Oggi, nonostante le maggiori conoscenze che abbiamo, gestire con oculatezza il patrimonio forestale italiano è spesso ancora più difficile, per la fragilità che lo colpisce, per le tecnologie sempre più invasive e per la globalizzazione del mercato che non gioca certo a favore dei boschi.
La crisi di ecosistemi complessi ed evoluti come le foreste ci dovrebbe preoccupare e far riflettere, spingendoci a ridurre al più presto le emissioni fossili e i consumi, e preservare a ogni costo i popolamenti forestali che ancora resistono. Invece no, stiamo scrivendo purtroppo un'altra storia, che incurante del messaggio degli alberi segue ancora una volta la strada del profitto e del consumo innanzi tutto. Sacrificando boschi e foreste in tutto il mondo, ignorando gli innumerevoli servizi ecosistemici che ci forniscono - primi tra tutti l'assorbimento della anidride carbonica, la mitigazione del clima, la creazione di risorse idriche e terreno fertile, la conservazione della biodiversità -, per il tornaconto immediato che può darci la vendita del legname da opera e della legna da ardere.









