la confessione sotto costrizione era una pratica molto efficace per perseguire gli autori di crimini contro la fede, una categoria di reati sempre più importante nel contesto dei disordini religiosi che flagellavano l'Europa medievale. La tortura pubblica scoraggiava i criminali e favoriva il mantenimento dell'ordine sociale.
L'epoca medievale fu afflitta da guerre, carestie ed epidemie, e il crimine era una minaccia di cui le società potevano sbarazzarsi. Tra le tecniche usate spiccavano l'ustione, la mutilazione e la decapitazione. Spesso la tortura si trasformava in uno spettacolo pubblico e la gente assisteva regolarmente alla flagellazione di criminali incatenati a collari di ferro. Come castigo, la tortura era spesso il preludio a un esecuzione pubblica, dopo la quale i corpi, le teste e le parti del corpo venivano impalati sulle mura cittadine
Nel 1096 si apriva con la Prima la stagione delle Crociate; la lotta contro le eresie, che condurrà a esiti non meno cruenti, ufficializzata a partire dal III concilio Lateranense del 1179, e ribadita nel IV nel 1215, concepiva nel tempo e strutturava le regole del processo inquisitorio e istituiva veri e propri tribunali.
Eretici, ebrei e musulmani erano al servizio di Satana e dunque capaci di ogni abominio: erano esseri contro natura accusati di compiere orge bestiali, orribili incesti, infanticidi, atti di cannibalismo in perenne compagnia dei demoni che li ispiravano e che nei presiedevano le infami congreghe, i sacrileghi raduni, nascondendosi sotto le spoglie di quegli animali che da sempre avevano incarnato gli aspetti nefandi dell'animo umano







