l’obelisco dalla villa di Massenzio finisce a piazza Navona
della villa di Massenzio, sulla via Appia antica, rimangono le rovine giunte ai giorni nostri. La lussuosa abitazione, fu spogliata nel tempo del trav...
con il rigore prospettico e la ferrea logica che gli sono propri mette in evidenza altre principali monumenti della piazza, sorti o progettati sotto il papato di Innocenzo X Pamphili: il palazzo Pamphili, compiuto da Girolamo Rainaldi attorno al 1652, e la chiesa di Sant'Agnese in Agone, progetto di Francesco Borromini che ne conduce i lavori fino al 1657.
La composizione è preparata in un preciso schizzo di insieme. Nel dipinto di dimensione esattamente quattro volte più grande rispetto a quelle del disegno, Bellotto riprende le indicazioni annotate nel foglio ma conferisce una maggiore importanza alla chiesa di Sant'Agnese, innalza le sue torri e la descrive in ogni minuto dettaglio, nella luce mattutina, contro l'ombra che dai palazzi del lato destro scende fin quasi al lambire la sua scalinata.
La visione particolarmente drammatica e scenografica della piazza, con l'alternarsi delle zone d'ombra di luce, un viaggio d'ombra proiettato sulle case in fondo e il fascio di luce gettato da destra, da una via laterale, illumina le figure in piazza come se fossero attori di un teatrino. Bellotto completa a mano libera i particolari delle architetture, cornicioni, timpani, decorazioni a bassorilievo. Le numerose figurette sono di chiara origine canalettiana
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Bernardo Bellotto, a Roma probabilmente nel 1742, percorre la città sui passi di Canaletto; ma il suo interesse principale è la Roma moderna, di Michelangelo, Antonio Di Sangallo, il giovane Francesco Borromini. Ignorando con brio giovanile le stampe in circolazione tratte dai luoghi, come dimostra la Piazza Navona, costruisce le nuove prospettive; l'importanza attribuita alle architetture diventa una costante delle sue opere proprio a partire dal viaggio a Roma.






