L’Italia dal 1861 al 1914: riassunto

L’Italia dal 1861 al 1914: riassunto

Il 26 aprile 1859 scoppiò la Seconda guerra d’indipendenza quando il Piemonte non accettò l’ultimatum dell’Austria di deporre le armi

Le truppe francesi e piemontesi furono guidate da Garibaldi. Dopo varie vittorie Napoleone III fu costretto a stipulare l'armistizio di Villafranca l'11 luglio 1859 con gli austriaci. L'accordo prevedeva il cedimento della Lombardia alla Francia ed essa l'avrebbe ceduta al Regno di Sardegna. Cavour si dimette ma torna al governo l'anno successivo e riprende il suo lavoro. Nel 1860 i cittadini d'Italia centrale dichiararono di voler far parte di un nuovo stato nazionale sotto la guida del Piemonte. In Sicilia scoppia  una rivolta antiborbonica guidata da Rosolino Pilo ma fu subito fermata. Garibaldi radunò mille volontari che partirono il 5 maggio 1860 verso la Sicilia. Egli proclamò la sovranità in nome di Vittorio Emanuele II e la liberò dai Borbone. Nell'incontro di Teano, Garibaldi diete a Vittorio Emanuele II il controllo delle province. Il 17 marzo 1861 fu nominato dal parlamento "Re D'Italia per Grazia di Dio e Volontà della Nazione".

L'Italia del 1861. L'unione d'Italia ha causato dei problemi. Dopo l'unità non è stata varata un'assemblea costituente per decidere una nuova forma di governo. L'Italia era considerata solo un ampliamento del Piemonte. Nella penisola c'erano enormi differenze culturali, economiche e linguistiche, quindi si necessitava dare un'identità comune all'Italia unita. Bisognava costruire lo stato.

Era un paese agricolo ma, anche sotto questo punto, c'erano delle differenze:

- Nord: aziende capitalistiche che prevedevano impiegati, o aziende coloniche che erano a conduzione familiare;

-Centro: mezzadria, un contratto che prevedeva la divisione del raccolto tra proprietario e contadino;

-Sud: latifondo in cui il contadino non aveva nessun diritto.

Al sud c'era la piccola proprietà, quindi l'autoconsumo, mentre al nord la grande proprietà prevedeva grandi aziende.

Il contadino non poteva, inoltre, aspirare ad una carica in società. Classe dirigente e massa contadina erano nettamente distinti, due mondi diversi.

In questo periodo c'è un alto tasso di analfabetismo, inoltre molti non aveva l'assistenza sanitaria e, con la denutrizione, era causa di malattie (malaria, tifo, pellagra, vaiolo).

L'Italia era un paese prevalentemente montuoso, quindi con poche strade. L'industria era assente, in Italia c'era la manifattura. Ancora non c'è stata la Rivoluzione industriale perché mancavano investimenti e risorse ma soprattutto un mercato unito.

Aspetti finanziari. Il Piemonte si è caricato i debiti degli stati preunitari, che erano molto alti eccetto in Toscana. Non c'era una moneta unica e anche i sistemi di pesatura erano diversi di regione in regione.

Bisognava costruire l'amministrazione pubblica. Fu introdotto il servizio di leva obbligatoria per tre anni.

L'analfabetismo era dell'80% di cui il 90% solo al sud. Fu quindi stabilita la legge Casati, varata nel 1859 in Piemonte che imponeva 2 anni gratis obbligatori di istruzione elementare. Visto che, però, i comuni non avevano i soldi, questo non va avanti per molto.