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La peste di Albert Camus: riassunto

La peste di Albert Camus: riassunto

Orano un giorno d’aprile, il medico Rieux scopre il cadavere di un ratto sul suo pianerottolo

Il portinaio, il signor Michel, pensa che siano dei burloni che si  divertono a mettere questi cada-veri di ratti all’interno dell’edificio. A mezzogiorno, Rieux accompagna alla stazione la moglie che, malata, parte a farsi curare in una città vicina, qui alla stazione incontra il giudice Othon col figlio e cominciano a parlare del gran numero di topi morti trovati, e neanche a farlo apposta passa un mano-vale con una cassa piena di queste bestie morte. Si comincia a pensare ad un rimedio al gran numero di topi che muoiono all’aperto ogni giorno, allora si pensa che degli operai del comune, ogni mattina presto sarebbero dovuti passare a raccoglierli, anche se nel corso della giornata questi animali torna-no a comparie. Alcuni giorni più tardi, un’agenzia di stampa annuncia che più di sei mila ratti sono stati raccolti quel giorno. L’allarme aumenta. Alcune persone iniziano a prendersela col sindaco.
Quando, improvvisamente, il numero di cadaveri diminuisce, le strade tornano pulite, la città si cre-de salva.
Il Signor Michel, il portinaio, cade però malato con dei bubboni sul petto. Rieux  tenta di curarlo la malattia peggiora rapidamente. Rieux non può fare nulla per salvarlo. Il portinaio soccombe ad un male violento e misterioso.
Rieux è chiamato da Grand, un dipendente del Municipio. Ha appena impedito ad un certo Cottard di suicidarsi. Le morti si moltiplicano.  Rieux consulta i suoi colleghi. Il vecchio Castel, uno di loro, conferma i suoi sospetti: si tratta di peste. Dopo molte riserve e lentezze amministrative, Rieux ottie-ne che le autorità prendano coscienza dell’epidemia prendendo precauzioni precise per questa malat-tia però senza farlo sapere alla gente che sarebbe scappata così diffondendola e si decide di chiudere la città e dichiarare lo stato di peste.
La città si chiude  poco a poco nell’isolamento, esso unito alla  paura modificano i compor-tamenti collettivi ed individuali:  “la peste fu un affare di tutti”, dice il narratore.
Gli abitanti devono convivere con l’isolamento sia all’esterno che all’interno. Incontrano difficoltà a comunicare con i loro genitori o i loro amici o i loro compagni che sono all’esterno visto che si era deciso di vietare l’uso del telefono causa le file che si formavano alle cabine pubbliche, se non cause di vera emergenza; si decise alla fine di utilizzare il telegrafo per comunicare.
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