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La filosofia marxista: riassunto

La filosofia marxista: riassunto

La filosofia marxista nel Novecento

La filosofia marxista nel Novecento. I primi decenni del Novecento conoscono uno sviluppo della cultura e della filosofia marxista, a partire dal rifiuto dell’interpretazione di Marx fatta dalla Seconda Internazionale, in particolare ad opera di Kautsky, attraverso i parametri del positivismo, del naturalismo e dell’evoluzionismo. A ciò, si erano accompagnati tentativi di revisione della teoria, sul piano politico ad opera di Bernstein, che teorizzò un processo di riforma della società borghese, contro il concetto marxista di rivoluzione del proletariato, e sul piano filosofico si sviluppò l’”austromarxismo” (Adler, Bauer, Vorlender) che si proponeva una fondazione etica, anziché materialistica degli ideali marxisti.
Contro queste forme di “imbsastardimento” del marxismo, si profila un tentativo di recuperare la portata filosofica e la fisionomia dialettica del marxismo, attraverso il marxismo sovietico e il marxismo occidentale.
Il materialismo dialettico costituisce la filosofia ufficiale del comunismo sovietico. Lenin, Stalin, Trotskij ne sono i maggiori teorici e si propongono in particolare di recuperare il procedimento dialettico, considerandolo alla base del sapere umano e la struttura generale della realtà naturale e storica; di conseguenza, la dialettica ha carattere di necessarietà e ad essa è affidata la realizzazione inevitabile della società comunista, attraverso l’elemento volontaristico rappresentato dall’azione consapevole del partito comunista e delle masse. La storia è concepita come un processo necessario e necessariamente progressivo, in cui la teoria e l’attività del partito possono avere diverso peso, ma sono momenti necessari di uno sviluppo comunque infallibile.
Il marxismo occidentale si configura come una reinterpretazione di Marx alla luce di Hegel, elaborata da Luckàcs e Korsch. Tale reinterpretazione si allontana dal modello engelsiano-sovietivo, perché lascia cadere ogni dialettica della natura, rivolgendosi a un mondo storico-sociale. Il legame tra Marx ed Hegel è nella visione totalizzante e nella connessione tra pensiero e realtà, che porta a concepire la rivoluzione come un fatto globale. Un’altra forma di marxismo occidentale è quella di Bloch, la cui filosofia si pone come un’ontologia del non-ancora, in quanto scorge nell’essere un processo incompiuto che tende alla compiutezza; a livello cosmico, ciò si manifesta come mancanza e assenza, come spinta-in-avanti, nell’uomo come desiderio e speranza, come tensione utopica verso il futuro.
Il marxismo in Italia nasce negli ultimi anni dell’Ottocento, grazie all’opera di Labriola e si diffonde tra i movimenti operai grazie all’impegno di Gramsci. Secondo Labriola, il marxismo ha una propria specificità teorica rispetto al positivismo e all’idealismo, in quanto ritiene che la storia è il fatto dell’uomo e non della natura, e rivendica la concretezza del processo storico e il fatto che le idee non siano meramente astratte, ma connesse a determinate situazione socio-politiche.

 
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