli dèi e per questo, mentre lo scontro era nella fase più calda, fece voto di dedicare un tempio a Giunone Moneta Tornato a Roma vincitore, adempì il voto; poi si dimise dalla dittatura

Il senato diede ordine di eleggere due commissari con il cómpito di far costruire un tempio degno della grandezza del popolo romano All'edificio fu riservata un'area sulla cittadella, nel punto in cui un tempo si trovava la casa di Marco Manlio Capitolino

Utilizzando l'esercito del dittatore per fare guerra ai Volsci, i consoli li attaccarono di sorpresa e strapparono loro la città di Sora

Il tempio di Giunone Moneta venne consacrato un anno dopo che era stato promesso in voto, durante il consolato di Gaio Marcio Rutulo e Tito Manlio Torquato (eletti rispettivamente per la terza e la seconda volta)
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Prodigium extemplo dedicationem secutum, simile vetusto montis Albani prodigio; namque et lapidibus pluit et nox interdiu uisa intendi; librisque inspectis cum plena religione ciuitas esset, senatui placuit dictatorem feriarum constituendarum causa dici

Dictus P Valerius Publicola; magister equitum ei Q Fabius Ambustus datus est

Non tribus tantum supplicatum ire placuit sed finitimos etiam populos, ordoque iis, quo quisque die supplicarent, statutus

Iudicia eo anno populi tristia in feneratores facta, quibus ab aedilibus dicta dies esset, traduntur; et res haud ulla insigni ad memoriam causa ad interregnum redit

Ex interregno, ut id actum uideri posset, ambo patricii consules creati sunt, M Valerius Coruus tertium A Cornelius Cossus
Immediatamente dopo la cerimonia di inaugurazione si verificò un evento prodigioso, simile a qvello avvenuto sul monte Albano in tempi remoti Cadde infatti una pioggia di pietre e in pieno giorno si fece notte Dopo la consultazione dei libri sibillini, la città fu invasa dalla superstizione, così che il senato decise di nominare un dittatore per stabilire un calendario di cerimonie religiose

La nomina cadde su Publio Valerio Publicola al quale venne assegnato come maestro di cavalleria Quinto Fabio Ambusto

Essi stabilirono che a rivolgere suppliche fossero non solo le tribù ma anche i popoli confinanti; fu fissato un ordine che assegnava una data alle suppliche di ogni singola gente

A quanto si racconta, nel corso di qvell'anno il popolo emise severe sentenze ai danni di alcuni usurai citati in giudizio dagli edili Si ritornò poi a un periodo di interregno, senza però una giustificazione di particolare rilievo

E dopo l'interregno ci fu - in modo che potesse sembrarne il motivo - l'elezione a consoli di due patrizi, Marco Valerio Corvo (eletto per la terza volta) e Aulo Cornelio Cosso
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[29] Maiora iam hinc bella et viribus hostium et vel longinquitate regionum vel temporum spatio quibus bellatum est dicentur

Namque eo anno adversus Samnites, gentem opibus armisque ualidam, mota arma; Samnitium bellum ancipiti Marte gestum Pyrrhus hostis, Pyrrhum Poeni secuti

Quanta rerum moles

Quotiens in extrema periculorum uentum, ut in hanc magnitudinem quae uix sustinetur erigi imperium posset

Belli autem causa cum Samnitibus Romanis, cum societate amicitiaque iuncti essent, extrinsecus venit, non orta inter ipsos est

Samnites Sidicinis iniusta arma, quia viribus plus poterant, cum intulissent, coacti inopes ad opulentiorum auxilium confugere Campanis sese coniungunt
29 Da questo momento bisogna parlare di conflitti di ben altre proporzioni sia per le forze messe in campo dai nemici sia per la lontananza della loro terra di provenienza e per la durata di qvelle guerre

Nel corso dell'anno si presero infatti le armi contro i Sanniti, un popolo potente per risorse e per dotazioni militari Dopo la guerra, dall'esito incerto, con i Sanniti, si combatté contro Pirro e dopo di lui fu la volta dei Cartaginesi

Quale serie di formidabili eventi

Quante volte i Romani giunsero a rischiare il massimo perché lo Stato potesse essere innalzato alla grandezza che ora a stento si regge

E pensare che la causa della guerra tra Sanniti e Romani - due popoli uniti in passato da legami di alleanza e amicizia - fu un motivo esterno di cui essi non furono responsabili

Poiché i Sanniti avevano ingiustamente attaccato i Sidicini profittando della loro superiorità, i Sidicini, costretti nella condizione di inferiori a chiedere aiuto a un popolo con maggiori risorse, si rivolsero ai Campani
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Campani magis nomen ad praesidium sociorum quam vires cum attulissent, fluentes luxu ab duratis usu armorum in Sidicino pulsi agro in se deinde molem omnem belli verterunt

Namque Samnites, omissis Sidicinis ipsam arcem finitimorum [Campanos] adorti, unde aeque facilis victoria, praedae atque gloriae plus esset, Tifata, imminentes Capuae colles, cum praesidio firmo occupassent, descendunt inde quadrato agmine in planitiem quae Capuam Tifataque interiacet

Ibi rursus acie dimicatum; adversoque proelio Campani intra moenia compulsi, cum robore iuventutis suae acciso nulla propinqua spes esset, coacti sunt ab Romanis petere auxilium
Ma questi ultimi fornirono agli alleati un aiuto più nominale che reale: abituati com'erano a una molle vita di agiatezze, i Campani vennero battuti nel territorio dei Sidicini da una popolazione indurita dall'uso delle armi e si videro precipitare addosso l'intero peso della guerra

E infatti i Sanniti, senza più dare alcuna importanza ai Sidicini, assalirono i Campani, cioè la vera roccaforte dei loro vicini, sui quali avrebbero ottenuto una facile vittoria, con un bottino più ricco e maggior gloria: dopo aver occupato le alture del Tifata (situate proprio sopra Capua) lasciandovi un agguerrito presidio, di lì si riversarono in assetto di battaglia nella pianura che si trova tra Capua e il Tifata

Fu in qvel punto che si combatté una seconda battaglia: sconfitti e ricacciati all'interno delle mura, i Campani, dopo che il fiore delle loro truppe era stato fatto a pezzi e avevano ormai perso ogni speranza, furono costretti a chiedere aiuto ai Romani
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[30] Legati introducti in senatum maxime in hanc sententiam locuti sunt 'Populus nos Campanus legatos ad uos, patres conscripti, misit amicitiam in perpetuum, auxilium in praesens a vobis petitum

Quam si secundis rebus nostris petissemus, sicut coepta celerius, ita infirmiore vinculo contracta esset; tunc enim, ut qui ex aequo nos venisse in amicitiam meminissemus, amici forsitan pariter ac nunc, subiecti atque obnoxii vobis minus essemus; nunc, misericordia vestra conciliati auxilioque in dubiis rebus defensi, beneficium quoque acceptum colamus oportet, ne ingrati atque omni ope diuina humanaque indigni videamur
30 Gli ambasciatori dei Campani introdotti al cospetto del senato, pronunciarono un discorso di questo tenore: Il popolo campano ci ha inviati a voi, senatori, come ambasciatori, per chiedervi di concederci la vostra eterna amicizia e un aiuto nella circostanza presente

Se ve l'avessimo chiesto in un momento di prosperità, voi ce l'avreste concesso ben più rapidamente, fondandovi però su vincoli meno saldi In tal caso, memori di essere entrati in rapporti amichevoli con voi su un piano di assoluta parità, forse saremmo stati vostri amici come lo siamo adesso, ma meno vincolati e sottomessi a voi Ma ora, conquistati dalla vostra umanità nei nostri confronti e protetti dal vostro aiuto in questa difficile congiuntura, dobbiamo rendere il giusto onore anche al beneficio ottenuto, per non dare l'impressione di essere ingrati e indegni di ogni soccorso divino e umano
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Neque hercule, quod Samnites priores amici sociique vobis facti sunt, ad id ualere arbitror ne nos in amicitiam accipiamur sed ut ii vetustate et gradu honoris nos praestent; neque enim foedere Samnitium, ne qua noua iungeretis foedera, cautum est

Fuit quidem apud uos semper satis iusta causa amicitiae, velle eum vobis amicum esse qui uos appeteret: Campani, etsi fortuna praesens magnifice loqui prohibet, non urbis amplitudine, non agri ubertate ulli populo praeterquam vobis cedentes, haud parua, ut arbitror, accessio bonis rebus vestris in amicitiam venimus vestram
Ma non pensiamo neppure, per Ercole, che il fatto che i Sanniti siano diventati vostri amici e alleati prima di noi, possa costituire un ostacolo all'essere accolti nel novero dei vostri amici, quanto piuttosto che la cosa porti qvel popolo ad avere su di noi un vantaggio in relazione alla priorità e al grado di onore E infatti nel vostro trattato con i Sanniti non c'erano clausole che impedissero la stipulazione di altri trattati

Un motivo sufficientemente giusto per stringere legami di amicizia voi avete sempre ritenuto fosse il desiderare che entrassero nel novero dei vostri amici quanti si rivolgevano a voi: noi Campani, anche se la disgrazia presente non ci consente un linguaggio troppo altezzoso, non essendo secondi a nessuno - salvo che a voi - per lo splendore delle città e per la fertilità dei campi, ora che ci associamo a voi, apportiamo, come è nostra opinione, un incremento non trascurabile al vostro benessere
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