La distruzione della cultura come fondazione del potere: i roghi del 1933 nella strategia di Goebbels

La distruzione della cultura come fondazione del potere: i roghi del 1933 nella strategia di Goebbels

Goebbels decretò il rogo dei libri contrari alla cultura tedesca. Un rogo politico, perché il controllo della stampa passava anche da iniziative dirette sulla popolazione, da blitz eclatanti sul mondo della cultura. Nella primavera del 1933 organizzò la sua crociata contro i libri «non tedeschi» e le «opere d'arte degenerate»

Nelle piazze delle principali città e cittadine furono gettate alle fiamme decine di migliaia di libri che secondo la velenosa propaganda goebbelsiana avevano «giudaizzato» la cultura germanica, corrompendola fino a cancellarne la sua identità. Erano opere di scrittori, filosofi, giuristi, storici, artisti che avevano ravvivato la cultura degli ultimi cent'anni.

Era la sera del 10 maggio 1933, la data del grande rogo di Berlino sulla Opernplatz, la piazza dell'Opera. Goebbels arringò gli studenti un attimo prima che scagliassero centinaia di libri tra le fiamme:

Camerati studenti, uomini e donne tedesche, l'era dell'esagerato intellettualismo ebraico è giunta alla fine. Il trionfo della rivoluzione germanica ha liberato la strada per la nuova via tedesca. Il futuro uomo tedesco non sarà solo un uomo di libri, ma anche di carattere. È a questo fine che vogliamo istruirvi:

per avere già in età giovanile il diritto di guardare negli occhi la spietatezza della vita, di ripudiare la paura della morte e ritrovare così il rispetto della morte. Questa è la missione della gioventù e pertanto fate bene, in quest'ora tarda, ad affidare alle fiamme i rifiuti intellettuali del passato. È una grande e forte impresa simbolica e proverà al mondo intero che le basi intellettuali della Repubblica di novembre sono state rovesciate. E dalle loro rovine sorgerà vittorioso il Signore di un nuovo spirito.

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