Si tratta dell'olandese Jan Steen, passato alla storia per una produzione di genere poliedrica e popolare, dallo stile che oscilla tra lo sguardo umoristico e la satira moraleggiante in contesti affollati di personaggi realistici. Molte delle sue opere sono ad esempio ambientate in taverne e, delle sei versioni che dipinse delle nozze di Cana, quasi tutte si rifanno a quel contesto in cui era facile imbattersi in uomini ubriachi, bambini lasciati liberi di scorrazzare magari facendo rotolare una botte, e fanciulle danzanti. Ancora oggi, per indicare una stanza in cui domina il caos o il disordine, in olandese si dice che "sembra la casa di Jan Steen".
Per quanto riguarda gli altri animali spesso raffigurati, vale la pena spendere una parola sulla frequente presenza di cani. Collocati in un contesto familiare della scena, per ribadire la figura del "migliore amico dell'uomo
In queste riproduzioni della festa delle nozze di Cana, Gesù è più difficile da distinguere rispetto ad altre scene affollate, come ad esempio quelle messe in scena da Tintoretto Veronese. Nelle tele di Jan Steen il miracolo e le figure ad esso collegate sono spesso in mezzo alla bolgia e comunque mai in primo piano. Emergono invece alcuni personaggi tipici, come l'uomo ubriaco che viene incoraggiato a tornare a casa dall'anziana moglie, o Il cantiniere con il calice in una mano e la brocca ormai vuota nell'altra.
Per Steen sembra quasi che il vero protagonista sia il vino, pur nella sua ambiguità: da un lato infatti è denunciato come pericolo da un personaggio, spesso nei pressi di Gesù, che indica dell'acqua con un'area di rimprovero diretta ai più imbarazzanti tra i personaggi vicini; dall'altro è celebrato in modo sontuoso come simbolo perfetto della festa, bevanda in grado di donare gioie agli anime e ai corpi, ai picchi ai poveri, agli uomini e alle donne.
Così nelle nozze di Cana di Steen c'è chi alza un bicchiere per un brindisi, chi beve e chi offre da bere, chi ride si diverte, Chi suona e chi balla, senza sia necessario capire il motivo di una gioia così diffusa e contagiosa, tutt'altro che idealizzata ma molto umana. Le nozze di Cana iniziano con una mancanza che sembra portare alla paralisi nell'impotenza generale e finisce con la sovrabbondanza di enormi contenitori riempiti fino all'orlo che ravvivano la scena
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