Un'isola tedesca nel cuore di Santo Amaro, a San Paolo. Lei mi parlava in un misto di portoghese e tedesco, cosa che mi suonava familiare perché era così che ero abituata a casa. Ricordo che, quando non volevo prendere parte a qualche attività, mi nascondevo sotto la sua cattedra.
Un giorno le cose cambiarono. Qualcuno ci informò che Tante Liselotte non sarebbe più tornata a scuola. Non ci fu nessun saluto. Fu uno strappo improvviso nel bel mezzo del semestre. Un'altra donna l'avrebbe sostituita e basta. Io avevo solo sei anni e mi sembrò strano perdere la mia insegnante così, di punto in bianco. Perché non sarebbe più tornata? Cos'era successo? Mi accorgevo che il bisbigliare degli adulti in merito all'argomento aveva un'aura di gravità.
Tante Liselotte, a cui i nostri genitori ci affidavano ogni mattina, aveva offerto protezione al criminale nazista che in quel momento era il più ricercato al mondo: Josef Mengele. Per un decennio, la mia insegnante accolse il fuggitivo a casa propria, nel quartiere Brooklin, non molto lontano dalla scuola nella Zona Sud di San Paolo. Nei weekend, andava con lui e la famiglia in una tenuta a Itapecerica da Serra e durante le vacanze andavano al mare, a Bertioga. Arrivò a portarlo davanti a scuola a una festa junina, una delle tradizionali feste brasiliane del mese di giugno, senza che nessuno sospettasse dell'identità di quel vecchio nazista con indosso un bel soprabito in stile europeo e un cappello di feltro. Liselotte lo presentò al preside come un amico di famiglia. Fu sempre lei a far seppellire Mengele con un falso nome nel cimitero di Embu, nel 1979, perché nessuno scoprisse la sua identità nemmeno da morto. Con questo sotterfugio, depistò le autorità, i cacciatori di nazisti e le vittime in cerca di giustizia.
Nel frattempo, a giugno 1985, il segreto venne inaspettatamente alla luce sconvolgendo la sua vita. Non solo dovette lasciare la scuola all'improvviso perché malvista dalla comunità, ma ricevette anche anonime minacce telefoniche e dovette presentarsi diverse volte davanti alla Direzione generale della Polizia federale per dare spiegazioni. Alla fine, risultò incriminata per tre accuse:
- aver nascosto un clandestino
- aver introdotto una falsa dichiarazione in un documento pubblico
- aver usato un documento falso
Dei trentaquattro anni in cui Mengele visse nascosto dopo la Seconda guerra mondiale, almeno diciotto li trascorse in Brasile e gli ultimi dieci protetto da lei e da suo marito.











