L’ultimo delirio di Goebbels: propaganda totale tra macerie e fine del Reich

L’ultimo delirio di Goebbels: propaganda totale tra macerie e fine del Reich

Il 29 aprile del 1945, quando Berlino era ormai perduta da giorni e nonostante questo i nazisti si ostinavano a farla difendere da soldati ragazzini e anziani armati di sole granate anticarro, Goebbels pubblicò quello che è considerato il suo ultimo articolo, anche se non è firmato: un editoriale sulla prima pagina del Panzerbär

Vi era riassunta la sua postura verso la guerra, vi era recitata l'intera menzogna nazista, vegeta fino all'ultimo istante, precipitata nell'abisso della morte e ancora incitante a un suicidio collettivo tra le barricate fatte di rottami e palazzi sgretolati.

Il respiro più lungo

Da cinque anni e mezzo arde in Europa la fiaccola della guerra, la sua fiamma che consuma si è estesa dalla Polonia a tutta l'Europa e da questa ad Asia ed America.

La Germania doveva tentare di liberarsi delle catene che le erano state messe a Versailles sottraendole ogni possibilità di sopravvivenza. Lo ha fatto dal 1933 in un ambito il più limitato possibile, evitando così scrupolosamente di superare i confini dei territori direttamente colpiti, cioè la zona di interesse e di sopravvivenza tedesca.

Se i nostri nemici dovessero affermare che la Germania ha perseguito fini egoistici di potere e minacciato l'indipendenza e la libertà delle piccole nazioni, l'Inghilterra e l'America hanno ben presto dimostrato che a loro non interessava minimamente la libertà di queste piccole nazioni, ma che erano e sono invece pronte a venderle a Stalin e a sfruttarle per i propri scopi imperialistici.

E c'è dell'altro: mentre i paesi nemici occupati dalla Germania potevano vivere ancora sufficientemente bene, in parte addirittura con una percepibile crescita economica e sociale, i nostri territori alleati "liberati" pativano la fame sotto la disorganizzazione e lo sfruttamento degli inglesi e degli americani. Particolarmente pesanti sono le sofferenze dei neutrali e di quei popoli che si sono gettati alla mercé dei manipolatori ebreo-plutocratici e bolscevichi.

La Germania ha imparato dal tradimento di cui fu vittima nel 1918, sa perfettamente che tutte le promesse da parte nemica non sono altro che il tentativo di indebolire nuovamente il nostro popolo esponendolo così allo sfruttamento economico, alla schiavitù personale e all'annientamento etnico.

Non abbiamo più niente da perdere. Abbiamo perduto già tutto e con la capitolazione consegneremmo al nemico noi stessi, il nostro futuro, le nostre donne e i nostri figli.

Abbiamo però la possibilità di affermarci e di ricostruire le nostre esistenze, famiglie e stato sociale, nel quale raggiungere un benessere ancora più grande di quello di cui godevamo prima che iniziasse questa guerra.

È un traguardo lontano ma reale, che non vogliamo mai perdere di vista proprio nel momento attuale per quanto insopportabili possano apparirci le richieste imposte e mentre il nostro nemico mortale ci infligge delle ferite da cui sgorga il sangue dei nostri uomini migliori.

A Berlino tra le macerie fumanti della capitale del Reich si decide il destino dell'Europa dal quale tu camerata non puoi separare il tuo. Pensa a questo, stringi i denti, resisti, sempre fedele al tuo giuramento e alla responsabilità che hai nei confronti dei tuoi successori, di tua madre, tua moglie e dei tuoi figli. La sentenza del destino è davanti a te, non puoi sottrarti e neanche rinviare la sua esecuzione.

Tu non sei solo! Proprio in quest'ora il bolscevico nella battaglia di Berlino deve combattere su due fronti, contro di noi e contro i nostri eserciti accorsi da ovest, sud, est e nord prendendo alle spalle i nostri oppositori. Questi gruppi giovani e collaudati in battaglia in alcuni punti hanno già respinto e fatto saltare le postazioni difensive dei sovietici. Ebbene sì, sono già penetrati con le loro avanguardie nell'interno dell'accerchiamento che le orde rosse volevano rinforzare intorno a Berlino.

Non cediamo in tenacia e resistenza! Anche i sovietici fanno di tutto per strangolarci prima che i riservisti tedeschi gli impediscano questo disegno diabolico e respingano l'orrore rosso. Ogni carro armato sovietico fatto saltare oggi a Berlino indebolisce la forza del nostro nemico e non potrà più nuocere all'efficacia delle contromisure prese dal comando tedesco.

Da dichiarazioni di prigionieri sappiamo che i sovietici hanno riportato molte perdite nei combattimenti per strada e nelle case. Gli esecutori degli ordini militari di Stalin hanno addirittura fatto uso dietro alle linee della loro fanteria di lanciafiamme per agevolarsi l'attacco. Il Cremlino sa che non ha tempo da perdere, è questione di ore. Ma la tenacia che noi dobbiamo avere e che avremo sarà la più forte di tutti.

Siamo di fronte alla summa della falsa storia goebbelsiana. Scritto «cinque minuti dopo le dodici» del 29 aprile 1945, alla vigilia del suicidio di Hitler, è il capolavoro dell'inversione della realtà. È lo stupro della verità storica, politica e sociale della seconda guerra mondiale. E ribadisce la criminale menzogna dei rinforzi in arrivo a Berlino, quelle armate fantasma la cui esistenza convinse migliaia di berlinesi a immolarsi in strada a mani nude contro i sovietici.

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