L'assiuolo di Pascoli

L'assiuolo di Pascoli

La poesia è inserita nella raccolta del 1891 Myricae (tamerici), titolo che riprende la IV egloga di Virgilio

... ma con intenzioni completamente diverse da quelle dispregiative del poeta augusteo in quanto qui si vuole rappresentare la natura come simbolo e specchio della sofferenza interna dell'uomo. La lirica descrive una tranquilla serata, nel momento in cui sorge la luna, che illumina, quasi come in un dipinto impressionista, il panorama di un chiarore soffuso, perlaceo.

E' uno spettacolo che coinvolge la natura stessa, personificata nelle immagini del lampo e del vento che sembrano amplificare il respiro sempre più affannoso del poeta e dal mandorlo e dal melo che paiono riecheggiare i due amanti della metamorfosi panica descritta ne La pioggia nel

pineto da d'Annunzio. Presto però il cielo viene dilaniato da lampi e la luna si copre di nubi minacciose e nere.

Qua e là si vedono alcune stelle che risplendono nella nebbia lattiginosa, mente gli orecchi del poeta odono l'infrangersi delle onde del mare, un rumore indistinto tra i cespugli, poi un'eco lontana che fa sobbalzare il suo cuore; la descrizione uditiva, grazie all'uso delle anafore, crea un ritmo volutamente incalzante che bene sintetizza l'ansia crescente e il timore per l'approssimarsi della morte.