In questo modo l'erudito forlivese Francesco Scannelli descrive nel suo Microcosmo della Pittura (1657) quest'opera dall'attribuzione molto controversa.
Si tratta di una scena di genere la cui titolazione proviene dall'azione centrale della composizione: un paziente, del quale la luce mostra al centro del quadro la mano aperta, si sta contorcendo dal dolore mentre un improvvisato chirurgo alle sue spalle, probabilmente un barbiere come si usò all'epoca, gli sta togliendo un dente con delle pinze. Vicino a loro vari popolani, disposti intorno a un tavolo, osservano impauriti e meravigliati, con delle espressioni grottesche ai limiti del caricaturale. Tra loro è presente anche l'anziana con la cuffia bianca a destra, figura spesso inserita dal Merisi nelle sue composizioni, come ad esempio nella Giuditta di Palazzo Barberini cat. 9 e nella Cena in Emmaus della Pinacoteca di Brera cat. 57.
L'opera è preesistente nelle collezioni del Granduca di Toscana fino dal 1637, dove è descritta negli inventari di mano del Caravaggio, ed è tra i quadri la cui paternità all'artista risulta essere ancora molto dibattuta. Attribuita nel 1970 ad un "ignoto imitatore" negli anni successivi venne avvicinata con certezza alla mano del Merisi dalla storica dell'arte Mina Gregori, che lo datava ai mesi successivi al soggiorno maltese, anche sulla base del trattamento chiaroscurale e dell'essenzialità della tavolozza utilizzata, prevalentemente composta da colori bruni e terrosi .Non tutti gli studiosi hanno accolto questa ricostruzione








